ma non doveva essere santo subito?

non se ne parla più: per diventare santi bisogna subire una specie di processo (di beatificazione, naturalmente) e la causa, appena iniziata, non si sta mettendo molto bene per Wotila.

il fatto è che Wotila, per tutto il periodo in cui è stato papa, ha avuto una donna del cuore.

una donna di nome di nome Wanda, non sto parlando del pesce.

è una psichiatra polacca, che ha avuto una amcizia molto forte com Woitila, iniziata ben prima che lui diventasse papa: è durata infatti 55 anni, quindi era iniziata che Woitila era già prete, già da anni quando venne nominato vescovo ausiliario di Cracovia nel 1958.

la signora Poltawska ha ora pubblicato una parte di questo epistolario; non solo, si è fatta ascoltare nel corso del processo e ha portato una lunga relazione scritta e consegnato alcune lettere.

che, nel suo testamento, Wotila le aveva chiesto di distruggere, senza essere obbedito.

a differenza di Papa Pio XII, notoriamente molto legato a suor Pascalina Lehnert, che alla sua morte distrusse il suo archivio privato, come lui le aveva chiesto.

questi fatti hanno provocato un piccola tempesta in Vaticano: il segretario personale di Woitila, ora a sua volta suo erede come arcivescovo di Cracovia, ha criticato le scelte dell’amica di Woitila, affermandoche la “unicità di rapporto” e il “legame speciale” con Karol, di cui parla Wanda, “non sussistono nella realtà”.

ma la sua è una difesa disperata di una causa di beatificazione che ha trovato una bella pietra d’inciampo.

come sarebbe a dire che quel rapporto non era speciale, se lo stesso arcivescovo deve ammettere che si trattava di una “frequentazione che – Wanda – aveva con il Pontefice”?

quante altre donne avevano libero accesso al suo appartamento?

nel giugno 1981, dopo l’attentato in piazza San Pietro,quando Wotila ritornò in Vaticano

“dall’ospedale, lei sola, la dottoressa polacca, e naturalmente don Stanislao, avevano accesso all’appartamento papale.
E non soltanto per assistere l’illustre infermo, ma per indagare sull’accaduto sotto la sua stessa guida”.

e la familiarità di Wanda con Karol era tale, che dopo la sua morte nell’aprile di quattro anni fa, Wanda se ne andò dall’appartamento papale portandosi dietro una intera valigia di carte.

insomma Wanda era chiaramente l’amica del cuore di Woitila, e personalmente lo dico senza scandalo.

la straordinaria amicizia di Woitila era già emersa nel corso delle indagini sull’attentato e il giudice Priore aveva interrogato tre volte la signora.

già, perché subito dopo l’attentato Woitila aveva rotto ogni rapporto con la Curia e con la Segreteria di Stato, rifiutava le chiamate e non chiamava i cardinali, ma si affidò completamente a Wanda.

ne aveva ben motivo.

siamo nei primi giorni della convalescenza in Vaticano, e un certo monsignor Salerno, uno dei tanti ecclesiastici che lavorano nell’apparato vaticano, viene contattato da un sacerdote, Ennio Antonelli, che disse di averle ricevute da un generale italiano, che a sua volta le avrebbe avute da uno “sconosciuto, assieme ad altre che riguardavano la tragedia di Vermicino, mentre saliva su un aereo militare per Parigi: sull’aereo; sfogliando le foto, avrebbe scoperto la serie che riguardava Wojtyla e gliele avrebbe fatte arrivare”.

“Ma chi era mai questo generale?

Chiamato a palazzo di Giustizia, don Ennio si appellò al segreto del confessionale.

E non ci fu modo di farlo parlare.

Però forse Wanda lo sa”.

più che altro questo episodio sembra un tipico avvertimento mafioso: è chiaro che chi aveva fotografato l’appartamento papale aveva fotografato anche Wanda lì dentro.

ecco perché Woitila non si fida più della curia e si chiude con Wanda a cercare di risolvere il problema.

e intanto gli otto teologi che seguono la causa hanno chiesto alla signora, senza se e senza ma, di consegnare tutte le lettere, non solo quelle che garba a lei, che nelle lettere Karol chiama la «carissima Dusia».

“55 anni di epistolario è un racconto continuo, non basta darne solo una parte”.

perfettamente d’accordo.

Monsignor Adam Boniecki, stretto collaboratore di Karol Wojtyla a Cracovia e a Roma, ha dichiarato:

in Vaticano “la familiarità con Wanda ha suscitato malumori e dubbi”.
Appena eletto Wojtyla le scrisse una lettera lunghissima, d’impulso, quasi come un fidanzato a una fidanzata.
Ricordo una volta al “Gemelli” dopo l’attentato, la gente aspettava che Wojtyla si affacciasse per la benedizione invece, dalla finestra accanto, videro Wanda.
Oppure per le messe nella cappella privata del Papa.
Lei abitava a Borgo Pio, a due passi dal Vaticano, in una casa presa in affitto da una famiglia che abitava all’estero.
Spesso la mattina andava alla messa privata del Papa con le pantofole della notte.
Forse aveva male ai piedi per i suoi guai fisici, però era un’impressione per molti sgradevole vedere una donna che entra in pantofole nell’appartamento papale».

lui descrive il loro rapporto così:

“Tra loro scorreva un flusso esclusivo di contatto e comunicazione.
Lei è l’unica che sa tutto questo.
Le loro lettere sono personalissime, rivelano un calore umano e una fiducia assoluta.
Wojtyla le scrive che è stata la Provvidenza a portarla da lui.
Il giorno in cui divenne vescovo, uscì dalla chiesa presentandola come sua sorella.
Un legame fortissimo, da parte di entrambi.
Tra loro si chiamavano fratello e sorella.
Si scrivevano pensieri, meditazioni in uno scambio continuo.
Sono più che lettere, è un dialogo privatissimo, ininterrotto.
Accanto a Wojtyla, Wanda è cresciuta come donna e come medico, approfondendo i temi dell’amore, della famiglia.
Nel tono delle lettere Wanda sembra innamorata.
In un certo modo è amore e questo è una cosa bellissima.
E’ l’odio ad essere negativo, non l’amore.
Dall’epistolario esce una nuova pagina dell’umanità di Wojtyla, capace di essere amico di una donna.
Attorno alle lettere ci sono speculazioni, ma tra loro c’è qualcosa di speciale, come tra San Francesco di Sales e Giovanna de Chantal.

o come tra Francesco e  Chiara d’Assisi, dico io.

Wanda è coraggiosa a far emergere l’esistenza di un legame così forte».

condivido questa immagine di questo rapporto, e per il semplice fatto che è tanto inconsueto, sono portato a crederlo straordinario.

fra un papa che scrive encicliche sull’amore e che è frequentato da un segretario personale che sembra un divo del cinema,  un papa come Paolo VI che verso la fine della sua vita fu messo in gravissimo imbarazzo dalle dichiarazione dello scrittore Peyrefitte che disse di avere partecipato da giovane ad alcune orge gay assieme a lui, e un papa che scrive lettere sull’amore a una donna a cui resta spiritualmente legato per tutta la vita, preferisco di gran lunga l’ultimo.

anche io trovo bello che Woitila abbia mantenuto per mezzo secolo questo sentimento intatto.

non trovo niente di male nel legame fra Pio XII e la famosissima suor Pascalina, che nell’appartamento del papa ci viveva, o fra Paolo VI e l’attore Paolo Carlini che aveva libero accesso all’appartamento del papa esattamente come Wanda col suo successore.

trovo molto bello che si dica che dopo tutto ogni papa è anche un uomo, e ha gli stessi bisogni affettivi di un uomo.

ho solo una flebile protesta in cuor mio: un papa innamorato mi piace, ma mica un papa che nasconde il suo amore…

dunque quasi tutti gli ultimi papi hanno avuto un loro amore almeno spirituale.

ma allora, perché la chiesa non ne prende atto e non rinuncia una volta per sempre a questo mito della castità contronatura dei sacerdoti?