ripubblico anche qui questo post dell’8 agosto dal blog di R.R. CUORE SACRO UN LUOGO PER IL PENSIERO, LA BELLEZZA, LA POESIA , perché è nato come “Risposta a Bortocal http://bortocal.wordpress.com/2012/08/08/r-r-il-suo-israele-6-nazaret-sulle-orme-di-cristo-n-2/“
chiedo scusa se evidenzierò in corsivo dei commenti frammezzo al testo, ma mi pare l’unico modo per rendere il tutto scorrevole e (relativamente) leggibile.
* * *
E veniamo a Nazaret, ormai diventato l’oggetto del contendere, più che altro, mi pare di capire, per dimostrare che i Vangeli sarebbero sempre scarsamente attendibili.
no: dato che i Vangeli narrano, in modo contraddittorio fra loro, addirittura di una resurrezione, non c’è nessun particolare bisogno di rifarsi al problema di Nazaret per dimostrarne la loro inattendibilità storica da un punto di vista laico.
il mio interesse e la mia curiosità sul tema Nazaret sono invece proprio legati al tema specifico, che aiuta a inquadrare meglio storicamente la figura di Jeshu; ed è ovvio, ad esempio, che se ogni dubbio sollevato dagli storici sulla questione viene adeguatamente risolto e l’esistenza di Nazaret come città al tempo di Jeshu e il suo collegamento con la sua vita vengono adeguatamente dimostrati (come è possibile), non cambierebbe di una virgola per me il giudizio sulla inattendibilità dei vangeli come fonte storica su altri piani.
Visto che servono i dati di fatto cominciamo a mostrare delle foto, innanzitutto per dire che Nazaret all’epoca di Gesù esisteva.
Questo è il bagno rituale molto simile a quelli usati dagli Esseni a Qumran ritrovato presso la grotta detta della Vergine.
Questa è la visione aerea del villaggio a nord della grotta della Vergine, fin dove è stato possibile scavare. Mi scuso per l’immagine approssimativa, ma qui non ho lo scanner e ho fatto una foto alle pagine del libro.
Secondo il resoconto degli archeologi si riconoscono i seguenti elementi:
1) Il frantoio
2) Una casa
3) Entrata alle cantine
4-5-6) aperture del silo
7) bacile rettangolare
8) fori del frantoio
9) Una casa
10) la cava dei capitelli
11) Granaio
12) Cisterna con scalini
13-14) aperture del silo
15) silo sotto la chiesa
16) la cisterna
17) Muro della chiesa crociata
Ovviamente si tratterebbe di controllare le relazioni di scavo per vedere che cosa sia stato effettivamente trovato nei diversi strati e nelle diverse zone, però sta di fatto che il villaggio c’è.
appunto: il villaggio; ma i due vangeli che soli parlano di Nazaret, e sono i più tardi fra quelli che abbiamo, parlano di una città costruita su un monte, con un precipizio, e di una sinagoga.
Queste qui sopra sono tombe di epoca romana ritrovate sotto il convento delle Dames de Nazaret sempre in città.
L’iscrizione di cui parlavi tu alla fine di questo post potrebbe riferirsi a questa zona cimiteriale.
Queste sono le grotte ritrovate sotto la chiesa di San Giuseppe che si trova tra la basilica dell’Annunciazione e il pozzo della Vergine attiguo la vicina chiesa ortodossa di San Gabriele.
C’è da pensare a questo punto che anche la parte oggi occupata dalle costruzioni della città presentasse delle grotte…
questo è decisamente plausibile, ma la presenza di grotte è compatibile con la presenza di una città?
Questa è una vasca battesimale probabilmente ricavata da un precedente bagno rituale che si trova in loco sempre sotto la chiesa di San Giuseppe.
evidentemente siamo già in un periodo di molto successivo all’età di Jeshu.
Questo è il pozzo della Vergine presso la chiesa di San Gabriele.
beh, a parte l’errore di traduzione in greco dal testo ebraico originario che ha dato origine alla tesi della nascita del messia da una vergine, trovare un pozzo a Nazaret e definirlo per ciò stesso il pozzo della Vergine è veramente un’operazione molto mistificatoria di gente disposta a tutto.in questo caso si ricorre senza scrupoli a uno dei tanto vituperati vangeli apocrifi, che parla di apparizione dell’angelo presso il pozzo; dato che invece Luca 1, 28 dice invece (come del resto conferma tutta la tradizione iconografica) che l’Annunciazione è avvenuta in casa:1, 28 L’angelo, essendo entrato presso di leie mettersi almeno d’accordo?
Da esso l’acqua veniva portata in superficie con un rudimentale sistema di pompaggio e pare sgorgasse in superficie come del resto fa ancora oggi.
Gli ortodossi l’hanno identificata con la fontana da cui anche Gesù da bambino andò ad attingere acqua secondo il Vangelo apocrifo di Tommaso.
in questo caso meglio parlare di Vangelo dell’infanzia di Tommaso o Vangelo dello pseudo-Tommaso, per distinguerlo da quello scoperto nel 1945 ad Hag Hammadi, il Quinto Vangelo della Plagel, comunemente definito oggi Vangelo di Tommaso, anche se il suo titolo originale è “Detti (segreti) che Jeshu il Vivente ha pronunciato e suo fratello gemello Giuda ha trascritto”.
Queste sono alcune delle rilevanze archeologiche della zona.
La certezza che Gesù sia vissuto qui da piccolo ovviamente non si può avere, però non si può neppure dire che non ci fossero insediamenti all’epoca in cui è vissuto.
Comunque, se tu dici che andò a predicare a Sefforis (oggi Zippori) dove c’era effettivamente anche la sede di un Sinedrio significa che si trattava di percorrere 5-6 km cioè una distanza irrisoria, per giungere alla sinagoga, sempre ammesso che a Nazaret non ci fosse (cosa che non so dire con certezza perché non ho immagini di scavo della chiesa-sinagoga melchita); ancora oggi si potrebbe tranquillamente percorrere a piedi in un’ora.
Per gente abituata a muoversi sempre a piedi non credo fosse un problema.
La distanza rispetto a Cana (almeno la Cana della tradizione, perché sull’ubicazione sono sorti dei dubbi) più o meno è la stessa.
Sempre percorribile in un’ora di cammino.
Questo per far capire la sottigliezza delle argomentazioni: probabilmente Gesù è stato spesso in tutti e tre i luoghi se teniamo conto delle distanze.
Siccome a Nazaret il villaggio c’era non si capisce perché dovrebbe essere stato da un’altra parte, poteva recarsi da lì sia a Sefforis sia a Cana tranquillamente.
su questo siamo totalmente d’accordo: la conclusione però è che a Nazaret non c’era nessuna città, e la città dove Jeshu svolge la sua azione è Sefforis, non Nazaret, che ne era praticamente come un sobborgo a breve distanza.
allora il problema che si pone è perché Jeshu venga definito di Nazaret e non di Sefforis.
ho già esposto il mio punto di vista: perché era molto compromettente il nome di Sefforis, centro della rivolta di Giuda il Galileo (che ha avuto certamente un ruolo importante nella identificazione di Jeshu come legittimo pretendente dinastico al regno di Davide, e che forse ne era addirittura il padre naturale).
quindi, nel momento in cui il cristianesimo, tra il fallimento della prima (70 d.C.) e quello della seconda rivolta giudaica (135 d.C.) rompe definitivamente i ponti col suo passato insurrezionalista di irredentismo teocratico ebraico e diventa una religione alternativa all’ebraismo, ecco che torna utile fare riferimento piuttosto a Nazaret.
Ma pare che l’esistenza di Nazaret disturbi altre ipotesi sui Nazirei, sull’aggiunta tarda di nazareno ecc ecc.
effettivamente è curioso che il nome di Nazaret bene funzionava anche per confondere le idee sul fatto che Jesu era nazireo, cioè aveva fatto un voto tipico della religione ebraica: il collegamento non è peraltro mio, ma del Vangelo secondo Matteo, 2, 23:
“e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse quello che era stato annunziato dai profeti: “Egli sarà chiamato Nazareno”.
non è chiaro a che profezia si riferisca Matteo, e tuttavia proprio questo rinvio ad una presunta profezia rende tutta la situazione molto sospetta, naturalmente da un punto di vista laico.
tutto questo non esclude, a mio parere, né che Nazaret esistesse come villaggio, née che Jeshu vi avesse avuto una qualche presenza dopo il ritorno dall’Egitto, di cui parla il solo Matteo, e che è totalmente ignorato da Luca.
ma quel che importa è che le confusioni narrative che si rendono via via evidenti escludono del tutto non solo che i vangeli siano stati composti da testimoni oculari, ma anche da ascoltatori di testimoni oculari, come invece si vuole far credere.
Per quanto riguarda le fonti scritte il luogo è ricordato come abitazione della famiglia di Gesù dallo storico del II secolo Egesippo che afferma ci fossero ancora suoi parenti cioè i nipoti del fratello di sangue di Gesù, Giuda all’epoca delle persecuzioni di Domiziano.
Egesippo, che nella seconda metà del II secolo, dà molte preziose e precise informazioni sulla famiglia di Jeshu e sui suoi fratelli, quando racconta che Domiziano comandò di sopprimere i discendenti di Davide e ovviamente finì col cercare i discendenti di Giuda, che era “fratello carnale del Salvatore”, anzi, come abbiamo visto, addirittura suo fratello gemello (dato che questo significa in ebraico Toma) non dice affatto che risiedevano a Nazaret (per andare al testo clicca sul link lì sopra); e del resto, permettimi, dopo sessant’anni di guerre e persecuzioni e con quel che aveva passato la Palestina, la cosa sarebbe stata del tutto incredibile.
Per quanto riguarda la santa casa di Loreto, pare che i crociati nel 1291, quando lasciarono definitivamente la Terrasanta, abbiano demolito e portato per nave i pezzi di una stanza attigua alla grotta della Vergine a Nazaret.
Di sicuro i mattoni così a vederli, sembrano romani.
ah, adesso, oltre che il pozzo della Vergine c’è anche una Grotta della Vergine a Nazaret? e su quali basi si afferma che era proprio la sua?
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Alcuni di essi mostrerebbero dei graffiti in greco e in ebraico… ma i graffiti, certo, non provano un gran che.
La chiesa di Les Saintes Maries de la Mer che anch’io ho visitato, è dedicata a Maria (sorella della Madonna) madre di Giacomo minore, Maria madre di Giacomo maggiore e Giovanni (figli di Zebedeo) e a Maria Maddalena.
La madre di Gesù non c’entra.
come no, se proprio Egesippo dice che Giacomo era il fratello di Jeshu? e dunque la madre di Giacomo era anche la madre di Jeshu.
e poi vuoi farmi credere che in quella famiglia c’erano due sorelle che si chiamavano Maria?
Casomai Maria madre di Gesù si sarebbe trasferita con Giovanni ad Efeso, dove è ancora molto venerata anche dai musulmani presso una casa, che ho visitato, ubicata fuori della città romana dove si dice abbia vissuto.
Però è una tradizione molto tarda di una mistica tedesca dell’inizio dell’Ottocento perciò lascia il tempo che trova.
avendo noi entrambi visitato la chiesa delle tre Marie, nel sud della Francia, e le case a Loreto e ad Efeso, possiamo dirci tranquillamente che nessuna di queste era la casa di Maria, per il semplice motivo che questa non era più identificabile quando si ritenne interessante cercarla.
poi su quella di Efeso, comunque la più suggestiva delle tre, so bene anche io come sia nata la leggenda (in questo caso è una leggenda, altrimenti sarebbe stato uno straordinario miracolo): ma lì mica vanno tanto per il sottile, lo avrai visto anche tu: lì, quella è la casa della Madonna. basta che i fedeli non girino troppo il mondo o non facciano collegamenti strani, c’è sempre una casa della Madonna da qualche parte.
anche a Nazaret, dove di case non se ne trovano, ma allora c’è almeno una grotta, che non ha probabilità di essere collegata a Jeshu più delle altre dislocazioni.
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a conclusione di questo dialogo, molto interessante almeno per me, voglio ringraziare R.R. della passione con cui ha difeso la sua tesi e della apertura mentale con cui leggerà le mie obiezioni; lo spazio per ogni replica è ovviamente a sua disposizione.















Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Caro Mauro, avrei preferito che tu avessi scritto il mio intervento per intero e lo avessi discusso a parte, perché così per un qualunque lettore diventa difficile farsi un’idea unitaria di quello che voglio dire. Comunque, siccome molte delle cose che dici spesso e volentieri appaiono ben più fantasiose rispetto a quelle stesse affermate dalla Chiesa o a quelle che ho spiegato io nel testo, un qualunque lettore saprà ben giudicare, almeno per logica. Anche perché alcune obiezioni appaiono molto pretestuose: è chiaro che per brevità ho parlato di grotta della Vergine e di pozzo della Vergine, per far capire immediatamente a chi e a cosa mi riferivo, non perché dessi per scontato che era così. Dire “una qualunque grotta e una qualunque fontana” come se la memoria popolare non avesse comunque un suo ruolo per me è una affermazione assurda: spesso consideriamo di valore storico tradizioni assai meno documentate di queste (tipo quella del suicidio di massa degli zeloti a Masada per dirne una). Inoltre la presenza di un’area cimiteriale dimostra che la zona era abitata e che c’erano delle case, ma ci sono gli scavi a dimostrarlo. Che Maria di Cleofa sia la madre di Gesù lo dici tu, ma altri non la pensano così e le ipotesi sono ancora aperte. http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_di_Cleofa
La tua opposizione è talmente intransigente che mi ricorda Paolo di Tarso… Gira che ti rigira attento a non finire sulla via di Damasco anche tu… perché poi magari, data la situazione, dovremmo recuperarti tramite il Ministero degli Esteri
mi pare di avere curato bene la distinzione delle parti, inoltre ho messo il link al tuo post, quindi se qualcuno . ma sono assolutamente certo che questa discussione non ha avuto nessun altro lettore che noi due – si trova a disagio e vuole leggerlo intero clicca all’inizio e lascia perdere le mie obiezioni “fantasiose”.
a proposito del quale termine o si ci si prende la briga di contestarle dettagliatamente oppure assomiglia troppo ad una semplice ingiuria scagliata contro affermazioni che danno fastidio
avrei preferito quindi da parte tua un lavoro altrettanto attento e punto per punto, che avrei diligentemente inserito nel testo di nuovo, per consentire al lettore solo eventuale di seguire una discussione che è mancata.
però francamente, mi pare meglio così, dopotutto è tempo di vacanze.
per venire alle tue affermazioni di questa replica: il suicidio di massa degli zeloti a Masada è ben documentato, anche archeologicamente, ed è di sicuro più fondato della grotta della “Vergine”, parola mal tradotta dall’ebraico al greco.
che il termine adelphòs in greco possa significare genericamente parente è ben paradossale, data la sua etimologia che significa “dallo stesso utero”.
la presenza di un’area cimiteriale non datata a Nazaret non è pertinente alla nostra discussione e non dimostra altro che Nazaret si sviluppò successivamente: come città successivamente anche al V secolo, in cui contava ancora un centinaio di abitanti, troppo poco per definirla una città, ti pare?
e la falsa etimologia di “nazareno” riportata in Matteo con la profezia inesistente?
forse perché la mia formazione è filologica sono portato a considerare le parole documenti più importanti delle pietre e sono degli indizi formidabili a saperle analizzare bene,
parlare di memoria popolare su tradizioni createsi almeno a un secolo di distanza dai fatti e in clima di creduloneria superstiziosa, ma di solito addirittura molto più tarde, è una sfida all’intelligenza.
quanto alla attendibilità di queste tradizioni, basta pensare che Matteo e Luca non sono neppure d’accordo tra loro sul nome del nonno paterno di Jeshu per capire che credito dare alle loro informazioni.
però non sono affatto intransigente su queste cose così poco importanti, figurati: se a qualcuno fa bene crederci, avrà i suoi buoni motivi e buon per lui, per me il discorso finisce qui e non perdo il mio buonumore.
buona continuazione, aspetto il resoconto sui rotoli del Mar Morto!
Caro Mauro,
scusami per il “fantasiose”, ma anche tu hai parlato di “orme immaginarie” a proposito di Gesù ed è appunto questa tua affermazione che ha dato origine alla presente discussione. Quello che volevo dimostrare attraverso le rilevanze archeologiche (che per quanto mi riguarda considero almeno altrettanto importanti rispetto ai documenti scritti e alle parole), è che Nazaret esisteva ed era abitata all’epoca in cui visse Gesù; tu continui a non prendere in considerazione il fatto che probabilmente le case erano scavate nella roccia e solo alcuni ambienti erano costruiti in muratura magari solo la parte che costituiva la facciata (un po’ come nei Sassi di Matera?). Inoltre la vasca battesimale sotto la chiesa di San Giuseppe sembra congruente con altri esempi di Qumran, pur essendo stata poi decorata successivamente. Nel sepolcreto romano ritrovato c’è anche una tomba con una grossa pietra che si rotolava attraverso una scanalatura fino all’ingresso per chiuderlo, del tipo descritto, anche nei Vangeli sia per Lazzaro sia per Cristo, quindi congruente con l’epoca che ci interessa. Ho cercato di trovare riferimenti più precisi sulla sua possibile datazione in rete, ma non ci sono riuscita perché è un argomento troppo specifico. Comunque il mio scopo era quello di mostrare come “le orme di Cristo ” del titolo del post non siano poi così immaginarie e che in realtà tutta questa zona della Galilea presenta luoghi vicinissimi tra loro dove Gesù è passato, ha predicato e ha vissuto.
La basilica di Les Saintes Maries de la Mer è comunque risalente per fondazione al IX secolo mentre la costruzione attuale dovrebbe essere del XII, la leggenda del viaggio delle tre Marie non so a quando risalga, ma dovrebbe essere stata usata in funzione di protezione contro le scorrerie dei saraceni data la posizione della chiesa-fortezza. Certamente nel Medioevo, quando fu realizzata, non ritenevano che la terza Maria fosse la Madonna, ma Maria di Cleofa che veniva considerata una delle pie donne.
Volevo fare un’ultima osservazione: il Vangelo di Tommaso ritrovato a Hag Hammadi è un manoscritto copto del IV secolo che è stato fatto risalire a un originale siriaco che alcuni predatano rispetto ai Vangeli sinottici e, in particolare, sembra avere diversi passi in comune con il Vangelo di Matteo. Si tratta, però di una raccolta di detti, che per curiosità sono andata a leggere (tutti).Così come sono, spesso e volentieri risultano abbastanza criptici e sembrano frutto di qualcuno che abbia appuntato delle frasi talvolta senza capirne il senso. Altre volte sono interessanti perché possono far capire meglio i testi dei Vangeli di Matteo, Marco, Luca, Giovanni. In certi casi ci sono frasi di difficile comprensione che non si trovano negli altri Vangeli. Però, ad esempio, affermare che il discorso delle beatitudini sia un riassunto di alcuni detti presenti in questo Vangelo di Tommaso mi sembra una forzatura. Ho letto tutto il testo e ne ho trovate alcune, ma a volte anche meno chiare o in forma diversa. In ogni caso, questa raccolta di detti non sarebbe stata esaustiva per spiegare la figura di Gesù e quindi è chiaro che, ammesso che tale opera sia precedente rispetto ai vangeli canonici, si rendeva necessario un lavoro di carattere interpretativo. Inoltre, come si fa a essere sicuri della datazione di un’opera che essendo costituita da frasi scollegate, potrebbe essere stata composta di diverse parti assemblate anche in tempi differenti?
Non ho la pretesa di convincere nessuno, ma non mi piace neanche passare per una visionaria…
ma carissima, non c’è proprio nulla di male a definire “fantasiose” le affermazioni di qualcuno e quindi anche le mie, purché venga l’argomentazione che consente di riflettere e anche di correggere eventuali affermazioni sbagliate.
al quale proposito dico subito che sfogliando qua e là ho trovato che non è il famoso Egesippo del II secolo a stabilire un collegamento fra Nazaret e la famiglia di Jeshu, ma è Sesto Giulio Africano, citato nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea; ma è un autore oramai del III secolo, e scrive, fra l’altro:
« Poiché i familiari carnali di nostro Signore, o per il desiderio di vantarsi, o semplicemente desiderando dichiarare un fatto, ma in ogni caso fedelmente, hanno tramandato il seguente racconto…
Ma dato che erano state conservate negli archivi fino a quel momento le genealogie degli Ebrei così come di coloro che fanno risalire la loro linea di sangue fino ai proseliti, come Achior l’Ammonita e Ruth la Moabita, e a coloro che si erano mescolati agli Israeliti ed erano fuggiti dall’Egitto con essi, Erode, poiché la linea di sangue degli Israeliti non costituì alcun vantaggio per lui, e dato che egli fu incitato dalla coscienza della propria vile estrazione, bruciò tutti i documenti relativi alla propria genealogia, ritenendo che potesse apparire di nobile origine se nessun altro fosse stato in grado, attraverso i registri pubblici, di far risalire la propria linea di sangue indietro nel tempo fino ai patriarchi o ai proseliti, e a quelli mescolati con essi, che erano chiamati Geore”.
qui, come vedi, non è chiaro se Erode abbia fatto bruciare soltanto i registri della propria genealogia oppure in generale tutti i registri, allo scopo di soffocare sul nascere pretese dinastiche, del tipo appunto al quale si collega la vicenda di Jeshu, che rivendicava il trono in quanto legittimo discendente di Davide in linea di primogenitura dinastica: l’autore è incerto, perché si rende conto in quale ginepraio andrebbe a ficcarsi se scrivesse che Erode aveva fatto distruggere tutte le genalogie degli ebrei-
e continua:
“Alcuni dei più attenti, avendo ottenuto i registri privati da loro stessi, sia ricordando i nomi o prelevandoli in qualche altro modo dai registri, sono orgogliosi di preservare la memoria della loro nobile estrazione.
Tra questi ci sono quelli già citati, chiamati Desposini – parenti del Signore -, per i rapporti con la famiglia del Salvatore.
Provenienti da Nazara e Cochaba, villaggi della Giudea, ed essendosi diffusi in altre parti del mondo, essi ricavarono la predetta genealogia dalla memoria e dal libro delle registrazioni giornaliere quanto più possibile fedelmente.
come vedi, anche questo autore nel III secolo continua a definire “Nazara” un villaggio e non una città: ed è questo il centro della nostra discussione, non se la famiglia di Jeshu risiedesse o meno effettivamente a Nazaret, perché credo che la questione resti assolutamente indecidibile, nonostante ogni sforzo (l’indizio più consistente, ma purtroppo non sappiamo quanto attendibile, sta nella collocazione proprio a Nazaret di una lapide contro il furto delle salme dai sepolcri, che, se fosse vero, sarebbe una incredibile coincidenza, se non si riferisse in qualche modo alla vicenda della “resurrezione”, e l’indizio contrario più consistente è la falsa profezia o spiegazione dell’origine del nome di nazareno nel Vangelo secondo Matteo).
il problema rimane nel fatto che Nazaret non era una città, e quindi non è adatta a svolgere il ruolo di scenario di fatti descritti nei vangeli come avvenuti nella città in cui era stato allevato Jeshu.
continua l’autore:
“Se quindi il fatto è questo o meno nessuno è in grado di fornire una spiegazione migliore, in base alla mia opinione, e quella di un’altra persona sincera. E questo deve bastarci, poiché, sebbene noi possiamo reclamare alcuna testimonianza a suo sostegno, non abbiamo niente di meglio o di più vero da offrire. Ad ogni modo i Vangeli affermano la verità.”
da ultimo Sesto tenta anche di dare una spiegazione della sconcertante differenza di genealogia fra quella data da Luca e quella data da Matteo.
“E alla fine della stessa epistola egli aggiunge queste parole:
“Matthan, che discendeva da Salomone, generò Giacobbe. E quando Matthan morì, Melchi, che discendeva da Nathan generò Elia dalla stessa donna. Elia e Giacobbe furono pertanto fratelli uterini. Elia morì senza figli, per cui Giacobbe procreò a lui dei, generando Giuseppe, suo figlio per la natura, ma figlio di Elia per la Legge. Così Giuseppe fu figlio di entrambi.” »
“fratelli uterini”: vai a vedere come è scritto in greco!
scrivendo nel III secolo, si tratta di pie arrampicate sui vetri, suvvia: basti pensare che seconda questa spiegazione sia il padre naturale sia il padre legale erano i discendenti primogeniti in linea diretta da Salomone, cioè c’erano all’origine delle due linee dinastiche due diversi figli primogeniti: per dirla alla veneta, se peso el tacòn del buso!
il riferimento che fai a Matera come città è molto interessante, e probabilmente farebbe felice Pasolini che scelse di girarvi il suo Vangelo secondo Matteo, ma si scontra sempre col fatto che TUTTI coloro che parlano di Nazaret fino al V secolo la definiscono un villaggio e non una città, e non ci sono evidenze archeologiche contrarie.
e poi, la vasca battesimale a quale religione la riferisci? come può dimostrare qualcosa della Nazaret ebraica di Jeshu, dove non si battezzava per rito ordinario come in una chiesa cristiana?
quanto ai Detti di Jeshu di “Tommaso”, cioè del “fratello gemello” (il termine greco non lascia dubbi possibili, ma non confido affatto che questa sconcertante evidenza possa affermarsi senza far passare il comune traduttore come fantasioso), li ho studiati a lungo e ho scritto anche diversi post di interpretazione a suo tempo sull’altro blog; vale tutto quello che hai detto tu, aggiungi che siamo di fronte a testi ritradotti da una traduzione, ma siamo certamente (a mio parere, certo) di fronte all’origine stessa della tradizione evangelica, come dimostra anche il fatto che è il vangelo con i frammenti più numerosi e più antichi che risalgono all’inizio stesso del II secolo; anche qui ci sono evidenti rimaneggiamenti, ma per fortuna non devastanti.
a questo seguì il Vangelo di Filippo, che ritrovi nel mio blog in un tentativo di restauro dalle manomissioni qui veramente massicce dei glossatori; e la cosiddetta fonte Q o antico Vangelo secondo Matteo, come lo vide nel II secolo Papia, che dice che non aveva forma narrativa, ma di raccolta di loghia, e che è stato di recente attentamente ricostruito da uno studioso tedesco.
e sono, con quello secondo Marco e secondo Giovanni, gli unici vangeli conosciuti da Papia alla metà del II secolo, e dunque il carattere precedente di questi vangeli rispetto al Matteo rimaneggiato e a Luca risulta storicamente dalla sua testimonianza, lasciando perdere la complessa vicenda del Vangelo secondo Giovanni che ho ricostruito filologicamente altrove.
per il resto c’è un equivoco: non penso che il discorso delle beatitudini sia un riassunto dei bellissimi detti raccolti da Giuda il Gemello, penso al contrario che esso si sia sviluppato per aggiunte successive da un suo nucleo, che trovi ai versetti 54, 59 e 63, e poi 74, 75 e 76 (ed. Craveri, Einaudi, ci sono numerazioni più recenti leggermente diverse).
last, but not least, anzi la cosa più importate: quando ho scritto “insomma, per dirlo con uno slogan, le orme, immaginarie, di Cristo non sono quasi mai quelle, storiche, di Jeshu” non ce l’avevo affatto con te e non mi riferivo a te.
intanto vorrei sottolineare che, rispetto ad altri che si occupano di queste vicende, ritengo Jeshu un personaggio storico e non leggendario; ho polemizzato a lungo con le tesi davvero fantasiose di Cacioli che nega la storicità della figura di Jeshu per affermare che è esistito, è un personaggio storico, va analizzato come tale, e dunque ricorrendo preferibilmente a fonti storiche e archeologiche e solo da ultimo e con valore puramente confermativo ai racconti evangelici, una volta che se ne è capita effettiva datazione e significato.
il quadro dello Jeshu storico, personaggio centrale del movimento messianista (o “cristiano”) che ha addirittura preceduto la sua nascita, è molto diverso da quello evangelico: che ne ha di sicuro ulteriormente arricchito, in parte deformato, la figura: il riferimento alle orme aveva solo questo significato culturale.
anzi, ti sono decisamente grato, e lo ripeto con assoluta sincerità, delle foto, dei resoconti, del tuo sguardo, e anche della passione con cui difendi quello in cui credi.
poi ognuno ha la sua fede e diverse forme di passione, ma il bello sta proprio qui, come vedo che hai capito benissimo.
P:S: adesso mi dedico a Qumran
Mi chiedevi della vasca sotto la chiesa di San Giuseppe: come si vede dalla foto, quello che colpisce è l’analogia con le strutture ebraiche usate per i bagni rituali, come se ci fosse una continuità tra l’uso di questa struttura a gradini scavata nella roccia (sembrerebbe) dagli ebrei e il successivo uso dei cristiani. In questo caso si tratterebbe di una testimonianza della continuità giudaico-cristiana. E’ un’idea intrigante…
L’iscrizione che riguarda la profanazione delle tombe non potrebbe essere dovuta alla ricerca di reliquie? Se in zona si pensava fosse vissuta la famiglia di Gesù è plausibile. Ho letto anche da qualche parte che alcuni gruppi di ebrei tendevano dopo un certo periodo a riesumare i defunti e a conservare le ossa in ossari, una pratica che forse i romani consideravano una profanazione. Non so, sono ipotesi.
nelle mie recenti vacanze tedesche sono ritornato ad Haigerloch, famosa, oltre che come città bellissima di Rinascimento tedesco, come luogo delle ricerche naziste per la bomba atomica, e ho scoperto che aveva anche un quartiere ebraico, dal quale furono deportati e uccisi circa 400 ebrei; a fianco della sinagoga ricostruita come museo e a monte del cimitero ebraico, ci stava il piccolo edificio dei bagni rituali, che mi ha fatto conoscere questo aspetto del culto ebraico che prima mi era del tutto sconosciuto.
l’ipotesi che fai di una continuità tra l’abluzione sacra ebraica (che passa in forma ridotta anche all’islam, dove ogni moschea ha le vasche per il lavaggio dei piedi) e il rito cristiano del battesimo, originariamente per immersione, è suggestiva, anche se il bagno rituale è periodico e il lavacro del battesimo unico.
non mi sembra, per ora, invece plausibile la ricerca di reliquie nel mondo ebraico: l’abitudine che dici tu non l’ho mai trovata; però il tema si potrebbe approfondire.