39-cp. Michel Agnolo Florio, Shakespeare, il siciliano.

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Chi è Shakespeare? (…)

Quando nell’Ottocento fu esposto il suo ritratto più attendibile, il rifiuto fu unanime: aveva le labbra troppo “lubriche”, la faccia troppo “licenziosa”, la carnagione troppo scura, i tratti somatici troppo da “italiano” o da “ebreo” (…)

E l’orecchino? In quel ritratto Shakespeare porta un orecchino d’oro che gli dà un’aria davvero troppo da avventuriero.

Giuseppe Montesano, Repubblica, 8 settembre 2010

* * *

Michel Agnolo Florio nacque a Messina nel 1564.

anche William Shakespeare nacque nel 1564, a Stratford-upon-Avon: non sappiamo il giorno esatto, ma venne battezzato il 26 aprile: suo padre, John, era un fabbricante di guanti, e sua madre, Mary Arden, una piccola nobile di provincia: il nonno di William, Richard, era stato mezzadro nelle terre della sua famiglia; John, amministratore di quello stesso feudo, fino a che nel 1568 “fu sottoposto ad indagine per aver partecipato al mercato nero della lana e perse la sua posizione”.

Michel Agnolo invece era figlio di Giovanni Florio, un medico, e di Guglielma Crollalanza, di famiglia nobile: e qui vi è una prima coincidenza che ha dell’incredibile, perché Crollalanza tradotto in inglese diventa Shakespeare: quanto al rapporto fra Guglielma, il nome di sua madre, e William, va da sè.

il 1564 fu anche l’anno in cui morì Calvino.

* * *

Michel Agnolo Florio, bambino prodigio, dotato di grande genialità e appassionato della lettura, a 16 anni, nel 1580, consegue il diploma del ginnasio in latino, greco e storia; aveva intanto scritto, ancora adolescente, una commedia in dialetto messinese dal titolo “Tantu trafficu ppi nenti”.

che sembra la fonte della commedia shakespeariana “Tanto rumore per nulla”.

e qui la cosa si fa davvero misteriosa perché qualcuno dovrebbe pur riuscire a spiegare come un drammaturgo inglese trent’anni dopo possa avere conosciuto un testo scritto nel dialetto di Messina.

il padre di Michele, Giovanni Florio, dovette però fuggire da Messina, essendo di idee calviniste e ricercato dall’Inquisizione.

Michel Agnolo venne prima mandato in Valtellina e poi a Milano, Padova, Verona, Faenza e Venezia.

ebbe anche il tempo di tornare a Messina ma per poco.

nel 1585, a 21 anni, Michel Agnolo Florio inizia a viaggiare fuori d’Italia: prima ad Atene, dove fu insegnante, poi in Danimarca, Austria, Francia e Spagna.

torna in Italia, precisamente a Treviso; lì la famiglia aveva acquistato una casa, casa Otello, dal nome del proprietario che anni prima aveva ucciso la moglie per gelosia.

Michel Agnolo Florio frequenta Venezia, dove conosce e diventa amico di Giordano Bruno, poi a Milano s’innamora di una giovane nobile, Giulietta, che però venne rapita dal governatore spagnolo.

Giulietta si suicida e il governatore, convinto anticalvinista, accusa del sequestro il giovane Florio (o Crollalanza, se preferite il cognome della madre); anche il padre viene ucciso per le stesse ragioni.

e fu allora che Michel Agnolo fuggì in Inghilterra, per mettersi in salvo trasferendosi a Londra.

era il 1588 e aveva 24 anni.

– ma tutto questo – un mio riassunto di alcune ricerche di fanatici studiosi siciliani – temo sia solo uno scatenato romanzo:

e poi, un momento, questo Michel Agnolo Florio non è certo il Michelangelo Florio che fugge in Valtellina, ce ne è un altro: sentite.

* * *

Michelangelo (non Michel Agnolo) Florio appartiene alla generazione precedente o forse addirittura a due generazioni prima: parla di sè in una Apologia che scrisse nel 1557, due anni dopo il suo arrivo a Soglio, in Valtellina, come pastore.

toscano, di famiglia ebraica, convertita, era diventato francescano, col nome di frate Paolo Antonio.

a partire dal 1541 aveva cominciato ad aderire alle idee della riforma e a parlarne nelle sue prediche; per questo era stato arrestato nel 1548 e, dopo 27 mesi in una prigione romana, condannato a morte.

riuscì a evitare l’esecuzione solo grazie alla fuga.

«Il 6 maggio 1550, all’alba fuggii da Roma e mi recai, dopo aver deposto il saio francescano, a Napoli.
Pie persone cristiane mi fornirono del necessario».

di lì passò da una città all’altra finché giunse a Lione, quindi a Parigi e infine a Londra, dove si era costituita una vera e propria comunità italiana di rifugiati per le persecuzioni religiose che la Chiesa conduceva in Italia.

a Londra insegnava l’italiano (forse addirittura alla regina Elisabetta), scrisse due brevi trattati di regole grammaticali dell’italiano.

ebbe anche una relazione con una donna e potè salvarsi da un processo solo col matrimonio; da questa relazione nacque Giovanni Florio.

– ma, un momento: Giovanni Florio, nato a Londra e sposatosi in Sicilia, fu  forse il padre di Michel Agnolo Florio?

e Michel Agnolo Florio aveva assunto forse il nome del nonno Michelangelo, esule a Londra, per poi tornare a Londra, esule come il nonno e per gli stessi motivi, cioè per sfuggire alla persecuzione religiosa?

sembra di no, sembra soltanto un occasionale caso di omonimia…

* * *

la permanenza a Londra di Michelangelo Florio (sto parlando ancora del frate calvinista, non dell’autore teatrale di due generazioni dopo) fu turbolenta, per le sue polemiche contro i suoi stessi compagni di fede.

quando un colpo di stato portò al tentativo di restaurazione cattolica in Inghilterra della regina Maria la Sanguinaria nel 1554, lui dovette fuggire, come tanti altri esuli italiani, e si recò in Valtellina a fare il pastore.

non riuscì più a rientrare in Inghilterra, come voleva, ma fece studiare il figlio Giovanni a Tübingen, e poi Giovanni riuscì a tornare a vivere a Londra.

attaccabrighe com’era, Michelangelo trascorse i suoi ultimi anni in furibonde dispute teologiche in Valtellina, dove morì verso il 1570.

sei anni dopo che erano nati William Shakespeare e Michel Agnolo Florio.

insomma vi sono dei Florio in Inghilterra che si chiamano come i Florio siciliani, condividono con loro convinzioni, persecuzioni e fughe, e perfino talvolta il nome (ci sono due Giovanni Florio, uno figlio di Michelangelo, uno padre di Michel Agnolo), ma non sono identici fra loro…

* * *

allora, due generazioni dopo il primo Florio inglese, cioè Michelangelo, c’era dunque un altro Florio a Londra, al tempo di Michel Agnolo Florio e di William Shakespeare, ed era quasi un loro coetaneo: era Giovanni.

Giovanni Florio nacque a Londra nel 1553 e vi morì nel 1625, 9 anni dopo Shakespeare, che morì a Stratford-upon-Avon, dove era nato, nel 1516, a 52 anni.

Giovanni Florio, umanista inglese di padre italiano (abbiamo visto che il padre era appunto Michelangelo), fu autore, fra l’altro, di un dizionario inglese-italiano.

fu certamente conosciuto da Shakespeare, che dimostra chiaramente, nelle sue opere, di avere letto le sue raccolte di dialoghi First Fruits (1578) e Second Fruits (1591).

li cita infatti nell’Amleto.

* * *

Michelangelo Florio, “fiorentino”, come si definisce, francescano poi calvinista, esule a Londra e poi in Valtellina.

suo figlio Giovanni Florio, che nasce a Londra, studia a Tubinga e poi ritorna a Londra, dove scrive un dizionario inglese-italiano.

Michel Agnolo Florio, messinese, coetaneo esatto di Shakespeare, che fugge a Londra a 24 anni.

qualcuno vorrebbe che quest’ultimo fosse Shakespeare stesso, che ne sarebbe stata soltanto la falsa identità, ricalcata sul cognome e sul nome della madre tradotti in inglese, per sfuggire all’Inquisizione…

in Inghilterra avrebbe ritrovato un cugino, un altro Crollalanza già naturalizzato inglese (Shakespeare), che lo avrebbe accolto nella sua casa e gli avrebbe fatto assumere l’identità del terzo figlio, William, morto prematuramente.

ma prescindiamo per un momento da questa ipotesi…

* * *

William Shakespeare a 18 anni sposa Anne Hathaway, il 27 novembre 1582, nel suo paese natale.

considerando che la figlia viene battezzata il 26 maggio dell’anno seguente, sei mesi dopo, evidentemente la sposa era già incinta prima delle nozze.

due anni dopo, il 2 febbraio 1585, vennero battezzati due gemelli: un maschio, Hamnet (che morì a undici anni), e una femmina, Judith.

la figlia di Judith e del vinaio Thomas Quinley, Elisabeth, sarà l’ultima discendente della famiglia.

dal 1585 al 1592 non si sa più nulla di William Shakespeare.

nel 1592 si comincia a parlare dello straordinario successo teatrale a Londra di William Shakespeare, un uomo dallo spiccato accento straniero e dal viso mediterraneo…

ma come poteva essere William, nato in Inghilterra?

William, che avrebbe abbandonato moglie e figli, di 10 e 7 anni, per recarsi nella capitale a fare l’attore…

William, che non avrebbe lasciato Londra né interrotto l’attività teatrale neppure  per la morte di uno di loro nel 1596…

era forse Michel Agnolo Florio, arrivato in Inghilterra giusto quattro anni prima, nel 1588?

* * *

a Londra William Shakespeare frequenta un club, ma non è nell’elenco dei soci.

nell’elenco dei soci troviamo invece Michel Agnolo Florio.

basterebbe pensare che i due si siano conosciuti lì.

però dopo che William Shakespeare muore, non si sa più nulla neppure di Michel Agnolo Florio.

rimane certo che Shakespeare è andato a morire nella casa di Stratford-upon-Avon, dove era nato William Shakespeare.

e che ha lasciato i suoi beni alla figlia di William Shakespeare.

se è stato uno scambio di identità, il gioco è stato giocato fino in fondo e con una specie di bizzarra coerenza.

la coerenza di chi, nato come Shakespeare, decide di morire come Falstaff, evidente ritratto di suo padre, vero o puramente putativo che fosse.

* * *

ma William Shakespeare che a 18 anni mette incinta la sua futura moglie e mette al mondo una figlia che sposerà un vinaio, può essere lo stesso William Shakespeare che scrive i suoi Sonetti d’amore ad un uomo, facendoli seguire da altri sonetti d’amore per una donna?

l’uomo che sa tutto dell’Italia e perfino di Messina, dove ambienta una commedia “Molto rumore per nulla” che ha la stessa trama di quella che Michel Agnolo Florio aveva scritto pochi anni prima “Tantu trafficu ppi nenti”, poteva essere nato a Stratford-upon-Avon, figlio di un “balivo” locale?

chi era stato il punto di collegamento con l’Italia?

beh, forse semplicemente i due si conoscevano?

forse erano in qualche modo parenti?

o forse fra loro vi era stata una storia che aveva messo in moto una fusione profonda di personalità?

forse uno dei due è colui al quale sono dedicati i sonetti da parte dell’altro?

ipotesi estrema: ma più probabile, a volere stare a questa storia, è che i due non si siano mai conosciuti, che William sia morto prima del 1588 e che il cugino esule ne abbia assunto subito dopo l’identità, per sfuggire alla Inquisizione che lo ricercava attivamente.

* * *

questo è un post sulla mutevolezza delle identità e sulla forza dell’amore che ci porta al di fuori di noi stessi e ci fa diventare altro da quello che siamo.

questo è un post sulla verità e sulla follia, dato che l’amore è la forma più caserecca di follia che ci è concessa.

questo è un post su come la follia distrugge la verità, ma a volte sa ritrovarla.

a metà strada fra storia e romanzo, nel pieno di vicende più shakesperiane delle tragedie di Shakespeare.

dove la verità che emerge è quella di un avventuroso mondo, a me tanto fratello, di esuli, di attaccabrighe, di uomini che non mollano le loro idee, di uomini che viaggiano, trasversali alle culture, imprendibili alle persecuzioni, di uomini inquieti, trasgressivi, non definiti, altro che nella forza rocciosa di idee ostinate.

di uomini liberi.

* * *

italiano o no, Shakespeare è il figlio di questo mondo: non c’è bisogno di pensare a scambi di persona per capire che la sua vita sta in questo intreccio multiculturale di quattro secoli fa e ha le sue radici nella lotta contro il potere clericale che già allora ammorbava l’Europa, ed oggi limita i suoi danni al suo ultimo ridotto, l’Italia.

* * *

ps. questo articolo,  Shakespeare siciliano , è stato scritto tre anni dopo il mio: se non ne sono io stesso la fonte (e direi di no, perché contiene molte notizie in più di quelle che avevo trovato io) dov’è la fonte comune?)

21 risposte a “39-cp. Michel Agnolo Florio, Shakespeare, il siciliano.

  1. Pingback: chi e` sepolto nella tomba di #Shakespeare? – 556 – cor-pus 15·

      • Se fosse una canzone. potresti farne una “cover” , una riedizione. E’ passato talmente tanto tempo che sei, suppongo, una persona molto diversa.
        Comunque secondo me è venuto bene perché è pervaso da suspense, colpi di scena. Sono io che non mi sbroglio in mezzo a tutti quei nomi.🙂

        • piu` che una riedizione di questo, che non credo possa essere rimesso in sesto piu` di tanto (anche se ha avuto un relativo successo e, a suo tempo, risultava uno dei miei post piu` letti) potrei tornare sul luogo del delitto.

          sulla scorta di tre ritratti, questa volta (e ne sai gia` qualcosa… :): guarda caso, tre sono le identita` che ruotano attorno a William Shakespeare autore: William Shakespeare appunto, Michel Agnolo Florio e Giovanni Florio.

          e sotto il nome di Shakespeare ci arrivano tre ritratti fatti mentre era in vita, e sembrano di tre persone diverse…

          una nuova scrittura di tono sempre semi-giallistico, potrebbe partire da qui.

          ma non ce la faccio a scriverla, esigerebbe studi troppo concentrati e la concentrazione in questo momento mi e` difficile, dato che sono concentrato su altri problemi…

          grazie dell’incoraggiamento, comunque🙂

  2. Se, come dici, Michelangelo Florio era di famiglia ebraica, e se era antenato di William Shakespeare, beh… mi fa pensare a Shylock, che in fin dei conti non è descritto con l’antisemitismo che ci si potrebbe aspettare dall’epoca e dal contesto…

    “I am a Iewe: Hath not a Iew eyes? hath not a
    Iew hands, organs, dementions, sences, affections, passions,
    fed with the same foode, hurt with the same weapons,
    subiect to the same diseases, healed by the same
    meanes, warmed and cooled by the same Winter and
    Sommer as a Christian is: if you pricke vs doe we not
    bleede? if you tickle vs, doe we not laugh? if you poison
    vs doe we not die? and if you wrong vs shall we not reuenge?
    if we are like you in the rest, we will resemble you
    in that.”

    • veramente io non ho proprio mai scritto che Shakespeare fosse di famiglia ebraica: ecco un bell’esempio, il tuo, di volo pindarico…🙂.

      all’inizio trovi solo la citazione da un articolo di Repubblica che afferma che nell’Ottocento la scoperta del suo ritratto più attendibile creò sconcerto per il suo aspetto da”italiano o da ebreo”: la responsabilità dell’allusione è quindi solo di Repubblica.

      se Shakespeare è da identificare con Michel Agnolo Florio (e ancora non ne sono sicuro, temo che in rete circolino delle scatenate fantasie), certamente l’ipotesi ebraica è priva di fondamento, dati i rapporti della sua famiglia col calvinismo.

      il brano che citi dal Mercante di Venezia è molto suggestivo, ma non credo che possa essere considerato un indizio dell’origine ebraica del suo autore, ma soltanto della sua sensibilità e intelligenza, in una parola della sua genialità.

      • “Se, come dici, Michelangelo Florio era di famiglia ebraica, e se era antenato di William Shakespeare”

        Mi riferisco a queste tue frasi:

        “Michelangelo (non Michel Agnolo) Florio appartiene alla generazione precedente o forse addirittura a due generazioni prima: parla di sè in una Apologia che scrisse nel 1557, due anni dopo il suo arrivo a Soglio, in Valtellina, come pastore.

        toscano, di famiglia ebraica, convertita, era diventato francescano, col nome di frate Paolo Antonio.”

            • 😉 bella battuta.

              aggiungo che sono così poco anti-semita, pur essendo fermamente anti-sionista, che non ho proprio dato peso alla notizia, che pure avevo dato e che si intreccia con le osservazioni riferite sul ritratto, che mi rendo conto di avere proprio trascurato questo aspetto anche nel post.

              dove, parlando del melting pot religioso del Cinquecento ho finito col trascurare la componente ebraica, che pure attraversa e illumina ancora di più tutta la storia anche di Shakespeare.

              grazie di avere richiamato la mia attenzione su questo aspetto.

              Il mercante di Venezia mi aveva sempre colpito negativamente per quello che mi appariva il suo anti-semitismo e l’ho sempre considerata come un passo falso e uno scivolone di Shakespeare verso lo spirito del tempo; anche qui mi hai offerto una chiave di lettura diversa e interessante, di un autore che assume il razzismo dei contemporanei per provare a rovesciarlo; credo che dovrò riguardarmi l’opera per verificare questo nuovo punto di vista.

              • Questa chiave di lettura che troppo benevolmente dici io ti abbia offerto ovviamente non è mia; tra gli altri, si trova ad esempio nei lavori di Michael Best (http://web.uvic.ca/~mbest1/) che si focalizza anche sulla crudeltà di Antonio.

                Quando si viene a parlare di antisionismo si entra in un terreno minato da cui preferisco tenermi lontano.

                • non dico che a chiave di lettura sia tua, dico soltanto che me l’hai presentata tu e che prima non la conoscevo.

                  ho scorso velocemente l’opera (apprezzandone la potenza): direi che è più che altro un’opera sulla crudeltà dei rapporti umani e che l’anti-semitismo vi appare come un dato di fatto neutro, di cui prendere atto.

                  però certamente Shylock finisce con diventare una rappresentazione tipica dell’ebreo in quanto tale: certamente non positiva e destinata, proprio per la potenza della raffigurazione artistica a rafforzare dei pregiudizi antisemiti piuttosto che a metterli in dubbio, pare a me.

                  mi pare difficile ricavare da quest’opera qualche indizio sul fatto che uno dei nonni di Shakespeare potesse in realtà essere l’ebreo convertito di cui stiamo parlando; è vero che non è nemmeno da escludere che Shakespeare stesso, anche se le cose fossero state così, lo ignorasse semplicemente perché la cosa gli venne tenuta nascosta in famiglia.

                  io stesso non riesco a sapere se il mio bisnonno paterno (che teneva un banco dei pegni, a quel che so) fosse un ebreo convertito, come dubito, dato che ho letto anche che il mio cognome originario (che non è bortocal) sarebbe un tipico cognome ebraico, in quanto deformazione del nome Bartolomeo, usato in quel gruppo… (Bar Thalmai, cioè, leggo, figlio del contadino, o figlio del solco, o figlio del valoroso).

                  ma probabilmente soltanto il nome in quanto tale è di origine ebraica, ma non è di per se stesso un nome ebraico; per cui l’unico vero indizio personale è questo vago banco dei pegni…

                  in ogni caso racconto questo soltanto per dire che questa cosa, di cui ho cominciato a dubitare abbastanza tardi, non ha condizionato in alcun modo il mio modo di pensare sulla questione ebraica; e naturalmente si potrebbe fare un esempio illustre sul tema: Karl Marx.

  3. be’, che strana coincidenza: ho giusto archiviato da poco la notizia su Shakespeare a cui avete dedicato il vostro ultimo post, ripromettendomi di tornare sull’argomento in un modo un poco più rigoroso di quanto fatto in quest’ultimo post, che mantiene volutamente un carattere seminarrativo.

    quindi il link che mi avete mandato mi sarà utilissimo.

    vorrei però precisare che, a quanto ho visto finora e se non mi è sfuggito qualcosa, voi parlate di John, Giovanni, Florio, mentre io qui parlo di un altro personaggio come possibile coautore (è una delle ipotesi del post), che è invece Michel Agnolo Florio, sul quale da voi non ho trovato nulla.

    sapete qualcosa di più di questo personaggio, invece? e quel che si legge in rete è fondato, oppure si tratta di bubbole?

    molto interessante e anche convincente l’idea che Shakespeare sia una specie di “marchio” condiviso da più persone; mi avete convinto meno con l’ipotesi che l’alter ego sia Giovanni, non perché non appaia particolarmente adatto per il suo straordinario spessore letterario, ma proprio per questo, invece.

    non riesco infatti ad immaginare come in una vita tanto densa potesse esserci anche spazio per la composizione delle opere di Shakespeare.

    però è indubbio, per qualche particolare che citate, che in qualche modo è stato anche lui della partita: la presenza di un secondo Florio, messinese, a lui parente, chiuderebbe perfettamente un cerchio che a questo punto avrebbe inscritto un rapporto fra tre persone che collaboravano e non solo due..

  4. Assieme ad un amico pittore, siciliano come me, Franco Condorelli, si era a Roma a Campo dei Fiori. Era l’estate del 1978. Avevo voluto rendere omaggio all'”Arrostito” Giordano Bruno, mio personalissimo Maestro. Poco prima si era a piazza Navona e, per recarci a campo dei Fiori, attraversammo una viuzza che collega le due piazze. Mi soffermai davanti a una vetrina di una famosa libreria: Shakespeare & Co. In vetrina era esposto un libro di cui non ricordo il titolo nè l’autore… ricordo soltanto di essere entrato giusto un paio di minuti, il tempo di prendere in mano il libro e leggere con mia enorme sorpresa circa la possibilità che Shakespeare fosse in verità un siciliano come me e Condorelli…

    dico questo perchè proprio Condorelli per circa due anni mi aveva invitato, a mio pensare di allora illegittimamente, ad allestire, in quanto io regista e teatrante, The Tempest. Per due anni mi ero ostinatamente rifiutato a sia pur minimamamente interessarmi all’opera, né tantomeno alla sua rilettura.

    L’attraversamento di quella viuzza, lo sguardo in vetrina, la lettura, sia pur fugace, di quel libro, accesero in me un fuoco.

    Rientrato nell’isola, rilessi l’opera, la studiai approfonditamente, colsi nessi mai visti prima. Soprattutto ricordo con chiarezza la questione del nome del personaggio che poi personalmente interpretai: Calibano, figlio del diavolo Sitibo e della strega Sicorace. Per mettere su quel nome, Calibano, intuii che Shakespeare, o presunto tale, doveva necessariamente conoscere l’opera di Montaigne Des Cannibales. Le assonanze tra Cannibal e Caliban erano a portata d’orecchi, nonché le caratteristiche stesse del personaggio.

    Tutta l’opera fu ridotta e tradotta in siciliano, fu più volte rappresentata, fino a vincere una rassegna regionale di teatro promossa dal comune di Vittoria, e allestita presso il suo teatro comunale.

    Da allora personali vicende mi hanno portato a non interessarmi più al problema, anche perché isolato e privato di notizie aggiornate. A causa, inoltre, di un ostinato rifiuto dell’informatica, solo oggi mi sono aperto a questo mondo, e solo oggi posso avere notizie così approfondite sulla questione, per cui ringrazio chi ha scritto e le sue ricerche.

    Un apporto pertinente questo mio? Non lo so…. tanto dovevo.

    Giovanni Anzalone.

  5. Nessuno ha pensato che i DUE GENI potessero essere stati gemelli separati alla nascita? Portando lo stesso nome, tradotto in lingue diverse, si sono incontrati per via di segnalazioni familiari.🙂

    • che Shakespeare fosse siciliano, più ci penso e più me ne convinco; ma che avesse addirittura un gemello?

      è una ipotesi affascinante, ma purtroppo destinata a rimanere tale, in mancanza anche di semplici indizi.

      perché separare i due gemelli? questo soprattutto mi sembra il dubbio al quale si dovrebbe poter provare a dare una risposta.

      e poi, come mai il gemello siciliano avrebbe prodotto una sola commedia a 16 anni (nello stesso stile del fratello, oltretutto), che il gemello naturalizzato inglese avrebbe poi tradotto trent’anni dopo almeno?

      e perché il primo gemello si sarebbe portato dietro in fuga dalla Sicilia proprio quel testo?

      no, credo che la tua ipotesi non farà strada.

      se poi pensi a quanto accuratamente la chiesa sia riuscita a nascondere il fratello gemello di Jeshu, Giuda il Gemello, del quale esistono prove certe, temo che il fratello gemello di Shakespeare resterà e sempre e soltanto nel mondo delle ipotesi.

      in ogni caso, una bella ipotesi, grazie…

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