378. XI, 6 Cochin, gli strani giri in autobus di Sanish.

2 novembre gli strani giri in autobus di Sanish

 che sia stato quest’ultimo incontro, che sia l’impressione (ingiusta) che Parur mi abbia gia’ dato tutto quello che poteva darmi, decido di prendere di nuovo un motoriscio’ e di farmi portare la seconda volta al traghetto di Chennamangalam.

 il driver, che piu’ onesto dell’altro mi chiede la meta’, mi scarica di nuovo davanti alla sinagoga, ma lo guido io dove voglio: stavolta mi brucio i ponti alle spalle e gli dico di andare pure, lui comunque si ferma ad aspettare chi sbarchera’ dal prossimo giro.

 la zatterona e’ piu’ piena, questa volta, ci sono anche veicoli, la traversata e’ breve, anche se angustiata per me soltanto (e spero che nessuno la noti) da una breve e violentissima scarica di tremori alla mano destra, con la quale non riesco per un paio di minuti neppure ad adoperare la macchina fotografica: sarebbe un’ottima occasione di ritornare alla mia preoccupazione di covare un Parkinson, ma non ho troppo tempo, tanto piu’ che l’attacco, cosi’ come mi e’ venuto mi passa.

il nocchiero mi dice di andare pure a vedere il tempio e la roccia dell’elefante, che, raggiunti in un breve giretto fra i campi in se stesso fascinoso, si rivelano entrambi meno importanti di come apparivano visti da lontano.

un motoriscio’ aspetta anche da questa parte e il prezzo che mi chiede per portarmi a Kodungallur, detta anche Cranganore, e’ talmente modesto che opto per questa variante: ad Ernakulam tornero’ direttamente in bus da li’.

torno indietro al traghetto per avvisare il conducente di non aspettarmi, ma e’ partito da un pezzo: sospetto che ci sia un giro di intese segrete fra il traghettatore e i motoriscio’ della zona.

Kodungallur e’ proprio la citta’ dove volevo recarmi dall’aeroporto, quando sono arrivato, ma mi sono trattenuto all’ultimo momento per il dubbio di non trovarci alberghi; vicino al suo tempio, invece, famoso nel Kerala per alcuni riti erotici che vi si celebrano durante una festa, che pero’ non cade in questo periodo dell’anno, vi sono ovviamente molte locande per pellegrini che avrei potuto usare benissimo.

vi avrei dormito meglio che nella rumorosa Ernakulam, senza dubbio, sempre che i pellegrini avessero smesso per tempo il rito dell’esplosione di grossi petardi, che rimbombano per la gioia delle divinita’.

quella celebrata in questo tempio e’ la dea Parvati, anche qui una grande bilancia sospesa davanti all’entrata protettada un protiro colonnato serve a pesare le offerte dei fedeli e, a quanto mi si dice, anche l’autenticita’ della loro fede.

mi tolgo le scarpe ed entro, fotografando qua e la’, fino a che non mi dice che e’ proibito; trovo questo divieto molto giusto, esso serve a mantenere una autentica aura sacrale attorno ai riti, e ne impedisce la banalizzazione mediatica, e poi chissa’ di quali reazioni di scherno sarebbero capaci i fanatici di altre religioni di fronte a manifestazioni cosi’ intime e familiari di devozione come quelle hindu; mi dico tutto questo, dopo essere stato richiamato, ma continuo a dimenticarmelo.

ovvio: la fotografia e’ il mio modo di venerare la forza dell’esistenza, e dunque e’ un rito in conflitto con gli altri: per quanto sia capace di accettare i divieti altrui quando mi vengono espressi, del resto a casa loro, non riesco ad averli presenti quando entrano in conflitto con i riti della mia personale religiosita’, e pur obbedendo piegandomi all’ordine ricevuto, non capiro’ mai che i fedeli di altri riti non capiscano che il mio fotografarli e’ il mio modo originale di venerare se non il loro Dio, la loro fede in Lui.

comunque in questo caso neppure l’obbedienza basta, perche’ dopo poco arriva un sacerdote e mi butta decisamente fuori dal tempio.

poco male, assettato sul muretto che circonda un grande albero sacro, prima rispondo ad una chiamata dalla Germania, e poi mi massaggio i piedi disfatti: l’idea di ieri sera di rompere la prima vescica, gia’ piena di siero sanguinolento, non e’ stata felice; si e’ sviluppata una piccola infezione e al posto della prima se ne sono gia’ formate altre due, della stessa natura, che a questo punto ovviamente non rompo.

il fatto e’ che devo ammettere che „le scarpe da ginnastica piu’ comode del mondo“, con le quali mi ostino a girare nei miei viaggi nel terzo mondo dove ritengo che la loro consunzione non fara’ particolare impressione, hanno davvero concluso la loro credo trentennale carriera: dal fondo si staccano i pezzi, che si infilano volentieri nei piedi disarmati, e con orrore mi accorgo che al centro di una delle scarpe il distacco e’ proseguito sino al punto che in trasparenza si vede attraverso la suola.

basta, nella serata stessa ad Ernakulam mi comprero’ un nuovo paio di sandali.

* * *

il cielo si annera in fretta mentre sto nell’autobus che mi riporta a casa; una controllata al cellulare mi dice che mi sono perso senza accorgermi due chiamate: e’ Sanish finalmente!, mentre Amrid non e’ contattabile in alcun modo, deve certamente avere perso il cellulare e per questo banale incidente della storia, la nostra amicizia finisce qui…

mentre armeggio per richiamarlo, Sanish mi chiama di nuovo: sta arrivando ad Ernakulam (gia’ mi ricordo adesso che stava da qualche parte a ovest della citta’, dalle parti dell’aeroporto), viene a trovarmi in hotel, gli dico che anche io sono in viaggio.

ci sono code e contrattempi vari, fraintendimenti del mio inglese orecchiato col suo: io l’inglese arrivo anche a parlottarlo a modo mio e gli altri sono cosi’ gentili che in generale si sforzano di capirlo, ma la comprensione mia degli altri e’ un altro discorso!

quando arrivo all’hotel lui non c’e’: poco dopo mi chiama e dice che e’ gia’ stato li’, ma non mi ha trovato e se ne e’ andato; strano che alla reception non mi abbiano detto niente; in ogni caso, adesso torna indietro, e dopo una decina di minuti ecco che mi avvisano del suo arrivo chiamandomi in camera.

Sanish non sembra molto cambiato in un anno, se non fosse lui a dirmi che sta perdendo i capelli non mi accorgerei certo che in effetti e’ un pochino piu’ stempiato; inutile che cerchi di confortarlo con un paragone con me, queste parole gli fanno lo stesso effetto che a quando le dico a mio figlio Rocco: che paragoni sono questi! io ho 35 anni di piu’.

appunto, e che ci fanno due uomini di 62 e 28 anni, che si sono incontrati per caso un anno fa, sono rimasti in contatto ed ora si ritrovano? beh, si raccontano gli avvenimenti salienti dell’anno e approfondiscono la conoscenza reciproca, magari appena accennata la volta prima.

Sanish e’ piccolo e snello, ha un viso intelligente ed uno sguardo penetrante, entro il prossimo anno si sposera’, immagina, e da come lo dice compare alla mia immaginazione una madre che lavora gia’ nell’ombra per scegliergli la ragazza (mica male, medito, che ci pensa la mamma, e’ un bello scarico di responsabilita’, soprattutto se uno poi – come mi pare per Sanish, da come descrive la prospettiva – vero il matrimonio non e’ neppure particolarmente attratto e al massimo si rassegnera’).

lavora in aeroporto (questo non lo ricordavo) ed ama avere amici occidentali, l’eta’ non importa; a me piace invece avere amici indiani e anche per me l’eta’ non conta, ma in senso inverso al suo, nel senso che non mi dispiace chiacchierare con qualche giovane che non condivide con me tutto il peso dell’esperienza della vita; due interessi che si incontrano in modo alquanto misterioso, direi, e che non fanno male a nessuno.

aggiungete che per mera fortuna (non che avessi proprio pensato a lui, lo ammetto, nel partire) sulla memory card della fotocamera ho alcune pictures di casa mia e qualche scorcio di Brescia, che sembrano farlo particolarmente felice, dato che gli consentono di rendere piu’ reale e concreta la sua immaginazione di vivere laggiu’.

il resto e’ conversazione piana e rilassata di due menti che si esplorano usando diversi argomenti che qi neppure vale descrivere, senza ansie ne’ doveri.

due interessi reciproci che reggono giusto a vedersi una o due volte nella vita e a distanza di un anno, perche’ in realta’, a dirla tutta, non e’ neppure che abbiamo molto altro da dirci, a parte il piacere che ci da’ lo stare insieme per un paio d’ore.

alla reception ci sorridono peraltro con approvazione quando usciamo, io accompagno Sanish all’autobus che deve prendere per tornare a casa, o meglio all’autobus urbano che lo portera’ alla stazione del bus extraurbano per il suo paese in un viaggio oramai del tutto notturno.

cerco invano di convincerlo ad usare un rikscio’, anche offrendogli il costo, peraltro davvero modesto, sono gia’ passate le 10 e l’autobus del numero giusto non si vede ancora, ma Sanish rifiuta, anche se rischia di tornare a casa dalla mamma premurosa che non sa niente ad un’ora oramai impossibile…

a proposito, e dove abita Sanish?

non lo sapevo oppure non me lo ricordavo proprio: a Parur!

il che significa che mentre ci telefonavamo eravamo uno (io) sull’autobus dietro a quello dell’altro, e poco ci e’ mancato che non finissimo sullo stesso mezzo!

e che potevamo semplicemente evitarsi tanti giri inutili entramb e vedersi nel suo paese!

ma non faccio neppure a tempo a dirglielo, perche’ proprio adesso l’autobus giusto arriva e lui scompare, manco riesco a capire come ha fatto a salire su quel mezzo stracolmo, in ogni caso non si vede piu’ e deve avercela fatta.

2 risposte a “378. XI, 6 Cochin, gli strani giri in autobus di Sanish.

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