chissà in base a quali strategie Yahoo mi ha mandato via mail stamattina un articolo del 27 luglio su George Soros, col titolo “L’uomo che metterà la parola fine all’euro” e sottotitolo “Il magnate ungherese che nel 1992 mise in ginocchio la lira ora dà l’ultimatum alla moneta unica”.
né titolo né sottotitolo del resto corrispondono al contenuto dell’articolo.
nel quale si ricorda che Soros il 16 settembre 1992 vendette allo scoperto sterline per circa 10 miliardi di dollari e fece uscire la sterlina dallo SME, il sistema che precedette l’euro di parità fisse fra le monete europee, e il giorno dopo con una operazione simile fece altrettanto con la lira, che si svalutò del 30%, uscendo pure dallo SME: e in queste due manovre Soros guadagnò 1,1 miliardi di dollari.
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ora, prima di procedere sugli altri punti, vorrei fare una semplice domanda: come mai, dopo avvenimenti così clamorosi che modificarono la storia di due paesi come l’Inghilterra e l’Italia, in vent’anni nessun governo occidentale ha preso la minima iniziativa per porre termine a una situazione che è la più clamorosa negazione della democrazia?
che senso ha parlare di democrazia in un mondo dove le decisioni reali che contano sono nelle mani di plutocrati che nessuno ha delegato a decidere?
naturalmente Soros utilizza parte dei suoi guadagni, come Bill Gates, per azioni di beneficenza: bella la strategia, indubbiamente suggerita da qualche spin doctor, per aiutare la gente a non porsi il problema di pensare che lo strapotere economico di queste persone è mostruoso e inaccettabile, comunque venga impiegato.
“Il grosso delle sue enormi vincite sono oggi votate ad aiutare paesi emergenti o in via di transizione a rendersi delle società aperte, aperte non solo nel senso di scambi commerciali, ma soprattutto tolleranti nei confronti delle nuove idee e dei diversi approcci di pensiero e comportamentali”.
generoso questo Soros, no? prima distrugge l’economia di intere nazioni, creando disoccupazione e disperazione sociale, poi però lavora perché le società siano aperte e tolleranti: ma chi gliel’ha chiesto?
ma possibile che i nostri leader democraticamente eletti (a volte) non si pongano per prima cosa il problema di come evitare che i popoli non contino nulla e che individui isolati, nuovi faraoni in possesso di potere virtuale incommensurabile ed incontrollabile, decidano nella realtà i destini del mondo, dove miliardi di persone votano come pecore obbedienti illudendosi di contare qualcosa?
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nelle notizie Yahoo si leggono poi altre informazioni o meglio supposizioni (“Sembra vada ben oltre la dietrologia l’ipotesi che…”), già circolate per la rete, di cui sinceramente né io né credo i molti blogger che le hanno riprese sono in grado di dire niente di preciso né di personale, e neppure di capire se sono bufale oppure no.
“l’8 febbraio del 2010 alcuni imponenti hedge fund – Soros, Paulson, Greenlight, Sachs e Sac Capital – stabilirono un attacco simultaneo all’euro durante una cena segretissima. L’accusa è contenuta in un’inchiesta effettuata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti”.
mah, a quando un nuovo Protocollo dei Saggi di Sion?
a proposito, ho appena letto che al Politecnico di Losanna hanno costruito un algoritmo ‘antibufale’ che permetterò di risalire alla fonte prima di una notizia e scoprire chi l’ha messa in rete.
ma non sarà una bufala anche questa?
in ogni caso, pare possibile un uso opposto a quello che sembra naturale pensare: le aziende se ne servirebbero per individuare nella rete i blogger più influenti nel lanciare bufale, e servirsene per la propria pubblicità.
coraggio, amici blogger, la gara è aperta, proprio come vorrebbe Soros…
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eppure Soros si mostra invece molto preoccupato pubblicamente del destino dell’euro:
a giugno in un’intervista ha suggerito ai governi europei di creare un redemption fund per erodere progressivamente il debito pubblico.
all’ultima edizione del Festival dell’Economia di Trento ha spiegato che ”i problemi sono di natura bancaria e di concorrenza, non fiscali”.
interessante che la tesi di Soros sia la negazione esatta di quello che ritengo io: Soros non ritiene che il debito europeo si debba affrontare con una imposizione fiscale a carico degli abbienti per ripianarlo; economisti di ogni colore ci stanno infatti spiegando che questo provocherebbe una recessione dai rischi incalcolabili.
secondo Soros il problema europeo è semplicemente finanziario, che cos’altro volete che ci diva un grande finanziere?
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non si fa fatica a scorgere dietro queste tesi la prospettiva che viene impropriamente chiamata neokeynesiana, e che spinge a continuare a incrementare il debito, e di conseguenza gli iperconsumi, semplicemente ancorandolo a nuovi strumenti finanziari; l’invocazione è di rilanciare lo sviluppo e la produzione, totalmente dimentichi che quanto prodotto deve poi anche essere venduto, e questo è il problema…
è la stessa tesi che ci viene quotidianamente riproposta da blogger rivoluzionari italiani su wordpress, che non si rendono conto di lavorare per il padrone, non senza qualche cenno di compatimento per chi dissente, giudicato un dilettante e sostanzialmente deriso.
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secondo Soros, l’Europa necessita di una radicale inversione di rotta e deva capire che “soltanto un sistema comunitario a copertura dei depositi delle banche potrebbe arginare la fuga di capitali dall’area euro”.
il tono della minaccia è evidente: parlano i nuovi padroni del mondo, i signori di una ricchezza di carta, che indicano quel che si deve o non si deve fare.
l’Institute for New Economic Thinking (Inet), un team di economisti guidato da lui, che comprende anche alcuni consulenti del governo tedesco, rincara la dose:
“Siamo convinti che l’Europa sia un sonnambulo che cammina verso un disastro di proporzioni incalcolabili. Il senso di una crisi senza fine, con una pedina del domino che da un momento all’altro potrebbe cadere su tutte le altre, deve assolutamente essere invertito”.
e io continuo a chiedermi: che cosa si può fare per distruggere con un colpo solo il potere di Soros?
chissà se gli atteggiamenti “tolleranti nei confronti delle nuove idee e dei diversi approcci di pensiero e comportamentali” valgono anche nei riguardi di chi ritiene che centri di potere come il suo vadano semplicemente distrutti, e che il punto di partenza sia appunto il lasciar fallire le banche che hanno fatto speculazioni sbagliate, salvaguardando soltanto una quota base dei depositi dei clienti.
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