80. i tanti divorzi della Bibbia (il santo divorzio cristiano, VI).

a questo punto, occorre approfondire ancora un aspetto della versione che il Vangelo secondo Marco 10 dà della presunta disputa fra Jeshu e i farisei sul ripudio.

il quesito posto dai farisei a Jeshu (“È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”) è francamente incomprensibile che sia posto.

la legge “mosaica” non lascia alcun dubbio al riguardo.

[1] Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei come marito, se poi avviene che essa non sia più amata da lui, perché ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via di casa. (Deuteronomio, 24, 1)

quindi il Deuteronomio consentiva il divorzio, su iniziativa esclusiva del marito, nel quadro di una subordinazione patriarcale della donna al maschio di casa.

consentiva?

non è la parola giusta: imponeva.

a leggere bene, nell’interpretazione stessa letterale della norma mosaica in questo racconto, i farisei e Jeshu si differenziano nettamente, e chi legge correttamente il Deuteronomio è proprio Jeshu, aderente al significato letterale del testo nell’interpretarlo, ma anche al suo significato storico.

i farisei invece propongono una lettura che oggi potremmo dire “occidentalizzante”, cioè caratterizzata da una sorta di inconscio compromesso con la mentalità romana, intendendo la norma come introduzione di una libera e discrezionale facoltà di divorziare.

i farisei chiedono se SIA LECITO ripudiare la moglie, ma Jeshu risponde chiedendo che cosa ha ORDINATO di fare Mosè su questo problema; i farisei ribadiscono che “Mosè HA PERMESSO di scrivere un atto di ripudio”; ma Jeshu replica ripetendo che si tratta di una NORMA.

Vangelo secondo Marco, 10

[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono:

“È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.

[3] Ma egli rispose loro:

“Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.

[4] Dissero:

“Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

[5] Gesù disse loro:

“Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

fino a questo punto si tratta solo di interpretazioni e quella offerta da Jeshu è più chiusa e rigorista di quella dei farisei: Jeshu parla di ripudio doveroso.

secondo Jeshu, quindi, Mosè imponeva addirittura di ripudiare la moglie se si trova “in lei qualche cosa di vergognoso”; nella visione del matrimonio attribuita a Jeshu in questo racconto, la purezza di una fede condivisa è il presupposto stesso dell’unione matrimoniale: rimane sottinteso che per Jeshu il vero e proprio dovere di ripudiare la moglie era circoscritto al caso in cui ne fosse divenuta insopportabile la vista al marito per qualcosa di negativo da lei compiuto.

in altri termini secondo Jeshu Mose` aveva ordinato di ripudiare la donna che si era macchiata di grave colpa.

. . .

ne consegue che la lettura del passaggio successivo che viene fatta dalla Chiesa oggi è totalmente fuorviante: il versetto 9 (“Quindi non divida l’uomo quel che Dio ha unito”) va interpretato alla luce di quanto detto sopra: non è un divieto assoluto del ripudio, ma solo un rifiuto del ripudio senza validi motivi che i farisei volevano introdurre nel modo ebraico per avvicinarlo a quello romano.

non vi è nessuna altra interpretazione possibile, alla luce delle ripetute dichiarazioni di Jeshu di essere venuto a confermare la legge e per non variarne neppure uno iota.

nel caso previsto dal Deuteronomio, cioè della donna che si rende odiosa per qualcosa di vergognoso che compie, è Dio steso che impone di sciogliere il matrimonio; in nessun altro caso il matrimonio può essere sciolto per iniziativa di uno dei due coniugi.

. . .

ecco finalmente dimostrato che vi era un caso, secondo la Bibbia ebraica, e secondo il suo interprete Jeshu, nel quale il matrimonio DOVEVA invece essre sciolto.

il SACRO DIVORZIO CRISTIANO, appunto.

* * *

ma quale poteva essere questa colpa che giustificava il ripudio della moglie da parte del marito? non è meglio specificato, è qualunque tipo di grave colpa morale, potrebbe essere l’idolatria, oppure l’adulterio, qualcuno dice.

l’adulterio? ma la donna adultera non doveva essere lapidata?

la legge mosaica non lasciava alcun dubbio neppure su questo: la proibizione dell’adulterio era uno dei fondamenti stessi del decalogo mosaico, che all’articolo sesto diceva “Non commettere adulterio”; la versione attuale “Non commettere atti impuri” è più recente e ha dilatato enormemente la portata morale del comandamento originario, anche per la radicale deformazione del concetto di impurità, che da impurità rituale, come era per gli ebrei, è diventata impurità sessuale, tanto che per la morale cattolica è impuro ogni comportamento sessuale che non sia almeno indirettamente rivolto alla procreazione.

Non giacere con la moglie del tuo prossimo, contaminandoti con lei (Levitico, 18,20; Deuteronomio 5, 18)

Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adùltera dovranno esser messi a morte. (Levitico, 20,10)

Quando un uomo verrà colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che ha peccato con la donna e la donna.

Così toglierai il male da Israele. (Deuteronomio, 22, 22)

* * *

ma questa normazione feroce sull’adulterio, tuttora applicata in parte del mondo islamico, esigeva la presenza di più testimoni; quindi rischiava di restare inefficace per un atto per sua natura segreto quanto più è possibile; occorreva prevedere quindi anche come comportarsi con l’adulterio clandestino.

e qui soccorre il più delirante dei libri della Bibbia, i Numeri, che non a caso è passato addirittura in proverbio quasi blasfemo nell’espressione “dare i Numeri”.

soccorre con una  integrazione della legge morale appena vista, la cui natura di aggiunta è dichiarata fin dall’inizio:

[11] Il Signore aggiunse a Mosè:
[12] “Parla agli Israeliti e riferisci loro: Se una donna si sarà traviata e avrà commesso una infedeltà verso il marito  [13] e un uomo avrà avuto rapporti con lei, ma la cosa è rimasta nascosta agli occhi del marito; se essa si è contaminata in segreto e non vi siano testimoni contro di lei perché non è stata colta sul fatto, [14] qualora lo spirito di gelosia si impadronisca del marito e questi diventi geloso della moglie che si è contaminata oppure lo spirito di gelosia si impadronisca di lui e questi diventi geloso della moglie che non si è contaminata, [15] quell’uomo condurrà la moglie al sacerdote e porterà una offerta per lei: un decimo di efa di farina d’orzo; non vi spanderà sopra olio, né vi metterà sopra incenso, perché è un’oblazione di gelosia, un’offerta commemorativa per ricordare una iniquità.
[16] Il sacerdote farà avvicinare la donna e la farà stare davanti al Signore.
[17] Poi il sacerdote prenderà acqua santa in un vaso di terra; prenderà anche polvere che è sul pavimento della Dimora e la metterà nell’acqua.
[18] Il sacerdote farà quindi stare la donna davanti al Signore, le scoprirà il capo e porrà nelle mani di lei l’oblazione commemorativa, che è l’oblazione di gelosia, mentre il sacerdote avrà in mano l’acqua amara che porta maledizione.
[19] Il sacerdote farà giurare quella donna e le dirà:

Se nessun uomo ha avuto rapporti disonesti con te e se non ti sei traviata per contaminarti ricevendo un altro invece di tuo marito, quest’acqua amara, che porta maledizione, non ti faccia danno!
[20] Ma se ti sei traviata ricevendo un altro invece di tuo marito e ti sei contaminata e un uomo che non è tuo marito ha avuto rapporti disonesti con te…
[21] Allora il sacerdote farà giurare alla donna con un’imprecazione; poi dirà alla donna:

Il Signore faccia di te un oggetto di maledizione e di imprecazione in mezzo al tuo popolo, facendoti avvizzire i fianchi e gonfiare il ventre; [22] quest’acqua che porta maledizione ti entri nelle viscere per farti gonfiare il ventre e avvizzire i fianchi!

E la donna dirà:

Amen, Amen!
[23] Poi il sacerdote scriverà queste imprecazioni su un rotolo e le cancellerà con l’acqua amara.
[24] Farà bere alla donna quell’acqua amara che porta maledizione e l’acqua che porta maledizione entrerà in lei per produrle amarezza; [25] il sacerdote prenderà dalle mani della donna l’oblazione di gelosia, agiterà l’oblazione davanti al Signore e l’offrirà sull’altare; [26] il sacerdote prenderà una manciata di quell’oblazione come memoriale di lei e la brucerà sull’altare; poi farà bere l’acqua alla donna.
[27] Quando le avrà fatto bere l’acqua, se essa si è contaminata e ha commesso un’infedeltà contro il marito, l’acqua che porta maledizione entrerà in lei per produrre amarezza; il ventre le si gonfierà e i suoi fianchi avvizziranno e quella donna diventerà un oggetto di maledizione in mezzo al suo popolo.
[28] Ma se la donna non si è contaminata ed è pura, sarà riconosciuta innocente e avrà figli.
[29] Questa è la legge della gelosia, nel caso in cui la moglie di uno si sia traviata ricevendo un altro invece del marito e si contamini [30] e per il caso in cui lo spirito di gelosia si impadronisca del marito e questi diventi geloso della moglie; egli farà comparire sua moglie davanti al Signore e il sacerdote le applicherà questa legge integralmente.
[31] Il marito sarà immune da colpa, ma la donna porterà la pena della sua iniquità”.

semplicemente grandioso: delirante e grandioso!

questa è una scena di teatro, teatro pirandelliano, così cupamente avvinghiato al tema della gelosia.

come non vederli?: il sacerdote che maledice, la donna che DEVE ritualmente interromperlo per giurare la propria innocenza, il marito che si tormenta nell’ombra…

* * *

ma la norma che abbiamo visto all’inizio e a cui fanno riferimento sia i farisei sia Jeshu, per leggerla in maniera differente da loro, è a sua volta l’evoluzione e la trasformazione di una norma più antica:

[13] Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con lei, la prende in odio, [14] le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo conto una fama cattiva, dicendo: Ho preso questa donna, ma quando mi sono accostato a lei non l’ho trovata in stato di verginità, [15] il padre e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della giovane e li presenteranno agli anziani della città, alla porta.
[16]Il padre della giovane dirà agli anziani: Ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio [17] ed ecco le attribuisce azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della città.
[18]Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno [19] e gli imporranno un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele.

Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita.
[20] Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, [21] allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia, perché ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così toglierai il male di mezzo a te.

è notevole che questo passo inizi proprio allo stesso modo del passo successivo cui rimanda la discussione sviluppata nel Vangelo di Marco:

[22, 13] Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con lei, la prende in odio, [14] le attribuisce azioni scandalose

[24, 1] Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei come marito, se poi avviene che essa non sia più amata da lui, perché ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso,

quindi, la cosa vergognosa che poteva guastare un matrimonio, poteva essere la non verginità della sposa, ad esempio, che pure avrebbe portato in precedenza alla lapidazione della fedifraga.

in sostanza, con questa ultima disposizione sull’obbligo del ripudio si introduceva un margine di discrezionalità per l’assunzione di comportamenti meno sanguinari.

. . .

ecco che ci è possibile toccare con mano una evoluzione storica precisa della morale ebraica attraverso la Bibbia: dalla norma che prevede la lapidazione degli adulteri, a quella che prevede una sorta di gudizio di Dio davanti al sacerdote, a quella integrativa che prevede la possibilità per la donna di esibire i segni della verginità la prima notte di matrimonio per respingere la falsa accusa dell’uuomo di non averla trovata vergine, fino al libretto di ripudio, che poi gli occidentalizzanti farisei interpretavano come libertà di ripudio, che Jeshu invece respinge, anche a tutela della dignità della donna.

ma questa evoluzione, si noti bene, è soltanto una evoluzione nella casistica, che via via si perfeziona e diventa sempre più minuziosa, aggiungendo caso a caso, e non cancella teologicamente i dettati precedenti: quindi 1) se vi è adulterio scoperto pubblicamente, vi è lapidazione degli adulteri; 2) se vi è dubbio di adulterio segreto, vi è giudizio di Dio con l’acqua amara capace di condurre a morte la colpevole (non è previsto che la donna possa fare altrettanto verso il  marito potenzialmente adultero); 3) se vi è accusa di non essere arrivata vergine al matrimonio, vi è la possibilità per la donna di respingere l’accusa esibendo le prove della sua verginità; 4) se vi è qualcos’altro di vergognoso, vi è il libretto del ripudio.

in ogni caso il matrimonio non può essere profanato, e dopotutto anche la lapidazione è una forma di divorzio – esattamente come il delitto d’onore nella Sicilia della tradizione.

ma è ovvio che la civilizzazione dei costumi portava di fatto a far convergere ogni situazione attorno a questa soluzione più ragionevole e civile, salvo quella dell’adulterio scoperto pubblicamente.

* * *

casistica dopo casistica, il Deuteronomio, dopo avere consentito alla donna ripudiata di risposarsi, doveva prevedere altri casi ancora:

[2] Se essa, uscita dalla casa di lui, va e diventa moglie di un altro marito [3] e questi la prende in odio, scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e la manda via dalla casa, o se quest’altro marito, che l’aveva presa per moglie, muore, [4] il primo marito, che l’aveva rinviata, non potrà riprenderla per moglie, dopo che essa è stata contaminata, perché sarebbe abominio agli occhi del Signore; tu non renderai colpevole di peccato il paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredità. (Deuteronomio, 24, 2 – 4)

se la donna è ripudiata anche dal secondo marito o rimane vedova, non è lecito al primo marito risposarla, perchè la donna è oramai contaminata.

a conferma del carattere di obbligo e non di facoltà del ripudio se la donna commette qualcosa di vergognoso che la rende odiosa al marito.

. . .

torniamo ancora una volta qui:

Vangelo secondo Marco, 10

[10] Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento.

Ed egli disse:

[11] “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; [12] e se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

ma abbiamo già parlato di questo passaggio, oramai appartenente ad una società non ebraica, e in nessun modo attribuibile a Jeshu.

“se la donna ripudia il marito”? chi ha scritto questa frase non era ebreo e non conosceva affatto la Bibbia né gli usi ebraici.

in una ideale ricostruzione del Vangelo secondo Marco nella sua forma originaria questi versetti vanno semplicemente cancellati.

2 risposte a “80. i tanti divorzi della Bibbia (il santo divorzio cristiano, VI).

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