249. Vendola, il nostro Obama bianco?

basta essere gay e averlo ammesso pubblicamente, a differenza di quasi ogni altro politico italiano che lo è, per diventare l’Obama italiano, l’uomo che succederà a Berlusconi con quattro anni di ritardo su Obama stesso?

direi di no, anche se indubbiamente la sincerità sul punto degli orientamenti sessuali è perfino qualcosa in più rispetto alla “abbronzatura” da meticcio che Obama non poteva certo nascondere…

se Vendola diventerà il prossimo primo ministro dopo Berlusconi non sarà certo la prima volta che l’Italia viene governata da un capo del governo omosessuale, ma sarà la prima volta che lo saprà.

e la rottura del tabù omofobo e la dimostrazione che i politici si eleggono per il programma e per le capacità potrebbe essere il segno importante di un rientro dell’Italia nella comunità delle nazioni civili, contro l’omofobia alimentata da gente che poi magari va a trans, e non perché hanno le tette!

bene, questo post si sforzerà di spiegare perché Vendola é davvero il nostro Obama bianco e perché è l’unico vero candidato possibile del centro-sinistra (certo ci vuole pazienza a leggerlo tutto, ma le profezie mica si improvvisano).

e badate bene che non ho detto che potrebbe vincere (come scrissi invece su Obama due anni prima), ma dico che attorno a lui può coagularsi l’unico possibile programma politico con cui la sinistra può vincere le prossime elezioni.

* * *

ma insomma, ben venga il voto liberatorio a Vendola, tanto per cominciare alle primarie per la scelta del candidato del centro-sinistra, ma il suo programma qual è? per essere l’Obama bianco d’Italia occorre avere un programma!

per rispondere occorre rileggersi la sua intervista a Repubblica del 25 luglio: ?ref=HREC1-6

in particolare qui: 

“Quando una parte del Pd ipotizza che per battere Berlusconi si può fare un governo con Tremonti ferisce a morte la possibilità di uno sguardo autonomo, di un pensiero originale.

Tremonti ha trasformato l’Italia in uno stato sudamericano, ne ha fatto uno dei Paesi più squilibrati socialmente e più ingiusti al mondo.

Ma il ceto politico vive dentro il Palazzo e cerca le forme dell’estromissione del sovrano senza rendersi conto che il punto è mutare la cultura del regno”.

belle coincidenze, vero, con quanto scrivevo su questo blog qualche giorno fa?

D’Alema dice che se la politica è poesia, beh ci sono poeti migliori di lei…

“Una cosa è sicura: i prosatori del Pd dovranno pur fare un rendiconto di questi anni visto che il loro genere letterario ha portato solo sconfitte”.

anche questa è banale verità.

così come le riflessioni successive su Prodi, il leader vincente della sinistra che gli strateghi alla D’Alema hanno due volte cacciato.

L’unico ad aver battuto due volte Berlusconi è stato Prodi. Un personaggio molto diverso da lei, un moderato.

“Prodi ha rovesciato alcuni modelli di lotta politica.

A me piaceva il tono elevato del suo discorso antipopulista.

Mi piaceva la costruzione di una leadership per strada rompendo l’autoreferenzialità del ceto politico.

Per me è un esempio da guardare con molta attenzione. Ma non c’è un prototipo e l’idea che si vince solo giocando al centro è davvero fuori tempo e fuori contesto.

Appartiene al cinismo che tanto affascina il Palazzo ma ha il difetto di partorire insuccessi a ripetizione.

È l’espressione di una straordinaria inadeguatezza culturale”.

oh, posso chiudere il blog se queste cose comincia a dirle quello che potrebbe essere il nsotro candidato fra tre anni!

“Ricordare cos’è stato il luglio del 2001, la sospensione della democrazia che ci fu a Genova, mi pare doveroso.

Le cricche dello squallore agirono anche alla Diaz e a Bolzaneto e appartengono alla storia verminosa e oscura di un potere violento.

Si può dire questo o è vietato?”

finora si poteva dirlo solo quasi nei blog e basta, e non senza il rischio di essere insultati perfino per qualche post quasi clandestino sulla rete.

* * *

bene, sul piano del metod0 e dei valori ci siamo, ma questo non basta a fare una candidatura, occorre un programma e prima ancora un’idea forte di programma.

questa è la premessa del programma di Vendola.

“La cattiva globalizzazione mette in competizione 2 miliardi e mezzo di operai dei Paesi emergenti e 1 miliardo e mezzo di operai dei Paesi occidentali.

Una competizione la cui logica conseguenza si chiama schiavismo.

In forma moderna, ma schiavismo”.

solo la premessa.

ma lo sviluppo di questa premessa lo ritrovo il giorno dopo dove meno me lo sarei immaginato, da parte di qualcuno che certamente ha letto come me Vendola sabato, e la domenica mattina, pur senza nominarlo, ha come continuato a sviluppare le sue idee.

* * *

Eugenio Scalfari!

ma come? Eugenio Scalfari d’accordo con Vendola?

sì, in un articolo molto interessante, che potete trovare ad esempio qui: 6945-FIAT-La-vera-storia-del-caso-Marchionne-di-EUGENIO-SCALFARI

ecco come Scalfari disegna le tendenze generali del mercato mondiale:

La direzione di marcia (…) ho cercato di definirla parlando della legge chimico-fisica dei vasi comunicanti.

In ogni sistema globalmente comunicante il liquido tende a disporsi in tutti i punti del sistema allo stesso livello, obbedendo all’azione della pressione atmosferica.

In un’economia globale questo meccanismo funziona per tutte le grandezze economiche e sociali: il tasso di interesse, il tasso di efficienza degli investimenti, il prezzo delle merci, le condizioni di lavoro.

Tutte queste grandezze tendono allo stesso livello, il che significa che i paesi opulenti dovranno perdere una parte della loro opulenza mentre i paesi emergenti tenderanno a migliorare il proprio standard di benessere.

La prima tendenza sarà più rapida della seconda.

Al termine del processo il livello di benessere risulterà il medesimo in tutte le parti, fatte salve le imperfezioni concrete rispetto al modello teorico.

che cos’è questa se non una descrizione più precisa della “cattiva globalizzazione” di cui parla Vendola?

da questo quadro storico indiscutibile nasce la riflessione su quale possa essere una linea di politica economica e sociale alternativa alla politica della destra:

C’è un modo per compensare la perdita di benessere che il “dopo Cristo” comporta per i ceti deboli che abitano paesi opulenti?

Certo che sì, un modo c’è ed è il seguente: far funzionare il sistema dei vasi comunicanti non solo tra paese e paese, ma anche all’interno dei singoli paesi.

L’Italia è certamente un paese ricco.

Anzi fa parte dei paesi opulenti del mondo, che sono in prevalenza in America del nord e nella vecchia Europa.

Ma l’Italia è anche un paese dove esistono sacche di povertà evidenti (e non soltanto nel Sud) e dislivelli intollerabili nella scala dei redditi e dei patrimoni individuali.

Tra l’Italia dei ceti benestanti e quella dei ceti poveri e miserabili il sistema dei vasi comunicanti è bloccato, non funziona.

Il benessere prodotto non viene redistribuito, rifluisce su se stesso e alimenta il circuito perverso e regressivo dell’arricchimento dei più ricchi e dell’impoverimento dei poveri.

ecco appunto quello che Vendola-Obama ha detto in sintesi: Tremonti, quel Tremonti che D’Alema vorrebbe a capo del governo post-Berlusconi a settembre, ha fatto dell’Italia un paese sud-americano, ma se si vuole fare uscire l’Italia dalla crisi, occorre redistribuire il reddito all’interno: occorre che i ricchi perdano un po’ di reddito e che i redditi più bassi crescano.

questa è l’idea di fondo di un possibile futuro governo di centro.sinistra e Vendola è l’unico uomo politico capace di dare verità a questa linea.

* * *

mica sarà facile farla passare: la borghesia italiana è barbara e sanguinaria: ha usato ogni arma negli anni Settanta per fermare le rivendicazioni operaie e del Sessantotto che posero le basi della moderna società benestante italiana.

sotto Berlusconi l’Italia sta regrendendo agli anni Cinquanta, alle differenze sociali, al conformismo di massa, alla censura: sai che novità per uno che ha sessant’anni.

la borghesia italiana reagirà furiosamente, non è da escludere neppure qualche riedizione della strategia della tensione, oppure i programmi secessionistici padani proveranno a diventare realtà: trattori e camionisti saranno sempre pronti ai blocchi stradali.

sarà una lotta dura, e non sono sicuro che il cosiddetto popolo di sinistra, ipnotizzato da Santoro e Travaglio, abbia davvero la forza e lo voglia di buttarsi in questa lotta, in questa classica lotta di classe, per dirla tutta.

però il momento di scegliere è ora.

le proposte politiche sul tavolo sono tre:

quella di D’Alema: un accordo tra politicanti per mantenere la vecchia politica e continuare il berlusconismo in salsa tremontiana.

quella di Di Pietro: l’alleanza per la legalità, con una proposta politica di nuova destra moderna; che è un aspetto giusto del problema Italia, ma non basta a definire una linea politica capace di coinvolgere una parte del paese in profondità e sopratutto, da sola, di dare risposte alla crisi economica.

e quella dello strano duo Vendola – Scalfari: la redistribuzione del reddito, per impedire che l’Italia sprofondi nella povertà di ritorno, ultimo dettaglio non del tutto realizzato per la riedizione degli anni Cinquanta.

* * *

Le opposizioni dovrebbero convergere su un programma concreto (…) per uscire da una situazione caratterizzata da vergognosi privilegi e diseguaglianze.

Si parla molto di riforme.

Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme.

Perciò mi domando: che cosa aspettate?

Che la casa vi crolli addosso?

qui è Scalfari che parla, ma potrebbe essere il nostro Obama bianco, oppure potrei essere io stesso, ma questa è la strada sulla quale Vendola deve vincere le primarie per definire il candidato del centro-sinistra a governare l’Italia dopo Berlusconi.

* * *

(per oggi mi fermo qui, perché l’ho fatta lunga abbastanza, però presto, molto presto, cercherò di spiegare quale è secondo me il vero punto debole di questa proposta…)

2 risposte a “249. Vendola, il nostro Obama bianco?

  1. l’Uomo al quale ho dato il mio voto, due volte di seguito con altrettante primarie, l’ultima è stata un dono del masochismo dalemiano frantumatosi contro la disobbedienza vendoliana salvifica.

    • “masochismo dameniano” e “disibbedienza vendoliana salvifica”!

      mi ricorderò di queste definizioni quando verranno le primarie e votare D’Alema sarà come mandare un omaggio anche alle numerose amiche ed amici del Salento, terra miracolo.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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