293. Jeshu e il sacramento del sesso nel Vangelo secondo Filippo (Il santo divorzio cristiano, XIV).

con l’autorevole Vangelo secondo Filippo, uno dei più antichi vangeli cristiani, giuntoci in una copia pesantemente rimaneggiata dalla cosiddetta biblioteca gnostica di Hag Hammadi, dove fu scoperto nel 1945, siamo di fronte al testo che ci fornisce la spiegazione della autentica posizione di Jeshu sul matrimonio, sorprendentemente da inquadrare – direi – in una visione complessiva dell’essere umano che fa di lui un sufi ante litteram: per chi non lo sapesse i sufi sono una corrente religiosa islamica che identifica nell’atto sessuale e nel piacere la via principale con cui l’uomo raggiunge Dio.

ma per potere essere sicuri di quello che ora affermerò, occorre prima indicare un metodo plausibile per riuscire a selezionare dentro il testo di questo vangelo il nucleo originario dalle numerose glosse, commenti e manipolazioni veri e propri confluiti nel testo che abbiamo oggi.

nella pagina parallela di questo blog “Origini del cristianesimo” ho messo a disposizione la sintesi di alcune riflessioni durate diverso tempo, pubblicando senza spiegazioni (in modo che accademicamente non potrebbe essere definito altro che irresponsabile) un primo abbozzo di quello che a mio parere potrebbe essere il testo base.

ho anche promesso una spiegazione dettagliata delle scelte che punto per punto mi hanno portato ad escludere dal testo originario alcuni versetti o alcune parti di versetti, considerandoli commenti.

ma siccome non so bene quando compirò questa operazione lunga e laboriosa e anche molto noiosa, per quanto dovuta a chi mi legge, qui posso per intanto indicare la chiave di volta del mio metodo.

* * *

il Vangelo secondo Filippo ha la forma che avevano i più antichi vangeli, è cioè una raccolta di detti: tale era la forma originaria del Vangelo secondo Matteo e dei Detti di Jeshu del fratello gemello Judas, soprannominato Toma, cioè appunto Il Gemello in ebraico, che furono certamente la prima raccolta organica di detti del Rabbi, che dettarono una specie di moda.

prima della guerra ebraica del 70, e probabilmente a ridosso di questa, ebbe una forma narrativa (seguita poi dal Vangelo secondo Marco dopo la caduta di Gerusalemme) solo la raccolta di testimonianze degli spettatori diretti della vita di Jeshu, il disorganico “Vangelo dei discepoli”, che poi divenne la base del Vangelo secondo Giovanni, quando l’omonimo presbitero di Efeso (non certo l’evangelista, morto da tempo) lo prese come base di massice manipolazione teologiche.

ecco, giusto questo esempio, che ho analogamente ripulito dalle incrostazioni tempo fa, costituisce un brillante esempio di quanto avvenne anche al Vangelo secondo Filippo, pur se i teologi che ci posero le mani, in questo caso gnostici, furono probabilmente anche più d’uno, e la riflessione teologica intrusa nel testo aveva una impostazione difforme da quella praticata ad Efeso da Giovanni il Presbitero – colui che fu poi il maestro di Papia, il primo storico delle origini cristiane, e forse il promotore stesso di questa raccolta di detti di Jeshu da ricondurre all’ambiente dell’apostolo Filippo, che del resto Papia presenta con grandissimo rispetto, facendone addirittura un taumaturgo.

ora, nel testo attualmente disponibile del Vangelo di Filippo i detti sono esposti linearmente, senza particolari introduzioni (a differenza che nei Detti di Giuda il Gemello, dove ciascuno è introdotto dalla formula “Jeshu disse) e questo rende particolarmente difficoltoso distinguere il testo dai commenti.

solo al versetto  18 succede una cosa strana: questo versetto infatti è l’unico che inizia con questa formula:

Il Signore disse ai discepoli:

la cosa è tanto più strana in quanto una formula simile neppure si trova all’inizio – a meno di non pensare addirittura che questo sia il vero inizio del vangelo, per via del capovolgimento di una pagina (la stessa cosa mi capitò nel papiro su Alessandro e l’India che studiai all’università).

ma anche senza ricorrere a questa ipotesi la scelta si spiega bene leggendo quanto precede immediatamente, che è appunto un lungo inserto del teologo manipolatore nel quale si parla (risalendo a ritroso) della presunta concezione di Maria ad opera dello Spirito Santo (per rifiutarla), degli arconti, della venuta di Cristo che ha portato il pane perfetto per gli uomini, della impronunciabilità del nome dato dal Padre al Figlio,

già, ma fino a che punto occorre risalire?

sono convinto che il punto in cui inizia questo lungo commento è il versetto 9:

9. Il Cristo è venuto per liberare alcuni, per riscattare altri, per salvare gli altri.

del resto la forma stessa ci porta ad escludere che questa possa essere una frase pronunciata da Jeshu.

spiace, per la verità, rinunciare al bellissimo inizio del versetto 10:

10. Luce e tenebre, vita e morte, destra e sinistra, sono tra loro fratelli.

Non è possibile separarli.

Perciò né i buoni sono buoni, né i cattivi sono cattivi, né la vita è vita, né la morte è morte.

e tuttavia occorre farlo, dato l’evidente riferimento polemico al tardo Vangelo secondo Giovanni e alla sua contrapposizione netta e manichea fra la luce e le tenebre, peraltro di chiara ascendenza essenica, dato che la si ritrova anche in un inno della comunità del  Mar Morto.

insomma l’ignoto teologo gnostico che rielaborò o meglio gli ignoti teologi che rielaborarono e trasmisero il Vangelo di Filippo non condividevano affatto la divisione del mondo tra buoni illuminati dalla luce e malvagi che avevano preferito le tenebre: la loro visione non era affatto integralistica, essi parlavano nel nome di una saggezza superiore, di una conoscenza profonda da raggiungere che si poneva al di là delle contrapposizioni contingenti di questo mondo.

ma come si raggiunge questa suprema illuminazione?

sarà giusto la conclusione dell’opera a dircelo…

* * *

a questo punto, se l’intero brano 9 – 17 del Vangelo di Filippo é stato introdotto più tardi, esso ci fornisce anche un chiaro punto di riferimento per individuare altre aggiunte di portata più ridotta introdotte nel testo, e saranno tutti quei passi che l’analisi paziente, frase dopo frase, dimostrerà concettualmente convergenti con quanto contenuto in questo passo.

è come se qualcuno abbia ripassato e integrato un affresco con una tavolozza di colori diversi, oppure abbia ricoperto le nudità del Giudizio michelangiolesco coi famosi braghettoni: ma una volta capito come dipingeva il Braghettone, mica è difficile ripulire…

* * *

una riprova a contrario è immediatamente convincente.

proviamo a rileggere assieme l’inizio del Vangelo secondo Filippo dopo questo intervento:

1. Da un ebreo viene un ebreo, ed è detto proselito, ma da un proselito non viene un proselito.

2. Lo schiavo aspira soltanto a essere libero, non cerca i beni del suo padrone.

3. Quelli che ereditano dai morti sono essi stessi morti ed ereditano ciò che è morto.

Quelli che sono morti non ereditano nulla: come può ereditare un morto?

Se colui che è morto eredita ciò che è vivo non morirà.

4. Un pagano non muore: colui che non ha mai vissuto non può morire.

7. Quelli che seminano d’inverno raccolgono d’estate: colui che raccoglierà d’inverno in realtà non raccoglierà, ma soltanto strapperà; 8. non soltanto adesso non ricaverà alcun frutto, ma anche nel sabato il suo campo sarà infruttuoso.

18. Portate fuori da ogni casa.

Portate dentro la casa del Padre.

Ma non rubate, non prendete nulla nella casa del Padre.

non solo, alcuni di questi concetti ritornano, con qualche variante sia nei Detti di Giuda Tommaso, sia negli altri vangeli.

ma una cosa ancora più importante ci convince che questo è davvero parte del nucleo antico di questo vangelo: lo stile.

la cosa davvero miracolosa delle parole di Jeshu è che esse hanno una potenza stilistica straordinaria e tutta loro.

cambiano i vangeli, le epoche in cui le frasi da lui dette vengono riferite, esse subiscono fraintendimenti e manipolazioni, eppure, quando arriviamo al loro nucleo, esse attraversano la storia dei secoli con una potenza di tuono e noi siamo in grado di sentire se sono davvero sue oppure no.

prima che il capo di un movimento politico per la restaurazione della autentica monarchia di Israele, prima che il riformatore sfortunato della religione ebraica, e più ancora di tutto questo, Jeshu é stato un artista e un poeta straordinariamente potente, un autore irripetibile di aforismi capaci di entrare nel cuore di una cultura di estrazione agraria e nello stesso tempo di riecheggiare la sapienza universale del suo tempo, per diventare l’espressione di una saggezza senza tempo, contraria ad ogni legge e legge nuova essa stessa a chi se ne lascia attraversare.

* * *

eccoci dunque davanti al Vangelo secondo Filippo con questo duplice viatico: in positivo l’irripetibilità dello stile espressivo di Jeshu, in negativo un piccolo lessico concettuale e mentale delle idee non sue che gli venivano poste in bocca nell’ambiente dove si trasmise questa raccolta di detti.

siamo in grado di pervenire ad un senso unitario ed originario riguardo alla parte conclusiva del Vangelo di Filippo, quella che in tutta evidenza conteneva, secondo il suo primo autore, la parte più importante dell’insegnamento di Jeshu?

forse, non dico altro che forse: è veramente un’impresa che fa tremare le vene e i polsi, lo ammetto; forse niente altro che una fantasia personale…

questa parte ha come tema “la camera nuziale”.

eccola, secondo la mia ricostruzione di oggi (un poco diversa da quella della pagina a fianco, ma non ho avuto ancora tempo di sistemare questa).

* * *

102. Un cavallo genera un cavallo, un uomo genera un uomo, un dio genera un dio.

Così è dello sposo e della sposa: i loro figli furono concepiti nella camera nuziale.

103-104. Mentre, in questo mondo, l’unione è di un maschio e di una femmina, come di forza e di debolezza, poiché là ove si trova la violenza vi sono coloro che eccellono nella forza, queste non sono cose diverse, ma ambedue sono una stessa cosa.

Questa è una cosa che il cuore della carne non riuscirà mai a vincere.

110. Ma l’amore edifica.

L’amore non avoca a sé nulla.

Anche di ciò che è suo non dice: ” Quello è mio ” oppure: ” Questo è mio “.

Ma dice: “Tutto questo è tuo!”.

111. L’amore è vino e balsamo.

Al ferito il samaritano diede soltanto vino e olio.

E guarì le ferite; l’amore, infatti, copre una moltitudine di peccati.

112. Quelli che la donna genera rassomigliano a colui che ella ama: se è suo marito, rassomigliano al marito; se è un adultero, rassomigliano all’amante.

Spesso, quando una donna dorme col marito per necessità, mentre il suo cuore si trova con l’amante con cui è in comunione, colui che ella genera è generato somigliante a questi.

113. L’uomo si associa con l’uomo, il cavallo si associa con il cavallo, l’asino si associa con l’asino: le specie si associano con quelli della loro specie.

Se tu diventi uomo, l’uomo ti amerà. (…)

122. Nessuno è capace di conoscere il giorno in cui l’uomo e la donna si uniscono, eccetto loro due: quando un matrimonio è senza veli, diventa prostituzione.

Gli altri non possono che desiderare di udire la voce della sposa, di gioire del suo profumo, e nutrirsi delle briciole di pane che cadono dalla tavola, come i cani.

Gli sposi e le spose appartengono alla camera nuziale; nessuno potrà vedere lo sposo e la sposa, a meno che lo diventi; ma la camera nuziale resta nascosta: è il santo del santo.

126. Ogni pianta non piantata dal Padre mio che è nei cieli, sarà sradicata; coloro che sono separati saranno uniti e ricolmi.

Tutti coloro che entreranno nella camera nuziale accenderanno la luce.

Non come si accende nei matrimoni che avvengono di notte: il fuoco brucia soltanto nella notte; poi si spegne.

Ma i misteri di questo matrimonio si compiono di giorno e di notte.

Quel giorno e quella luce non tramontano.

* * *

sono senza parole: ecco che cosa pensava Jeshu del matrimonio, anzi dell’amore…

7 risposte a “293. Jeshu e il sacramento del sesso nel Vangelo secondo Filippo (Il santo divorzio cristiano, XIV).

  1. Pingback: il #Sinodo e il mio #Sacrodivorzio cristiano – 467. | Cor-pus·

  2. Non capisco come mai ci hai messo tanto a capire che l’amore è la risposta a tutto. Non l’amore umano e ridotto, ma l’amore che ti prende e ti travolge e ti fa volare alto, libero come un uccello, perché non è la legge umana che fa l’uomo giusto ma la legge del Cuore.

    L’amore che ti fa amare gli altri esattamente come ami te stesso, quindi se non hai amore in te nemmeno puoi darne ad altri…. 😉

  3. trovo molto bello e vero quello che scrive e conferma che gli scritti della Maddalena sono veri e spero che vengano divulgati presto.

    • non mi sono mai occupato del cosiddetto Vangelo di Maria (Maddalena): testo troppo frammentario.

      non so però se ti riferisci ad altri scritti: a quel che vedo, in internet ne circola uno palesemente e dichiaratamente falso, o meglio si tratta di una libera creazione letteraria moderna.

  4. Pingback: 482. il tempio di Borobudur, il primo livello – videoclip indonesiano n. 61. | Cor-pus·

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