le diottrie dei sentimenti.

l’amore è cieco?

ma per fortuna l’odio ci vede benissimo.

* * *

L’odio ci vede benissimo, ed contagioso come la varicella.

Ivan

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Info su bortocal

64enne, italiano di nascita, di formazione sud-tirolese, prossimo alla cittadinanza tedesca, sono vissuto e ho lavorato recentemente qualche anno in Germania; appena posso, vivo senza lavorare nel resto del mondo. sono curioso e ho troppi interessi, i blog mi aiutano a disperderli ancora un po' di più.

  1. Ivan

    L’odio ci vede benissimo, ed contagioso come la varicella.

    ho talmente un odio x questa classe politica che la tentazione di votare grillo è sempre più forte,
    Quindi odio ci vedrà bene, ma mi accieca.
    Quando ci saranno le elezioni scapperò via, x non dovermi pentire.

    • bortocal

      c’è una “legge di Murphy” famosa che dice “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”; io qui ne faccio la parodia.

      ma è come dire che l’amore è una specie di fortuna e l’odio come la sfiga.

      votando Grillo farai certamente male ai politici che (giustamente) odii, ma non è detto che tu faccia del bene a te stesso.

      io, se non cambiano legge elettorale, annullerò la scheda come nel 2008, e non avrò rimorsi.

  2. Ivan

    Non voterò sicuramente, ma tornerà la rabbia alla prox ilva, al prox scudo.
    Se come dici la vita basta sognarla, è ora che io inizi il mio sogno da outsider.
    Buona serata
    Ivan

    • bortocal

      beh, la mia frase è un poco ironica e provocatoria come tutto il mio blog, però vivere da outsider è esattamente anche uno dei miei obiettivi.

      buona serata a te.

  3. maria

    caro mauro
    credo siano entrambi cecati
    entrambi procedono per vedere ma si accecano durante il cammino
    con delle differenze
    l’amore è maestro di vita
    l’odio è uno scaltro vile seduto in cattedra
    l’amore recupera la vista
    l’odio la perde definitivamente
    entrambi commettono degli errori ma l’amore in tema è un vero campione di follie “per amor venne in furore e matto, d’uom che sì saggio era stimato prima”

    i due si somigliano e forse si cercano ” Odio e amo. Tu forse me ne chiedi il perchè. Non lo so.So solamente che è così e che soffro” e ancora “Odierò, se potrò, altrimenti amerò, controvoglia”

    L’amore è di cuore e semplice ” E’ così dolce essere amati, che ci accontentiamo anche dell’apparenza” l’odio è pensatore furbetto ” Quel che ci serve è l’odio. Da esso nasceranno le nostre idee”.

    I due strada facendo si lasciano perché “L’odio è il piacere più duraturo; gli uomini amano in fretta, ma odiano
    con calma”

    Il distacco li trasforma

    l’amore smette di vedere sensibilmente e comincia a vedere intellegibilmente e recupera gli occhi
    e vede le ferite e le cura e le guarisce

    l’odio si acceca completamente e sbanda e investe e si ferisce e ferisce

    l’amore ferito guarisce
    l’odio è inguaribile

    meglio amare
    mr

    • bortocal

      bella sequenza di citazioni, approfitto parte di Google, parte della memoria, per una serie veloce di attribuzioni:

      ”Odio e amo. Tu forse me ne chiedi il perchè. Non lo so.So solamente che è così e che soffro” – Catullo

      “Odierò, se potrò, altrimenti amerò, controvoglia” – Ovidio

      ”E’ così dolce essere amati, che ci accontentiamo anche dell’apparenza” – Elisabeth de Lalive de Bellegarde d’Houdetot (e chi è?)

      ”Quel che ci serve è l’odio. Da esso nasceranno le nostre idee”. – Lenin

      “L’odio è il piacere più duraturo; gli uomini amano in fretta, ma odiano con calma” Byron

    • bortocal

      la tua osservazione che odio e amore sono congiunti e quindi non possono avere caratteristiche troppo dissimili è molto pertinente e azzeccata.

      io per la verità sono partito da un detto popolare passando per una legge di Murphy (vedi risposta a commento precedente) ed approdavo ad un significato un po’ particolare sarcastico (che non so neppure quanto si potesse capire, m tanto di tratta di borforismi, fatti perché ognuno ci legga quel che vuole…): che l’amore ci vede poco perché molto spesso non coglie l’obiettivo, mentre l’odio ci vede benissimo perché, odiando qualcuno, é anche impossibile non riuscire a fargli del male in qualche modo.

      insomma, ottenere che il proprio amore sia ricambiato è difficile, invece far soffrire qualcun altro è facilissimo (tanto che a volte ci si riesce persino senza volerlo, pensa un po’).

      comunque qui lo dico e lo proclamo: il tuo borforisma è meglio del mio, e finisce quindi nell’antologia! ;)

  4. maria

    caro mauro
    ma forse e inconsapevolmente ho descritto la fine di un amore
    ma non sono uscita fuori tema
    mr

    • bortocal

      no, per nulla, cara Maria: mi pare anzi la risposta perfetta al commento sulle capacità mnemoniche delle cicatrici, di là, e forse spiega anche quel che lì restava irrisolto.

  5. maria

    ho detto però che l’odio è il vero cecato

  6. maria

    grata ringrazio
    l’odio acceca il cuore non gli occhi
    e seguo il tuo linguaggio
    ho perso un pochino di tempo per commentare al volo un’altra tua rubrica
    ho parlato della parabola dei due figli
    se ricordi quando sillabavo e non vocalizzavo
    ho detto di somigliarti perché come nella parabola dei due figli dico no e faccio sì
    me la sono cercata e oggi la tua nuova rubrica me l’ha ricordata di nuovo
    spero tu condivida
    e comunque non tutti siamo falchi
    maria

    • bortocal

      commentare un post può essere qualcosa che assomiglia ad un momento di meditazione interiore?

      se la risposta può essere sì, il tempo impiegato per riflettere, come esige il rispondere a qualcuno che ti chiede di farlo, potrebbe non essere tempo sprecato.

      c’è comunque un modo molto empirico per saperlo: se fa sentire meglio, non lo è.

      chiudo, su questa linea, con una domanda: come è possibile accecare il cuore, se non ha occhi?

  7. maria

    non spreco il mio tempo mai
    e scrivo se voglio dire qualcosa e se dirla mi fa star meglio
    sono due code diverse caro
    ricordi il sonetto
    e come quando tu parli di istinto e ragione
    maria

    • bortocal

      due code? :) non correggo perchè l’errore di battitura è troppo carino… ;)

      il sonetto non credo parlasse di istinto e ragione, ma forse l’ho interpretato a modo mio: secondo me parla di due diverse forme di desiderio, di desiderio fisico e di amore profondo.

  8. maria

    le code non c’entrano
    potresti mgc mr toglierle

    • bortocal

      mgc mr?

      sei arrivata troppo tardi! già commentato! :)

      tanto non importa, ci leggiamo solo noi due.. (e forse quel commentatore di eiri che ci ha fatto i complimenti).

  9. maria

    il sonetto parla di occhi e cuore
    vale a dire
    di ragione e sentimento
    di cervello e cuore
    di intelletto e sensi
    di ragione e istinto
    di mente e passione
    mi sa che devo ammaestrarti come fa la volpe con il piccolo principe
    maria

    • bortocal

      allora devo avere sbagliato a tradurlo… :(

      (sono difficilmente ammaestrabile…. :) )

      ho riletto il sonetto: è molto più sottile di te e di me, probabilmente abbiamo torto tutti e due…

  10. maria

    caro mauro
    approfitto degli ultimi giorni di vacanza e domani dico la mia sull’importanza delle cicatrici
    piccolo anticipo
    l’importanza del passato per vivere un futuro di festa
    le tre frasi di ieri c’entrano tutte
    che coincidenza drttr gntl
    maria

  11. maria

    mauro, buongiono
    il sonetto è molto più sottile di te e meno sottile di me
    fidati
    farsi ammaestrare è cosa buona
    se puoi rivedi la favoletta del principe e la volpe
    facciamo che la incollo io in due parti a seguire
    In quel momento apparve la volpe.
    “Buon giorno”, disse la volpe.
    “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo… ”
    “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino… ”
    “Sono una volpe”, disse la volpe.
    “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste… ”
    “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
    “Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
    “Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
    “Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
    “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
    “Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
    “No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare?”
    “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…
    “Creare dei legami?”
    “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a .

    • bortocal

      sttlssm maria,

      per te ammaestrare è come addomesticare?

      per me no.

      il primo insegnamento che un vero maestro dà è quello di rifiutare i legami….

      (almeno se il baba si chiama bortocal :) )

      sono appena svegliato, sto stiracchiando le mie membra, stropicciando gli occhi, filtra davanti a me un pezzo di cielo coperto, ma incredibilmente roseo.

      sarebbe l’alba, se sapessimo ancora darle un nome, se fossimo abituati a vederla.

      nel cestone dei blog non ancora scritti che sta attaccato alla bacheca ho i materiali per qualche nuova riflessione.

      ma non ho nessuna voglia di scrivere un post stamattina, anzi, forse è proprio questo il post che sto scrivendo.

      nella vita ho fatto un passo avanti, e sono diventato un blogger qualche anno fa.

      tra poco ne farò ancora un altro, sempre in avanti e smetterò di esserlo.

      l’importante è andare sempre avanti, no?

      anche se a un osservatore esterno potrebbe sembrare un vagare senza meta, chi lo dice che gli osservatori esterni sanno qualcosa?

      buona giornata lettori, godetevi l’alba, mica il blog.

      (lo sapevo che l’Italia mi avrebbe fatto un cattivo effetto, devo tornare al più presto in Germania, sob).

  12. maria

    scusami ma sone tre le parti

    …centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
    “Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato… ”
    “È possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra… ”
    “Oh! non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.
    La volpe sembrò perplessa:
    “Su un altro pianeta?” “Si”.
    “Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?” “No”.
    “Questo mi interessa. E delle galline?”
    “No”.
    “Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
    “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non … [segue »]

  13. maria

    sono più di tre

    mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… ”
    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
    “Per favore… addomesticami”, disse.
    “Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
    “Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
    “Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
    “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino… ”
    Il piccolo principe ritornò l’indomani.
    “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
    “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro

  14. maria

    dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
    “Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
    “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
    Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
    E quando l’ora della partenza fu vicina:
    “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
    “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi… ”
    “È vero”, disse la volpe.
    “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
    “È certo”, disse la volpe.
    “Ma allora che ci guadagni?”
    “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore … [segue »]

  15. maria

    …del grano”.
    Poi soggiunse: “Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
    E le rose erano a disagio.
    “Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perchè è lei che ho riparata col paravento. Perchè su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa”.
    E ritornò dalla volpe.
    “Addio”, disse.
    “Addio”,… [segue »]

  16. maria

    …disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
    “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
    “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
    “È il tempo che ho perduto per la mia rosa… ” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa… ”
    “Io sono responsabile della mia rosa… ” ripetè il piccolo principe per ricordarselo

  17. maria

    forse aiuta un altro sonetto

    …disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
    “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
    “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
    “È il tempo che ho perduto per la mia rosa… ” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa… ”
    “Io sono responsabile della mia rosa… ” ripetè il piccolo principe per ricordarselo

  18. maria

    errore di incollaggio
    riprovo

    Sonetto 43
    Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,
    perchè per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
    ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,
    e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro.

    Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,
    quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra
    al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,
    quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!

    Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,
    guardando a te nel giorno vivente,
    quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,
    attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!

    Tutti i giorni sono notti a vedersi, finchè non vedo te,
    e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.

    • bortocal

      Shakespeare è sempre stupendo, ma questo sonetto è troppo superiore alle mia capacità di “traduzione”; è molto più potente dell’altro.

      torna il tema degli occhi, qui…

  19. maria

    disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

    • bortocal

      ecco un dialogo che si ferma momentaneamente a due domande senza risposta:

      quella che io ho post a te sull’arte di ammaestrare

      e quella (oppure quelle, perché mi pare una costellazione di domande), che hai posto tu a me, che però direi riassunta da quest’ultima.

      l’argomento della discussione serale potrebbe essere proprio questo, e intanto te lo propongo anche sul blog.

  20. maria

    (lo sapevo che l’Italia mi avrebbe fatto un cattivo effetto, devo tornare al più presto in Germania, sob).
    sono le tue parole
    lascia stare gli osservatori esterni
    perché? perché? perché questo effetto cattivo?
    è la germania un luogo dell’anima?
    ovunque vai ti porti appresso
    e scusami e di nuovo scusami
    sei stato tu a lanciare un sos
    io ho salvato (questo è tuo)
    mi ricordi un pochino il commento mio sulla fame di pasolini
    e scusami e scusami
    mi dirai dell’effetto italiano
    almeno salvami dall’effetto
    io ti dirò la mia sull’ammaestrare che è diversa dalla tua
    i legami non sono quelli che cigolano di catene
    è il bisogno dell’altro
    è il bisogno di essere unici e amati come tali
    solo la mamma di pasolini lo sa fare
    allora cerchiamo il nostro opposto di genere che sappia amare noi come la mamma di pasolini amò il figlio
    tutto è possibile
    ed è possibile senza edipo non edipo e senza giocasta di scorta
    spero di averti fatto un buon effetto
    maria

    • bortocal

      di nuovo un grande commento, e mi sentirò arido nelle mie modalità di risposta.

      risulteranno crude, credo e temo, anche se non ve ne è l’intenzione.

      il cattivo effetto dell’Italia è la dispersione, il coinvolgimento in tante piccole cose futili, la vita in un piccolo pastoso villaggio che è la mia strada, vista e sentita nel suo brulicare di tante vite esotiche dal quinto piano e non dall’undicesimo della mia casa tedesca che si affaccia su un vialone quasi sempre vuoto.

      non sto lanciando sos: ho già costruito la mia alternativa, un luogo dove mi ritrovo bene, forse perché si respira un invisibile senso del dovere che a me serve e che qui mi manca: tornare, il 10 agosto è stato doloroso, una lacerazione.

      occorre prendere atto.

      qui affondo forse una lama, ma spero il taglio sia solo dentro me stesso, come fosse una autopsia:

      non provo affatto il bisogno di essere unico e amato come tale, o meglio, credo sì di essere unico, ma unico come chiunque altro; non desidero un amore che sia rafforzamento del sé, credo di non averne bisogno, talmente ipertrofico è già il mio io.

      il mio modo di amare è piuttosto dedizione, nel tipo di dialettica che hai descritto tu, io mi sono sempre profondamente dedicato alle donne che ho amato, sono stato educato dalla mia Giocasta ad amare così, mi domando se possa essere un modo di amare quasi femminile, a questo punto.

      però freddamente dico che neppure le persone che amo sono uniche: uniche sono le intersezioni e gli incontri, questo sì.

      ma se io fossi amato da chi mi considera unico e avessi bisogno di un amore di questo tipo, sarebbe autoillusione e fede religiosa, non vorrei rendere nessuno succube di catene mentali nei miei riguardi: la mia idiosincrasia per le catene non è a senso unico; mi ripugna altrettanto poter essere il carcerierei che il carcerato.

      e poi, perché necessariamente un opposto di genere? chi ci ha messo entro questi binari?

      sì, credo che l’effetto sia buono, anche se è difficile parlare di sé davanti ad una sconosciuta, e poi di colpo succede che mi rendo che questa risposta è pubblica, e forse non sta bene… :)

  21. maria

    scusami
    non sono d’accordo ma fa niente
    tutti siamo unici
    e l’unicità è umanità e amore per se stessi e per il prossimo
    scusami di nuovo
    maria

    • bortocal

      ti scusi e non capisco perché :(

      perché dici che non sei d’accordo?

      anche tu scrivi “tutti siamo unici”.

      certo che lo siamo, sappiamo di esserlo, ma se siamo tutti unici siamo tutti uguali, e dunque unici solo soggettivamente.

      ma se l’unicità è umanità e amore per se stessi e per il prossimo, allora non saremmo unici, considerando quanti neppure sono sfiorati da questi sentimenti.

      ti prego, però, non scusarti, maria.

  22. maria

    ho involontariamente toccato corde personali
    l’ho capito dalla tua risposta e mi sono dispiaciuta
    di questo mi sono scusata
    maria

    • bortocal

      se hai toccato corde personali, e dato l’argomento era inevitabile, come anche io sto toccando tue corde sconosciute per me, direi che, se ho risposto e per quel che ho risposto non c’era problema, altrimenti mi sarebbe bastato dire. scusami, preferisco non parlarne,

  23. redpoz

    mah, in realtà anche l’odio spesso è cieco…. non a caso, quando si odia si odia indiscriminatamente e senza ragione…
    diceva Trotkji (ma dovrei ricontrollare le parole esatte): [nelle contese di ordine storico] “l’odio è un sentimento degradante. non solo degrada, ma quel che è peggio, acceca”

    • bortocal

      hai ragione red (bentornato fra noi…), l’odio è spesso cieco nell’origine e nelle manifestazioni.

      ma io guardavo all’efficacia: temo che sia una constatazione universale che l’odio prevale nel mondo,

      il che significa che o è più diffuso dell’amore o è più efficace, oppure a essere ancora più ottimisti, entrambe le cose…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. Tonino Guerra

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