R.R., il suo Israele, 6. Nazaret – Sulle orme di Cristo n. 2.

Nazaret: oggi il piccolo villaggio di cui parlano le scritture è diventato una città abitata in maggioranza da musulmani.

I quali si rivelano abbastanza aggressivi contro la religione cristiana: proprio lungo la strada verso la basilica dell’Annunciazione hanno appeso striscioni e manifesti che inneggiano ad Allah (come se poi non fosse lo stesso Dio…) e ci ammoniscono sul fatto che chi non crede in Allah andrà all’inferno anche se è cristiano.

Peccato che non si rendano conto che l’inferno è già qui, per come hanno reso questo territorio da entrambe le parti, non c’è affatto bisogno di attendere l’aldilà.

Un clima di odio che si intuisce e si taglia letteralmente col coltello.

Dal canto loro, gli israeliani ne dicono di tutti i colori contro i musulmani, accusandoli di tenere malissimo le loro città sia abbandonando in giro l’immondizia sia perché i nuovi edifici vengono costruiti e poi cominciano ad essere abitati prima di essere finiti tanto che sembrano costantemente in uno stato di rovina.

Francamente, però, mi pare che tutte queste affermazioni siano in gran parte frutto del pregiudizio. Questa enorme differenza tra i luoghi abitati dagli israeliani e quelli dove vivono i musulmani io non la vedo.

Perciò se non è guerra vera come minimo è guerra di parole.

Anzi, a volte gli israeliani hanno la fissazione di rinnovare anche troppo le strutture antiche sacrificandone l’originalità e il fascino dei segni del tempo.

* * *

A Nazaret è possibile vedere la casa della Vergine o comunque un gruppo di grotte molto antiche dove all’epoca dei romani gli ebrei vivevano.

Esse sono inglobate nella basilica dell’Annunciazione, che nella sua struttura attuale è stata costruita su progetto di Giovanni Muzio negli anni ‘60.

un’accurata indagine archeologica ha permesso di portare alla luce i reperti di diverse chiese precedenti a partire da quella costantiniana, fatta costruire, secondo la tradizione, da sant’Elena, la madre dell’imperatore Costantino; seguono poi la chiesa crociata eretta da Tancredi di Altavilla (1101) e quella settecentesca costruita dai francescani prima dell’attuale.

La chiesa moderna è a due piani in modo tale che nella basilica inferiore si possano vedere le grotte dove la Vergine viveva e alcune rovine della chiesa crociata.

* * *

Secondo la tradizione ortodossa, però, la Vergine prima sarebbe stata avvicinata dall’arcangelo Gabriele vicino alla fontana che oggi si trova accanto alla chiesa ortodossa di San Gabriele, poi sarebbe fuggita impaurita e l’angelo l’avrebbe seguita fino a casa dove le avrebbe fatto l’annuncio della maternità.

“Presa la brocca, uscì a attingere acqua.

Ed ecco una voce che diceva:

“Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne”.

Essa guardava intorno, a destra e a sinistra, donde venisse la voce.

Tutta tremante se ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo scanno e filava.

Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo:

“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la sua parola”.

La sinagoga dove Cristo predicò sorgeva probabilmente nel luogo della cosiddetta chiesa-sinagoga crociata, oggi gestita dai cattolici greci melchiti, che sorge all’interno del mercato arabo nella città vecchia.

* * *

E’ affascinante seguire tutte queste storie basate anche sui vangeli apocrifi, in questo caso il proto vangelo di Giacomo, anche se a volte sembra un po’ assurda questa “concorrenza” di chiese…

Altrettanto affascinante è il portico intorno alla basilica dell’Annunciazione e l’interno della chiesa superiore con numerosissime immagini della Vergine donate da diversi stati e elaborate secondo la cultura figurativa e la tradizione dei più remoti paesi.

* * * * * *

bortocal:

vorrei fare una considerazione riguardo all’ostilità dei palestinesi verso queste pesanti manifestazioni e presenze di un culto straniero nella loro terra: a differenza di R.R. le trovo perfettamente comprensibili, umanamente e con riferimento alla cultura islamica, nelle particolari condizioni di vita di quel popolo.

l’integralismo di cui sono espressione non mi piace, ma come posso ignorare che l’integralismo diventa la naturale reazione di un popolo sottoposto ad una colonizzazione culturale che non gradisce e che si collega a pesanti forme di oppressione politica?

* * *

trovo impressionante la documentazione data da R.R. della potenza con cui è stata ripresa di recente la costruzione di un apparato, estraneo alla cultura del luogo, di turismo religioso cristiano in Palestina, il cui scopo è di dare parvenza di spessore storico a leggende che non ne hanno alcuno.

una qualunque grotta diventa senza discussione la casa della Madonna, che esiste anche a Efeso, peraltro, ed è conservata – trasportata dagli angeli – nella basilica di Loreto e doveva essercene una perfino nel sud della Francia, dove le tre Marie sarebbero approdate in fuga dalla Palestina e c’è una cattedrale a ricordarlo, e le ho viste tutte con i miei occhi.

siamo di nuovo al rapporto tra la cosiddetta “tradizione evangelica” e la verità storica, dopo la discussione con R.R. nel post precedente, e questa volta vorrei fare riferimento esclusivamente interno al costituirsi di questa tradizione.

R.R. parla di “tradizione evangelica” a proposito della collocazione a Nazaret del luogo dove Jeshu era vissuto; ma, analizzando nel dettaglio, si scopre che:

1. il vangelo secondo Giovanni, l’unico che rivela una conoscenza diretta dei luoghi e delle abitudini ebraiche, ma che fu poi pesantemente rimaneggiato per ultimo da un tardo teologo, non collega mai esplicitamente Jeshu a questa località, dice soltanto genericamente che era galileo, lo collega semmai a Canaa, località del matrimonio (chiaramente il suo), dove poi Jeshu ritorna dalle sue missioni (4, 46), perché evidentemente abitava lì dopo il matrimonio; aggiunge che sulla croce fu apposta una targa che riportava scritto “Jeshu nazareno re dei giudei”; l’ipotesi fatta da alcuni che nazareno sia una deformazione di nazireo non è a prima vista molto convincente, almeno con riferimento alla targa; invece la possibilità che la parola sia frutto si un inserimento tardo, per conciliare il testo con altre narrazioni evangeliche, è abbastanza probabile, dato che la presenza di questa parola non ha molto senso e contrasta con quel che ne viene detto da altre narrazioni evangeliche.

dichiarare Jeshu nazareno, se si intendeva, come solo poteva essere inteso, nel senso di nato a Nazaret, rappresentava una negazione esplicita della sua pretesa messianica, essendo assodato nella cultura ebraica del tempo che il messia sarebbe nato a Betlemme: la targa avrebbe dunque un significato sarcastico: Jeshu, condannato a morte per essersi proclamato re degli ebrei, quando invece era nato a Nazaret; altri possibili significati della enfatizzazione del luogo di residenza abituale, peraltro contraddetto dalle altre narrazioni, non danno senso.

2. il vangelo secondo Marco dice che Jeshu si reca a farsi battezzare sul Giordano da Giovanni partendo da Nazaret (1,9), senza dire esplicitamente che fosse la sua patria, ma lasciandolo intendere; poi dice che tornò nella sua patria (6, 1 ss:), ma non la nomina, dice soltanto che vi si trovava una sinagoga (cosa difficilmente credibile per Nazaret, piccolo borgo del quale, di quel tempo, si trovano solo tracce di grotte, come del resto da queste stesse foto si vede, ma non riapro la discussione); secondo Marco (15, 26) l’iscrizione sulla croce, che “riferiva il motivo della sua condanna” era semplicemente “Il re degli ebrei”, quindi diversa da quella riferita nel vangelo secondo Giovanni.

3. né il vangelo secondo Giovanni né quello secondo Marco parlano di Annunciazione; il primo che ne parla è il vangelo secondo Matteo, ma non dice che l’Annunciazione sia avvenuta a Nazaret, dal contesto della narrazione si potrebbe piuttosto pensare che fosse avvenuta a Betlemme; al cap. 4,13 si dice che Jeshu, “lasciata Nazaret, andò ad abitare a Cafarnao”, e l’affermazione è posta in relazione con una profezia biblica; al cap. 13, 53 si dice che Jeshu “si recò nella sua patria”, ma non dice che fosse Nazaret, e ribadisce la predicazione nella sinagoga; anche secondo questo vangelo la scritta sulla croce con la causa della condanna non conteneva alcun riferimento a Nazaret, ma era (27, 37): “Questo è Jeshu il re degli ebrei”.

4. infine è il vangelo secondo Luca che fonda esplicitamente il rapporto di Jeshu con Nazaret, dove colloca l’Annunciazione (1, 26), ma sempre in termini incompatibili con la verità storica, dato che parla di “una città della Galilea chiamata Nazaret”, dove dice che era stato allevato Jeshu (4,16), sempre parlando di una sinagoga in quel luogo; ma nulla dice della targa sulla croce.

insomma, come si vede, ogni volta che si affronta una questione specifica, da un lato il luogo abituale di residenza di Jeshu viene definito come una città dotata di sinagoga, dall’altro lato questa “città” viene progressivamente identificata con Nazaret, mai esistita a quel tempo come tale; per cui parlare di “una” tradizione evangelica” è alquanto avventuroso, a meno che per tradizione non si intenda il faticoso assemblaggio di racconti diversi tra loro e la costruzione come verità di una sintesi fondata sulla tradizione della chiesa.

che però in quanto tale non può pretendere di godere di una credibilità storica indiscutibile, e va sottoposta a discussione come ogni affermazione storica, in particolare se vi si attribuisce una tale importanza per i destini individuali e collettivi dell’umanità.

resta drammatico, comunque, che il peso di questa tradizione, anche indipendentemente da ogni giudizio di valore sui suoi contenuti, che francamente personalmente trovo morbosi, sia imposta ad un popolo che è stato privato della sua libertà.

* * *

da ultimo prendo atto dall’interessante resoconto di R.R. che in nessuno di questi luoghi dedicati alla tradizione cristiana vi sia il minimo accenno al documento più interessante che Nazaret (forse) abbia effettivamente prodotto con (possibile) riferimento alle origini stesse del cristianesimo e che nessuno abbia pensato di collocarne lì una riproduzione

parlo della cosiddetta iscrizione di Nazaret, venduta e catalogata con la nota “Dalle de marbre envoyée de Nazareth en 1878″, che si propende a considerare autentica, con tutte le riserve, ma che non è detto fosse proprio a Nazaret:

1. Ordinanza di Cesare
2. Piace a me che i sepolcri e le tombe, di qualsiasi tipo
3. che furono fatte per la devozione per i genitori o dei figli o dei familiari
4. queste rimangano indisturbate in perpetuo. Qualora qualcuno legalmente
5. denunci persone che hanno distrutto o hanno in qualsiasi modo sottratto
6. chi vi era sepolto o hanno, con cattiva intenzione, spostato in altri posti
7. coloro che vi sono stati sepolti, commettendo un crimine contro di loro, o hanno
8. spostato pietre sepolcrali, contro queste persone, ordino che
9. venga istruito un giudizio, a protezione della pietà dei mortali, alla stessa stregua delle pratiche
10. religiose rivolte alle divinità. Ancora di più perciò sarà obbligatorio
11. onorare coloro che sono stati sepolti. Voi non dovete assolutamente
12. permettere a nessuno di spostare [coloro che sono stati sepolti]. Ma se
13. [qualcuno lo facesse], io ordino che [il violatore] subisca la pena capitale con
14. l’accusa di violatore di tombe.

purtroppo questa iscrizione è destinata a restare un mistero irrisolto, dato che non sappiamo esattamente né quando né dove fu collocata; purtroppo per la sua fragilità di prova storica e per la sua stessa ambivalenza interna non è stata considerata degna di entrare a far parte di questa tradizione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Iscrizione_di_Nazaret

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Info su bortocal

64enne, italiano di nascita, di formazione sud-tirolese, prossimo alla cittadinanza tedesca, sono vissuto e ho lavorato recentemente qualche anno in Germania; appena posso, vivo senza lavorare nel resto del mondo. sono curioso e ho troppi interessi, i blog mi aiutano a disperderli ancora un po' di più.

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. R.R.

    Caro Mauro,
    comincio col dire che non sono d’accordo sul fatto di giustificare gli integralisti islamici e i loro comportamenti aggressivi a livello religioso, anche se mi rendo conto che in questo caso siano pressati da una situazione molto difficile e spesso ingiusta. La libertà religiosa, però, va garantita a tutti e per me questo è un principio indiscutibile, dovunque ci si trovi; per lo stesso motivo, infatti, non sono d’accordo sul fatto che si trovino mille cavilli legali per impedire la costruzione delle moschee per le comunità islamiche in Italia. Il vero problema è che anche lo stato di Israele, come per contro la maggior parte degli stati arabi non sono affatto laici, ma assumono connotazioni di carattere religioso molto pericolose per l’intolleranza che generano. Vorrei anche far notare che proprio per questo motivo la libertà nella maggior parte degli stati musulmani è un concetto del tutto velleitario ancora oggi. Basta vedere gli esiti piuttosto deludenti delle cosiddette “primavere arabe”. Spesso anche nel mondo musulmano l’integralismo obbedisce a precisi interessi di potere: vengono finanziate le scuole islamiche e messe a disposizione gratuitamente per fare
    proseliti tra i poveri, quindi c’è tutto l’interesse a far sì che il popolo resti in una condizioni di sudditanza economica così si può controllare meglio ideologicamente. Anche gli indigenti possono così studiare, certo, ma devono prima imparare tutti il libri sacri a memoria. Quelli che alimentano l’integralismo spesso e volentieri sono anche coloro che riversano su paesi stranieri molte delle loro responsabilità di una gestione nepotistica e feudale del potere. In altre parole penso che l’integralismo miri solo al mantenimento dello statu quo, cioè conservare una teocrazia oligarchica. Inoltre esistono anche cristiani palestinesi che vengono continuamente osteggiati e anche questo è un bruttissimo segno: ma che società alternativa pensano di costruire? Intanto spesso e volentieri hanno costretto i cristiano- palestinesi a fare le valigie. Essendo gli unici che mediavano, probabilmente gli integralisti di entrambe le parti non saranno contenti finché non si saranno ammazzati tutti fino all’ultimo uomo. Perché nessuno dei due fronti mollerà, ne sono sicura.
    Su Nazaret ho altre cose da dire, ma ti risponderò in seguito.

    • bortocal

      cara R.R.,

      e meno male che c’è un po’ di dibattito!

      non mi pare di avere giustificato affatto l’integralismo islamico, che aborro; ho ricevuto poco fa degli insulti proprio su questo blog da un integralista di questa religione per un mio vecchio post di critica.

      però mi pare che l’ostilità all’integralismo in generale e quindi anche a quello islamico non debba impedire la comprensione storica di una situazione di colonizzazione.

      così come occorre una precisa presa di distanza dalle leggende metropolitane antiislamiche sulla mancanza di libertà religiosa nei paesi arabi dove vi sono delle minoranze religiose cristiane, tradizionalmente meglio rispettate che gli islamici da noi: infatti in Marocco, in Tunisia, in Egitto ci sono delle chiese cristiane funzionanti, e la libertà dei cristiani lì è molto maggiore di quella degli islamici da noi; poi l’ondata integralista sta cambiando le regole del gioco, questo è vero, però, per contrastarla meglio, l’Occidente che ha combattuto per anni e alla fine distrutto i movimenti arabi democratici e laici, dovrebbe farsi un solido esame di coscienza.

      la lotta all’integralismo religioso islamico non si fa alimentando un parallelo integralismo cristiano.

      concludo con un giudizio molto netto: parlare di libertà religiosa a proposito della costruzione di chiese che si rivolgono ai turisti e non agli abitanti locali non ha senso: la libertà religiosa non si estende fino al diritto di considerare sacro un luogo per sé e di occuparlo, come hanno fatto gli ebrei prima e come stanno facendo i cristiani adesso col loro appoggio: non devono meravigliarsi, poi, se vengono visti come occupanti e sono male accolti.

      sul piano della storia di lunga durata da tempo sostengo che l’esperimento del trapianto degli ebrei in Palestina fallirà come altri tentativi simili già avvenuti nella lunga storia di quella terra: è solo questione di tempo: nessun popolo può sopravvivere a lungo ad una simile situazione di accerchiamento e di mancata integrazione.

      Israele è una strana enclave occidentale in un ambiente ostile con cui non ha fatto il minimo sforzo di integrarsi, e per di più è in preda ad una propria deriva integralistica che ce la rende sempre più estranea…

      sparirà, e non sarà bello.

  3. R.R.

    Ho postato il commento alle tue affermazioni su Nazaret a questo indirizzo perché richiedevano anche la presenza di foto… se vuoi puoi anche fare un copia – incolla e pubblicarle qui… la casella dei commenti non mi pare recepisca il linguaggio html
    http://cuoresacro1.blogspot.it/2012/08/lesistenza-di-nazaret.html

    • bortocal

      ottimo, ne farò certamente un post, distinto da quelli di viaggio: la discussione si approfondisce e continua…

      ma domani sarò impegnato tutto il giorno, e anche adesso ho poco tempo per i preparativi della partenza!

  4. R.R.

    Purtroppo anche gli Israeliani non sono molto occidentali, se lo fossero stati, cioè, intendo dire, “laici” probabilmente non sarebbero a questi punti. Mi ero sempre chiesta se l’analisi di Steven Spielberg nel film Munich (di attualità proprio in questi giorni) avesse un qualche senso. Visitando il paese ho trovato la conferma che la sua teoria secondo la quale i moderati di entrambe le parti sono stati volutamente eliminati dagli ebrei stessi potrebbe essere proprio vera.

    • bortocal

      una parte, la parte migliore e più lucida del mondo ebraico, ha visto nel sionismo una specie di autodistruzione della vera tradizione ebraica della diaspora storica e millenaria, sostituita da una nuova identità, che all’inizio era molto aperta, ma col tempo sembra trasformarsi del tutto in un integralismo parallelo a quello islamico: una gara al peggio che si autoalimenta in un circolo vizioso che non si riesce a spezzare.

  5. R.R.

    Buon rientro allora!

  6. Pingback: R.R., L’esistenza di Nazaret. « Cor-pus

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