22. la bancarotta dell’Occidente è vicina? viva la bancarotta!

che la bancarotta dell’Occidente possa essere vicina non sono io a dirlo questa volta: è quello su cui si sono interrogati in questi giorni i massimi esperti dell’economia mondiale a Davos al World Economic Forum.

ma la seconda parte di questo lungo post cercherà di dimostrare che si tratta di una fortuna.

chi è interessato soprattutto a questo messaggio di speranza passi direttamente alla seconda parte del post.

* * *

personalmente, senza essere un economista, ho dalla mia una previsione genericamente azzeccata fin da 4 anni fa dell’imminenza di una crisi economica negli Stati Uniti, e una previsione sbagliata (non so per quanto) sulla imminenza di un collasso economico da debiti dell’economia italiana, che dubitavo che avrebbe potuto superare indenne la fine del 2009, ma poi si è salvata ancora per un po’ con l’escamotage di Tremonti sullo scudo fiscale per i capitali illegalmente all’estero.

ma la vera ragione per cui la situazione italiana è apparsa negli ultimi mesi non più così rischiosa sta nel fatto che la crisi dei bilanci statali e l’indebitamente si sono ampiamente diffusi in tutto l’Occidente, e ci sono stati che in questo momento hanno deficit annuali ben peggiori di quello italiano, come ho spiegato in questo post: 212-la-bancarotta-sospesa-come-i-vizi-privati-possono-diventare-pubbliche-virtu , primo fra tutti la Grecia.

la fase più acuta della crisi economica mondiale di due anni fa è stata affrontata dai governi, quello di Obama per primo, con un massiccio indebitamento degli stati che hanno fatto propri i debiti delle banche, troppo grandi per essere lasciate fallire,; in questo modo si sono impedite al momento gravissime sofferenze sociali,  ma gli stati (salvo la Cina, unica nazione al mondo in attivo, che ha risparmi esattamente pari al mostruoso debito pubblico americano) erano già indebitati prima e con questo ulteriore appesantimento il loro livello di indebitamento ha toccato livelli che rischiano di rivelarsi insostenibili.

con questo, quando si parla degli stati dell’Occidente nel loro insieme, e non di questo o quello stato in particolare, il pessimismo deve essere accettato come prospettiva proprio quando non se può fare a meno: è ovvio che l’ottimismo sulla possibilità degli stati di fare fronte ai loro debiti è una scelta quasi obbligata: come possono fallire gli stati se, come ultimo rimedio, prima del collasso finale, possono loro stessi mettersi a stampare la carta moneta che gli serve per pagare i loro debiti?

vero, ma occorre sapere bene che la contropartita di questa soluzione da ultima spiaggia è una megainflazione che può azzerare qualunque reddito fisso e ridurre pensionati e lavoratori letteralmente alla fame, come ben sanno la Germania e l’Argentina che in tempi diversi l’hanno provata.

Rampini su Repubblica oggi affronta la questione in un articolo molto interessante, e si domanda:

Che fare se è un intero Stato come la Grecia a rischiare la bancarotta, quali le conseguenze per l’Eurozona?

la domanda è strana perché solo pochi gionri fa l’opinione pubblica era stata informata che  la gigantesca emissione di obbligazioni pubbliche fatta dalla Grecia per  sue esigenze immediate di pagamento era andata benissimo: 5 miliardi di euro erano andati a ruba fra gli operatori, a sorpresa di tutti: anche perché offrivano un interesse altissimo: il 6,25; ci sono state domande per 25 miliardi di euro; e nessuno ci ha raccontato altro.

ma sembra che gli investitori – siano maghi della finanza oppure no – non capiscano mai nulla: quando qualcuno ti offre degli interessi alti è perché anche il rischio è alto, sì o no? quindi il 6,25% di questi tempi dovrebbe far fuggire gli investitori prudenti, non farli correre, tanto più che anche quegli interessi andranno pagati dai debitori; e come? con nuovi debiti…

quel che i giornali non ci hanno detto, almeno quelli a grande diffusione, è che 24 ore dopo chi aveva comprato quelle obbligazioni le stava già vendendo disordinatamente e che per piazzare altre obbligazioni la Grecia ha dovuto alzare i tassi ancora.

entro aprile la Grecia dovrà raccogliere altri 27 miliardi di euro, e altri 27 entro la fine dell’anno.

ma anche altri paesi hanno obbligazioni in scadenza, da rinnovare: Portogallo, Spagna, Italia: tutta la parte meridionale dell’Unione Europea.

poco si parla del fatto che nel frattempo c’è già uno stato grande come l’Italia che ha fatto bancarotta: è la California di Schwrzenegger, dove gli stipendi degli impiegati statali vengono pagati grazie a cambiali con cui il governatore paga i fornitori e peraltro gli stipendi degli insegnanti sono stati diminuiti del 10%.

ora, per quanto riguarda l’Europa è impossibile che la Banca Centrale Europea si metta a stampare moneta per tanponare i debiti: è proibito nel suo statuto.

personalmente penso che, in un modo o nell’altro, questi debiti verranno coperti fino alla fine, e cioè fino a che ci sarà materialmente la possibilità di coprirli, e l’unico paese in grado di farlo, come ho detto, è la Cina; ma se le riserve della Cina sono pari in tutto al debito anericano è indubitabile che i debiti di tutti gli altri paesi non sono coperti e che nel mondo la massa delle riserve è inferiore (forse almenod ella nmetà) alla massa dei debiti.

ritratto di un mondo che ANCHE finanziariamente vive da anni al di sopra delle proprie risorse.

ovviamente, anche in passato la massa dei debiti dello stato era elevata, ma i risparmi privati delle famiglie confluivano nell’acquisto delle obbligazioni e sostenevano lo stato; niente impedisce che si continui così, oltretutto tenere i soldi nel materasso non protegge affatto dalla loro svalutazione, l’unico modo di salvarsi da una svalutazione è di avere quanto meno liquidità possibile (ed è esattamente anche la linea economica familiare che sto seguendo in questo momento: avere debiti e mutui da pagare mi aiuta in questo, perché scalo con i risparmi questi debiti, cercando di dimiuire le rate da pagare in previsione del fatto che in futuro potrebbe diventarmi rapidamente difficile risparmiare qualcosa con una moneta fortemente svalutata).

ora, quel che oggi si deve osservare è se però le famiglie che hanno dei soldi da parte non si trovino già nella situazione di dover intaccare i loro risparmi per sopravvivere: il punto cruciale è questo: perché se le famiglie hanno bisogno dei loro risparmi per mantenere un tenore di vita decente, non c’è forza al mondo che possa indurli invece a comperare le obbligazioni dello stato con i loro risparmi.

salvo, ovviamente, che ci si riduca a interventi costrittivi tipo 1992 quando lo stato per salvarsi dovette prelevare dai conti correnti bancari dei cittadini.

ora, anche la Grecia, ci informa Rampini, sta pensando di sottoscrivere cambiali, anziché emettere obbligazioni, se nessuno dovesse comperarle, ma la prospettiva drammatica è che queste cambiali dovrebbero essere sottoscritte in dracme, dato che le regole interne dell’Europa vietano il salvataggio di singole nazioni, e questa sarebbe la campana a morto dell’euro.

del resto capiamo tutti benissimo che non possiamo chiamare i tedeschi o i francesi (che fra l’altro non sono poi messi un granché meglio) a pagare i debiti della Grecia o dell’Italia.

“I greci risolvano i loro problemi: non sta certo al contribuente tedesco o francese farsene carico”.

è quel che ha detto a Davos, ovviamente, il ministro dell’Economia tedesco.

se Obama ha perso il Massachusets  è perché gli americani gli rimproverano “di avere dissanguato le finanze pubbliche per aiutare Wall Street e l’industria dell’auto”, scrive Rampini; ma che la soluzione di indebitare gli stati per impedire il crollo econimico rischiasse di essere solo un rinvio non era difficile capirlo (e in effetti avevo previsto anche questo, a suo tempo, scusate se mi cito un po’ troppo: 59-post-umi-di-verita-sulla-crisi-5639727

occorrono tagli secchi: diminuzione degli stipendi pubblici, tagli alle pensioni, come anticipato da Brunetta.

lo scenario tracciato da Rampini è impressionante:

La Spagna prepara 50 miliardi di tagli alle spese. Il Portogallo ha annunciato una manovra per ridurre il deficit pubblico al 9% del Pil. L’Irlanda presenta un piano con riduzioni degli stipendi statali e risparmi di spesa del 6%, il rigore più severo da una generazione. Il fianco orientale dell’Unione si adegua: la Repubblica cèca vara tagli per passare dal 9% di deficit/Pil al 3% entro il 2014, la Bulgaria riduce del 15% le spese statali, la Romania ha un bilancio di austerità che pesa due punti percentuali di Pil. Perfino uno dei paesi più solidi, la Francia, corre ai ripari. Il primo ministro François Fillon ieri si è detto “determinato a prendere misure senza precedenti, per riportare il disavanzo sotto il 3% entro il 2013”. Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, disegna uno scenario cupo:

“Il risanamento delle finanze pubbliche ci affliggerà per i prossimi 5, 6 o 7 anni, a seconda dei paesi”.

* * *

fino a questo punto il post è poco più che un riassunto ragionato dell’articolo di Rampini.

la parte originale comincia adesso, o meglio adesso comincia il riassunto di un altro articolo di giornale, di qualche giorno fa, questa volta della Fankfurter Allgemeine Zeitung: il mio contributo originale è soltanto nell’affiancare questo articolo a quello di Rampini e trane le conclusioni.

la FAZ si è occupata qualche giorno fa di Dennis Meadows, che chiama “profeta della fine del mondo” e moderno Nostradamus, cioè il principale animatore della ricerca del Masschusets Institut of Technology (ancora il Massachuset!) o MIT, che col libro I limiti dello sviluppo del 1972 rivoluzionò completamente la visione dei problemi economici mondiali nella generazione del 68: ma non abbastanza nelle ledership mondiali.

in quel libro memorabile che presentava un nuovo modello interpretativo dei problemi economici su scala planetaria venivano per la prima volta evidenziati i meccanismi che portavano a prevedere che a partire dal 1990 la terra avrebbe cominciato a soffrire di una contraddizione irrisolvibile fra la crescita della popolazione e dell’economia e le sue stesse capacità di reggere l’impatto di questi due fenomeni combinati fra loro.

quando i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.

nel 1992 un primo aggiornamento del Rapporto, Oltre i limiti, verificando che nessun correttivo era stato posto alla crescita incontrollata, sosteneva che erano già stati superati i limiti della “capacità di carico” del pianeta e prevedeva che la fine delo sviluppo si sarebbe verificata fra il 2010 e il 2o50 e il collasso planetario entro il 2070.

nel 2004 Meadow ha scritto la sua seconda attualizzazione del Rapporto.

nel 2008 una ricerca indipendente australiana ha confrontato le previsioni dei Limiti dello sviluppo e i dati reali dei 30 anni successivi:  l’andamento della produzione industriale e agricola, della popolazione e dell’inquinamento effettivamente avvenuti sono coerenti con le previsioni del 1972 di un collasso economico globale nel XXI secolo; i cambiamenti climatici e la scarsità d’acqua che sta diventando drammatica in diversi continenti sembrano la concretizzazione dell’analisi di Meadows sulla distruzione dell’ambiente terrestre attraverso l’inquinamento.

solo un rigoroso controllo familiare (non più di due figli per famiglia), una moderazione sostanziale degli stili di vita, un utilizzo più efficiente delle risorse naturali ad esempio con l’adozioone di teniche generalizzate di riciclaggio consentono, secondo Meadows, di ipotizzare un difficile salvataggio della civiltà umana, anche se la salvezza sarebbe stata garantita solo da una adozione concorde e consapevole di queste soluzioni coordinate a partire dagli anni 80.

Meadows appare oggi un uomo sfiduciato: le sue tesi non hanno avuto ascolto, e lui conclude che gli uomini si accorgeranno delle ragioni degli scenari a cui lui è arrivato applicando ai dati nuovi modelli matematici solo il giorno in cui non ci sarà più l’energia per accendere la luce o far andare un’automobile; inutile attendersi una capacità previsionale prima di allora.

* * *

il pessimismo di Meadows sulla natura umana e sulle elites che ci governano è completamente da condividere.

dall’accostamento dei due articoli si può uscire con una domanda e con una sarcastica speranza.

la domanda è la seguente: siamo sicuri che la crisi economica globale sia solo l’effetto dell’esplosione di una grossa bolla finanziaria e non invece l’inizio di quel periodo di cataclismi economici che preparano il collasso finale dell’umanità su un  pianeta da lei stessa distrutto?

badate bene che se la risposta alla domanda è anche soltanto forse, potremmo scoprire che questa crisi è veramente un colpo di fortuna, perché ci costringe tutti alla programmazione familiare, alla riduzione dei consumi e alla migliore utilizzazione delle risorse che è l’unica vaga speranza di salvare la civiltà umana.

però occorre anche dire con chiarezza che siamo soltanto all’inizio di questo processo, e che esso non potrà che essrre estremamente doloroso e non privo di un alto numero di vittime.

la speranza che abbiamo è che davvero il riequilibrio stia iniziando adesso: le ristrettezze, la disperazione, la fame che attendono centinaia di milioni di uomini sono un passaggio inevitabile, solo chi non ha alcun tipo di interesse può avere il coraggio  finale di dirlo.

la natura è chirurga: quanto prima arriverà il taglio del bisturi tanto meno difficile sarà la guarigione.

quanto prima verrà tolto il tumore dal corpo, tanto minore sarà il danno che potrà fare.

quanto prima si pagherà il prezzo di sofferenze umane necessario, tanto minori saranno questi costi umani.

ricordiamoci comunque che abbiamo a che fare col cancro della civiltà globale dei consumi e che non è detto che una guarigione sia garantita.

3 risposte a “22. la bancarotta dell’Occidente è vicina? viva la bancarotta!

  1. Pingback: 246. uno stupro dietro l’altro: Strauss-Kahn e il Fondo Monetario Internazionale.. « Cor-pus·

    • grazie: con un ottimo esempio di tempismo ripubblicando nei tuoi blog questo mio vecchio post hai messo nel titolo il nome di Strauss- Kahn, che nel post è citato solo incidentalmente.

      che è come una richiesta di un secondo più attuale intervento mio: cercherò di accontentarti.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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