due problemi sulla schiavitù.

il problema non è tanto capire come si fa a rendere liberi coloro che hanno scelto di vivere da schiavi.

il problema vero è perché mai si deve farlo.

* * *

siamo incastrati in un dilemma senza uscita: non ha senso farlo, ma lo facciamo continuamente.

da un lato tutti schiavi: qualcuno, in mancanza di più piacevoli schiavitù, schiavo della presunzione di non esserlo (ogni riferimento autobiografico è puramente casuale)…

ma la libertà è un concetto sfuggente, buono per tutti gli usi, e particolarmente per i peggiori.

dall’altro lato essere schiavi di qualcuno o di qualcosa è certamente un sollievo, come sanno tutti gli innamorati, anche perché la coscienza di una schiavitù principale ti garantisce l’incoscienza di tutte le altre.

dunque la discussione verterebbe essenzialmente sul tema “la mia schiavitù è più bella della tua”: il tema più idiota del mondo…

che cosa ci spinge verso la schiavitù degli altri sentendoci dei potenziali liberatori resta un mistero: forse il piacere di un ruolo eroico?

ma che cosa ci spinge invece verso il ruolo della vittima del proprio destino e della propria schiavitù, se non il piacere della negazione di noi stessi?

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Info su bortocal

64enne, italiano di nascita, di formazione sud-tirolese, prossimo alla cittadinanza tedesca, sono vissuto e ho lavorato recentemente qualche anno in Germania; appena posso, vivo senza lavorare nel resto del mondo. sono curioso e ho troppi interessi, i blog mi aiutano a disperderli ancora un po' di più.

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. IsA

    Premesso che siamo tutti schiavi di qualcosa o di qualcuno, aggiungendo poi che essere liberi è un’utopia, mi/ti domando: non è che essere schiavi ci solleva dal problema di dover vivere contando solo su noi stessi, esseri limitati e limitanti? E se siamo tutti più o meno schiavi, non ha molto senso sforzarsi di liberarne altri, presunti tali, e per giunta tramite libera loro scelta. Complicata la faccenda…

    • bortocal

      siamo incastrati in un dilemma senza uscita.

      tutti schiavi: qualcuno, in mancanza di più piacevoli schiavitù, schiavo della presunzione di non esserlo (ogni riferimento autobiografico è puramente casuale)…

      la libertà è un concetto sfuggente, buono per tutti gli usi, e particolarmente per i peggiori.

      essere schiavi di qualcuno o di qualcosa è certamente un sollievo, come sanno tutti gli innamorati, anche perché la coscienza di una schiavitù principale ti garantisce l’incoscienza di tutte le altre.

      dunque la discussione verterebbe essenzialmente sul tema “la mia schiavitù è più bella della tua”: il tema più idiota del mondo…

      che cosa ci spinge verso la schiavitù degli altri sentendoci dei potenziali liberatori resta un mistero: forse il piacere di un ruolo eroico?

      ma che cosa ci spinge invece verso il ruolo della vittima del proprio destino e della propria schiavitù, se non il piacere della negazione di noi stessi?

      - ma tu guarda che cosa mi fai scrivere ancora…

      • IsA

        si potrebbe dire che il segreto della felicità è il saper scegliere una schiavitù a noi congeniale…
        il problema è capirlo prima di rendersi schiavi di qualcosa di cui non ci libereremo più
        dovrebbero insegnarlo a scuola: la schiavitù rende liberi, ma bisogna sceglierla bene!

        • bortocal

          risposta a questo bellissimo commento, misteriosamente scomparsa!

          ti comunicavo, fra l’altro, di avere inserito come perfetto “borforisma” alieno nel blog loro dedicato.

          ora controllo che sia partita almeno la mail personale…

          • IsA

            nessuna mail :)
            grazie per il borforisma alieno
            smack!

            • bortocal

              strano, a me la mail risulta regolarmente partita e consegnata ieri mattina alle 7:40: mi stavo giusto chiedendo come mai non c’era risposta, e come al solito – maledizione” non mi correggerò mai – nella forma a me congeniale “ma dove ho sbagliato? in che cosa l’avrò offesa??”, anziché in forme normali riguardanti eventuali contrattempi…

              comunque l’ho rispedita poco fa

  3. redpoz

    più che sulla schiavitù, sui “liberatori”, ti consiglio “Il banchiere anarchico” di Fernando Pessoa!

    • bortocal

      vorrei risponderti che lo leggerò, ma temo di far parte di quella ampia categoria di italiani che scrive più di quanto legga, anche se indubbiamente questo mi appare una specie di contrappasso o contraccambio dovuto per il moltissimo tempo passato a leggere da giovane.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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