67. l’8 marzo di Jeshu (il santo divorzio cristiano, V).

l’8 marzo di Jeshu: una pura coincidenza che questo mio post sia scritto l’8 marzo: eppure funziona.

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ma non è il solo strano gioco del caso, oggi: nella mia ricerca sulla idea della indissolubilità del matrimonio cristiano, testimoniata dai vangeli secondo Marco e secondo Matteo, sono arrivato a scoprire che Jeshu aveva aperto un interessante dibattito sul ruolo della donna nella religione ebraica nel suo tentativo di riforma dell’ebraismo, che doveva risultare propedeutico alla instaurazione di una monarchia teocratica ebraica mondiale, secondo le profezie di Daniele.

e in questo dibattito che lo contrapponeva agli ebrei tradizionalisti, secondo il Vangelo di Marco cap. 10, 6,  Jeshu  citava un passo della Bibbia mosaica che contrapponeva  alle obiezioni dei farisei, che gli contrapponevano a loro volta invece la citazione del diritto mosaico al ripudio della moglie da parte del marito.

la stranezza di questa seconda coincidenza consiste nel fatto che mi ritrovo, con la citazione di Jeshu, al punto esatto in cui avevo lasciato in sospeso, qualche settimana fa, la mia analisi della formazione della Bibbia ebraica, qui nella pagina di questo blog intitolata “Origini del cristianesimo”.

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dice Jeshu, nel Vangelo secondo Marco al passo citato:

[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina.

Jeshu si riferisce a questo passo del cap. 1 della Genesi (secondo la mia traduzione che cerca di aderire letteralmente al testo ebraico):

[27] E gli dei creano  l’umana immagine  a immagine di loro;  gli dei hanno creato l’uomo; maschio e femmina, l’hanno creato.

chi resterà comprensibilmente sorpreso nel ritrovarsi di fronte, nella Bibbia, a passi – per la verità piuttosto numerosi – nei quali si parla di dei al plurale e potrebbe considerarmi totalmente pazzo per questo, è pregato di passare alla pagina Origini del cristianesimo di questo blog, al Cap. 3, per le relative spiegazioni e prove.

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quella citata da Jeshu è la più antica versione dei due diversi racconti della creazione contenuti  nella Bibbia e notoriamente assemblati insieme con notevoli contraddizioni interne (Genesi 1,1 – 2,4 a + 5,1 b – 5,32; Genesi  2,4 b –  4, 26; Genesi 2,4 a raccordo).

i due racconti della creazione sono differenti, perché risalgono addirittura a due religioni diverse, o meglio a due varianti diverse della religione ebraica formatesi in epoche e luoghi differenti, e la seconda redazione è stata sovrapposta alla prima, senza tuttavia cancellarla, per correggerla nei suoi valori di riferimento.

nella prima redazione il principio supremo del divino è chiamato Elohím, gli dei (ma le traduzioni ebraiche ortodosse prima e poi cristiane traducono comunque questo Elohim al singolare come “il Signore”), ed è facile riconoscervi un più antico testo sacro di un ebraismo monolatrico ma non monoteista, cioè che accettava il culto del solo dio nazionale, pur riconoscendo una pluralità di dei; in questa antica forma della religione ebraica il dio ebraico era contenuto in un pantheon di dei, accanto alle divinità degli altri popoli, ed aveva diritto al culto esclusivo da parte del suo popolo; in questo senso era definito un dio geloso: geloso di altri dei esistenti, non di dei fantasma e inesistenti, ovviamente.

avanzo l’ipotesi, qui sommariamente, ma esporrò meglio la mia tesi quando avrò il tempo di riprendere e completare il mio studio complessivo sulle origini del cristianesimo e sul suo rapporto con la tradizione ebraica, che il punto di riferimento di questo antico testo sacro fosse la variante religiosa ebraica che veniva definita samaritana e che aveva il suo punto di riferimento nel tempio del Monte Gerezim in Samaria, che si contrapponeva al santuario ortodosso di Gerusalemme (per qualche informazione più sul tema della variante samaritana dell’ebraismo si può leggere ad esempio questo articolo:

index.php?option=com_content&task=view&id=964&Itemid=38 )

è proprio nella città di Sichar sul monte Gerezim, in prossimità del tempio samaritano, che si svolge l’incontro fra Jeshu e la samaritana (Giovanni, 4, 20: “I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte, ma voi dite che bisogna adorarlo in Gerusalemme”);  è evidente, sia da questo episodio, dove la samaritana è pronta a riconoscere in Jeshu il re sacro previsto dalle profezie e a trasmettere a molti samaritani la sua stessa fede (Giovanni,  39-41), sia dalla parabola del buon samaritano, che nella sua predicazione Jeshu era molto vicino a questa corrente, e la contrapponeva all’ebraismo ortodosso dei sacerdoti di Gerusalemme.

non credo possa essere considerato un caso né che nella tradizione evangelica sia testimoniato un particolare successo della predicazione di Jeshu in Samaria (dove poi si svolse la missione del discepolo Filippo) né che lui indicasse proprio un samaritano come esempio di applicazione della nuova morale che proponeva al mondo ebraico, né che, nella sua disputa contro l’ebraismo osservante e formalistico dei farisei, egli citasse proprio la versione della creazione contenuta nella Genesi, che probabilmente risaliva proprio alla antica Bibbia dei samaritani, o del regno di Israele che dir si voglia, contrapposto a quello di Giuda.

proprio nella parte della Bibbia che probabilmente si richiamava alla interpretazione samaritana dell’ebraismo Jeshu trovava infatti le premesse della propria rivalutazione della donna.

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in questa prima redazione della storia della creazione, infatti, gli Elohim (gli dei forzatamente poi identificati  con l’unica entità divina di un Dio senza nome, Jahwé, Colui che È, introdotto ex-novo, e sconosciuto all’antico pantheon divino) creano l’essere umano sin dall’inizio nella sua duplice natura sessuale.

lo creano maschio e femmina, contemporaneamente sin dal primo momento e senza distinzione di prestigio diverso legato al sesso, testimonianza di una fase della storia ebraica e di una variante di quella cultura, nella quale non vi era una inferiorità  della donna rispetto all’uomo.

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proprio questa inferiorità venive invece ribadita, nella variante cosiddetta sacerdotale della storia della creazione, dove compare la nuova divinità di Jahwé.

qui il mito religioso introduceva una serie di elementi violentemente antifemministi: la creazione in un primo tempo del solo Adamo, la necessità di trovargli una compagna perché “non è bene che egli sia solo”, la ricerca di Jahwé se poteva bastare qualche animale a fare compagnia ad Adamo e alla fine la decisione di dargli una compagna femmina per questo scopo, la creazione della donna dalla costola di Adamo, in modo che lui possa definire la donna “carne della sua carne”, e alla fine la colpevolizzazione specifica della donna per la perdita del Paradiso Terrestre, a causa del peccato originale, dovuto principalmente a lei.

Allora Adamo esclamò:

“Questa sì è osso delle mie ossa

e carne della mia carne!

Questa sarà chiamata ‘ishshaà (donna)

perché è stata tratta dall’uomo”.

Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e saranno una sola carne.”

(Genesi 2, 23)

quest’ultima frase è citata da Jeshu in abbinamento a quella che attribuisce a Dio la creazione contemporanea di uomo e donna cambiandone in questo modo il significato: da manifesto della sottomissione femminile a manifesto della dignità della donna.

(ma “saranno una sola carne” corrisponde in realtà a dire: genereranno una sola carne, con riferimento ai figli – questo e` il significato originario della frase e non c’e nessun riferimento ad una presunta indissolubilita` del matrimonio, dato che proprio la legge mosaica prevedeva al contraqrio il ripudio; rileggersi il racconto della creazione nella prima versione al Cap. 3, dove questa è la formula costantemente usata per descrivere i diversi momenti in cui gli dei generano i diversi aspetti del mondo).

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questa seconda narrazione della creazione, nella versione Jahivista o sacerdotale della Bibbia, relega la donna ad un ruolo di serva infedele dell’uomo, punita da una inferiorità fisica incancellabile: Partorirai con dolore.

una rivisitazione del mito delle origini volta a creare la giustificazione di una brutale e violenta sottomissione delle donne era stata funzionale al ritorno in Palestina di un gruppo di ebrei dall’esilio mesopotamico; alla minoranza integralista che decise di abbandonare la metropoli multiculturale di Babilonia per tornare ad una terra da secoli già abitata da altri, occorreva pur offrire qualche elemento di identificazione forte, e gli elementi furono due: il monoteismo che si sostituiva alla monolatria: non si trattava più di adorare un solo Dio, quello di Isarele, ma di considerarlo l’unico esistente e l’unico vero; e come secondo elemento appunto la inferiorità delle donne, oramai relegate ad un ruolo ancillare.

è contro questa interepretazione della Bibbia ebraica che Jeshu si schiera con chiarezza, e può farlo citando la Bibbia ebraica stessa, perché nella stratificazione di questo testo (di cui lui certamente non era consapevole) trovava comunque le radici di quella pari considerazione di donne e uomini, bambini e adulti, schiavi e liberi, stranieri ed ebrei, che costituiva uno dei nuclei esssenziali del suo pensiero e il cuore della sua morale, ma era stata anche al centro di un reale ebraismo delle origini diverso da quello narrato da Esdra nel suo personale racconto delle origini posto a fondamento del nuovo testo sacro manipolato.

è questa nuova morale che i farisei volevano rinfacciare a Jeshu, per “metterlo alla prova”, ed era questa l’accusa che gli facevano: di staccarsi dalla tradizione e dunque di essere un falso profeta.

ma Jeshu poteva rispondere loro citando l’antica bibbia dei samaritani, sopravvissuta nel testo sacro, nostante le manipolazioni di Esdra, il sacerdote che aveva guidato quel ritorno fanatico alla terra dei padri, e contrapporla appunto alla bibbia della minoranza fanatica che guidata da sacerdoti nazionalisti era tornata ad occupare la Palestina e vi era poi vissuta per secoli in una attesa sempre più impaziente e ossessiva del discendente di Davide che avrebbe restaurato il regno ebraico e lo avrebbe esteso al mondo intero: cioè lui, Jeshu.

. . .

ed ora infatti questo ultimo discendente di Davide era arrivato, le sequenze cronologiche non lasciavano alcun dubbio: era sua madre Maria l’ultima “figlia di Davide”, pronta a generare il re lungamente atteso: era stata riconosciuta e identificata dal leader stesso del movimento zelota, Giuda il Galileo, che con la copertura di un vecchio seguace che aveva fornito un matrimonio di comodo, aveva generato con lei il nuovo pretendente al trono atteso da secoli, e il suo inatteso fratello gemello, Giuda detto Tommaso, cioè appunto “il Gemello”: di nome Giuda, come il vero padre, quasi a siglare la verità che doveva restare nascosta prima ai persecutori del potere organizzato, e poi nei secoli futuri a tutti coloro che sarebbero stati indotti a venerare come Dio il fratello, come fondamento di un potere universalistico assoluto.

e questo Jeshu preannunciato come re della rinascita di Israele fin da prima di nascere, già ricercato per venerarlo dai sacerdoti di Zoroastro che lo avevano a loro volta riconosciuto come destinatario di una parallela profezia della loro religione, e costretto a rifugiarsi ancora neonato in Egitto presso una comunità zelota, per sfuggire alle persecuzioni, cresciuto in lunghi anni di clandestinità ed esilio, ora che da adulto iniziava la sua fulminante missione, deludeva le attese dei fanatici con un messaggio religioso rivoluzionario di riforma dell’ebraismo ed andava a trovare nella Bibbia ebraica stessa, nella sua parte più antica e meno condizionata dall’ortodossia integralista, il fondamento della sua rivoluzione  morale universalistica, egualitaria ed aperta, che avrebbe cambiato il mondo, proprio perché la lettura fanatica e maschilista della tradizione ebraica era una deformazione successiva.

* * *

Bibbia stratificata, dunque, Bibbia scritta e riscritta da uomini con sensibilità diverse in momenti diversi, per bisogni storici diversi, sia nella parte ebraica sia nella successiva parte cristiana, quanto nell’arco di alcuni decenni dal tentantivo di Jeshu di riforma dell’ebraismo, rivelatosi impossibile, nacque una religione del tutto nuova, il cristianesimo.

Bibbia che per ciò stesso si rivela umana, oppure che deve riconoscere che non vi è altra  espressione del divino della storia se non quella umana.

* * *

un’altra di queste stratificazioni si poteva riconoscere anche nelle disposizione ebraiche sul ripudio che rappresentano l’altro polo di questa discussione fra Jeshu e i farisei…

ma questa è oramai un’altra questione ancora, che rinvio al prossimo post sull’argomento.

6 risposte a “67. l’8 marzo di Jeshu (il santo divorzio cristiano, V).

  1. Pingback: Lilith e il gatto. « Cor-pus·

    • cara patrizia,

      sto facendo come le formichine: accumulo, accumulo.

      ricorderai che questa ricerca partì appena ti conobbi, in volo verso Mumbai, quando scoprii l’esistenza di Giuda Tommaso, il fratello gemello di Jeshu.

      da allora, come forse avrai visto, credo di avere accumulato diverse decine di post; comincio ad avere lo schema mentale non di un libro solo sul tema, ma almeno di un paio di libri.

      il secondo di questi libri l’ho cominciato nella pagina accanto.

      non so se al libro alla fine arriverò: dico solo che è una bella soddisfazione lavorarci su.

  2. Sono contento che stai approfondendo il tema Bibbia: l’ho fatto anch’io con un biblista (vedi http://ctrlaltcanc.splinder.com/post/18521304 e http://ctrlaltcanc.splinder.com/post/18740897) scoprendo che ahimè, le nostre traduzioni in quanto tali inevitabilmente perdono per strada molto del significato originale dei testi. Volevo però farti un appunto su quel termine “dei”. Se effettivamente nel testo originale ebraico c’è scritto “Elohim”, cioè “dei” e non “Eloì”, ovvero “Dio”, non significa che bisogna intendere il termine al plurale. Detto in maniera molto semplice, nella lingua ebraica esiste la possibilità di affibbiare un superlativo ai nomi, e non solo agli aggettivi come nell’italiano. Dunque un ebreo per dire che un’automobile è bella può dire che “è un’automobilissima”. Nell’ebraico arcaico, quello in cui è stata redatta la Genesi, il corrispondente del nostro suffisso “-issimo” non esisteva, e dunque veniva sostituito dal plurale. Dunque, tornando all’esempio di prima, nell’ebraico arcaico “un’automobilissima” sarebbe stata definita “un’automobili”. L’“Elohim” della Genesi quindi non va quindi inteso come “gli dei” ma come “il Diissimo”, una cosa intraducibile quindi, e lo conferma il fatto che il verbo che segue è singolare. Si tratta quindi una sorta di pluralia maiestatis, giustificato anche dal fatto che questi testi sono stati messi per iscritto, dopo secoli di tradizione orale, durante la schiavitù ebraica in Babilonia: lo dimostra il fatto che nei versetti successivi è ripetuto più volte “E fu sera e fu mattina” e non “E fu mattina e fu sera” come sarebbe più logico, ma per un ebreo (così come per un egizio o per noi) il giorno inizia a mezzanotte e quindi c’è prima la mattina e poi la sera, mentre per un babilonese inizia a mezzogiorno. Gli Ebrei in Babilonia erano schiavi e in un ambiente politeista e dunque ragionarono di conseguenza.
    Sono stato un po’ sbrigativo ma il tempo è quello che è, e avrei anche altre osservazioni da fare. Comunque ho le registrazioni in mp3 delle serate di questo biblista e mi piacerebbe fartele avere in qualche modo per sapere le tue impressioni. Renato De Zan è un colto professore friulano cresciuto in Germania, amante della laicità e convertitosi al cristianesimo dopo 25 anni di ateismo e un estate passata a studiare il nuovo testamento in greco: sono sicuro che ti piacerà…

    • caro Andrea,

      nel bene o nel male è da 4 anni che sto dedicando una parte importante della mia scrittura da blog al tema delle origini cristiane, tanto che per me il blog, pur se ricco di tanti altri aspetti, ha coinciso con la riscoperta forse più sistematica e personale di alcune ricerche che aveva iniziato anche qualche decennio fa, ma che allora non avevano prodotto niente di personale.

      purtroppo non ho nessuna conoscenza della lingua ebraica: colpevolmente persi questa occasione all’università, e ora ho questa lacuna grave per parlare a fondo di alcune problematiche.

      tu dici che nell’ebraico antico il plurale corrisponde ad un superlativo.

      io non posso né smentirti nè confermare quello che dici per esperienza diretta; tuttavia posso almeno chiederti di farmi qualche altro esempio nel testo biblico di plurali con valore di rafforzativo.

      perché se questa regola (in astratto non impossbile – anche sotto il fascismo si dava del Voi alle persone importanti) dovesse riguardare solo il termine Elohim, sarebbe lecito dubitarne.

      una delle principali difficoltà di chi prova a studiare i testi cristiani con obiettività è che c’è sempre pronto qualcuno a correre in soccorso della interpretazione tradizionale, molto spesso con assurde forzature.

      ti rimando come esempio proprio al primo post che ho scritto sul bog su questo argomento, a dimostrazione, credo definitiva. almeno per quanto mi riguarda, della assoluta inconsistenza della lettura cattolica dei passi evangelici dove si parla dei fratelli di Jeshu:
      http://bertolauro.blogs.it/2006/01/22/45_se_devi_dire_una_bugia_dilla_grossa~495744/

      inoltre non è affatto vero che il verbo che segue Elohim è sempre al singolare: basta pensare alla più famosa di tutte le frasi che gli Elohim pronunciano: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”! rimasta al plurale attraverso i secoli persino nella traduzione in latino di san Gerolamo.

      e sottolineo che qui, siccome l’uomo fatto a immagine e somiglianza degli dei è creato maschio e femmina, ne consegue necessariamente che anche gli dei sono maschi e femmine; come del resto ricordava a proposito del Dio cristiano anche l’indimenticabile papa Luciani, quando disse che Dio non era solo Padre, ma anche Madre.

      ti rimando anche alla voce, per quanto molto grossolana, di wikipedia italiana: http://it.wikipedia.org/wiki/Elohim

      molto migliore e più seria (ovviamente) la stessa voice nella versione tedesca, che chiarisce molto meglio alcuni punti essenziali e anche il rapporto col termine Jahwé: http://de.wikipedia.org/wiki/Elohim

      sottolineo inoltre che il singolare usato dopo il plurale Elohim potrebbe sembrare proprio per questo una evidente manipolazione successiva (tornando all’esempio di prima, si può anche accettare che Voi, oppure Sie in tedesco (Loro) siano forme di cortesia, ma a nessuno verrebbe in mente di farli seguire per questo dal singolare: Voi sei, Sie ist (Loro è).

      del resto un riferimento agli dei, ricordo confusamente, sta anche nel versetto di non so più quale profeta, dovrei fare lunghe ricerche per ritrovare la citazione.

      ho dei dubbi anche sul fatto che la nostra Bibbia sia direttamente un assemblaggio di tradizioni orali messe insieme a Babilonia: non mi risulta che nessuno studioso abbia mai fatto questa ipotesi; o almeno occorrerebbe chiarire meglio qualche passaggio: nel libro di Esdra si racconta bene, ad esempio, come Esdra espone al popolo il presunto testo della Bibbia ritrovato da lui, come testo scritto.

      Esdra mentiva piamente e mostrava al popolo invece un testo composto da lui sulla base di tradizioni orali?

      no, non è credibile: Esdra lavorava su almeno due, ma a me pare tre diverse versioni della Bibbia (forse la terza era sua), qualcuno dice 4 (vedi wikipedia tedesca): altrimenti avrebbe evitato le contraddizioni evidenti fra le due bibbie diverse che stava ricucendo assieme nei due racconti della creazione o nei due diversi e incompatibili racconti del diluvio faticosamente raffazzonati assieme, e questi testi non potevano essere troppo recenti e già noti agli esuli babilonesi tornati in Palestina, per quanto illetterati, altrimenti sarebbe stato sbugiardato subito.

      allora le tradizioni orali antiche fondavano indubbiamente più antiche versioni scritte che avevano preceduto di decenni almeno o secoli la versione della Bibbia che noi oggi utilizziamo, ma è una scorciatoria impropria dire che questa Bibbia si fondava su tradizioni orali.

      anche io sono stato sbrigativo, ho trascurato per non abusare della tua pazienza di ulteriori considerazione di tipo storico-culturale, che ritengo convalidino l’analisi strettamente filologica, e ti prego di non offenderti per questo, ma questa discussione mi interessa molto, ovviamente, e ti sono grato delle critiche.

      anche di quelle che verranno.

      ciao.

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