L’Italia è il Paese del caffè dopo pranzo, della guida spericolata e del procrastinare fino al limite.
L’Italia è divertente, colorata, esagerata.
L’Italia ti fa ballare, ti porta al mare e canta fino a notte fonda.
L’Italia ora è ferma.
Purtroppo le possibilità lavorative che il nostro Paese offre sono sempre più limitate e la mentalità comune non aiuta certo i giovani a ritagliarsi un posto nella società: veniamo lasciati sempre più liberi nella scelta dell’università, posticipiamo all’infinito la decisione e alla fine non siamo neanche così sicuri.
Ci è permesso aspettare fino a settembre, senza curarci troppo dei test di ammissione (che sono sempre meno) e poi, se si ha sbagliato, che problema c’è? si cambia l’anno dopo. E l’anno dopo ancora. E ancora.
Non condanno il cambio di facoltà, è permesso purché ben ponderato…, i treni passano sempre due volte.
Non dico di scappare in America (dove, in ogni caso, uno stage pre-laurea viene pagato 1000 dollari alla settimana), ma almeno di fare più esperienze possibili in modo da essere sempre più qualificati.
So che tasti dolenti sto toccando.
Anche io sono sopraffatta dall’incertezza, dalla preoccupazione… E se non mi prendono? E se non trovo niente che mi piace? E se non riuscirò a studiare quello che voglio?
Se sbaglierò?
Nell’attesa del prossimo treno cercherò una carrozza che mi porti ugualmente alla meta.
Bisogna lottare e rendersi conto della concorrenza; non addormentarsi sugli allori, ma lavorare, faticare, impegnarsi.
Lavorare, faticare, impegnarsi, reinventarsi.
* * *
leggo questo testo e penso che è un paese intero che deve reinventarsi, cambiarsi dentro, vedere la vita in un modo diverso, avere un’idea nuova del suo futuro, oppure semplicemente ritrovarne una collettiva di se stesso come comunità.
la sorpresa eterna di questo paese è come, sempre, nel momento stesso dello sfacelo, riesca a farlo, almeno per un po’, prima di ridiventare se stesso.
naturalmente è sempre una minoranza a muoversi, ma questo non deve meravigliarci e un poco è nell’ordine delle cose, almeno delle cose italiane: Resistenza, Risorgimento, Sessantotto sono sempre state minoranze a farli, perfino il fascismo, mentre la maggioranza, prudente, lasciava fare e aspettava di vedere come andavano le cose.
l’Italia si sta reinventando: l’Italia è giovane; non è poco.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Per reinventarsi c’è bisogno di idee… che sfortunatamente credo alla mia generazione manchino. Il problema non è faticare, lavorare, impegnarsi… è ovvio che bisogna farlo, il problema sta nell’incertezza. Chi mi garantisce almeno un minimo di certezza che la fatica verrà ripagata?
Cosa intendo per “minimo di certezza”? Premiare chi per anni si è sacrificato studiando (veramente) e non i vari Trota ecc… e torna il discorso della meritocrazia. Sfortunatamente in Italia funziona tutto secondo la regola del “conosci quello…”
nessuno ci garantisce, MAI, che la nostra fatica verrà ripagata.
per dirla tutta, dovremmo anche abituarci all’idea che tale ricompensa è semmai una eccezione soltanto.
per chi è nato prima degli anni Cinquanta mica è faticoso pensare che la vita è dura, comunque.
posso cercare di diffondere l’idea, ma tanto so che le uniche esperienze che contano davvero sono quelle che si fanne personalmente!
hai ragione… nessuno garantisce che la fatica verrà ripagata. Me ne sono accorto forse troppo tardi
… anni 50?… già… ecco perché quella generazione ora si sta pappando tutto
Me ne sono accorto forse troppo tardi: ecco una prima frase che istintivamente catalogherei nella cartellina “gioventù viziata”.
l’unica ricompensa di una fatica è la fatica stessa: che cosa c’é di più bello di una sana fatica dopo aver fatto qualcosa di buono? e che cosa vorresti di più?
e poi piano con le critiche a gente come me che si ostina a lavorare, esattamente dal 1968, pur rimettendoci dei soldi perché piglierebbe una pensione più alta dello stipendio!
ingrati! vi manteniamo fino ai venticinque o trent’anni (quando noi si cominciava a lavorare ben prima dei vent’anni e quelli prima di me hanno ricostruito il paese) e ora avreste anche il coraggio di rinfacciarci la pensione?
nc nc nc…
aaa… un attacco frontale
ovviamente volevo solo pungerti un po’ per vedere come stai dopo l’intervento all’occhio
guarda… non è mia intenzione fare il mantenuto a vita… anzi… spero un giorno di poter ripagare chi s’è preso cura di me. Almeno è quello che spero…
ovviamente non intendevo criticare chi come te lavora… anzi…
PS: col termine “pappando” non mi riferivo alla pensione
meno male!
e attento con le punzecchiature, dipende molto dal momento in cui mi trovi…
oggi ho avuto una giornata di lavoro a dir poco tumultuosa, e sono ancora un pochino su di giri…
ho notato… però ti trovo in formissima. Su una cosa avevo ragione… col recupero della vista sei diventato più critico di prima… persino contro i medici che ti hanno “riparato”
ahh ahha, allora hai letto il resoconto anche col paragrafo che ho aggiunto ieri sera su un particolare che mi ero dimenticato… mi riferisco alle battute spinte tra un medico e l’infermiera mentre mi operavano immobilizzato!!!
credevo che sarebbero sfuggite a chiunque…
non credere che sia proprio così in forma, oggi ad esempio fra l’una e le due sono dovuto venire a casa a farmi un sonnellino – credo che più che altro quel che mi mette di buonumore sia questa neve tedesca…
già… la neve… potremmo non esserci sbagliati del tutto sulla glaciazione in arrivo
… fa miracoli la neve… io stamattina ci sprofondavo
il dottore?… probabilmente cercavano di distrarti e farti rilassare un po’.
mi piacerebbe poter credere che tutto questo freddo e questa poca neve (almeno a Brescia) siano i segnali di conferma della mia ipotesi della nuova glaciazione in arrivo…, però per farlo dovrei dimenticarmi gli inverni di sessant’anni fa o anche solo la grande nevicata dell’85, o il caldo traumatico ed esagerato fino a una settimana fa.
- secondo me con quelle battute chi mi stava operando stava cercando di rilassare se stesso, cosa neppure sbagliata, anche se io, legato com’ero e ridotto ad un occhio aperto su tre faretti da milioni di watt, non potevo partecipare alla festa col buonumore necessario…