45. come (non) aumentare i salari italiani.

oggi non faccio altro che riassumere e commentare un articolo di Gianmaria Pica sul Riformista: 420051

Tutti concordano che la situazione salariale italiana è diventata insostenibile.

Pica è troppo ottimista: per anni su questo tema è stato imposto semplicemente il silenziatore ed è parso che la politica dovesse occuparsi di ben altro che di questi temi così banali, anche a sinistra.

l’allarme, semmai, lo ha lanciato l’OCSE:

L’Italia è uno dei Paesi industrializzati con la maggiore disuguaglianza dei redditi, anche perchè il divario tra ricchi e poveri è andato ampliandosi negli ultimi decenni. (…) Nel nostro Paese lo stipendio medio del 10% più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero (49.300 euro contro 4.877). Inoltre, la quota di reddito nazionale complessivo detenuta dall’1% più ricco è passata dal 7 al 10% negli ultimi 20 anni.

Inoltre, scrive ancora l’Ocse, si è ridotta la mobilità sociale per matrimonio: sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro. Professori che sposano professori, medici che sposano medici: in tempi di crisi, anche l’Italia rischia di scoprire le «caste»; i ricchi si sposano con i ricchi, e anche il matrimonio diventa un fattore di polarizzazione del reddito, contribuendo a un terzo dell’aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie».

occorre aumentare le tasse ai ricchi, dice l’OCSE.

in Italia “a contribuire in maniera importante all’ampliamento della disuguaglianza è stato l’aumento dei redditi da lavoro autonomo, che sembrano predominare tra le persone con i redditi più alti, contrariamente a quanto avviene in molti altri Paesi”.

occorre migliorare l’istruzione e migliorare le retribuzioni, legandole alla qualità del lavoro, conclude l’OCSE.

* * *

invece ecco che cosa è successo, come ci ricorda l’articolo di Pica:

Con il passare degli anni, invece di crescere, il reddito delle famiglie è diminuito. Secondo la Banca d’Italia, tra il 1991 e il 2010, il salario medio è calato del 2,4 per cento in termini reali. Due anni fa, il reddito familiare, al netto delle imposte, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Numeri che collocano il nostro Paese in fondo alla classifica dell’Unione Europea.

Le famiglie italiane guadagnano il 39,6 per cento in meno di una famiglia media europea.

Un aggravante, considerando che in Italia il costo della vita è ben superiore a quello di altri Paesi.

Da noi l’impatto sul reddito è pari all’83 per cento, in Germania il costo della vita pesa per il 43 per cento del reddito, in Francia il 58 (mediamente in Europa l’impatto si attesta al 68 per cento del reddito).

quest’ultimo passaggio non mi è chiaro, però l’indice statistico qui riportato corrisponde alla mia esperienza personale diretta, per quel che riguarda la Germania: mi ero stufato di essere guardato come un marziano quando dicevo che il costo del vitto in Germania era circa la metà che in Italia e salari e stipendi circa il doppio (lo stipendio di un docente di Gymnasium a fine carriera in Germania è di 3.500 euro al mese, per esempio, però un avvocato o un notaio guadagnano molto meno che in Italia).

* * *

E’ stata proprio la titolare del dicastero del Welfare, Elsa Fornero, a spiegare che la riforma del lavoro doveva partire dall’aumento degli stipendi.

In tempi non sospetti – era lo scorso 20 dicembre – la Fornero affermava che «bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi e non è cosa che ci sfugge».

La prossima settimana nell’incontro parti sociali-governo, accantonata la modifica dell’articolo 18 e l’abolizione della cassa integrazione, i lavori ripartiranno dall’aumento salariale: allo studio di misure in grado di rilanciare il potere d’acquisto dei lavoratori.

non vorrei essere ingenuo, come spesso mi capita, ma già questo mi sembra un grande risultato: per la prima volta, forse, da quando sono nato – ed era molto tempo fa – ho la sensazione di essere governato da gente competente e attenta e non da seminatori di chiacchiere da bar e di tifo da stadio.

ma qui finisce il mio ottimismo e comincio a diventare sospettoso.

* * *

primo motivo di pessimismo: dove sono le proposte?

la prima è quella di fissare un “salario minimo garantito”: la più bassa paga oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro devono per legge corrispondere ai dipendenti.

e che verrebbe corrisposto dallo stato anche in caso di disoccupazione, come avviene anche in Germania, almeno per i primi sei mesi, lì; poi continua solo se il lavoratore dimostra di essersi effettivamente cercato un lavoro.

ma, naturalmente, la Confindustria non è d’accordo.

il salario minimo «rischia di disincentivare al lavoro», dice la Marcegaglia.

l’avranno riportata male, perché la frase non ha senso, o è una frase da negriera; ma forse si riferisce al salario minimo dei disoccupati, per i quali la Marcegaglia preferisce che si continui con la cassa integrazione, cioè con una quota del salario già percepito.

qui i conti non tornano, perché il salario minimo abbasserebbe i redditi dei disoccupati anziché alzarli, anche se li garantirebbe meglio per disoccupazioni più lunghe, evidentemente previste, dato che la cassa integrazione è a termine.

quindi gli industriali dovrebbero essere d’accordo; perché mai sono contrari?

* * *

ma, cosa ancora più stupefacente: perché mai i sindacati sono d’accordo con gli industriali?

Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, «ha ragione il presidente di Confindustria, Marcegaglia quando sostiene di essere contraria a interventi come il salario minimo al posto della cassa integrazione.

L’Italia è il paese che meglio di altri in Europa ha saputo attutire gli effetti della crisi economica grazie al ruolo degli ammortizzatori sociali che vengono integralmente finanziati dalle imprese e dai lavoratori. Perché e che cosa nasconde questa voglia di cambiare?».

quando sento frasi come queste, mi vengono i fumi alla testa: come è possibile cercare di approfittare del provincialismo e della scarsa informazione dei lavoratori italiani a questo modo?

lo vadano a raccontare agli operai tedeschi che in Italia si sta meglio, quanto a stato sociale, oppure vada a proporgliela lì Bonanni l’assistenza italiana!

Dalla Cgil fanno sapere che «serve più occupazione e serve che sia meno precaria».

geniali, vero?

anche per loro, sullo sfondo, la domanda: che cosa nasconde questa voglia di NON cambiare?

* * *

meglio dei sindacalisti CGIL che paiono avere la flessibilità mentale di un bisonte, è addirittura il deputato berlusconiano  Giuliano Cazzola:

“Nell’ambito della contrattazione collettiva, bisognerebbe introdurre in busta paga voci salariali legate alla produttività che godono, però, di una tassazione di favore al 10 per cento”.

Cazzola propone anche di estendere il “welfare aziendale” a tutti i lavoratori dipendenti: in sostanza, tutte le prestazioni sociali – dalle assicurazioni sanitarie agli asili nido, fino ai libri di testo – sono a carico del datore di lavoro.

e questo lo propone un berlusconiano? io ho sempre stimato Cazzola e ho avuto il dubbio che alla fine si sia buttato a destra perché a sinistra non lo badava nessuno, intenti com’erano a raccattare voti e tessere ripetendo i loro mantra inefficaci.

o forse sto semplicemente leggendo un articolo scritto male?

* * *

ma intanto “in commissione Lavoro del Senato, dopo due anni e mezzo di sospensione, si è sbloccato l’iter del disegno di legge bipartisan (Castro-Ichino-Treu) «sulla partecipazione dei lavoratori nell’impresa» e sul «controllo sull’andamento o su determinate scelte di gestione aziendali, mediante partecipazione di rappresentanti eletti dai lavoratori», l’istituzione di forme di «partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa», la partecipazione dei lavoratori «all’attuazione e al risultato di piani industriali» e l’«accesso dei lavoratori dipendenti al capitale dell’impresa».

Il ddl se riuscisse a passare il vaglio del Senato entro febbraio, potrebbe diventare legge (dopo l’ok della Camera) già a giugno. La proposta potrebbe anche essere assorbita dalla riforma Fornero.

si tratterebbe di una riforma epocale, ancora una volta su modello tedesco, dove queste cose esistono già, i grandi giornali dovrebbero sbattere la notizia in prima pagina, come se fosse il mostro del famoso film degli anni Settanta.

e invece?

* * *

arrivati a questo punto, esprimo il mio dubbio più grande.

come mai di questi argomenti parla solo un giornale di nicchia come Il Riformista, e la grande stampa tace su questioni così centrali per la vita di milioni di lettori  oppure la minimizza in pagine interne?

semplice snobismo? scetticismo? o pura mancanza di documentazione?

e se fosse qualcosa di più sottile?

immaginate che riforme del genere passino.

che in un modo o nell’altro si introducano forme di gestione e partecipazione agli utili nelle aziende.

che il governo Monti riesca ad alzare salari e stipendi vergognosamente bassi.

ma poi chi li schioda più dal governo, Monti e i suoi?

* * *

e a voi sembra possibile che fra un anno gli italiano tornino a votare mogi mogi i vecchi apparati, i berlusconiani e gli antiberlusconiani, i Casini e i Fini, i Di Pietro e il Beppe Grillo, la Lega, questa valanga di incompetenti parolai arroccata sui loro privilegi che ha rovinato il paese?

non è che è già in atto una congiura del silenzio preventiva?

col cavolo che questi permetteranno al governo dei tecnici, mai stato così politico, di risolvere i nostri problemi e migliorarci la vita!

se dovessero riuscirci e gli italiani potessero già cominciare a vedere la doifferenza fra qualche mese, non vi pare già di sentirlo il rumore fitto e secco delle migliaia di calci in culo con cui gli italiani si libererebbero dei loro 1.000 parlamentari, delle burocrazie sindacali, dei maneggioni degli enti locali?

* * *

nooo, non è possibile, tranquilli: questi riusciranno a fare fallire ogni tentativo prima; tanto già lo spread si abbassa e questi rialzano già la cresta.

facciano pure progetti quelli che ci capiscono qualcosa: politici e sindacalisti non lasceranno passare nessuna vera riforma del sistema Italia: perderebbero ogni funzione ed ogni privilegio il giorno dopo…

About bortocal

sessantenne, italiano, di formazione sud-tirolese, vivo e lavoro oggi in Germania e, appena posso, vivo senza lavorare nel resto del mondo.

  1. mirko

    mmmhhh d’accordo su molti punti, ma sono scetticissimo su due cose: 1) che aumentino i salari ( tra l’ altrosarebbe una novità assoluta: in Italia la la legge non è mai entrata nel merito di tabelle salariali perchè materia negoziale lasciata all’ autonomia delle parti ) gli stessi che vogliono abolire l’ art 18 ; 2) che aumentino ammortizzatori sociali quelli che hanno appena segato le pensioni. Spero di sbagliarmi ma credo che Monti non sia neutro nei confronti delle classi, credo sia comunque un’ emanazione padronale. Se Confindustria ha mandato via Berlusconi quando Monti era candidato in pectore vuol dire che si aspettava che avrebbe compiaciuto i propri desiderata (il che certo non implica necessariamente che poi lo farà, però..)

    • 1. hai ragione tu: l’aumento dei salari non può essere disposto dal governo, perché dipende dalla contrattazione delle parti, però questa fissa il salario lordo e il governo può intervenire indirettamente ad aumentare il netto diminuendo contributo e tassi, ad esempio – per quanto difficile possa essere in questi momenti.

      2. in ogni caso, anche se non credo che Monti sia un nemico della “classe padronale”, ci sono decisioni che devono essere prese nel suo stesso interesse, momentaneamente dolorose per lei; e queste decisioni Monti credo potrebbe prenderle in una logica più lungimirante. l’aumento dei salari, per rilanciare i consumi e la produzione, è certamente una di queste.

      ma sui problemi che dici credo proprio che scriverò un post, appena avrò tempo.

  2. mirko

    ripeto: mmmmhhhh..
    da quest’ anno sono aumentate le addizionali regionali e comunali, quindi le buste paga si sono ancor più ristrette. L’ unico contratto rinnovato , quelllo dei bancari, ha avuto aumenti inferiori al recupero dell’ inflazione, tra l’ altro messi come Elementi distinti della retribuzione quindi non aumenti tabellari veri e propri, che non concorrono al calcolo del TFR, e per di più con blocco scatti anzianità. E stiamo parlando di banche…
    L’ Italia non cambierà con Monti: nella divisione europea del lavoro sarà sempre un area di lavoro a basso costo, e questo resterà l’ unico elemento competitivo.
    PS non c’entra nulla ma vorrei segnalare questo servizio delle Iene sulle truffe effettuate dalle farmacie che mi ha fatto incazzare come niente altro al mondo: maledetti borghesotti che rubano sulla pelle dei poveri!!!!!!!!!
    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/279537/toffa-truffe-in-farmacia.html

  3. ripeto mmmm anche io (vedi il post n. 47 di oggi), però neanche a farlo apposta proprio oggi viene dato l’annuncio, solo l’annuncio http://www.repubblica.it/economia/2012/01/28/news/tagli_irpef_evasori-28896956/, che i soldi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale saranno usati per abbassare le aliquote fiscali dei ceti a reddito più basso.

    la strada è questa e non può essere un’altra; mi accontento intanto che ci sia un governo che dice questo e non il contrario, mi pare un piccolissimo passo avanti (anche se non sono il portavoce di Monti, sia chiaro… ;) )

    faccio male? li teniamo d’occhio.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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