45. il silenzio delle parole.

foto della Nasa, Corriere della Sera 24 febbraio 2010

in questa foto al centro del cerchietto rosso a sinistra ci sta la Terra, rossastra a sua volta, fotografata dalla sonda Cassini che sta ruotando attorno a Saturno e ai suoi satelliti ad oltre due milioni di km di distanza da loro.

la terra non fa parte, ovviamente, del sistema planetario in miniatura che ruota lì, come parrebbe dalla foto, ma si trova ad un miliardo di km al di là della fascia degli anelli nella quale sembra immersa.

* * *

questa foto ha il potere di rilassarmi, di distogliermi, di richiudermi in un silenzio siderale.

qualunque cosa succeda laggiù non mi riguarda, in questo momento, almeno.

so che verrà anche il punto nel quale sarò ancora più distante da tutto questo di quanto non mi senta ora, il punto che mi butterà in un buco nero dal quale non mi sarà più possibile comunicare con laggiù, dove lascerò solo il fantasma fievole e deperibile dei miei ricordi.

in questo momento mi pare che anche il nostro pianeta sia già soltanto un ricordo per me.

e vorrei che anche le domande che si contorcono nell’intestino della mia mente smettessero di brontolare, anticipando un futuro non troppo lontano.

* * *

scendendo verso casa qualche ora fa mi sono detto che avrei dovuto provare a scrivere qualche verso, la Lode dell’uomo quieto.

non sapevo ancora che questa foto mi stava attendendo sul computer, ma era già come se.

* * *

Lode dell’uomo quieto

. . .

vorrei lodarti, mio dissimile amico,

così spavaldamente calunniato, che invece

vivi saggezza che i saggi noti non sanno.

.

tu che non hai domande, perché

sai già che non hanno risposta.

tu che non hai proteste, perché

sai già che non ci saranno soluzioni.

tu che doni la tua vita ad un cerchio

di gioie semplici senza complicazioni.

tu che non desideri avere un’anima,

o coscienza o fede, solo poche passioni.

.

tu che lasci a chi vuole di dire anche per te

che cosa dev’essere la vita, quali sono i doveri,

ma per te sono sufficienti i piaceri.

.

tu che non ti opponi agli altari, alla patria,

al moschetto, e puoi anche marciare

tra gli amici nel branco inquadrato,

perché sai già il nonsenso del tutto.

e puoi essere eroe, se occorre,

puoi farti ammazzare ad un ordine, lo sai

di essere polvere e polvere ritornerai.

.

tu che, con la tua andatura triste da mulo,

hai fatto da bestia da soma

alla storia delle teste calde

e hai accettato di essere la loro carne

da cannone o per il progresso letame.

.

tu che non hai nome e neppure

vorresti averne, tu milite ignoto

di una guerra che non combatterai mai,

neppure indossando una divisa,

perché indifferente morirai .

.

tu che lavori senza esserci, vero

Robin Hood imprendibile dagli esperti:

tu troppo semplice per dire qualcosa,

e troppo distratto per accorgerti,

tu chino sulla pastasciutta al pomodoro,

oppure sul corpo candido della tua donna.

.

tu protetto dalla trincea ostinata

della tua chiusura mentale,

meglio di una corazzata dai siluri,

dalle fantasie senza verifica del genio

o dalle prediche ispirate dei sacerdoti,

che lasci che parlino nella loro lingua

che a te rimane sconosciuta perversione.

.

tu che non sei un’idea che cammini

non si sa se sulla testa o sulle gambe,

ma solo un corpo che palpita in primavera

dentro le regole della riproduzione.

.

lasci che la stagione ritorni su stessa

ricominciando la sua musica stanca,

lasci che la vita diventi una canzone,

meglio se un ritornello senza parole.

.

non hai croce, ma tutte le croci sono tue,

non hai proclami, ma ogni eroismo è in te,

non stai nelle cronache della stampa,

dato che la tua patria è la preistoria.

.

tu non lasci traccia che non sia di figli,

non puoi lasciarla, perché sei tu la traccia,

non lasci parole di sapienza perché sei

tu la sapienza più saggia delle parole.

.  .  .

questo messaggio, del resto, non ti tocca.

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3 risposte a “45. il silenzio delle parole.

  1. Pingback: 242. bertolauro, anni senza poesia – versi dal 2011 in su – maggio 2011 « Cor-pus·

    • cara Jonuzza, la tua citazione di Schelling mi ha colto in un momento nel quale ero appunto in una condizione simile a quella che lui giudica necessaria per filosofare.

      direi che considero questi momenti solo transitori per me, e questo spiega forse perché non sono un filosofo altro che a strappi e per intermittenze.

      grazie comunque della visita, chissà come hai fatto a trovarmi.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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