383. XI, 10. come la bambina perse i suoi capelli a Tiruparankundram.

8 novembre il tempio vicino a Madurai e la bimba che perde i capelli, le scimmie.

il vantaggio delle amicizie da viaggio è che nascono con una durata già delimitata e la separazione è un fatto previsto, per quanto forte possa essere il legame che si crea percorrendo qualche pezzo di strada assieme; in ogni caso la separazione non è frutto di un atto di volontà, ma una regola delle cose; non lascia strascichi di risentimento e neppure nasce da ombre nel rapporto, che neppure hanno il tempo di abbozzarsi.

così nel momento in cui Mike se ne va, ed io rimango con me stesso, considero che comunque un ponte è stato gettato, e fra due culture così lontane fra loro che neppure lo avrei mai immaginato possibile, me lo ricordo mentre mi rimprovera perché fotografo qualche brandello di vita esausta e qualche dichiarazione di abbandono alla ferocia dell’esistenza, ma io gli rispondo che voglio guardare in faccia alla vita, lui dice che è una mancanza di rispetto per quelle persone; io sento che ha ragione lui, ma io ho dentro di me una forma diversa di rispetto ancora più intransigente che esige che io documenti lo strazio, pur cercando di non farmi accorgere e dunque di non aggiungere per parte mia neppure una particella ulteriore di umiliazione o di sofferenza.

nella macchina fotografica di Mike le foto dell’India inziavano con un personaggio con una grande barba nera, quasi un talebano che si fissava a torso nudo in uno specchio; solo dopo qualche concentrazione ho capito che quel barbuto quasi feroce era Mike, che ha iniziato il suo viaggio rasandosi e recuperando un viso pulito da ragazzino; ma che cosa avrei pensato di lui se mi si fosse presentato travestito da arabo?

tre giorni di viaggio assieme sono stati quasi un record, che mi ha fatto dato che non abbiamo litigato, a me capita spesso di ferire le persone senza accorgermene, e di ferirle anche accorgendomene benissimo, se secondo me ci sono motivi superiori per farlo; decisamente condivido un fondo talebano che non voglio riconoscere in me.

* * *

nel momento in cui lui se ne va, io mi disperdo per un percorso assurdo quasi come quello che voleva fare lui per andare alla stazione dei bus, senza tenere conto che la cartina della guida non dà il senso esatto della portata delle distanze.

la mia meta è un tempio minore, che si rivela altrettanto interessante, anzi offre la possibilità di salire su una terrazza sotto il gopuram e di vedere le sculture coloratissime da vicino.

il quartiere, in parte islamico, con i ragazzi di strada che giocano a basket tra le pozzanghere, mentre cala veloce la notte, è latrettanto interessante; il tempio in notturna (ripeto il giro che Mike ha fatto da solo ieri sera, mentre io riposavo) è altrettanto interessante.

ho mantenuto la camera doppia; in un angolo Mike ha lasciato una stuoia; penso che l’abbia dimenticata; poi saprò che invece l’ha lasciata deliberatamente; e non è una stuoia, è un tappeto di preghiera.

non importa, glielo porterò in Europa, forse prima o poi tornerà a prenderselo.

* * *

l’indomani scelgo di visitare quel che resta dell’antico palazzo relae, appena ristrutturato – più che restaurato – che ha una straordinaria mancanza di fascino, per quanto magniloquente; poi per fortuna decido di andare con un riksciò a un paesino vicino dove si trova un altro tempio importante.

è uscito il sole, oggi.

5 risposte a “383. XI, 10. come la bambina perse i suoi capelli a Tiruparankundram.

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