184. eunuchi di Dio dal ventre materno (Il santo divorzio cristiano, XI)

quindi, a sentire il Vangelo secondo Matteo, Jeshu dice:

“Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio”.

e i discepoli rispondono:

“Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”.

Jeshu sta discutendo coi farisei, ma secondo questa bislacca sceneggiatura  a questo punto sono i discepoli ad interferire nella discussione, per polemizzare con lui, si direbbe, e lo accusano (ma stanno accusando proprio lui?) di svalutare a tal  punto la posizione dell’uomo rispetto a quella della donna che a questo punto “non conviene sposarsi”.

la posizione dei discepoli è davvero sconcertante: possibile che essi stiano difendendo il diritto al libertinismo?

tanto più se l’obiezione riguardasse la frase nella sua versione originaria, prima dell’inserimento della glossa:

“Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio”.

no, è evidente che l’obiezione si riferisce al testo già integrato (e reso illogico rispetto alla discussione precedente).

ma i discepoli non polemizzano affatto contro Jeshu, questo sarebbe semplicemente insensato, anzi, stanno portando acqua al suo presunto mulino, cioè al mulino delle loro opinioni messe in bocca a lui,  polemizzando contro una società come quella romana che ammette il divorzio.

* * *

io però credo che manchi, per capire bene questo passo, la comprensione di un punto fondamentale: il “non conviene sposarsi” non è riferito ai fedeli cristiani in genere, ma esclusivamente ai discepoli.

questa norma morale che rivaluta il celibato appartiene quindi ad un periodo in cui nella comunità cristiana in formazione si sta distinguendo un nucleo di presbyteroi, di anziani, i saggi della comunità,  – che diventeranno poi, in forma linguistica abbreviata, i “preti”.

niente di simile, direi, alla situazione storica in cui avvenne la predicazione di Jeshu, il quale del resto era probabilmente sposato (le nozze di Cana sono quasi certamente le sue), aveva gesti pubblici di amore per Maria Maddalena, secondo il Vangelo di Filippo, più antico di alcuni vangeli sinottici, e  non ha mai richiesto neppure ai discepoli di astenersi dal matrimonio.

del resto sposato era ad esempio certamente anche Giuda il Gemello (Tomaso).

dunque è verso la metà del II secolo che si introduce fra i seguaci di Jeshu, che cominciano oramai a sentirsi come i seguaci di una nuova religione diversa dall’ebraismo, l’idea che la castità sia superiore al matrimonio e, indissolubilmente connessa a questa, l’idea che vi debba essere un gruppo di persone dalle qualità morali superiori per guidare la comunità.

di conseguenza gli anziani della comunità andranno scelti preferibilmente fra i seguaci che sono casti, che rinunciano al matrimonio e dunque che non rischiano di essere distolti dalla loro missione per via delle mogli.

solo per loro si teorizza che non conviene sposarsi, visto che la donna ha poi la possibilità di abbandonare il marito e di sposarne un altro.

vediamo infatti come continua la discussione, secondo questa narrazione:

[11] Egli rispose loro:

“Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.

[12] Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli.

Chi può capire, capisca”.

sono frasi che potrebbero sembrare autentiche di Jeshu, dato che sono segnate dalla sua solita potenza espressiva.

* * *

quindi, Jeshu in questo caso avrebbe detto che a questa legge morale di astensione dal matrimonio non possono adattarsi tutti, ma solo coloro quei maschi che nascono “eunuchi” dal seno della madre, o chi si rende “eunuco” per il regno di Dio.

l’espressione “eunuco dal ventre della madre” rimanda al voto di nazireato (che pure non comprendeva secondo la legge mosaica, esposta in Numeri 6, 1-21, l’obbligo della castità), dato che ricorda la figura di Sansone:

il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei.

Giudici, 13,5

vi è dunque un nuovo voto di castità che lega a Dio un gruppo speciale di persone, che si pongono come guida della comunità come pegno della promessa di liberare gli Ebrei dai loro nemici.

questo voto può essere facilitato dal fatto di nascere “eunuco”, cioè non interessato all’attività sessuale e impotente, oppure essere il frutto di una costrizione della propria volontà.

* * *

si legga ora la dichiarazione più esplicita della superiorità della castitá rispetto al matrimonio, e quindi dell’eunuco, nella I Lettera ai Corinzi che, per pietà del lettore ho posto in appendice a questo post troppo lungo).

è al momento della definizione di questa morale sessuale senza precedenti nel mondo greco-romano, almeno in ambito maschile, che nasce veramente il cristianesimo come nuova religione.

neppure gli esseni in ambito ebraico avevano insegnato qualcosa di propriamente simile; vi è solo una certa vicinanza con quanto dice Giuseppe Flavio di una delle due correnti degli esseni (l’altra era favorevole al matrimonio e ricorreva a un matrimonio in prova di tre anni, prima del matrimonio vero e proprio):

Questi Esseni rigettano i piaceri come un male, ma esaltano la continenza ed il dominio delle nostre passioni, come virtù.

Trascurano il matrimonio, ma scelgono i figli d’altri, quando appaiono docili, per istruirli e farli divenire loro figli e li formano secondo i loro costumi.

Non negano assolutamente la necessità del matrimonio e la continuità del genere umano che attraverso di esso viene assicurato; ma si tengono lontani dal comportamento lascivo di donne e sono convinti che nessuna di esse resta fedele ad un solo uomo.

Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, II, 8, 2

* * *

c’è un punto veramente rivoluzionario nella Lettera ai Corinzi, a mio parere, in cui l’autore, riprendendo da vicino questo punto di vista, dice, presentandosi come una specie di eunuco di Dio, per usare la definizione del Vangelo secondo Matteo:

“Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro”.

è la prima volta che nella storia si rivendica il valore positivo della sterilità, della castità, dell’impotenza come modello universale.

è la prima volta che l’impotente dice al maschio comune: io sono meglio di te.

è la prima volta che la sessualità subisce una simile degradazione, a fastidio, necessità, schiavitù, da subordinare a qualcosa di più importante, e cioè al fanatismo.

il fanatismo rende impotenti, ma rivendica proprio in questo la sua superiorità, perché libera gli uomini dalla sessualità.

* * *

ora, è abbastanza evidente che una parte privilegiata fra chi non è interessato ad unirsi sessualmente alle donne, accanto a persone afflitte da gravi turbe mentali, la avranno proprio coloro che sono omosessuali, no?

in sostanza la storia del cristianesimo potrebbe anche essere vista come l’espressione di un gay pride sconosciuto all’antico mondo pagano, di un malinteso orgoglio omosessuale in una società rigidamente maschilista.

ma come? mi si potrebbe obiettare, la società pagana accettava tranquillamente l’omosessualità e aveva anzi fatto della bisessualità o meglio ancora della plurisessualita` un vero modello di vita.

sì, ma questo riguardava solamente la omosessualità o la bisessualità attiva, quella dei romani conquistatori: il cristianesimo è invece un movimento di riscatto degli omosessuali passivi, incapaci di avere in una congiunzione sessuale un ruolo maschile.

in cambio della definitiva rinuncia ad una sessualità attiva, del resto poco pesante perché era loro interdetta per natura o scelta, ad essi veniva offerta la possibilità di acquistare un ruolo di guida spirituale nella loro comunità.

* * *

ma, mi si potrà obiettare ancora, come è possibile che il cristianesimo si costituisca attraverso un patto di questo tipo che rivaluta gli omosessuali passivi, esclusi e disprezzati nel mondo antico, se la caratteristica comune costante della storia della chiesa è stata la lotta alla omosessualità?

alla omosessualità aperta e dichiarata, bisognerebbe dire, che è come dire a favore di una omosessualità repressa e non dichiarata, essendo l’omosessualità stessa in se stessa ineliminabile dalla specie umana.

in questo senso la lotta della chiesa alla cultura gay è una lotta per la sopravvivenza: nel momento in cui tutti i maschi che sono gay o che comunque hanno una sessualità non orientata in senso classico alla congiunzione attiva con una femmina vivessero liberamente la loro sessualità, le radici stesse del secerdozio cristiano si inaridirebbero.

sì, la società cristiana si è fondata su questo patto, che ha concesso all’omosessuale di costituire l’ossatura della gerarchia ecclesiastica, chiedendogli in cambio di rinunciare alla pubblica espressione della sua particolare sessualità.

* * *

il cristianesimo rappresenta questo tipo di rivoluzione nella storia ed introduce un modello di fanatico astinente e rabbioso di una furia che presume di diventare spiritualità.

il cristianesimo introduce la castità dei sacerdoti non come scelta assolutamente obbligata,  all’inizio, ma come via preferenziale alla purezza e alla santità.

la rivoluzione è così profonda che coinvolge il significato stesso del sesto comandamento del decalogo biblico,

il “non commettere atti impuri” era da intendenrsi rigorosamente secondo il concetto di purità rituale ebraico; per gli ebrei gli atti sessuali non erano di per se stessi impuri, ma lo diventavano se commessi senza rispetto di regole e rituali.

per i cristiani gli atti impuri divennero per definizione gli atti sessuali fuori del matrimonio, cioè ogni forma di sessualità non direttamente procreativa, tanto che tuttora la chiesa tende a considerare peccaminoso ogni atto sessuale che non si proponga almeno potenzialmente di essere fecondo.

quindi accetta il metodo Ogino-Knaus della astinenza periodica solo perché esposto all’errore, e vieta il preservativo che dà una garanzia decisamente più alta di prevenzione di una procreazione non voluta.

* * *

i secoli successivi resero unica questa opzione almeno fino a Lutero, che la cancellò nel mondo germanico.

l’esaltazione dell’impotente come nuovo modello maschile espone ovviamente ai rischi di una sessualità che sfugge al controllo in tutti coloro che hanno aderito al programma in contraddizione con la loro vera natura.

e del resto non esclude al maschio impotente alla congiunzione attiva la ricerca di altre forme di soddisfazione sessuale, che possono essere comunque brutali se a subirle é un minore che non le cerca, che non è in alcun modo consenziente e che non è maturo ancora per quella esperienza; cioè, senza tanti giri di parole, un minore.

la chiesa dei casti e degli impotenti rischia così, per le contraddizioni intrinseche dell’essere umano, di diventare la chiesa degli stupratori pedofili: Satana, direbbe qualcuno, ha tentato gli uomini con l’offerta di una perfezione asessuata impossibile.

è forse un caso beffardo che, nella struttura del racconto evangelico secondo Matteo, a questo punto esatto si svolga l’episodio dei bambini?

[13] Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.

[14] Gesù però disse loro:

“Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”.

[15] E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì.

* * *

questo episodio si trova nel Vangelo secondo Marco in una forma diversa, su cui varrà la pena di tornare.

ma è giunto oramai il tempo di chiederci, a conclusione di questa carrellata, se il pensiero di Jeshu sulla sessualità era davvero quello che gli viene attribuito alla metà del secondo secolo in documenti che sembrano più che altro ricalcare le antiche problematiche degli esseni, come è il caso della Lettera ai Corinzi.

è quello che si vedrà al prossimo post, in cui verrà introdotto il grande assente, la testimonianza più antica e meno manomessa del vero contenuto della predicazione di Jeshu.

ecco i passaggi della I Lettera ai Corinzi, attribuita a Paolo, che anche in questo caso viene a trattare temi molto simili a quelli del Vangelo secondo Matteo:

[1] Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; [2] tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.

[3] Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito.

[4] La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.

[5] Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione.

[6] Questo però vi dico per concessione, non per comando.

[7] Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.

[8] Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; [9] ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.

(…)

[24] Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato.

[25] Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. [glossa; la frase è evidentemente fuori posto].

[26] Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così.

[27] Ti trovi legato a una donna?

Non cercare di scioglierti.

Sei sciolto da donna?

Non andare a cercarla.

[28] Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato.

Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.

[29] Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; [30] coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; [31] quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! [altra glossa, che contraddice quanto appena detto]

[32] Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; [33] chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, [34] e si trova diviso!

Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.

[35] Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.

[25] Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. [glossa; la frase è evidentemente fuori posto].[36] Se [però] qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua fidanzata vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell’età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca.

Si sposino pure!

[37] Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua fidanzata vergine, fa bene.

[38] In conclusione, colui che sposa la sua fidanzata vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.

[39] La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore.

[40] Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio.

Lettera ai Corinzi, I, 7

 

4 risposte a “184. eunuchi di Dio dal ventre materno (Il santo divorzio cristiano, XI)

  1. Pingback: il #Sinodo e il mio #Sacrodivorzio cristiano – 467. | Cor-pus·

  2. Pingback: 278. oltre la distinzione dei sessi nei Detti di Jeshu di suo fratello gemello Giuda Tommaso (Il santo divorzio cristiano, XIII). « Cor-pus·

  3. Il mio commemto a questo: direi di essere daccordo in tutto e solo che oggi bisogna essere profondamente più cristiano e consapovoli sempre di tutto cio che si fa e che sivuole fare?

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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