253. 100 milioni di bUFAle: l’ultima frontiera dell’antropocentrismo.

immaginate con quanta emozione – l’emozione dell’ateo incallito e rassegnato al quale si propone la prospettiva di potere ricominciare a credere in Dio – ho letto ieri su Repubblica la notizia che la sonda Kepler in un campione di 1.160 sistemi solari “scova 140 mondi simili al nostro”.

basta una estrapolazione da “elementare, Watson!” e, voilà, per Repubblica, “i gemelli della Terra forse sono 100 milioni”.

lasciamo perdere il forse.

lasciamo perdere il “cautela nella comunità scientifica” che accomopagna questa ulteriore bUFAla.

ragioniamo sui numeri: l’articolo vuole accreditare l’idea che nella nostra galassia un sistema solare su 8 abbia una forma simile al nostro e dunque sia potenzialmente abitabile da specie simili a quella umana.

questo vorrebbe dire che la nostra galassia ha solo 800 milioni di stelle, quando invece ne ha molte di più: ordine di grandezza maggiore di centinaia di volte.

e dunque è evidente che la ricerca si è limitata solo alle stelle simili al Sole, che sono una minoranza delle stelle esistenti.

nel corpo dell’articolo si spiega anche, molto in piccolo, che per pianeti simili alla terra si è inteso parlare soltanto di pianeti “rocciosi”.

e qui il gioco diventa troppo facile e scoperto, ragazzi, perchè non abbiamo neppure bisogno di andare fuori dal sistema solare per trovare “pianeti simili alla terra” con questa definizione: Mercurio, Venere, Marte, la Luna,  più un bel gruppo di satelliti di Giove e Saturno, sono tutti corpi celesti simili alla terra, se basta essere rocciosi per essere considerati tali.

* * *

ma a questo punto proprio questa notizia è la prova definitiva della assoluta irripetibilità della vita umana nel cosmo: seguite questo ragionamento.

quanti esseri umani ci sono sul nostro pianeta? 7 miliardi circa in questo momento.

mettetevi per favore a cercare un essere umano eguale a me fra questi sette miliardi, e per uguale a me intendo soltanto alto come me, pesante come me, con la pelle del mio stesso colore, gli stessi capelli e gli stessi occhi, lo stesso QI e lo stesso grado di miopia: mi limito a 7 fattori fra le decine di migliaia possibili, e ho trascurato il sesso e gli orientamenti sessuali!

pensate di trovarla?

pensate di trovare un solo essere umano che condivida 7 caratteristiche variabili scelte a caso su 7 miliardi di candidature?

è evidente che il grado di probabilità di questi soli 7 fattori produce un numero molto più alto di 7 miliardi.

(basterebbe per partire mettere in gioco il QI: ce n’è uno ogni 10.000, col mio, e da 100 milioni siamo già scesi a 10.000; polverizzare questi 10.000 con gli altri sei fattori è un gioco da ragazzi)

ma immaginate che su questi 7 miliardi di esseri umani voi stiate cercando qualcosa di più, addirittura “un gemello”, con un intero patrimonio genetico di decine di migliaia di geni identici.

è evidente che questo gemello può essere solo il frutto di un particolarissimo incidente riproduttivo.

e adesso ragionate sui 100 milioni circa di pianeti che “forse” sono simili alla Terra (nel senso che sono soltanto rocciosi), ma che hanno con la Terra un grado di somiglianza molto minore di quello che un essere umano qualunque può avere con me.

come è evidente, il numero è troppo troppo basso che dico per trovare un gemello, ma anche per trovare una coincidenza di 7 fattori scelti a caso.

* * *

nessuna probabilità di trovare un pianeta uguale, e anche trovandolo nessuna garanzia che un pianeta uguale produca comunque una vita di tipo umano.

ammesso che la vita umana sulla Terra sia stata una qualche forma di creazione mirata, quante volte si può ripetere secondo voi lo stesso tragico errore?

* * *

come per il bambino è dura imparare a pensare di non essere al centro del mondo (e qualcuno non ci arriva mai e nessuno mai bene del tutto), così la perdita della centralità nel cosmo è un trauma per la cultura umana.

non bastava che Copernico dimostrasse che la Terra gira attorno al Sole e non viceversa, che nel Settecento ci si rendesse conto che siamo in una galassia di miliardi di stelle come il Sole, ma ciascuna diversa dal Sole, che il Novecento ci spalancasse il baratro di miliardi di galassie in un universo che assume dimensione tali da rendere il nostro sistema solare stesso assolutamente insignificante e casuale, che il nuovo secolo ci prospetti l’idea che l’universo a noi visibile sia soltanto uno degli infiniti universi possibili e si debba cominciare a parlare di un multiverso di cui noi riusciamo a scorgere solo una manifestazione su di un numero pressochè infinito.

l’idea di essere in uno degli universi possibili, dentro una galassia fra miliardi, in un sistema solare a sua volta fra miliardi, e con caratteristiche peraltro anomale, che risulta più che altro il frutto di un qualche incidente cosmico, ci è francamente intollerabile.

l’antropocentrismo resiste.

e la sua ultima frontiera è la ricerca di pianeti simili a quello terrestre.

se si dimostrerà che in tutto l’universo si formano sistemi dove necessariamente una vita di tipo umano si riproduce, ecco che allora potremo di nuovo pensare che un creatore o comunque una provvidenzialitá razionale abbia creato il mondo per noi.

venisse del tutto meno questa fiducia nella onnipotenza del Padre Universo che si è occupato appunto di noi, eccoci sperduti su un frammento di roccia scagliato a caso nel nulla, un “atomo opaco del male”, come scriveva Pascoli, noi stirpe del tutto simile a quelle delle insignificanti formiche, come scriveva Leopardi.

senza nessuna garanzia sulla vita, esposti al rischio di uno sbuffo di energia solare solo un poco anomalo e incostante, o di un congelamento improvviso per un ciclo di riposo della stella da cui dipendiamo.

l’antropocentrismo è una forma di fede, e personalmente considero la ricerca di pianeti terrestri una manifestazione convulsa di questa fede.

come tutte le fedi peraltro anche l’antropocentrismo fa bene alla salute, quindi leggetevi pure con calma e serenità interiore, spegnendo ogni senso critico, tutti gli articoli che settimana sì settimana no ci annunciano che il mondo pullula di pianeti di tipo umano che aspettano solo noi.

io chiudo qui l’argomento per l’ultima volta.

* * *

ma, nonostante questo santo proposito, leggere per favore l’incredibile sviluppo della vicenda qui:  257-99-milioni-999-mila-860-bufaale-sparite

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2 risposte a “253. 100 milioni di bUFAle: l’ultima frontiera dell’antropocentrismo.

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