297. X, 7. Zhujiahjao, una piccola Venezia rurale.

domenica 10.05.23

cara …,

straordinario essere seguiti così  intensamente: pensa che stupidi, abbiamo parlato tanto di viaggiare assieme e non ci è mai venuto in mente che avresti potuto cominciare giusto dalla Cina, così che ogni altra tappa dopo ti sarebbe sembrata più facile.

sì, la Cina per un viaggiatore è’ una specie di prova del fuoco: lingua, scrittura, abitudini e, per finire, persino i bastoncini con cui sono alle prese da due giorni: ottimi per le arachidi cotte, ma non ti dico con gli spaghetti!

Sara rientra in aereo domani purtroppo alle 12, quindi la giornata non la passeremo insieme, io resto qui e mi aggirerò nei prossimi giorni liberamente in un arco di 200 km intorno a Shanghai.

ho appena prolungato il soggiorno in questo ostello, da domani dormo in camerata, finora avevamo una doppia per noi due.

oggi siamo stati alla Expo internazionale, che era il motivo per cui sopratutto ho regalato questo viaggio a Sara e di conseguenza anche a me: tripudio o delirio di architettura, di spettacoli, di musica, di luci quando è calata la notte.

da domani non ho mete fisse, salvo il fatto che devo ripartire dall”aeroporto di Shanghai il 2 giugno.

per il momento ho deciso domani di andare in autobus e tornare a – aspetta che guardo – Zhujiahjiao, scrivendolo cosi’ senza i segni secondari che manco ci sono nella tastiera, un paesino a 30 km da qui che viene descritto come molto piacevole e carino.

qui tutti mi considerano un vecchio, mi cedono il posto sul metrò e sono molto ossequiosi…

e questo è tutto, per oggi.

questo per dirti che potrò comunicarti orari e spostamenti solo di giorno in giorno, ma conoscendomi ci sono anche molti cambiamenti in corso d’opera: può darsi infatti che domani alla fine resti a Shanghai a vedermi qualcos’altro, se dovrò partire per quel paesino lì troppo tardi…

ah, oggi ha piovuto, parte leggermente, parte di brutto: un turista che sta qui da due settimane dice che non ha mai visto il sole.

di te non chiedo di più, dato che ti leggo e mi racconti.

del resto, sento che dovremo parlare affrontando la situazione, ma il bello del viaggiare è che mi svuota la mente completamente, chiedo scusa a chi resta, ma è una specie di terapia…

* * *

dal blocknotes degli appunti:

la partenza di Sara e il mio rapporto ruvido con lei.

Sara deve partire per l’aeroporto ancora di mattina presto, e la cosa mi dispiace, è una giornata insieme persa, ma non c’era alternativa, dice; prima delle nove mi ritrovo già solo nella metropoli.

del resto il mio rapporto con Sara mica sempre è facile, soprattutto in viaggio: siamo un po’ lunatici entrambi, solo che i suoi malumori improvvisi mi feriscono più dei miei.

ieri sera abbiamo avuto a che discutere a proposito della linea del metrò che ci riportava a casa dall’Expo: solo a guardare bene sulla carta si capiva che non era connessa al resto della rete, e quindi aveva ragione lei, meglio cercare un altro mezzo, in teoria; e tuttavia la distanza dalla stazione della linea che con un cambio ci avrebbe riportato alla zona dell’ostello era di soli 100 metri, e quindi nella sostanza avevo ragione io.

all’uscita dal metrò abbiamo anche sbagliato porta e quindi ci siamo persi, le fermate dei metrò cinesi sono a centinaia di metri l’una dall’altra, quindi se sbagli ti ritrovi praticamente in un altro quartiere, ma per fortuna in due siamo riusciti a cavarcela senza troppo danno.

siamo poi tornati allo stesso ristorante, quello con l’aragosta gigante di neon sulla facciata, solo sul lato più ricco questa volta, e poi abbiamo concluso la serata al mercatino popolare che sta a  100 metri dall’ostello: avevo bisogno che Sara mi facesse scaricare qualche mp3 di musica locale su un CD, in vista di questi video, di cui raccolgo i materiali visivi e che avranno bisgono anche di adeguati accompagnamenti musicali.

per il resto eravamo stanchi abbastanza…

* * *

lunedì 10.05.24

ieri mi sono lasciato da Sara al metrò che erano da poco passate le 9, e intanto che sono tornato all”ostello per liberare la camera, farmi dare le istruzioni scritte per raggiungere il paesino, arrivare alla stazione dei bus e partire, è arrivato mezzogiorno, quindi sono stato li’ a Zhujiahjiao all”una, l’ho girata per 4 ore.

di nuovo dal blocknotes:

ci si mettono anche gli autobus a confondermi le idee sulle date, eppure la scansione del tempo è una delle cose più importanti da tenere ferma in un viaggio a termine e per di più breve, dato che esso si configura, metafora abbreviata della vita, come lo scorrere della freccia del tempo tra due estremi di un segmento, oppure se volete, come il graduale riempimento della metà inferiore di una clessidra, che via via diminuisce di sopra il viaggio che avanza.

secondo l’autobus urbano su cui salgo per raggiungere la fermata del bus che mi porterà alla mia meta, oggi è il 22 e quindi mi costringo a contare sia in andata sia in ritorno per convincermi del contraro; è il 23, che diamine!

più tardi compare anche il numero 24, ma mi tranquillizza pensare a questo punto che dopotutto forse si tratta soltanto della temperatura.

è quasi facile in Piazza del Popolo trovare l’angolino dove attendono degli autobus esclusivamente riservati a Zhujiahjiao, mi sono fatto scrivere il nome su un bigliettino dalla reception dell’ostello e questa sembra la chiave logica che apre tutte le porte, anche se poi comunque bisogna interpretare non dico le parole ma i gesti.

l’attesa del bus non è breve, e mi permette di riflettere alla differenza fra la Cina, regno dell’ordine e delle lentezza, e l’India, governata dalla sveltezza e dalla improvvisazione: un’attesa simile in India non ci sarebbe mai stata, mi sarebbero già arrivate una decina di proposte di partire con altri mezzi.

la Cina ha in sè non solo qualcosa di tedesco, come ho pensato nel mio primo viaggio, due anni fa, ma di svizzero addirittura, non a caso Sara si arrabbia con i cinesi per certe risposte apparentemente senza senso, ispirate ad un feedback meccanico: la perdita della fantasia e della libertà si traduce in ordine, disciplina ed efficienza e viceversa.

però questi cervelli statici come sono poi produttivisticamente efficienti!

* * *

quando il primo bus arriva, finalmente, si riempie però subito molto velocemente, invece, lasciandomi giù assieme a molti altri, la fila continua, poi per fortuna il prossimo non si fa attendere troppo ed è meglio partire un quarto d’ora dopo, rifletto, che fare il viaggio in piedi, come sarebbe successo in India, stipato non so dove.

sembra anche che i cinesi si muovano molto meno degli indiani: deve esserci un rapporto fra mobilità fisica e fantasia nei popoli, ho notato la stessa cosa anche nel rapporto fra Germania e Italia.

a questo punto, comodamente adagiato mi godo il diorama incredibile dei grattacieli di Shanghai, dovrei dire di alcuni grattacielei di Shanghai, o meglio di alcune centinaia di grattacieli di Shanghai: mai visto nulla di tanto grandioso, neppure a Bangkok, chissà quanto in Italia riescono anche solo ad immaginare che cos’è la Cina, che qui grida la sua grandezza nella sua capitale economica più sfarzosa.

ad ogni buon conto ecco un video piuttosto mediocre e montato in non più di 10 minuti per farvi trascorrere meno di tre minuti in questa specie di lunapark volante.

se lo guardi solo chi vuole, non ha proprio niente di speciale, solo grattacieli grattacieli grattacieli per decine di km…

* * *

sono seduto accanto ad un vecchio forse mio coetaneo, che sembrava attendere con me alla fermata con un fremito di impazienza, ma quando deve usare le mani per pagarsi il biglietto, si rivela in preda ad un Parkinson violentissimo, le dita si agitano disperatamente attorno al portafoglio, da cui deve estrarre soltanto una tessera che ne certifica la invalidità per viaggiare gratis.

paradosso burocratico che mi sembra stranamente familiare.

mi ha fatto piu’ senso il circa coetaneo cinese con cui ho fatto il viaggio in autobus ieri, che a un certo punto, dovendo cercare la tessera nel portafoglio ha rivelato un Parkinson devastante, anche a me da un pochino di tempo pare che abbiano cominciato a tremolare le mani e mi sono chiesto se sia un segno della malattia.

poi arrivo al paesino (secondo la scala cinese) e mi ci perdo subito, ma ecco un triciclo a motore che mi porterà alla mia meta.

un giro di pochi minuti attraverso una specie di circonvallazione dei campi, e arrivati!

eccoci alla porta d’ingresso del centro storico dove si pagano i biglietti: un ponte, dei canali, delle barche si affacciano già.

* * *

e quando mi chiede i 50 yen, circa 60 euro, per il giretto, mi sento veramente a casa.

questo non è un cinese, ma un arabo, un indiano, un napoletano che tenta di capire quanto può carpire al turista presumibilmente fesso.

difficile trattare anche a gesti in un paese dove perfino i numeri si fanno in un altro modo: il due, il tre, con combinazioni di dita sconosciute.

ci accordiamo allegramente su 10 yen, il gioco è finito.

troppi?

lui è rimasto contento e anche gli astanti hanno sorriso soddisfatti.

è molto meglio fare fesso parzialmente un turista che non è fesso del tutto che far fesso completamente un turista completamente fesso…

* * *

a questo punto dovrei parlare dei canali di Zhujiahjiao.

davvero splendido: una antica Venezia cinese rustica sui canali, da fotografare in ogni angolo.

ma per chi racconto queste cose?

per me mi dico, ma io le so gia’!!!

voglia di smetterla subito: non sono esperienze così straordinarie che moltissimi altri non le facciano già, e dunque non vi è alcun motivo per cui io racconti quel che si può leggere anche altrove, descritto anche molto meglio.

neppure sono in possesso di uno stile così personale e creativo da riuscire a dare da solo una coloritura speciale alle cose che dico, e nulla è più noioso della mancanza di stile.

tertium: neppure vi è una particolare originalità di lettura o interpretazione che renda meritevoli queste righe stentate, che mancano di una vera cifra personale.

e se mi limito a lasciarvi alle prese col solito montaggio video?

però guardatelo, questo: ha una strabiliante e dissonante musica d’opera cinese come sfondo, è quasi completamente fatto di sole foto, ad un certo punto si fa prendere la mano da una sorta di fissità, se non volete chiamarla ossessione, e insomma potrebbe persino tradursi in tutto l’insieme in una specie di sballo.

e comunque, credetemi, Zhujiahjiao è bellissima, più di quanto non riesca a darvi in parole o immagini, è turistica, certo, ma poi è piena di smagliature in cui infilarsi per respirare un po’ di Cina vera…

5 risposte a “297. X, 7. Zhujiahjao, una piccola Venezia rurale.

    • grazie, ma forse i pezzi di bortocina erano più densi.

      non guardare il secondo video per ora, vedo che c’è un guasto e ha perso i due terzi della sua musica per la strada, devo cancellarlo e ripostarlo quando ci sarà rimedio.

  1. Pingback: da Shanghai a Zhujiaiao. – cor-pus 93 [bortoblog 80] – 26 agosto 2010 – 752 – cor-pus-zero·

  2. Pingback: 3 chinesische Videos: von Shanghai nach Zhuijaiaiao. 26 agosto 2010 – zitrone 2 [s.n.] – 7.. – cor-pus-zero·

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