121. il figlio dell’adultera (Il sacro divorzio cristiano, VIII).

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5 risposte a “121. il figlio dell’adultera (Il sacro divorzio cristiano, VIII).

  1. non ho letto tutti gli altri articoli legati a quest’ultimo quindi il mio commento può risultare fuori luogo…

    Yeshu era figlio di Dio… noi siamo figli di Dio in quanto nostro creatore. E’ chiaro da ciò che Yeshu poteva benissimo essere un comune mortale. La Bibbia poi durante i secoli è stata scritta e riscritta… la verità che vi presenta può benissimo non essere quella “giusta”.
    Che importanza ha se Yeshu era figlio di adultera per il nostro tempo(si spera che le menti siano più aperte). Era importante 2000 anni fa.

    “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” per me è un paradosso. Nel momento in cui colui che è senza peccato scaglia una pietra non è più senza peccato(dipende cosa intendiamo per peccato)e quindi non avrebbe potuto scagliare la pietra. Quindi nessuno avrebbe dovuto farlo ma Yeshu lo dice non per difendere le suo origini… per il semplice fatto che nessuno è migliore di qualcun’altro… sebbene spesso lo nascondiamo “dicendo di essere migliori”. Pure noi potremo essere lapidati come chi si è macchiato di adulterio.

    Cos’è il peccato? Oggi sappiamo che le verità assolute sono difficili da trovare. Ora… certe azioni possono risultare peccati da certi punti di viste mentre non lo sono da altri. Il fatto che Yeshu ammetta di non essere senza peccato non lo priva della sua “divinità”… ma poi cos’è il divino? Una semplice invenzione umana… di nuovo rappresenta solo uno dei tanti punti di vista possibili (vedi interpretazioni Dio nella storia… come scegliamo quello giusto?). Dove sta la “divinità” di Yeshu allora? Penso che siano i valori che dovrebbero unire gli uomini… quei valori che più o meno universalmente consideriamo “morali” che ci dovrebbero portare a vivere in armonia.

    Questo è Yeshu per me… Un uomo che per i suoi valori è un Dio che si è sacrificato per non essere dimenticato, per lasciare il segno, salvando gli uomini mostrando loro l’armonia e bilanciando la violenza e crudeltà della storia passata. (era uno sfogo questo)

    I mali che vengono dopo sono colpa dell’uomo…dei suoi istinti…della sua natura animalesca (vedi chiesa oggi). Ecco perché rifiuto la Chiesa ma rispetto i valori di Yeshu(quelli che conosco :D). Penso che la Bibbia non sia importante per le storie narrate… ma per gli insegnamenti moralmente utili che può trasmettere. Ma poi… c’è sempre la scelta… si possono accettare o meno 🙂 (quello che la Chiesa non ha mai capito)

    sono andato molto fuori tema…lo so :D…lo faccio sempre… cmq… sarà per le ridotte conoscenze religiose che mi porto dietro 😛

    ciau… appena posso leggo anche il resto degli articoli 🙂

    • bel commento: sembra che questo post abbia toccato qualche punto vivo.

      vado subito al dunque: “la “divinità” di Yeshu (..) penso che siano i valori che dovrebbero unire gli uomini… quei valori che più o meno universalmente consideriamo “morali” che ci dovrebbero portare a vivere in armonia”.

      credo anche io, come te, che il fondamento della divinità di Jeshu affermata dai cristiani siano i valori morali da lui portati; in altre parole si afferma che jeshu era Dio per poter dire che i suoi valori morali sono indiscutibili.

      ci sono due obiezioni, entrambe radicali, a questo modo di vedere le cose.

      1. la ricerca storica ci dimostra che i valori morali che storicamente portava la persona chiamata Jeshu sono diversi da quelli che gli vengono attribuiti.
      in questo caso, ad esempio, Jeshu non rifiuta affatto per principio la lapidazione; il suo paradosso nasce dal fatto che la considera ancora morale e non immorale; Jeshu non grida agli uomini che lo circodano, come uno qualunque di noi farebbe se avesse voglia di rischiare la vita, “lapidare una donna? che orrore!”, ma dice: nessuno di noi è DEGNO di lapidarla.
      Jeshu si trova a sua volta interno ad un sistema religioso che aveva assolutizzato delle leggi morali e dei comportamenti affermandone l’origine divina.
      poiché quei comportamenti dopo di lui divennero totalmente inaccettabili, fu necessario creare una nuova religione che desse valore assoluto ad una morale nuova.

      però i valori morali che il cristianesimo attribuì a Jeshui non erano altro che quelli elaborati dal pensiero filosofico greco-romano, solo imbastarditi e mescolati a quel tanto di superstizione che era necessaria per farli accettare, in viertù di credulità, conformismo e paura, acnhe alle menti semplici e non filosofiche degli schiavi, per esempio.

      2. però ogni assolutizzazione dei valori morali che li riconduca ad un Dio, rendendoli immodificabili è negativa.
      quanto dico oggi è evidente per la crisi della religione cattolica, la cui vera origine sta nel suo essere prigioniera della sua propria tradizione, che le rende impossibile una trasformazione dei valori morali resa necessaria dalla profonda trasformazione realizzatasi nel mondo post-moderno.

      inoltre l’assolutizzazione dei valori morali è la premessa di forme di fanatismo.

      infine l’assolutizzazione dei valori morali contrasta con la realtà umana, caratterizzata da culture differenti con valori morali differenti e incompatibili fra loro: basta pensare alla cultura islamica medioorientale, dove la lapidazione degli adulteri è prevista ancora.

      quindi occorre una nuova visione della morale, una visione laica e RELATIVISTICA della morale.

      appunto quel relativismo contro cui si scaglia Ratzinger continuamente e che è invece la sola possibilità di ritrovare dei valori morali nella società occidentale.

      sì, siamo di fronte al bisogno vitale di una nuova religione, ma questa religione sarà così diversa da quelle del passato quanto diversa dal passato è diventata la vita umana.

      questa religione é l’ateismo relativistico; sempre che non risulti alla fone più comodo aderire al buddismo, dato che è la religione storica che maggiormente si avvicina a questa idea della religione, essendo una religione assolutamente priva dell’idea di dio.

      sì, il buddismo a volte sembra il miracolo giá realizzato da una cultura durata un paio di millenni in più della nostra, di una religfione senza dio.

      certo che i monaci buddisti sono antipatici lo stesso! 🙂

      ah, ancora un’aggiunta essenziale: il primo punto di una nuova morale e di una nuova religione è di non considerare affatto la nostra natura animalesca una colpa, ma una virtù.

      in questo spesso penso che una nuova religione debba rapprresentare per qualche asdpetto un ritorno al paganesimo occidentale che aveva questa grande saggezza di considerare gli istinti una manifestazione del divino.

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