191. il vero terzo segreto di Fatima.

leggo del papa a Fatima per celebrare l’anniversario delle visioni dei tre pastorelli: e dice con dispiacere, secondo l’ANSA, che in politica regna il silenzio della fede; e la mia prima reazione è quella da pensatore laico classico: così deve essere, no?

però mi rendo conto di quanto sia inconsistente questa idea che la religione debba essere un sentire individuale, privato, per così dire esangue: nessuna religione al mondo è così!

la religione è prima di tutto un fatto collettivo, di persone che si raccolgono, per partecipare a dei riti insieme, che condividono emozioni, domande e risposte sulla vita, che credono a valori comuni: come si può pretendere che questo loro mondo ideale non trovi espressione anche nella vita collettiva?

come si può chiedere a qualcuno, solo perché crede, di rinunciare a realizzare le proprie idee nel mondo?

* * *

l’essere umano è fatto proprio così, la politica è proprio questo: lo strumento per realizzare collettivamente quello in cui si crede.

eppure il legame fra politica e volontà, cioè fede, è qualcosa di malsano davvero.

se ci domandiamo che cos’è davvero la fede, scopriamo che è la volontà che il mondo sia come vogliamo che sia.

oppure che è la convinzione che il mondo sia come vogliamo che sia.

la fede è quindi quell’atteggiamento mentale abbastanza infantile che identifica la volontà e la convinzione.

chi ha fede non ha bisogno di chiedersi come il mondo sia davvero: sa già che il mondo è come dovrebbe essere (secondo lui).

* * *

l’atteggiamento politico che ne consegue è che la politica non viene concepita come la scienza del possibile sociale, ma come la proiezione delle convinzioni di un gruppo.

sì, vi è un altro modo possibile di concepire la politica, ma mica deve essere un caso se la politica moderna inizia in Europa con un libro intitolato Il Principe e se della politica nei secoli si sono ampiamente occupati i filosofi che hanno sempre spiegato non come lo stato è, ma come dovrebbe essere.

la politica dovrebbe essere l’insieme dei comportamenti necessari per salvare la specie umana, questa variante di scimpanzé più creativo e ancora più squilibrato dello scimpanzé di base, non la proiezione dei desideri di gruppo di adattare il mondo a se stessi.

* * *

oggi ci accorgiamo che la frase con cui Marx dichiarava la volontà  dei filosofi di cambiare il mondo è stata una tragica profezia: l’uomo moderno, anche senza i filosofi, ha effettivamente cambiato il mondo, ma senza un programma consapevole, senza un criterio, in una proiezione confusa di voglie individuali e di voglie di gruppo proiezioni delle voglie individuali, e quindi capaci di distruggerlo.

non vi è nessuna speranza che la politica cambi natura per la massa degli uomini, e diventi scienza ragionata del possibile, indipendente dai nostri desideri.

non vi è nessuna speranza che la religione cambi natura per la massa degli uomini, e diventi consapevolezza lucida del reale, indipendente dai nostri desideri.

fede e politica sono una realtà sola: l’espressione della aggressività umana.

il pensiero è troppo debole per lottare contro i cromosomi e non c’è forza al mondo che possa cambiare il nostro modo di essere, personale e come membri della specie.

* * *

solo qualcosa rema contro, ma è troppo debole.

fino a che ogni stato era l’espressione di una sola cultura locale e quindi di una sola religione, il totalitarismo interno di queste convinzioni era garantito.

ma la globalizzazione induce correnti migratorie che portano in alcune zone del mondo come l’Europa in cui viviamo noi, una mescolanza caotica di uomini che credono in valori radicalmente diversi e spesso contrapposti fra loro.

questo induce a disagi, tensioni, angoscia: distrugge i fondamenti della fede tradizionale.

infatti sono i paesi più religiosi che in questi contesti si scoprono più razzisti.

* * *

in Svizzera sta suscitando scalpore la tesi di uno studioso che afferma che l’islam, in quanto religione, è incompatibile con la costituzione svizzera e con la democrazia, e quindi va semplicemente proibito; così come la costituzione italiana vieta il fascismo, prima che il paese si riscoprisse fascista di nuovo.

l’islam è accusato a torto, ma non perché il Corano non sia la negazione delal democrazia, ma perché anche i vangeli lo sono.

si badi bene: non dico affatto soltanto che la Chiesa storicamente è stata ed è una nemica mortale della democrazia, tradendo il vangelo; tutt’altro: dico che nel vangelo stesso ci sta l’intolleranza che la Chiesa ha espresso nella storia, quando vi sta scritto che gli uomini devono compiere la volontà di Dio.

il peccato originale del cristianesimo sta in colui che poi ne fu considerato il fondatore: l’erede destinato di una dinastia che voleva riprendere il trono per l’instaurazione di una monarchia teocratica: fede e politica erano mescolati già alle origini.

per non parlare della mai rinnegata bibbia ebraica, uno dei più mostruosi monumenti umani all’intolleranza e al razzismo.

frase, questa stessa, capace di generare orrore in chi non l’ha mai letta, la Bibbia, e ripete per cieca fede i giudizi correnti e falsi su quel testo orribile.

* * *

e allora che facciamo?

proibiamo agli uomini che ci credono le religioni intolleranti, le fedi, le convinzioni, la voglia di realizzare i propri scopi e di imporli agli altri?

è evidente che no, sarebbe assolutamente impossibile.

fidiamo nel lento progresso delle idee, spargiamo semi di convinzioni diverse, diventiamo gli apostoli di una religione diversa, fondata su un’altra verità, quella dell’ateismo e della mortalità?

a parte il rischio di diventare a nostra volta classicamente religiosi e fanaticamente intolleranti, che garanzia abbiamo che questa nuova forma di pensiero si allarghi davvero?

* * *

nessuna: inutile credere che convinzioni intelligenti possano diffondersi col tempo: i valori medi delle capacità intellettuali umane sono determinati geneticamente e cambiano molto lentamente col tempo, e neppure sempre in meglio!

ad esempio, attualmente i progressi della medicina e della civiltà facilitano la sopravvivenza dei meno adatti, la linea evolutiva quindi è semmai verso il peggio, non verso il meglio, ed è facile accorgersene anche ad occhio nudo per chi ha una certa età.

cresce l’informazione, perché la società è più benestante e le dedica più risorse e le lascia più tempo, ma diminuisce la capacità di interpretarla, cioè l’intelligenza.

vi è un solo modo di diffondere nuovi atteggiamenti mentali e una nuova interpretazione non religiosa del mondo: banalitzzarli, mescolarli a stupide superstizioni, blindarli dentro un senso di appartenenza, condirli con storie magiche di assurdi miracoli, consolidarli con l’odio per chi non è come te, cioè ricondurli al deprimente quadro delle forme di pensiero usuali del terzo scimpanzé.

(giusto il contrario del metodo adottato da questo post).

* * *

il papa è andato a Fatima a dire che in politica si dovrebbe sentire di più la potenza della fede.

decine di migliaia di persone vanno a visitare un antico lenzuolo a Torino, indifferenti al fatto che in questo momento la scienza ha dimostrato che si tratta di un falso, pronte a commuoversi lo stesso, mica importa che cosa quel lenzuolo è, importa quel che io voglio che sia.

e questa è fede, la vera fede.

centinaia di migliaia stanno a Fatima a ricordare tre pastorelli che ebbero le visioni e che riuscirono a trasmetterle ad una folla di esaltati, che videro rotolare il sole nel cielo per 12 minuti e lo videro discendere sulla terra (mancavano solo le stelle dell’Apocalisse, capaci di fare altrettanto).

* * *

gli uomini vanno, si raccolgono a centinaia di migliaia, vanno a ricordare le tre profezie, due raccontate post factum ed azzeccate, la terza riferita davvero al futuro e mancata.

o meglio, non ancora realizzata, aspettate e verrà.

non conta che del resto sia grottesca.

Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

così si conclude il terzo segreto di Fatima e a Fatima ieri si sono raccolti coloro che credono a queste cose per dire di non riuscire a controllare a sufficienza la poltiica, che dovrebbe essere ispirata da loro, che sono guidati da Dio attraverso messaggi di questo genere.

* * *

il terzo segreto di Fatima, credete a me, è uno solo: è che larga parte delgi esseri umani sono imbecilli e che non possiamo in nessun modo salvarci da loro.

* * *

le foto usate in questo post, non mie, ma tratte da internet, sono del Ludwig’s Erbe (L’eredità di Ludwig) di Peter Lenke, un monunento che sta a Ludwigshafen am Bodensee; l’opera è stata oggetto di denuncia del leader locale della CDU come pornografica.

Peter Lenke è uno straordinario scultore tedesco nato nel 1947  e attivo sopratutto nel Baden-Württemberg; qui è possibile vedere le sue opere e la loro distribuzione in Germania: frame.htm .

una sua statua di un papa, rappresentato nudo, nella Mobilitätszentrale Bahnhof di Konstanz viene rimossa in questi giorni, perché considerata scandalosa.

l’opera si intitola: “Bild [il giornale popolare di destra tedesco] non conosce il suo papa; i politici di Stoccarda mentono con lui”.

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10 risposte a “191. il vero terzo segreto di Fatima.

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  3. post durissimo…
    io però non credo che gesù volesse la teocrazia
    il suo messaggio è di reciproca compresnsione e tolleranza (ama il prossimo tuo come te stesso…)
    satana lo tenta, offrendogli il governo del mondo, che lui rifiuta
    predica contro i farisei, sepolcri imbiancati…

    • cara rebirth,

      forse più che durissimo, è un post disperatissimo.

      a volte mi sento come un antico romano dell’inizio del V secolo che assiste al crollo dell’impero, ed è fra i pochi a rendersene conto, mentre attorno tutti sentono lo strazio degli aspetti particolari di quel disfacimento, senza vedere l’insieme.

      da tempo so che siamo di fronte alla fine della nostra civiltà, questo mio scrivere è privo di senso perché ne ha uno soltanto dentro questa cultura e non ne avrà nessuna nella prossima, che riusciamo ad intuire, ma non a capire nei suoi dettagli, ma sarà una cultura necessariamente dogmatica, fanatica e primitiva, cioè in una parola barbarica, come del resto fu il cristianesimo cui toccò il compito di salvare una qualunque struttura sociale dalla prima fine di tutto.

      per me disperazione è soprattutto tenerezza ed abbandono, anche se vi è qualcosa di rude nel dire quel che tanti attorno a me vedono assieme a me, ma che pochissimi hanno il coraggio di dire pubblicamente e che accennano solo in conversazioni private.

      a volte mi chiedo se dire queste cose, assolutamente inutili alla ricerca di una soluzione impossibile, non sia in fondo una cattiva azione.

      * * *

      però vorrei venire alle tue obiezioni specifiche, che ho letto con interesse e che sono state utili perché mi hanno costretto a riprendere ed approfondire, anzi a rileggere addirittura.

      scusami se sono come sempre piuttosto prolisso e analitico, ma odio parlare per slogan; mi spiace però dare anche solo l’impressione di costringerti a leggermi, quindi salta pure tutto, se ti pare che esageri.

      il racconto delle tentazioni di Jeshu da parte di Satana si trova solo nei due vangeli secondo Matteo e Luca, cioè nelle due redazioni più tarde fra quelle ricionosciuute dei racconti della vita e dell’insegnamento di Jeshu: il vangelo di Luca è sconosciuto al primo storico del cristianesimo, Papia, morto nella prima metà del II secolo, e il vangelo secondo Matteo gli è noto solo nella forma di una raccolta di detti, cioè coincide con la cosiddetta fonte Q, comune a Matteo e Luca, e ricostruibile filologicamente.

      secondo le analisi che ho ampiamente pubblicato sui miei blog di blogs.it negli ultimi 4 anni, la cronologia dei testi evangelici originari è questa:

      1. Detti di Jeshu di Giuda suo fratello gemello (“Vangelo di Tommaso”, prima metà del I secolo – probabilmente scritto in India)

      2. originario Vangelo secondo Matteo (fonte Q)

      3. vangelo secondo Filippo (oggi noto solo in quella che sembra essere una profonda rielaborazione gnostica del II secolo)

      i vangeli n. 1, 2 e 3, che sono i primi secondo la mia ricostruzione, hanno la forma di una semplice raccolta di detti, che sembra essere stata la forma originaria e più antica di questa tradizione.

      4. vangelo dei discepoli (seconda metà del I secolo; poi confluito nel “Vangelo secondo Giovanni” rielaborato all’inzio del II secolo)

      5. vangelo secondo Giovanni, detto Marco (fine del I secolo), nella forma originaria, diversa da quella attuale: comprendeva l’episodio di Lazzaro, ma non l’ascensione)

      6. vangelo secondo Giovanni attuale (prima metà del II secolo)

      7. vangelo secondo Matteo attuale (prima metà del II secolo)

      8. vangelo secondo Luca e Atti degli Apostoli (metà del II secolo)

      9. pseudo lettere di Paolo (140 d. C.)

      se questa ricostruzione cronologica, fortemente dissonante dalla vulgata accademica condizionata dai falsi della Chiesa, è giusta, allora ci si deve chiedere che cosa significa l’inserimento tardo di questo episodio in una tradizione che non lo prevedeva – ma lascio in siospeso la domanda per non trasformare la mia risposta in un mezzo trattato storico-filologico.

      tuttavia, rileggendo i detti di Jeshu, trovo il 21. “Se diventate miei discepoli e ascoltate le mie parole, anche le pietre saranno al vostro servizio”.

      impossibile non cogliere il rapporto con Matteo, 4, 3: “Se tu sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”.

      mi fermo: siamo nel cuore della predicazione originaria di Jeshu, che era un millenarista che prometteva l’abbondanza infinita del cibo con l’avvento del regno di Dio, come documenta Papia.

      quindi qui Matteo rappresenta una svolta nel cristianesimo, il momento in cui questo millenarismo originario viene respinto, e anzi rappresentato come tentazione diabolica.

      si tratta quindi di un episodio che ha a che fare con le prime dispute teologiche nel mondo cristiano.

      * * *

      scusa la divagazione, ma occorre inquadrare per provare a capire.

      ora, se leggi bene Matteo e Luca, vedrai che il diavolo promette a Jeshu “tutti i regni del mondo e la loro magnificenza” se sottomette a lui.

      la risposta di Jeshu: “Adorerai il signore Dio tuo e servirai solo lui”, esclude la sottomissione a Satana, ma non il governo universale di Dio.

      c’è piuttosto da osservare che questa risposta non è certamente originaria di Jeshu, dato che lui apparteneva ad una cultura, quella ebraica, dove era vietato nominare Dio (tanto è vero che lui parla sempre nei passi che risalgono davvero a lui, di “regno dei cieli”: questa era la perifrasi ebraica per non nominare JHW e non significava affatto, come intendiamo noi oggi, un regno ultraterreno, ma era il regno di dio in terra, solo che dio era innominabile per gli ebrei e si usava questa perifrasi).

      messia del resto in ebraico è semplicemente il re, mica altro.

      che la finalità di Jeshu fosse la restaurazione della monarchia ebraica fondata sulla vera religione è una cosa che neppure dipendeva da lui, ma dal contesto culturale in cui viveva: era l’attesa della cultura messianica (“cristiana” in greco), ben rappresentata ad esempio dal libro delle profezie di Daniele – che gli preesisteva addirittura, e che prevedeva senza equivoco possibile alcuno la instaurazione dell’impero universale del popolo eletto ebraico, e la distruzione di quello romano.

      Jeshu quindi non è un fondatore di questo primo millenarismo teocratico, ma anzi un suo prodotto.

      se nn era il figlio segreto di Giuda il Galileo, il fondatore del movimento rivoluzioanrio degli zelotri, come molti indizi dicono, la sua nascita è certamente da collocare in quell’ambiente.

      non erano molto diversi dai talebani di oggi i primi “cristiani”: questi sognano il califfato, e quelli sognavano il regno di Dio, chiamato “regno dei cieli”.

      la grandezza umana di Jeshu fu di sfuggire per molti aspetti allo schema previsto, probvabilmente anche grazie alla formazione non strettamente ebraica, ma egizia, e di deludere le attese dei più fanatici osservanti.

      fu questo che lo perde e che induce i più fanatici dei suoi a liberarsene e a consegnarlo ai romani, per farne almeno un martire da utilizzare dopo morto.

      * * *

      un secolo circa dopo la sua morte a Jeshu capita di dover passare non per l’aspirante al trono degli ebrei come era stato, ma come il fondatore di una nuova religione, in cui si cerca di conciliare il filantropismo della filosofia antica con una nuova sintesi delle religioni misteriche del mondo ebraico e pagano.

      in questo contesto molte espressioni cambiano di significato e vengono reinterpretate.

      la frase originaria sul prossimo tuo era a mio parere la regola di un comandante guerrigliero: ama il tuo vicino di postazione, il tuo “prossimo”, come te stesso.

      regola della fratellanza dei combattenti.

      che viene mescolata col precetto stoico della fratellanza universale, creando questo ircocervo abbastanza assurdo: perché mai dovremmo amare come moi stessi solo chi ci sta vicino e non tutti gli esseri umani?

      tuttavia la frase era quella, oramai nota, e poteva essere solo reinterpretata e non alterata del tutto.

      dicasi lo stesso della preghiera del guerrigliero inventata da Jeshu, trasformata in Padre nostro, dove l’invocazione: non lasciarci cadere nelle mani del nostro nemico (romano), diventa “liberaci dal Diavolo nostro avversario…

      * * *

      mi rendo conto che tu mi bai dato un dito, e che io mi sono preso il braccio intero; resta purtroppo ancora molto da dire, ma ho parlato anche troppo.

      leggerò con interesse altre obiezioni altrettanto precise, che mi costringano a rileggere e a riverificare le mie tesi.

      • wow…io non ho la cultura che hai tu, non sono in grado di approfondire più di tanto

        i documenti storici li lascio agli addetti

        io parlo di ciò che nel mio tempo resta di gesù e del suo messaggio
        quello che resta è condivisibile, se non diventa imposizione e senso di colpa
        lui ai suoi amici peccatori non incuteva timore

        io sono affezionata alla teologia della liberazione, recentemente sconfessata dal nuovo papa
        sono cresciuta dopo il concilio vaticano II
        questo mi piace, a questo sono vicina
        più di tanto non sono in grado di affermare, qui e ora
        abbi pietà di me…
        😀

    • ops, mi sono fatto prendere la mano, lo sapevo: tra l’altro credo risulti difficile immaginare leggendo questi appunti veloci se sono uno dei soliti matti che si occupa del Cristo storico a modo suo oppure una persona sensata.

      mi sembra comprensibile che tu sia interessata non alla ricostruzione storica della figura di Jeshu, ma al Gesù della tradizione.

      ho avuto il tempo di conoscere direttamente la chiesa pacelliana, di quel Pio XII che era noto ai suoi tempi (testimonianza di mia madre) come il Papa Fascista, di entusiasmarmi per Giovanni XXIII e di vedere il lento ripiegamento di un papa diplomatico come Montini, l’accenno di una chiesa del tutto nuova nella meteora di Luciani, e poi lo sfascio del cristianesimo prodotto da uno dei peggiori papi della storia, Woitila, a fronte del quale Ratzinger andrebbe messo sugli altari.

      capisco la simpatia per la teologia della liberazione, messa a silenzio da Woitila che le preferiva Pinochet.

      ricostruire la figura storica di Jeshu dovrebbe servire a capire se c’è uno spazio reale per teorie attraenti di questo tipo, oppure se è tempo perso…

      ultimamente il mio giudizio si è molto inasprito ed oggi propendo per una liberazione senza teologia, mi pare una contraddizione in termini…

      grazie del commento, spero di trattenermi meglio in futuro…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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