227. il ripudio ripudiato di Jeshu (Il santo divorzio cristiano, XII).

con le incongruenze della presunta dottrina morale di Jeshu sul matrimonio come risulta dai vangeli canonici ci troviamo di fronte ad una delle situazioni più aggrovigliate nel quadro delle tradizioni sugli insegnamenti di Jeshu.

oltre a tutto quello che abbiamo visto sinora negli altri vangeli, anche nel Vangelo secondo Luca si trova una tracciadell’insegnamento attribuito a Jeshu sul matrimonio.

è al cap. 16, 18:

[18]Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

riconosciamo subito le due frasi che abbiamo ritrovato, con qualche variazione, anche nei vangeli secondo Marco e secondo Matteo, ma senza nulla della discussione che li precede in queste due narrazioni.

narrativamente la situazione è del tutto diversa: si tratta di una libera raccolta di detti, alternati a parabole, con qualche brevissimo inserto narrativo che colloca alcune affermazioni nel quadro di qualche confronto critico con i farisei.

è una parte del Vangelo secondo Luca che utilizza ampiamente la Fonte Q, cioè presumibilmente la versione originaria del Vangelo secondo Matteo (a quanto ci dice Papia), quindi questo ci riporta direttamente ad una delle versioni più antiche della predicazione di Jeshu.

e tuttavia il contesto non potrebbe risultare più stupefacente; ecco, infatti, il detto di Jeshu che precede immediatamente questo (Vangelo secondo Luca, 16, 17):

E’ più facile che abbiano fine il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.

lo stupefacente sta nel fatto che, proclamando adulterino il matrimonio successivo al ripudio, Jeshu modificava l’interpretazione corrente della legge mosaica, e quindi almeno apparentemente la negava proprio nel momento nel quale ne proclamava la assoluta inviolabilità.

si può sempre sostenere che la Bibbia mosaica prevedeva sì il ripudio, ma niente diceva esplicitamente sulla possibilità di risposarsi, ma come nascondersi che questo silenzio è solamente il silenzio che si deve all’ovvio? la Bibbia mosaica non arriva neppure a concepire un uomo che non abbia dei bisogni sessuali da soddisfare nel matrimonio.

siamo proprio al cuore del messaggio di Jeshu, dunque, perché se questa sua indicazione morale corrisponde davvero alla sua predicazione, allora dobbiamo pensare che Jeshu fosse un fanatico integralista ossessionato dalla purezza della legge morale e indifferente all’essere umano concreto, al quale avrebbe richiesto una impossibile castità nel momento in cui fosse incappato in un matrimonio sbagliato.

tutto sembra in un primo momento spingerci in questa direzione, fino a che restiamo nel quadro di una analisi filologica pura, dato che ci riporta ad una delle versioni più antiche degli insegnamenti di Jeshu.

che l’origine della frase sia questa, cioè la Fonte Q, lo conferma il Vangelo secondo Matteo, dato che la utilizza per costruire il cosiddetto “discorso della montagna”, che in quanto tale non fu mai pronunciato, ma è solo la forma narrativa usata in questo vangelo per inserire ampi stralci del vangelo più antico, la Fonte Q, appunto, che in seguito proprio a questo utilizzo verrà cancellato.

nel Vangelo secondo Matteo ritroviamo la citazione al cap. 5, 31-32:

[31] Fu pure detto:

Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio;

[32] ma io vi dico:

Chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

inutile dire che tra questa versione e quella di Luca vi sono pure differenze sostanziali, dato che una cosa è dire, come in Luca, che chi ripudia la moglie e ne sposa un’altra per ciò stesso “commette adulterio” e ben altra che chi ripudia la moglie “la espone all’adulterio; in Luca si vieta in assoluto di sposarsi dopo il ripudio, in Matteo si vieta semplicemente di sposare una donna ripudiata.

ma occorre anche dire, a questo punto, che il Vangelo secondo Matteo riporta questo stesso insegnamento in due punti diversi del testo e in due forme profondamente diverse, senza neppure rendersi conto né della ripetizione né della differenziazione dei concetti:

[19, 9] Perciò io vi dico:

Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio”.

ma questa è (quasi) la versione di Luca, citata sopra!

insomma, siamo di fronte ad un pasticcio incredibile di indicazioni morali fortemente eterogenee, poco coerenti e discordi fra loro perfino all’interno dello stesso vangelo, ma soprattutto siamo di fronte ad una netta contrapposizione con l’etica mosaica, proposta immediatamente dopo averne dichiarato l’immutabilità.

in Luca questa contraddizione rimane evidente e non sanata: sembra evidente che Luca riporta la versione più antica di questo insegnamento, quella che meno è stata rielaborata e più facilmente si espone a critiche.

Matteo invece inserisce questo insegnamento nel quadro di una interpretazione a suo modo coerente del rapporto fra la predicazione di Jeshu e la legge mosaica:

[17]Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

[18]In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.

un completamento e non una negazione, un perfezionamento e non un abrogazione (almeno fino a che non si realizzi il regno di Dio, ossia fino a che non sia instaurata la nuova monarchia davidica): questa è proprio l’interpretazione complessiva che il Vangelo secondo Matteo dà, con una linea interpretativa chiara e coerente, all’intera questione del rapporto fra legge mosaica e nuova legge morale portata da Jeshu, e tutti gli insegnamenti inseriti fra questa premessa e la successiva norma su matrimonio e ripudio (che in Luca mancano) sono diverse esemplificazioni di questo stesso principio: sarà grande nel regno di Dio chi avrà rispettato questi nuovi precetti morali più rigorosi di quelli tradizionali ebraica, per esempio, non basta non uccidere: occorre non adirarsi neppure contro il proprio fratello; l’insulto rivolto ad un altro comporta un processo davanti al Sinedrio, se lieve, e la morte eterna per fuoco se grave; sono obbligatorie la riconciliazione e il perdono; non basta non commettere adulterio con una donna, non bisogna neppure desiderarla; e se l’occhio induce al desiderio, meglio strapparsi l’occhio; non bisogna mentire, anche fuori del giuramento, offrire l’altra guancia, amare i propri nemici, beneficare in segreto, e così via.

conosciamo questo delirio di perfezionismo morale e le sue catastrofiche conseguenze: una simile negazione della natura umana produce o l’ipocrisia di chi finge di attenervisi e poi dà voce ai propri istinti in segreto oppure la follia integralistica di chi li segue sinceramente, che è quasi peggiore.

questa follia ascetica, contro la quale si scagliò il divino Nietsche, cancellava la gioia di vivere e la conciliazione con le forze della natura e con gli istinti dell’antico paganesimo e fu certamente parte del cristianesimo delle origini, il Vangelo secondo Matteo nella sua cupa ossessione integralistica ne è testimonianza.

era essa anche nel suo fondatore?

fino a che punto Jeshu era quello che i suoi fanatici seguaci zeloti volevano? Jeshu fu davvero solo il leader di un movimento di talebani ebrei convinti di potere instaurare la monarchia mondiale del Dio della Bibbia, rendendone ancora più fanatici gli insegnamenti?

insomma, i cristiani furono l’anticipazione in salsa ebraica del fondamentalismo islamico di oggi?

e c’è qualche legge storica che produce periodicamente movimenti di questo tipo quando una società diventa benestante, multiculturale e globalizzata?

in ogni caso è possibile che Jeshu personalmente non fosse una specie di anticipatore di Bin Laden, che fosse diverso da quello che i suoi seguaci si aspettavano, che portasse un messaggio almeno in parte incompatibile: ci sono forti indizi in questo senso, non solo nella testimonianza scritta più antica che lo riguarda, i Detti di Jeshu di suo fratello gemello Giuda, che fu totalmente emarginato dal movimento dei seguaci di Jeshu e dal suo vero leader e successore dopo la morte di Jeshu, Lazzaro, il capo della rivolta antiromana, e preferì auto esiliarsi in India, ma anche dal fatto che Jeshu fu tradito e consegnato ai romani dai suoi, e in particolare proprio da uno degli esponenti dell’ala più radicale, Giuda il Sicario.

ma qualcosa che tiene aperto questo dubbio si ricava anche dall’analisi interna del testo, come vedremo fra poco.

rimane il fatto che Jeshu, per quanto atteso almeno da un paio di secoli, per quanto preparato dal probabile vero padre, Giuda il Galileo, fu storicamente parlando una brevissima meteora, la sua azione pubblica durò solo qualche mese e precipitò immediatamente nella sconfitta, questa sconfitta stessa depone a favore del fatto che lui non si sentisse un capo militare chiamato a realizzare la monarchia teocratica con la violenza e non abbia impostato quelle azioni militari (peraltro fallimentari e anzi catastrofiche per il popolo ebraico) che invece seguirono la sua morte.

questo suo apparire e sparire immediato dalla scena lasciò aperta la strada ad ogni lettura, ad ogni interpretazione: la storia del cristianesimo è storia di una lotta continua attorno al suo nome e alle interpretazioni non solo della sua figura, ma anche di quel che aveva semplicemente detto?

* * *

ma, insomma, allora c’è una qualche speranza di riuscire veramente a capire che cosa pensava Jeshu del matrimonio, ammesso che ne pensasse qualcosa di particolare?

le frasi che questi vangeli gli mettono così ripetutamente e variamente in bocca le ha veramente pronunciate lui?

difficile arrivare a qualche certezza, ma prometto almeno di suscitare qualche ragionevole dubbio.

intanto vi traccio un quadro delle diverse dottrine attribuite a lui:

Fonte Q (secondo Luca, 16, 18):

Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

Fonte Q (secondo Matteo, 5, 32):

Chiunque ripudia sua moglie, [eccetto il caso di concubinato,] la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. – tra parentesi quadra una evidente glossa, aggiunta nel testo

Vangelo secondo Marco , 10, 11:

Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; [12] e se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

Vangelo secondo Matteo , 19, 9:

Chiunque ripudia la propria moglie, [se non in caso di concubinato,] e ne sposa un’altra commette adulterio”. – corrisponde alla Fonte Q secondo Luca

* * *

mi si potrà dire che, alla fine, le variazioni concettuali fra le diverse redazioni di queste frasi, in un caso persino all’interno dello stesso vangelo, sono di dettaglio e che resta valido un nucleo concettuale forte che è il rifiuto del ripudio mosaico.

eppure, nello stesso Vangelo secondo Marco, Jeshu sembra considerare dovuto il ripudio mosaico quando non vi sia condivisione profonda di valori e fede in Dio nella coppia.

come si spiega questa contraddizione?

una spiegazione chiara ed assolutamente convincente non ce l’ho, però sono propenso a pensare che questa posizione sia il frutto di qualche fraintendimento o deformazione in senso tradizionale di qualche altra affermazione di Jeshu.

una osservazione strettamente filologica fa alla fine pendere il piatto della bilancia a favore del carattere non autentico di questa dottrina, attribuita a Jeshu.

ma a questo punto siamo davvero ad un passaggio cruciale: l’insegnamento che il Vangelo secondo Marco attribuisce a Jeshu è quasi identico alla lettera a quello che gli attribuisce Luca, cioè la Fonte Q; nello stesso tempo in Marco si definisce questo insegnamento come esoterico, cioè dato esclusivamente ed in segreto ai discepoli: come è possibile che questo insegnamento fosse segreto se faceva parte già della Fonte Q?

e se questo passo nel Vangelo secondo Marco è un inserimento tardo, come abbiamo appena visto, allora questo non è un solido indizio che questo insegnamento nella stessa Fonte Q fosse frutto di una manipolazione?

rimane però pur sempre la possibilità che questa limitazione sia riferita alla particolare forma antiromana che l’insegnamento di Jeshu aveva assunto in Marco.

e tuttavia vi è ancora una possibilità per sciogliere la questione: riferirsi a qualche altra fonte altrettanto antica ed importante sugli insegnamenti di Jeshu: forse riferendosi ai vangeli gnostici, si riuscirà a chiarire il problema.

2 risposte a “227. il ripudio ripudiato di Jeshu (Il santo divorzio cristiano, XII).

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