è proprio in corrispondenza di questo video, appena dopo l’inizio, che il calesse su cui viaggiavano Annie e Christine si è rovesciato in un passaggio difficile, come ho raccontato qui: 114. sembrava amore ed era un calesse – my Myanmar 15.
ma non se ne vede quasi traccia, anche se ho approfittato di un’altra ripresa per provare a rendere l’idea, aiutandomi anche con una musica birmana un po’ speciale: solo ad un tratto appaiono un paio di foto col ginocchio lacerato del cavallo, che sanguina, e verso la fine si vede Christine che procede a piedi, per non aggravare, nonostante le insistenze del cocchiere, le condizioni dell’animale dolorante.
d’altra parte quando lei ed Annie sono apparse appiedate e davanti il cavallo zoppicante, con una zampa insanguinata, ci sarebbe voluta una prontezza di spirito da reporter per pensare , per prima cosa, a riprenderle; piuttosto hanno vinto la sorpresa e l’emozione, per non dire la preoccupazione.
per il resto, la batteria oramai esaurita, ha ridotto a una sola le foto del rientro.
° ° °
insomma, difficilmente una macchina fotografica riesce a documentare i fatti veramente eclatanti di un viaggio; questa specie di ipertrofica memoria digitale esterna costruisce in realtà una specie di memoria parallela, che quasi interferisce e si sovrappone all’altra – problema su cui meditare.
ma, per non farla troppo lunga, qui si documenta soprattutto la visita alla nostra ultima grande pagoda di Bagan e il bucolico ambiente circostante – dovrebbe essere quella chiamata Htilominio, che è notevole soprattutto per i numerosi affreschi, come si vede anche qui, in particolare dedicati ai mostri che vengono dipinti a fianco delle aperture di ingresso.
ma non per intimorire i fedeli, come in un santuario che ho visto in Sri Lanka, che descriveva le pene che attendono dopo la morte chi viola i precetti buddisti, bensì per proteggerli.
quei mostri tengono lontano dal tempio i demoni, i nat, che secondo il pensiero birmano infestano il mondo esterno.
non ho avuto questa sensazione, pur se la natura birmana non mi è parsa molto accogliente, ma più che altro per la distruzione apportata dagli uomini, che sono gli unici veri demoni che infestano il pianeta.
buona visione.
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ah, il bellissimo enorme pesce rosso di bambù che si vede al minuto 5 in mano al suo venditore, che è anche l’artista che l’ha realizzato, è ora a casa mia, e nuota tutto il giorno, felice di essere appeso con un filo nell’aria, esattamente sopra la scala di accesso alla mia soffitta open space…









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