248. gli errori del capitalismo e quelli di Marx (post su commissione).

afovidius 25 luglio 2010 at 00:08

prima che mi dimentichi… scriveresti un post risposta a questa domanda:

“Nella società odierna gli errori del capitalismo evidenziati da Marx si sono veramente verificati?”

* * *

è impressionante quale nube di rimozione sia calata nella mia mente sull’argomento “marxismo” che pure ha assorbito le mie migliori e più fresche energie intellettuali per molti anni, tanto che ho qualche difficoltà perfino a mettere a fuoco la tua domanda.

oggi mi pare che Marx, tranne il metodo, abbia sbagliato praticamente tutto, ma per fortuna tu mi chiedi di limitare la mia risposta ad un aspetto solo: “gli errori del capitalismo”.

ma Marx ha davvero parlato degli “errori” del capitalismo?

a me pare che Marx abbia parlato molto dei meriti del capitalismo: ci sono pagine nel “Manifesto del partito comunista” che sono un vero e proprio inno alla trasformazione della vita umana e all’abbattimento dei vecchi regimi feudali realizzati dal capitalismo.

Marx ha parlato invece di “limiti storici” del capitalismo, di contraddizioni che si sarebbero via esasperate a seguito del suo trionfo e che avrebbero imposto un superamento di questo modo di produzione e la realizzazione del comunismo.

Marx riteneva questo passaggio “scientifico”, cioè assolutamente inevitabile: per questo un partito di intellettuali che acquisiva questa verità scientifica avrebbe potuto accompagnare l’evoluzione storica in una posizione privilegiata.

(ops, ma eccomi ad uno degli errori di Marx: anche il tempo che fa è il risultato di leggi scientifiche, ma da qui a potere prevedere se il 26 agosto 2011 ci sarà bel tempo o pioverà ce ne passa).

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1. qualcuno crede che il punto principale della critica di Marx al capitalismo sia l’“alienazione”: l’alienazione del lavoro.

forse oggi Marx dovrebbe riconoscere tuttavia che si tratta più di un limite dell’industrializzazione che del capitalismo.

Marx non ha visto Ford, che gli ha dato ragione alla grande, ma non ha visto neppure Togliattigrad o le fabbriche dell’Unione Sovietica che gli davano torto.

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2. la teoria del pluslavoro di Marx, cioè del tempo non pagato del lavoratore attraverso il quale il capitalista costituisce il suo profitto, il plusvalore…

questo è il punto meno convincente, eppure centrale, del marxismo: come non accorgersi che il plusvalore è anche remunerazione del fattore imprenditoriale, essenziale nella produzione e senza il quale l’attività economica stessa dell’impresa non potrebbe costituirsi?

il pluslavoro esisteva anche nelle società socialiste a economia statale: solo che veniva destinato a scopi sociali.

eppure questa apprente indiscutibile superiorità organizzativa di queste società non ne ha impedito il collasso: pare che l’animale uomo si dedichi molto più volentieri a fini egoistici.

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3. Marx ha parlato della prevalenza del capitale sul fattore umano, e direi che qui ha centrato il problema alla grande, ed ha avuto ragione; forse ha avuto ancora più ragione di quanto potesse pensare perché ai nostri giorni il cosiddetto fattore economico sganciato da ogni riflessione sul fattore umano sta diventando una forma di isteria accademica propedeutica ad un suicidio di massa.

possibile, dico io, che nessuno tenga conto dei risultati delle ricerche psicologiche che dimostrano come, assicurata la sopravvivenza, il fattore principale della felicità individuale non é affatto dato dal valore assoluto di ciò che si possiede, ma dal confronto fra ciò che possediamo noi e quel che posseggono gli altri vicino a noi?

deve pur esserci un motivo se il popolo più felice della terra, statistiche alla mano, è il nigeriano.

occorre però pur dire che anche in Marx questa dimensione è totalmente aliena, anche Marx è totalmente impermeabile alla banale osservazione che fa il viaggiatore fra i popoli poveri, e cioè che una misurata povertà rende gli uomini più felici della incontrollata ricchezza.

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4. Marx ha visto nella lotta di classe lo strumento invincibile del ribaltamento del capitalismo, e quindi anche un limite intrinseco del capitalismo stesso, che allevava dentro di sè i suoi stessi becchini.

mica poteva prevedere il proliferare dei media e il controllo capillare di ogni respiro mentale umano che essi avrebbero stabilito sulle masse industrializzate.

nel prevedere la vittoria del proletariato nella lotta di classe Marx evidenziava un limite del capitalismo che invece il capitalismo ha imparato a risolvere attraverso i regimi autoritari di massa del primo Novecento.

poi le forme di controllo si sono evolute e raffinate e al populismo spesso sanguinario e truculento è subentrato l’indolente consumismo, molto meno problematico, del resto.

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5. Marx ha previsto l’inevitabile socializzazione dell’economia: ci ha azzeccato alla grande.

pensava che questa sarebbe stata la tomba del capitalismo; quello che non è riuscito a prevedere è che il capitalismo avrebbe subordinato a se stesso comunque l’economia sociale, attraverso il controllo dello stato, piegato allo scopo di garantire i profitti della borghesia.

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6. Marx ha previsto l’impoverimento crescente del proletariato per garantire al capitale margini di profitto altrimenti sempre più difficili da realizzare.

di tutte le sue previsioni questa è in apparenza la più sbagliata, ma in realtà l’unica che si è realizzata davvero pienamente e in modo impressionante.

ci pare sbagliata se vediamo la crescita progressiva (quasi sempre) del tenore di vita dei paesi avanzati e anche dell’umanità in generale.

comprendiamo che è giusta, invece, se guardiamo ai veri proletari del mondo, del terzo mondo, ridotti alla morte per fame, e se consideriamo che il minimo vitale è un concetto relativo, che si muove lungo una scala di valori soggettivi, e constatiamo che uno stipendio o un salario non è oggi sufficiente a mantenere a questi livelli di moderna e conumistica sopravvivenza una famiglia, e al tempo di Marx invece sì.

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insomma, Marx le ha colte bene le contraddizioni del capitalismo, ma il capitalismo è stato più furbo di lui e ha trasformato ogni punto di debolezza (o quasi) in una nuova forza .

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contento, adesso?

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