musi gialli e musi bianchi.

si parla di Cina e, ridendo, un’amica mi racconta di un venditore ambulante cinese in una spiaggia d’agosto a cui lei dice di passare più tardi, e lui le risponde che deve segnarsi il numero dell’ombrellone, perché altrimenti non saprebbe più riconoscerla: “siete tutti uguali”, dice.

non solo i cinesi sono tutti uguali per noi, ma anche noi siamo tutti uguali per i cinesi.

per distinguere i cinesi tra loro o i bianchi tra loro, occorre viverci in mezzo un tempo ragionevolmente lungo, quasi come si dovesse familiarizzare con una specie di lingua, quella delle facce.

questa indifferenziata somiglianza di un gruppo umano che ha tratti diversi dai nostri ai quali non siamo abituati, in qualche modo allontana anche il gruppo indistinto dalla consueta umanità.

quanto è più facile e forse anche uccidere in una massa indistinta di ”musi gialli” o bianchi che un individuo ben definito.

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