136. Di Pietro, basta!

questo post non dice quello che sembra: pigliatevi del tempo per leggerlo fino in fondo…

* * *

„Presidente, non firmare, Presidente, per favore, non spalancare la porta allo scudo fiscale“.

ma lui ha firmato lo stesso.

e Di Pietro ha gridato che questo è un atto vile.

* * *

eh no, caro Di Pietro.

le decisioni del Presidente della Repubblica in un paese civile non si discutono.

alcuni di noi (anche io) ritenevano che la legge sullo scudo fiscale fosse una amnistia mascherata e quindi anticostituzionale, dato che la Costituzione per una amnistia chiede la maggioranza dei due terzi del Parlamento.

il presidente ha deciso di no, punto e basta.

non per motivi politici, ma strettamente tecnici.

non si deve neanche discuterne: del resto lui ha il suo staff di giuristi, teste ben più fine delle nostre, e siccome è lì per difendere la costituzione, se la legge viola la Costituzione, lui ha il dovere di non firmarla, se l’ha firmata dobbiamo pensare che sia convinto di no.

e la sua valutazione è legge, niente polemiche per favore.

a questo punto l’unica che potrà dare torto al Presidente è la Corte Costituzionale, che esaminerà la legge.

peccato che lo farà con tutta calma fra un paio d’anni, e intanto la legge sarà già stata applicata e avrà anche esaurito i suoi effetti, tanti o pochi (come credo) che siano.

e neppure la decisione della Corte Costituzionale si dovrà discutere: anzi, se sarà  di nuovo diversa dalle nostre personali opinioni, occorrerà dirci „che salami che siamo stati!“ e andare a leggerci la sentenza per imparare…

(ma certo, se poi la Corte dichiara incostituzionale una legge che il Presidente Napolitano ha firmato non è che il Presidente ci faccia una bella figura (ed è già successo al presidente Ciampi col primo Lodo analogo a quello Alfano, il Lodo Schifani).

perché è come dire che il Presidente della Repubblica è un poco asino: sta lì a difendere la Costituzione, ma non ne capisce.

–  in un paese perfetto, con un Presidente che fa il suo mestiere, la Corte Costituzionale dovrebbe essere disoccupata.

invece noi possiamo temere di non essere in buone mani, in un momento nel quale, del resto, la Costituzione ha molto bisogno di essere difesa.

quindi vergogna a Di Pietro che critica il Presidente della Repubblica.

come dice tutta la stampa conformista, senza accorgersi che il torto non è tutto da una parte, però.

* * *

ma, se le decisioni del Presidente della Repubblica non si discutono, le sue dichiarazioni invece – anche se vanno trattate con grande rispetto – sono oggetto di valutazione come ogni altro pensiero espresso da un cittadino.

e qui il signor Napolitano, che sta facendo il nostro Presidente della Repubblica, l’ha fatta, a mio modesto parere davvero grossa.

a Rionero un cittadino gli chiede:

„Presidente, non firmare, Presidente, per favore, non spalancare la porta allo scudo fiscale“.

e il Presidente, che con grande cortesia si è fermato e ha voluto rispondergli, che cosa gli ha detto?

„Chiedermi di non firmare non significa proprio nulla.

Perché poi dopo qualche giorno il parlamento approva un’altra volta la legge e a quel punto io sono costretto a promulgare.

Me lo impone la Costituzione.

Non lo sapete che questi sono i miei doveri istituzionali?“

ahinoi il presidente non ha risposto: HO FIRMATO PERCHÉ LA LEGGE É COSTITUZIONALE, secondo me e secondo il mio ufficio studi.

ha risposto: ho firmato perché se no quelli dopo la votano di nuovo.

ha detto anche che la votano „dopo qualche giorno“, e questa è un bugia, perché passerebbero diverse settimane.

ma comunque il problema non è questo, perché, a ragionare in questo modo distorto, allora Napolitano le leggi dovrebbe firmarle tutte senza fiatare (come in effetti fa quasi sempre).

e invece no: deve firmarle solo quando è convinto che sono in linea con la Costituzione.

le voteranno di nuovo, anche dopo che il Presidente le ha dichiarate incostituzionali?

una procedura davvero strana, in un paese civile, e in ogni caso responsabilità loro; e subito dopo un simile affronto dovrebbe essere il presidente stesso a rivolgersi alla Corte Costituzionale perché cassi le leggi incostituzionali con procedura d’urgenza.

macchè, Napolitano è una testa fina anche lui, ed è più furbo di tutti noi messi assieme, e anche di Berlusconi.

e può darsi che il Presidente abbia giá ben chiare due cose, che ho ben chiare anche io:

1)      che questa legge è una mossa disperata per salvare a dicembre il bilancio dello stato – come del resto ha dichiarato anche Belka, responsabile del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, parlando „a titolo personale“;

2)      questa mossa probabilmente fallirà e a dicembre saranno cazzi amari per tutti.

se il Presidente non avesse firmato, la riapprovazione della legge sarebbe slittata appunto verso dicembre.

e a quel punto la crisi finanziaria finale del regime berlusconiano sarebbe stata addebitata a lui.

sia questo oppure no il machiavellico ragionamento di Napolitano (che ovviamente non potrebbe mai dirlo in pubblico) noi accettiamo la sua scelta, sia chiaro, accettiamo la volontà di Napolitano anche se fa il presidente politicante.

ma per il resto sia chiaro fino in  fondo e ci dica: „Ho le mie ragioni per riternere la legge costituzionale“, magari con una strizzatina d’occhio, così capiamo tutti benissimo a che cosa si riferisce.

ma non accettiamo le sue dichiarazioni, ci deprimono.

Napolitano, per favore, non ci dica di essere Hindenburg e che firma solo perché lo costringono: abbiamo già avuto un re, Vittorio Emanuele III, che ragionava allo stesso modo quando firmava i decreti di Mussolini, e se il presidente della repubblica si comporta come il re, non ci restano molte altre alternative politiche dopo la monarchia e la repubblica, forse solo una resa senza condizioni al Papato.

con tutto il rispetto, presidente, non accetto la sua dichiaraziione.

il suo comportamento che lei stesso lì descrive non è quello che mi aspetto da un presidente della Repubblica e da un uomo onesto, che non deve guardare in faccia nessuno e dirci semplicemente non se quella legge Berlusconi la farà votare di nuovo, perché questo lo sappiamo già da soli, ma che cosa ne pensa lui rispetto alla nostra Costituzione, che ha giurato di difendere.

siccome un presidente di 83 anni non credo si aspetti di essere eletto di nuovo fra 4 anni, mi aspetto che guardi soltanto alla sua coscienza: sarebbe per tutti l’esempio che ci aspettiamo da chi ricopre un posto come il suo.

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9 risposte a “136. Di Pietro, basta!

  1. sì, sarebbe interessante leggere un approfondimento: ci sono delle buone premesse.

    proprio stamattina salendo al lavoro riflettevo – indovina perché – al dittatore di 1984 e alla moltitudine dei suoi scherani che erano impiegati a riscrivere quotidianmente la storia.

    e mi accorgevo che la profezia era sbagliata: dato che oggi non occorre riscrivere la storia, ma basta semplicemente distruggere la memoria.

    la televisione è lo strumento principale di questa distruzione, così ampiamente diffusa da risultare impressionante: qui pare che meppure i giornali che ne parlano, ad esempio, siano in gradi di ricordare la sentenza sulla legge Schifani, che anticipò il lodo Alfano e fu egualmente cassata.

    così chissà quanti potranno RICORDARE quel che dimostra oggi La Stampa, e cioè che in NESSUNA democrazia occidentale il capo del governo è protetto da indagini della magistratura, sal vo che in Francia, ma semplicemente perchè è una repubblica parlamentare e quindi il capo dell’esecutivo è protetto in quanto presidente, non in quanto capo del governo.

    la seconda riflessione è il ruolo molto importante di coadiutore di questo rocesso di dememorizzazione degli esseri umani che ha svolto internet, che sta crenado anche in noi già adulti, la forma mentis che è inutile memorizzare qualcosa, dato che si può sempre ritrovarlo facilmente.

    in questo modo anche la memoria si esteriorizza in internet, come la capacità di calcolo nel piccolo calcolatore a celle solari.

    questa esteriorirzzazione di alcune facoltà mentali umane, al momento, però, le sta rendendo meno facilmente adoperabili.

    e pensa a che cosa potrebbe succedere ad una generazione abituata a memorizzare i propri ricordi in internet, se qualcuno fosse in grado di modificare internet, e con ciò anche i rcordi di unam persona, cioè la sua stessa individualità.

    • “e pensa a che cosa potrebbe succedere ad una generazione abituata a memorizzare i propri ricordi in internet, se qualcuno fosse in grado di modificare internet, e con ciò anche i rcordi di unam persona, cioè la sua stessa individualità.”

      molto, molto inquietante
      e molto probabile che prima o poi succederà proprio così
      sembra la bella trama di un bel thriller

      • beh, dovessi provare una sceneggiatura come suggerisci, giocherei molto sulla ambiguitá fra un possibile gioco del potere oppure un nornale Alzheimer…

        però mi piacerebbe almeno girare la scena d’inizio in cui lui vede una bella ragazza e consulta la scheda di memoria connessa al suo braccio per sapere chi è.

        ovviamente tutto questo avviene con dei flashback che ricostruiscono in una maniera più impressionante di qualunque flash back, con la precisione assoluta della realtà, anche la scopata che lui ci ha fatto qualche anno prima.

        ma il realismo della memoria sarebbe talmente potente da imoedire quasi del tutto una distinzione fra passato e presente, che potrebbe essere dedotta soltanto dai tratti fisici dei protagonisti.

        con un primo livello di dubbio, se sia un quarantenne che ricorda il suo incontro con una venticinquenne, oppure un venticinquenne che immagina di ritrovare da adulto la sua ragazza dell’ultima sera.

        solo più avanti il protagonista scoprirebbe che la ragazza è una hacker che si è innamorata di lui e che ha introdotto questi falsi ricordi ottenuti realizzando un “sostituisci” in un programma che registra i suoi personali ricordi.

        come vedi, eviterei accuiratamente ogni riferimento politico diretto al tema della manipolazione della memoria da parte dei potenti e mi limiterei al rapporto di potere fra l’informatica e l’uomo.

        naturalmente si potrebbe anche pensare a sessi capovolti, per rientrare in una relazione di potere più comune.

        oppure ad un più banale incontro fra due uomini, con tutta la scena che ho descrittto, solo che il protagonista in qiesto caso scoprirebbe con angoscia di avere fatto sesso con quello sconosciuto 15 anni prima, e questo lo costringerebbe a rivedere la propria identitá sessuale.

        eh, eh, questa ultima versione è veramente surreale.

  2. Concordo, ovviamente, con le tue considerazioni, tranne l’ultima. Di sicuro non potrà essere rieletto, ma non credo che a 84 la voce della coscienza sia più ascoltata – anzi!
    A presto,
    Paolo

    • caro paolo,

      sono ancora piuttosto lontano dagli 84 e le mie numerose magagne fisiche che in teoria dovrebbero avermi spedito già da un pezzo mi fanno pensare che non ci arrivero’ neppure mai (cosa che – ti dirò -mi sembra inequivocabilmente piu’ una fortuna che una disgrazia), ma il passare del tempo mi documenta oramai i suoi effetti sulla voce della coscienza, che ti descriverei sinteticamente così: che la voce con gli anni si affievolisce, come dici tu, essendo lei stessa una delle tante manifestazioni della nostra forza biologica.

      però in parallelo le si crea un tale silenzio attorno che finisce col giganteggiare ben piu’ di prima, essendo sempre piu’ chiaro che si ha sempre meno da perdere a seguirla.

      in questo senso replico, pur non avendo mai scritto che la voce della coscienza sia più forte, ma soltanto che sono più deboli gli ostacoli che tendono a farla tacere.

      ciao e grazie: e scusami se dagli internet cafe ho poso tempoper concedermi il favore di leggere i post e devo accontentarmi di scriverli, – qualche volta.

      • Non serve alcuna scusa. Ho riflettuto molto, in questi giorni, sul blog, e ho riflettuto con voce serena – evidentemente, un anno di blog vale quanto trenta di vita terrena, e ora, superati i novanta, inizio ad essere finalmente saggio. Spero di avere il tempo per condividere con te quello che penso di avere capito – a presto!

        • caro paolo,
          sapessi come mi preoccupa questo tuo commento se penso a quanti blog ho aperto negli ultimi quattro anni.
          roba da dovermi sentire Matusalemme, a questo punto!
          ma sul resto, il blog si rivela come una variante stretta del gruppo concluso di amici: con l’unica differenza che gli amici nella vita reale li conosci, e qui spesso non sai neppure chi sono.
          direi quindi che piuttosto il blog nel 95% dei carsi assomiglia ad un monologo ascoltato da degli sconosciuti: dici che c’è qualcosa di buono?
          certo, può darsi che ogni tanto qualcuno di quegli sconosciuti si materializzi e possa nascerne una vera e autentica amicizia.
          ma posso dire che considero l’evenienza un caso del tutto eccezionale, nonostante le mille premesse favorevoli che in teoria dovrebbero promettere il contrario?

          • Credo che manchi ancora una teoria del blog, e una teoria sui blogger. Troppo presto per capire cosa ne sarà di noi, delle amicizie che sono nate qui, e anche degli odi profondi che hanno lacerato vite vere. Come quel discorso sulla memoria di Internet, allo stesso modo dobbiamo fare un passo avanti (o indietro) per accettare che la parola “amicizia” non è più sufficientemente fine per descrivere quello che succede tra le persone: è noto che gli esquimesi hanno tanti modi di dire neve; le generazioni future (e un po’ anche noi) ne troveremo altrettante per descrivere i legami che nascono in modi sempre diversi… Ho sonno, spero di tornarci sopra nei prossimi giorni.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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