100. l’adultera che rovinò Jeshu (il santo divorzio cristiano, VII)

in generale il Vangelo secondo Marco fece da modello al Vangelo secondo Matteo e anche al Vangelo secondo Luca (per questo questi tre vangeli sono “sinottici”, cioè hanno un punto di vista comune), ma sembra che dobbiamo pensare che il brano sul matrimonio vi fu inserito solo dopo che era stato utilizzato come modello per quello secondo Matteo, visto che il brano stesso manca nel Vangelo secondo Luca che è ancora successivo.

questa, almeno, appare la spiegazione più ovvia; oppure abbiamo a disposizione altre ipotesi?

per esempio: solo casualmente l’autore del Vangelo secondo Luca (in questo caso identificabile in una persona ben precisa, anche se non certo in Luca ) aveva a disposizione una versione del Vangelo secondo Marco in cui l’inserimento non era stato ancora fatto, pur se altrove esistevano versioni precedenti al suo lavoro di redazione nelle quali l’episodio era già stato introdotto?

oppure il Vangelo secondo Luca volutamente scelse come riferimento una versione più antica dove l’episodio mancava per sue riserve di carattere teologico su quanto veniva detto in questo passo?

oppure il redattore decise addirittura di espungere il passo da una copia in suo possesso perché si rese conto che si trattava di un inserimento e non soltanto per dei dubbi sostanziali sul suo contenuto?

tutti dubbi possibili, che complicano notevolmente il quadro: la filologia non è una scienza esatta; tantomeno riesce ad esserlo quando deve occuparsi di testi a trasmissione popolare, in cui l’alterazione del testo da parte del copista non è l’eccezione casuale ed isolata, dovuta quasi sempre ad una svista del copista, ma la regola di copisti che sempre sono anche redattori e rifacitori del testo.

e per i vangeli questo ininterrotto lavoro di rielaborazione e di correzione durato generazioni è testimoniato da un contemporaneo che lo vide, Celso, nel suo “Discorso sulla verità”.

inoltre a volte sembra scoraggiante cercare un senso in testi composti da menti tanto semplici da sembrare di ignorare completamente ogni logica.

* * *

nel testo che possediamo oggi del Vangelo secondo Marco le manipolazioni sono ben documentato dalla scoperta negli anni Settanta di un passo più antico di questo vangelo che parlava di Lazzaro, il discepolo prediletto e amato da Jeshu, e di una sua notte trascorsa con Jeshu, “nudo con nudo”, come vi si legge (per un rito esoterico, probabilmente), che fu poi espunto, sia per il carattere estremamente imbarazzante del riferimento alla figura di Lazzaro che capeggiò la rivolta antiromana del 70 d.C., sia per l’ambiguità dell’episodio in sè.

possiamo essere certi che la nostra versione é stata ampiamente manipolata.

per tornare al piccolo brano sul ripudio che abbiamo analizzato, anche esso rivela le tracce certe di due diverse manipolazioni almeno: quella che introduce un insegnamento segreto di Jeshu ai suoi dicepoli contro il “ripudio” del marito da parte della moglie, istituto che mai esistette nel mondo ebraico e di cui certamente Jeshu non avrebbe potuto occuparsi; e l’episodio nel suo insieme che sembra rompere la continuità narrativa del testo, come risulta dalla narrazione del Vangelo secondo Luca.

d’altra parte il tema stesso dell’episodio è trattato in modo estremamente confuso e contraddittorio, tale da fare pensare ad una ulteriore stratificazione interna fra due parti diverse che non sembrano avere nessuna vera relazione l’una con l’altra, ma solo una vaga affinità tematica.

* * *

i farisei chiedono a Jeshu se sia lecito ripudiare la moglie, e per la prima parte del loro dialogo Jeshu risponde non solo che si può, ma che anzi si deve, dato che Mosè ha ordinato di farlo, quando la donna si macchi di qualche colpa: se l’intenzione dei farisei era di metterlo in difficoltà, si direbbe che Jeshu sin qui abbia superato molto facilmente la prova.

il resto della conversazione, però, nella redazione attuale non risulta chiaro: infatti Jeshu, dopo avere richiamato lui per primo la legge mosaica, sembra rifiutarla, dicendo che essa è dovuta alla durezza di cuore degli ebrei: ma come è possibile una contraddizione simile?

ecco lo scoraggiamento di cui parlavo, di fronte ad un testo che sembra totalmente insensato.

tutto sarebbe più chiaro se pensassimo che Jeshu continui dicendo che quindi così si doveva fare, secondo le linee di una lettura rigorista della religione ebraica.

proviamo per un momento ad accettare questa ipotesi fondata sulla semplice coerenza interna del testo.

e immaginiamo che a questo i farisei rispondessero che però altrove Mosè aveva ordinato semplicemente di lapidare la donna che sbaglia.

eh già, allora sì si riuscirebbe a capire finalmente perché mai i farisei cercano di mettere in difficoltà Jeshu chiedendogli che cosa pensa del ripudio!

perché secondo quello che é restato del Vangelo secondo Marco, i farisei non hanno affatto messo in difficoltà Jeshu, anzi hanno fatto un clamoroso autogoal, permettendogli di presentarsi come il difensore della autentica tradizione ebraica da loro sviata.

* * *

possibile?

però a questo punto il racconto del Vangelo secondo Marco ci porta direttamente a quello che secondo me è il più antico dei vangeli riconosciuti dalla Chiesa come canonici, cioè ispirati da Dio: quello che io chiamo il vangelo dei discepoli, poi rielaborato da Giovanni il Presbitero, e dinventato noto come Vangelo secondo Giovanni e per motivi di omonimia attribuito a uno degli apostoli (ma Papia nella prima metá del II secolo ci documenta la verità, per fortuna).

leggiamo questo episodio nel Vangelo secondo Giovanni cap. 8, che apparentemente non ha nulla a che fare con quello raccontato nel Vangelo secondo Marco, ma che nel Vangelo secondo Marco non si trova:

[3] Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, [4] gli dicono:

“Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.

[5] Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.

Tu che ne dici?”.

[6] Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

fermiamoci qui, per un momento.

io stesso, leggendo, sono sobbalzato, arrivando a questa frase:

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

ma questo è proprio il passaggio logicamente necessario per dare senso al racconto che abbiamo appena visto, il passaggio che manca nel Vangelo secondo Marco!

* * *

provo ad integrare i due passi, adesso – so benissimo che sto commettendo un arbitrio e che quel che sto facendo è privo di ogni fondamento filologico, è una autentica follia: ma ditemi ora se, alla fine, il discorso non fila pefettamente, adesso:

[2] E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono:

“È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”.

[3] Ma egli rispose loro:

“Che cosa vi ha ordinato Mosè?”.

[4] Dissero:

“Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”. (Vangelo secondo Marco, 10, 2-4)

[Ma egli rispose loro:

“Fate allora quel che vi ha ordinato Mosè”]. (integrazione mia)

[3] Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, [4] gli dicono:

Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.

[5] Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.

Tu che ne dici?”.

[[6] Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.] (probabile glossa) (Vangelo secondo Giovanni cap. 8 )

[5] Jeshu disse loro:

“Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”. (Vangelo secondo Marco, 10, 2-4)

affermazione grave, questa di Jeshu, che critica Mosè dicendo che egli non fu ispirato da Dio nel prescrivere la lapidazione contro l’adulterio, ma dalla volontà di compiacere un popolo duro di cuore.

in questo caso risulta evidente che il testo del Vangelo secondo Giovanni è il più antico, dato che contiene soltanto il nucleo essenziale, il passaggio davvero importante dell’episodio, mentre il testo del Vangelo secondo Marco descrive soltanto l’antefatto, oscurandone la conclusione, tanto che l’episodio rimane in se stesso incomprensibile.

* * *

ma rileggiamo la conclusione dell’episodio nel Vangelo secondo Giovanni, che finora ho evitato di riportare.

[6 b] Ma Jeshu, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

[7] E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro:

“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.

[8] E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

[9] Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Jeshu con la donna là in mezzo.

[10] Alzatosi allora Jeshu le disse:

“Donna, dove sono?

Nessuno ti ha condannata?”.

[11] Ed essa rispose:

“Nessuno, Signore”.

E Jeshu le disse:

“Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”.

non ci deve sfuggire questa totale solitudine di Jeshu e l’imbarazzo profondo che lo induce quasi ad astrarsi dalla realtá, e a mettersi a scrivere sulla sabbia di Gerusalemme: è una sconfitta pesante per lui, che si ritrova solo con l’adultera, abbandonato da tutti.

che cosa scriveva Jeshu? che aiuto cercava nella sua personale scrittura per sfuggire alla contraddizione della Scrittura di Mosè con la sua?

se l’episodio, come l’ho ricostruito, ha ora una coerenza narrativa perfetta, a me pare, questa è la vera storia (avrebbe detto ironicamente Celso).

* * *

non è ancora più evidente adesso che il passo successivo del Vangelo secondo Marco non ha nulla a che fare con questa vicenda, ma è un inserimento successivo che ha tutt’altra origine?

[6] Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; [7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.

[8] Sicché non sono più due, ma una sola carne.

[9] L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

come non sentire che questo ìnsegnamento è di tutt’altra pasta di quello che abbiamo appena letto?

questo è l’inserimento di qualche testo rabbinico che forzatamente viene attributo a Jeshu.

* * *

il tema originario di questo episodio riportato al suo nucleo autentico, anche nel Vangelo secondo Marco, non era l’indissolubilità del matrimonio, ma l’applicabilità della legge mosaica.

Jeshu, che si presentava come un difensore della ortodossia ebraica, viene incastrato dialetticamente dai farisei per il suo rifiuto della lapidazione.

i farisei sono riusciti a mettere in evidenza la contraddizione del suo pensiero e lo sbeffeggiano  con quel magistrale e feroce “Che ne dici?” nel momento in cui, con una sceneggiata rivolta al popolo, introducono l’adultera; e lo annullano dialetticamente: lui  che si presenta, sulla scorta di Giovanni il Battezzatore, come il restauratore della ortodossia religiosa ebraica, ma poi, proprio sul tema della posizione della donna, si distacca irreparabilmente dalla legge mosaica ed é costretto a contraddirla.

* * *

a questo punto però è necessario leggere anche i primi due versetti del Vangelo secondo Giovanni, che collocano l’episodio nello spazio e nel tempo.

[1] Jeshu si avviò allora verso il monte degli Ulivi.

[2] Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

ora Jeshu si è recato a Gerusalemme e al tempio e vi ha predicato una volta sola (dopo il primo esordio a 12 anni): siamo nella settimana finale, siamo al momento del suo fallimentare attacco al cielo.

solo nel Vangelo secondo Giovanni sembra che egli vi si sia recato più di una volta, ma è perché esso raccoglie testimonianze a più voci senza un preciso ordine cronologico.

è nel suo attacco a Gerusalemme e al tempio che Jeshu si scontra con la ideologia religiosa ebraica dominante, e che subisce la sua radicale sconfitta.

non sul tema della indissolubilità del matrimonio: che senso avrebbe?

ma sul tema della umanizzazione della legge mosaica.

se è lui il discendente di Davide, legittimo pretendente al trono, come mai rifiuta di applicare proprio la legge mosaica?

allora non può essere lui il re dell’impero mondiale ebraico preannunciato da Daniele.

* * *

su questa contraddizione Jeshu perde la sua battaglia; eccolo sbugiardato come un mistificatore, ecco la premessa del tradimento di Giuda il sicario, l’esponente dell’ala più radicale e militante del suo movimento, quella dei guerriglieri zeloti.

se non è lui il re da incoronare, meglio è consegnarlo subito ai romani per liberarsi di un impostore che non è degno del regno di Davide.

siamo di fronte all’episodio centrale della vita di Jeshu, a quello che ne determina la catastrofe e la morte.

e nulla è più straziante di quella domanda di Jeshu:

Dove sono?

già, dove sono tutti? sono spariti tutti (anche i suoi).

ma Jeshu, solo con l’adultera (una prostituta?) che gli deve la vita, perché non interessa più a nessuno dopo che la sua mancata lapidazione ed é servita soltanto a liberare gli ebrei dal rischio di seguire un falso profeta, rivendica per l’ultima volta di essere re, ed emette il suo regale giudizio:

“Neppure io ti condanno”.

sono le parole con cui Jeshu si consegna alla sconfitta, alla morte e alla storia.

(ma a questo punto è anche chiaro perché il Vangelo secondo Marco toglie il passo dal suo contesto originario e va ad inserirne un irriconoscibile spezzone nel corpo di un racconto totalmente diverso, occultandone anche il penoso significato originario di sconfitta e morte del maestro, del profeta e del re).

2 risposte a “100. l’adultera che rovinò Jeshu (il santo divorzio cristiano, VII)

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