379. XI, 7. Ernakulam, la casa con sorpresa di John.

hi, how are You?“

neanche ho fatto a tempo la mattina ad uscire dall’hotel, percorrere i due-trecento metri di fango rosso che lo separano dalla via principale, succhiare il succo di noce di cocco (come la chiamano qui, anche se e’ una sua varieta’ minore, impura, dalla scorza verde e dalla polpa semiliquida che si manda giu’ in attimo), di ripassare davanti al negozio del barbiere che mi sistemo’ le chiome l’anno scorso, che un indiano grassotto e panzone, sui cinquant’anni o piu’, decisamente messo fisicamente molto peggio di me, almeno credo, mi aggancia.

I am fine, thank You“

where are You from?“

Italy“, e volutamente lo dico con l’accento giusto, sulla i, e non sulla a, come fanno invece tutti qui, storpiando il nome.

oh, italiano! ciao, rakazzo, kome stai?“

si potrebbe pensare a questo punto di avere davanti un ricercatore mattutino di business particolarmente specializzato, perche’ c’e’ da domandarsi quanti possano essere gli italiani che passano per Ernakulam in una mattina gia’ accaldata di novembre, dato che nel Kerala in questa stagione o c’e’ un precario sole con vampate di caldo d’agosto italiano, oppure rannuvola ed il tempo e’ grigio.

invece John e’ proprio un indiano che vive in Italia, solitamente, e perdipiu’ sul lago di Garda, a un tiro di schioppo da casa mia; e siccome ci fa il cameriere, il suo lavoro e’ stagionale e lui viene a svernare al suo paese.

ci prendiamo un caffe’?“ fa John stringendomi la spalla.

volentieri“, ecco un locale adatto dove ci viene servito un caffe’ delizioso, lo dico anche a lui quando mi chiede se mi e’ piaciuto, stringendomi una coscia, mmm.

il cameriere, alto un numero di spanne incerto, ma scarso, ha in testa una specie di turbante degno di un romanzo di Salgari e ci serve impassibile: per fortuna non conosce l’italiano, altrimenti come reagirebbe al seguito della autobiografia?

il fatto e’ che John (a proposito, si chiama cosi’ perche’ e’ nato a London) e’ un torrente in piena in vena di confidenze, mica un ragazzo riservato come… a cui bisogna togliere ogni segreto di bocca, e le confidenze che propala nel locale, sicuro che nessuno lo ascoltera’, sono fin troppo intime per venirle a dire a me; ne daro’ solamente il succo estremo, dato che con John ho passato una buona parte della giornata e lui ha parlato in pratica ininterrottamente, tanto che a riportare tutto quello che ha detto ci vorrebbe un altro blog apposta, un blog interculturale sulle relazioni fra India ed Italia.

o forse su un argomento completamente diverso.

* * *

vita di John (il nome è immaginario, ovviamente): in India vive con due sorelle sposate in una casa che sta finendo di mettere a posto, in Italia vive da solo, ma ha una storia che dura da anni con un vecchio medico, ora in pensione, che lavorava all’ospedale di Verona; un tempo era amore, ora lui e’ solo come se fosse suo papa’.

io non faccio una piega, del resto John racconta tutto con una simpatia contagiosa: e questo e’ l’aggettivo giusto perche’ rimanda continuamente anche all’idea del contatto fisico, che lui cerca attivamente con me; sto naturalmente pensando all’incredibile, e cioe’ se John, sicuramente a stecchetto in India da quando e’ arrivato, non mi stia puntando come oggetto del desiderio, e purtroppo la mia risposta e’ certamente si’,

infatti non ho neppure fatto a tempo a pensarlo che ecco John: „sai com’e’, e’ da da quando sono arrivato, da 15 giorni intendo, che non faccio l’amore“, e di nuovo una strizzatina.

beh, sono adulto e vaccinato, lui non aggiunge richieste piu’ esplicite, e io non sono omofobo, anzi, la situazione mi diverte, e’ talmente inedito per me di essere corteggiato da un uomo!

ti capisco, gli rispondo: con tutti i problemi che ci sono ad essere omosessuali in India!

guarda che ti sbagli e almeno il 60% degli indiani e’ bisessuale.

sara’, mica ho voglia di mettermi a discutere su questo argomento, fino ad oggi le uniche informazioni ufficiali sul tema le avevo ricavate dalla Lonely Planet; pero’ tra me e me e me razionalmente commento: com’e’ allora che con tutta questa abbondanza di possibilita’, a occhio e croce 300 milioni, date le proporzioni dichiarate, John si riduce a corteggiare avventatamente me?

in ogni caso registro l’informazione: il Kerala non cessa di stupirmi.

* * *

prima di scendere dal caffe’ John dice che una quindicina di km fuori dal centro c’e’ un posto interessante da vedere: e’ il tempio dei matti; buono, penso io, cosi’ ci ricoverano per cure magiche indiane immediatamente tutti e due.

mi andrebbe di vederlo? – ma di sicuro!

la mia mente al lavoro gia’ immagina scene infernali e uno scoop giornalistico video fuori dal comune.

John, sorpresa su sorpresa, ha qui la moto: fantastico! ma faccio bene a fidarmi? l’istinto mi dice di si’ e seguo l’istinto.

eccomi a cavalcioni della moto di John dietro John via col vento attraverso il traffico, questo si’ davvero infernale, di una comune citta’ indiana; „tienti forte a me“, dice John, e anche se io mi tengo stretto soltanto un pochino, tra sobbalzi e frenate, John la sua quota di contatto fisico con me ce l’ha, ma basta e avanza e a me non fa ne’ caldo ne’ freddo.

in ogni caso questo primo giro in moto si rivela risolutivo, dato che John, senza perdere la sua allegria, smette progressivamente di toccacciarmi qua e la’.

la strada sale su una collina e John ad un certo punto mi mostra degli alberi incisi traversalmente con dei sacchettini legati sul tronco; non faccio a tempo ancora a formulare da solo il pensiero, ma sto per arrivarci, che lui mi dice: sono alberi della gomma!

fermiamo, per studiarli meglio, con foto e riprese mie; lui intanto chiacchiera senza fretta con dei lavoranti, poi si riparte nel vento, tra l’altro passando davanti al palazzo del governatore, con uno splendido parco fiorito sulla collina.

il tempio e’ moderno e senza interesse archtettonico, salirlo mi costa una grande pena, perche’ da quando mi sono voluto rompere quella vescica sotto il piede sinistro e questa si e’ infettata un poco, camminare a piedi nudi mi e’ molto doloroso, ogni giorno peggio, anche se non al punto da costringermi a rinunciare, inoltre i matti non ci sono neppure.

mah, fa lui senza scomporsi piu’ di tanto, li portano la sera“.

ci sono pero’ degli alberi sacri, credo dei baniani, pieni di bamboline colorate inchiodate sul tronco: qui ci vengono anche le donne che non riescono ad avere un bambino, dice John, e poi ci inchiodano la bambolina, quando il bambino e’ arrivato.

mica pochi, penso io: portentosa la potenza del baniano!

* * *

per fortuna ci sono almeno dei negozietti nei portici di ingresso al tempio, dove faccio scorta di CD e MP3 con musica del Kerala, e poi chiedo a John se tornando ci fermiamo a visitare quello splendido palazzo.

perche’ no? il museo che sta dentro l’edificio a quest’ora e’ chiuso, ma il parco e’ aperto, ed e’ certamente la parte dell’insieme che merita vedere, tanto piu’ con una guida competente come John, che mi mostra l’harem, la grande vasca per i bagni delle donne, i porticati.

ci sta perfino un grande dinosauro modernissimo da qualche parte, con sotto una coppia di studenti che, come altre qua e la’ negli angolini piu’ appartati, hanno bigiato scuola e si nascondono ad amoreggiare come si usa in India: certamente senza baci, dato che baciarsi e’ considerato osceno alla stessa maniera che scopare, ma tenendosi amorosamente per mano e guardandosi negli occhi con mille discorsi romantici.

come nei film di Bolliwood.

ma senza la musica.

* * *

a questo punto John dice che vuole mostrarmi casa sua; io temo in un ritorno di fiamma e che allegata alla casa ci sia l’equivalente della famosa collezione di farfalle, ma mi tranquillizzo subito all’entrare, perche’ la casa e’ piena di muratori e di pittori, poi arrivano sorelle, mamma e cognati.

ma la sorpresa maggiore e’ la casa stessa: versione mignon del palazzo che abbiamo appena visitato, bel giardino di accesso, ancora in sistemazione, porticato con due piccole ali aggettanti, marmi nobili, due piani, un paio di bellissimi pezzi di antiquariato.

la mamma gentilissima, forse avvisata per cellulare, ha preparato un risotto squisito con pesciolini freschi e una senape stuzzicosa fatta in casa; non so come ringraziare.

* * *

il fatto piu’ straordinario, comunque, un vero insegnamento, e’ come un cameriere indiano che lavora solo nella bella stagione italiana, sia in India un personaggio ricco e rispettato.

dovro’ cambiare la mia immagine sociologica degli immigrati, credo, e dovrebbero farlo in tanti, anche in Italia.

* * *

intanto John con un lungo percorso di traffico migliore di un giro sull’otto volante, quanto ad emozioni, mi riporta al centro: mi faccio lasciare a Cochin, pero’, sull’isola di fronte ad Ernakulam, approfittando del fatto che anche lui ha un appuntamento proprio li’.

Cochin la conosco bene, dopo l’anno scorso: John,dopo essersi fatto dare il mio numero di cellulare, mi lascia a due passi dall’internet cafe’ dal quale ho digitato un paio di cronache 2009, io salgo di corsa a collegarmi; ne ho di cose da raccontare!

quanto a John ha proprio dovuto trovare un occidentale per potere buttare la maschera che deve portare ogni giorno nel suo paese, ed essere se stesso!

2 risposte a “379. XI, 7. Ernakulam, la casa con sorpresa di John.

  1. Pingback: 87. ritorno ad Ernakulam. | Cor-pus·

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