387. XI, 12. Dhenushkodi, verso la fine del mondo.

prima bozza, da non leggere, depositata solamente per paura di perderla di nuovo per qualche incidente.

* * *

10 novembre

se c’è un punto del mondo dove tutte le strade finiscono, ma ce n’è di sicuro più d’uno,uno almeno per ognuno di noi, questo luogo è Danushkodi, verso la punta orientale della lunga isola di Rameswaran, dove essa si conclude solo apparentemente per proseguire sotto traccia con i banchi e gli scogli, gli isolotti che per decine di km ancora proseguono verso lo Sri Lanka, formando quello che per gli europei e il ponte di Adamo, dato che se è mai esistito in terra un paradiso, questo era certo lo Sri Lanka, e per gli indiani il ponte di Rama ….

l’autobus, costato 5 rupie, 8 cent, per i 15 km dal capoluogo dell’isola, arriva facendo una curva polverosa in una specie di piazzale circondato di baracche, e questa era la meta, scendi, guardati attorno, capanne di foglie secche di palma, ed un mare meraviglioso.

non mi fermo neppure, mi butto subito lungo la linea sottile dove si fermano le onde lunghe dell’Oceano Indiano, la solitudine è subito perfetta, la spiaggia bianca infinita è di una bellezza accecante, incredibilmente pulita, assolutamente vuota, voglio andare a Khanushkodi, ma so già benissimo che Khanushkodi non esiste più, è stata spazzata via da un ciclone nel 1964, ma la guida dice solo che ne sono rimasti dei ruderi, che io non vedrò, buoni per ripararsi dal sole; del resto al di là della spiaggia non c’è assolutamente niente, nel senso che, risalendo leggermente dal mare per un centinaio di metri o due, si arriva subito al versante settentrionale dell’isola, qui solamente una striscia di terra insignificante: quello quasi lagunare, di terra battuta rossastra, che si spegne in un’acqua tranquilla, si direbbe quasi in un lago o in una palude, dato che vi è come una sottile linea di terra tutto attorno all’orizzonte,

passerò il resto della giornata camminando e riposando, anzi dormendo, su una perfetta stuoia, lì gentilmente a disposizione, sia all’andata sia al ritorno un’oretta, sotto il porticato azzurro di una inverosimile chiesetta situata a metá percorso, la seconda volta incontrandoci dei giovani esploratori locali come me, che hanno parcamente approfittato – no problem – della bottiglia d’acqua minerale da me lasciata lì sotto, per non avere il fastidio di portarmela dietro.

ma perché spostarsi sull’altro lato della spiaggia, se non per una rapida esplorazione curiosa? qui il bordo del mare è una pista appena appena battuta; ci passa qualche camioncino con poche persone a bordo; da uno si saluta con particolare entusiasmo, rompendo in me la sottile angoscia di una solitudiine troppo perfetta per non nascondere qualche potenziale pericolo, fossi aggredito, chi potrebbe sentire le mie invocazioni d’aiuto?

eccolo che arriva, ecco le mani festanti, ecco la scritta che campeggia in capo al furgone: God is love.

vengono da Dhenuskodi, un paese che non esiste più, che è stato cancellato da un uragano, che è solo morte e lacrime, ma loro non lo sanno neppure più, si direbbe, mi oltrepassano con larghi sorrisi agitando le mani: che meraviglia.

dunque il Niente esiste, forse è l’unica realtà, ma si può fare come se non ci fosse ed amare lo stesso.

questo segreto, il mondo neppure lo sa, ma loro, i pescatori che vivono nelle capanne di foglie secche intrecciate, perché un’onda più forte, se vorrà, non faccia troppo fatica a portarli via, loro lo sanno.

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“ la sottile angoscia di una solitudine troppo perfetta per non nascondere qualche potenziale pericolo”

speculare:

“la sottile ebbrezza di una solitudine che potrebbe rivelare ignote meraviglie…”

mcc43

sì, la tua lettura delle meraviglie della solitudine perfetta è proprio l’immagine speculare alla mia: il potenziale pericolo della solitudine perfetta non potrebbe essere forse proprio la sua stupenda bellezza?

Ci ho pensato ancora.

Tu parlavi da una sensazione, io da un’idea romantica.

Al risveglio mi è tornata alla memoria una di quelle sere che diventano notte improvvisamente nel Gran Mare di sabbia di Murzuq.

Mi ero allontanata camminando soprappensiero e quando sono tornata in me ero completamente sola fra le dune. Quelle dune rosate, lisciate, morbide che sembrano chiedere carezze a mano tesa, mentre cancellano in te ogni orientamento.

Per un attimo ho provato l’angoscia di cui parli tu –e se nessuno mi sente ?– mi scorrevano davanti agli occhi sciacalli e altri pericoli di una notte gelida dentro una buca nella sabbia.

E’ stato bello allora ricordare che la solitudine non era perfetta, bastava (ignominiosamente) gridare aiuto. Questo ritorno alla realtà mi ha calmato e permesso di circumnavigare le dune-sirene tornando a rivedere, non le stelle come il poeta, ma banalmente il bagliore del nostro minuscolo accampamento.

mcc43

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basta con lo scrivere

33 risposte a “387. XI, 12. Dhenushkodi, verso la fine del mondo.

  1. Ho spavaldamente ignorato il no trespassing iniziale e varcato il confine. Ancora una volta, la disobbedienza paga. Mi sono trovata nel luogo (dovrei scriverlo in maiuscolo) dell’incanto. Non l’Isola che non c’è di Peter Pan, ma l’Isola che attende ovunque il viaggiatore che sappia andare andare e andare dove la via conduce.
    Poesia che fluisce in prosa, bello, ho cominciato bene una giornata piovosa.

    *** “ la sottile angoscia di una solitudine troppo perfetta per non nascondere qualche potenziale pericolo”
    speculare:
    la sottile ebbrezza di una solitudine che potrebbe rivelare ignote meraviglie…***

    • sì, del resto ti avevo quasi istigato a farlo, o immemore del mio divieto, oppure conviinto che esso dovesse riguardare altri; questo post e i prossimi cresceranno piano piano, fino a raggiungere la loro forma piena, come se fossero la luna di Kanyakumari.

      sì, la tua lettura delle meraviglie della solitudine perfetta è proprio l’immagine speculare alla mia: il potenziale pericolo della solitudine perfetta non potrebbe essere forse proprio la sua stupenda bellezza?

  2. Sollievo per essere stata poco nonché gentilmente redarguita per l’infrazione commessa! Allora ardisco dire he sono contenta del ritmo lunare che darai ai post, è l’attesa che valorizza, non l’abbondanza improvvisa.
    **Ci ho pensato su, hai ragione: la solitudine perfetta è pericolosamente bella!
    E’ per animi forti, non troppo a lungo protratta altrimenti dà inizio alle visioni, come per gli antichi asceti del deserto, e alla pace subentra la lotta di mille demoni.

    • wow, splendido: ma quanto è lungo il “non troppo a lungo”?

      in questo caso una mezza giornata si è rivelata la misura giusta.

      (sempre in ansia per potere essere sgridata, tu, vero? come ti capisco, dev’essere un fatto generazionale).

      • Non tanto a lungo quanto l’abituale completo isolamento degli antichi asceti o di quelli che ancora oggi penso ci siano in India.
        **Paura di essere sgridata da te** Quella generazionale, quanto vera, credo l’abbiamo alle spalle. Molto liberante il “chi se ne frega” conquistato nel tempo con le unghie e con i denti, è il compenso delle energie in declino. Non lo cambierei con la freschezza dei ventenni, lo dico molto sinceramente.

    • mi sono permesso di sottolineare quel tanto di “ansia da prestazione” che è dato comune a chi ha subito la dura educazione degli anni quaranta.

      anche se ciascuno di noi ha necessariamente fatto un percorso di liberazione, le tracce anche negative permangono in ciascuno di noi: questa consapevolezza non ci toglie l’orgoglio di essere l’ultima generazione di ferro, oggetto di una segreta ammirazione da parte delle nuove generazioni di oggi.

      osservavo proprio ieri parlando che per la nostra generazione nessuno avrebbe mai pensato di canticchiare le canzoni degli anni Dieci, mentre oggi cantanti, ritmi, band degli anni Sessanta sono tuttora sulla cresta dell’onda: siamo una generazione molto fortunata, che non solo per prima invecchia senza grossi acciacchi, tanto da potersi spacciare ancora per giovanotta quando le nostre mamme e babbi erano già più o meno decrepiti ai nostri anni, ma oggetto ancora di cult.

  3. Ci ho pensato ancora. Tu parlavi da una sensazione, io da un’idea romantica. Al risveglio mi è tornata alla memoria una di quelle sere che diventano notte improvvisamente nel Gran Mare di sabbia di Murzuq. Mi ero allontanata camminando soprappensiero e quando sono tornata in me ero completamente sola fra le dune. Quelle dune rosate, lisciate, morbide che sembrano chiedere carezze a mano tesa, mentre cancellano in te ogni orientamento. Per un attimo ho provato l’angoscia di cui parli tu –e se nessuno mi sente ?– mi scorrevano davanti agli occhi sciacalli e altri pericoli di una notte gelida dentro una buca nella sabbia. E’ stato bello allora ricordare che la solitudine non era perfetta, bastava (ignominiosamente) gridare aiuto. Questo ritorno alla realtà mi ha calmato e permesso di circumnavigare le dune-sirene tornando a rivedere, non le stelle come il poeta, ma banalmente il bagliore del nostro minuscolo accampamento. Volevo dirtelo, ora scappo, leggo i nuovi post nel pomeriggio, buona giornata 🙂

      • –Vedo i miei commenti levitare come santoni indiani 🙂
        Credo molto vero quello che hai scritto e chiedo: vivere la sensazione di essere entrati in una solitudine perfetta, sebbene suggerita da un luogo in un dato momento, può essere nella sua vera realtà un’esperienza fuori da quello spazio ed una frattura nella continuità del tempo?
        Me lo fa supporre la sottile angoscia che tu hai descritto. Che anche io ho provato in un istante talmente denso di pensieri, quasi di visioni, che pareva immobile eppure vorticoso.

    • fratture nella continuità del tempo mi è capitato di sperimentarle in modo anche decisamente straniante, ma in altri contesti, più legati a perdite di coscienza o simili.

      la densità del pensiero non mi ha mai fatto uscire da me stesso; la perdita di me stesso mi ha fatto un paio di volte nella vita riemergere convinto di essere passato da un universo all’altro, o meglio, nel multiverso, da un monoverso all’altro per sfuggire a una mia morte già avvenuta in uno e consumare tutte le mie possibilità in un altro.

      • Non conosco stati come quelli che descrivi. Le transizioni da una me stessa ad un’altra avvengono con la lentezza della creatura preistorica che emerge con fatica dalle acque e, sperimentando una nuova solidità nel contatto, deve inventare altri movimenti e trovare un equilibrio.
        Quello che hai scritto sotto sulla ns generazione lo penso anche io. Magari iniziasse ad albeggiare una coscienza di classe anagrafica. 😆

      • accipicchia, ma a mostrare che questa generazione, che secondo vecchi schemi dovrebbe essere in declino, è vitale, ha molto da offrire e insegnare, quindi anche rivendicare …. non so cosa, bisogna inventarlo o scoprirlo, ma qualcosa c’è sempre da rivendicare.

    • ecco, appunto, lo hai già detto tu: questa generazione bnon ha niente da rivendicare, siamo la generazione più fortunata della storia del mondo, e ancora vorresti rivendicare qualcosa? 🙂

      • … insaziabile? Al contrario, bisogna traslarla al futuro la ns fortuna (sudata, non dimentichiamo) di aver aperto la mente. Chi glielo spiega se no ai giovani che non potranno avere crescita infinita in un mondo delimitato? Vuoi che lo scoprano per diretta esperienza?

        — a proposito, tu sei un pò british evidemente e sorridi soltanto, io rido proprio 😆

        • è impossibile traslarla al futuro per il motivo che hai già detto tu; il mondo della nostra generazione aveva 3 miliardi di abitanti, quello attuale ne ha 7; non sfuggiremo alla carestia, che è già cominciata nel terzo mondo, ma noi chiudiamo gli occhi.

          il delitto della nostra generazione è stato di non essere riusciti da imporre una qualche forma di regolamentazione delle nascite (pur se sono tutte largamente inefficaci).

          come Maria Antonietta (öei questa volta, non la cameriera) chiediamo di dare al popolo i biscotti.

          certo che lo scopriranno per diretta espprienza, pare non ci sia altro modo di scoprirlo.

  4. Rispondo punto per punto:
    la fortuna nostra (aver collettivamente aperto la mente più di quanto potessero le gen precedenti) dovrebbe diventare la fortuna loro, facendo noi l’ammissione di colpa del vero delitto: averli cresciuti “come se” si potesse indefinitamente ingrassarsi a spese di altre zone del globo. Poi potremmo rivendicare un ruolo magistrale in questa società che fa del giovanilismo un totem vuoto.
    –Completamente in disaccordo sul controllo delle nascite! Dove si sta decentemente le nascite decrescono da sole. E poi, un controllo sarebbe il controllo dei paesi ricchi su quelli poveri, lo fanno già in tutto, li si lasci tranquilli almeno a letto.
    —-Maria Antonietta ignorava la situazione del popolo, proprio come l’odierna maggioranza “benpensante”. Stando al pane e alle brioche, non sarebbe risolutivo mangiare un piatto di legumi, invece di impegnare ettari di terre altrui per coltivare la pappa dei bovini? Quanti denutriti per una succulenta fiorentina? E perché non ci fa schifo la bistecca, pezzo di cadavere, e ci fa rivoltare l’idea di uno stufato di cavallette? Son proteine anche quelle! No, non sarei contenta ora come ora di averne davanti un piatto, ma potrei adattarmi, entro un mutamento generale dei costumi. Da qui a un paio di generazioni, una bella catena Macdonald “insectburger e patatine” perché no? Se ne possono cambiare di cose… cominciando dal farsi docce per pulizia invece che per “principio”, come il tuo Mike, mentre i polmoni restano sporchi per tutto lo smog che respiriamo.
    Smetto di fustigar costumi e ti saluto

    • concordo su “averli cresciuti “come se” si potesse indefinitamente ingrassarsi a spese di altre zone del globo”, ma direi anche semplicemente “averli cresciuti “come se” si potesse indefinitamente ingrassarsi a spese di altre zone del globo”.

      in questa variante sta la vera morte del marxismo e la nascita della cultura ecologista come ALTERNATIVA al marxismo.

      – le nascite decrescono da sole sulla base del consumismo.

      vero! eppure né su queste basi né in sistemi di controllo repressivo come quello cinese le nascite descrescono abbastanza; non isnsito sui concetti del mio post di oggi, per discrezione.

      a quello aggiungo soltanto che lasciare liberi gli esseri umani di moltiplicarsi è praticamente inevitabile visto che non è certo la ragione che fa la storia, ma significa altrettanto inevitabilmente condannare i nascituri a vita otrmentosa: dobbiamo lasciare che tutto vada così? lo ammetto, ma non è un bel vedere.

      – d’accordissimo sulla dieta vegetariana come soluzione possibile alla crisi alimentare – occorrebbe un mix intelligente di controllo delle nascite (insisto), di liberismo sessuale che sdogani il sesso non procereativo, di riduzione dei consumi superflui; la lotta al dissesto del pianeta deve cominciare dai paesi ricchi, ovviamente; però restano i condizionamenti culturali di ogni genere, per cui dopo due settimane di India io ad esempio qui mi abbuffo di cotenne e prosciutti e sono riuscito a rimettere su panza in sei giorni scarsi.

      – pos, dimenticavo: le cavallette fritte sono buonissime: croccanti come gamberetti!

      fustiga fustiga pure, non mi sneto toccato… 😉

      • Scusa, non comprendo la prima frase, cioè come intendi variare la mia affermazione –
        _____
        Forse in una fase di trasizione il controllo delle nascite potrebbe anche essere accettabile, facendo eccezione ad un diritto sacrosanto di decisione personale, ma resta sempre il grosso problema: chi decide per chi.
        Allora che il pinzimonio sia più ecologico, perfino morale oggi, dell’arrosto siamo d’accordo? Bene, non è mica poco per un divoratore di prosciutti!!!

    • maledetto copia e incolla!

      leggi così, per favore:

      concordo su “averli cresciuti “come se” si potesse indefinitamente ingrassarsi a spese di altre zone del globo”, ma direi anche semplicemente “averli cresciuti “come se” si potesse indefinitamente ingrassarsi a spese DEL GLOBO”.

      – d’accordo sul pinzimonio!

      – quanto al controllo delle nascite, personalmente credo che esso debba passare principalmente attraverso la diffusione di una nuva etica e della pratica della sessualità non procreativa, cioè attraverso la liberalizzazione della sessualità in tutte le sue forme, non ne parlo necessaria in forma autoritaria, anche se poi forse essa in certwe situazioni limite è inevitabile.

      ritengo comunque opreferibile la costrizione a non generare piuttosto che i genocidi tribali conseguenti al non averlo fatto.

      tuttavia il problema è talmente complesso che sono fortunatamente diventato consapevole che non esistono ricette facilmente praticabili, ma questo è un assoluto disastro della ragione…

      v. da qualche parte (post del barbiere) il mio dialogo di oggi con afovidius.

  5. 1) Benissimo, molto meglio “a spese DEL globo”. Unica ns attenuante: ciò che si stava preparando era inedito nella storia. Come sempre sono i miti ad anticipare, in questo caso il Diluvio universale.
    2) evviva il pinzimonio, ovviamente con verdure “a km zero”
    3) la sessualità è diventata largamente un riflesso non erotico, solo uno scarico di tensioni che, per differenti motivi, crescono sia nel primo che negli altri mondi. Il diverso tasso di procreazione sta solo nel grado di informazione, di povertà, di strutture sociali. Se sei un francese anche proletario delle banlieu sai cosa rischi anche per la salute, le cautele sono disponibili, costano poco, magari perfino gratis; così calano le nascite e le malattie non schizzano a livello esponenziale. E per quelli cui è capitato di nascere, che so…pensa tu una nazione qualsiasi? Niente info, niente mezzi, solo le tensioni di una vita senz’altra speranza che una carretta del mare. Come fanno a preoccuparsi del lontano futuro, ciò che accadrà alle loro nidiate e al pianeta poi… Per questo mi trovi così avversa al controllo delle nascite, dopo aver travolto le loro culture e averli ridotti allo stremo, l’occidente vuole anche colpevolizzarli. Mi ricorda la favola del lupo che cerca di entrare in paradiso.
    4) sì meglio prevenire la procreazione per non alimentare la distruzione, pensa ai bambini soldato, alle bambine prostitute, fa accapponare la pelle.
    (in questi due ultimi punti si potrebbe introdurre sia l’influenza della Chiesa, sia la biogenetica, please, al momento di teniamoli in freezer…)
    5) la ragione da sola crea mostri… Abbi pazienza se mi cito: ci sono due poli della vita psichica, non è che attestandoci su uno solo l’altro sparisce. L’iper razionale è estraniato dalla realtà e quindi irrazionale.

    ***L’ho già letto il post del barbiere,nonché i commenti, mi sono astenuta per non dilagare ovunque, ad ogni modo la discussione aperta là non mi dà agganci.
    Ineffabile questo “ da qualche parte (il post del barbiere)” !! L’ho trovato subito perché ho sviluppato una tecnica antilabirinto: creato un’etichetta nella mail che dice “bello, in attesa” e la applico agli avvisi dei post che mi interessano molto ma non commento. Diciamo che è una mia canalizzazione del … bortorrente 😆

    • il mito del diluvio niversale credo che sia nato per il crollo del Bosforo nel 6.700 a.C. e per la sommersione nel giro di un notte della civiltà che si era sviluppata sulle rive del Mar Nero, allora sotto illivello del Mare come il Caspio: un Vaiont moltiplicato milioni di volte, che poi è andato a confondersi probabilmente con racconti più antichi sulla brusca fine dell’era glaciale e le conseguenti alluvioni per scioglimento dei ghiacciai montani e innalzamento del livello dei mari: mezzo Adriatico finì sepolto dalle acque.

      trovo più interessanti e centrate le immaginazioni ricorrenti in ogni cultura sulla fine del mondo per fuoco, che è proprio quello che ci aspetta a breve, se non “ci salva” una nuova era glaciale.

      – ah, ti avviso che sono nella mia casa tedesca di Stuttgart, che qui la connessione ADSL flat ha ripreso miracolosamente a funzionare dopo il forfait del mese scorso e che stasera sono troppo raffreddato per andar fuori, quindi tienti forte. –

      è interessante l’osservazione che l’esplsione demorafica globale è una situazione inedita e che questo potrebbe valere da scusante: inedita su scala globale per gli uomini, erò, ma non su scala locale.

      quello che sta avvenendo per il pianeta intero, la totale dilapidazione delle risorse biologiche di un habitat fino all’autodistruzione, è però già avvenuto in piccolo all’Isola di Pasqua o a Petra, e su scale diifferenti con la totale distruzione nel giro di circa 2.000 annni di quasi tutta la grande fauna americana dopo la prima colonizzazione umana del continente; su scala ancora piu distruttiva, lo stesso è avvenuto in un continente particolarmente fragile, come l’Australia.

      quindi direi piuttosto che l’uomo non è in grado di imparare niente: del resto lo stesso vale per i conigli che si moltiplicarono in maniera tale su un’isola delle Canarie da divorare tutto cio che vi era di commestibile e poi morire in massa di fame; destino che fu evitato all’Australia intera per un soffio nell’Ottocento.

      non si puó chiedere però ai conigli di non rifarlo, se l’occasione dovesse ripresentarsi per loro; lo stesso vale per lo scimpanzé sapiens.

      -sul controllo delle nascite tutto ma proprio tutto quello che dici è stragiusto, però non cambia il dilemma, a parer mio: o controllare le nascite o accettare carestie, guerre e genocidi.

      siccome credo che le nascite siano incontrollabili, purtroppo mi trovo a dover pensare, come afovidius, che toccherà alla natura ristabilire l’equilibrio che l’uomo non riesce razionalmente a rispettare.

      – bello il razionalismo assoluto e dogmatico che è la forma ppiù assurda di irrazionalismo: concordo anche qui.

      del resto il razionalismo vero non può essere altro che relativista e puramente critico: la ragione funziona quando demoolisce, è pericolosa quando edifica.

      non riesco a dissentire quindi: purché ci diciamo anche che l’irrazionalismo non è da meno: sono le idee assolute che sono pericolose, sempre e in qualunque situazione; ecco perché è cosi bello prenderle di mira.

      – ti astieni dal commentare per non dilagare? peccato, in fondo ogni blogger non sogna altro che i commenti dilaghino…

  6. Penso anch’io che il mito derivi da eventi straordinari della natura, qualcuno tramanda inondazioni, altre eruzioni vulcaniche, ma ciò che conta è che, come a livello individuale si pensa alla propria morte, in ambito collettivo si pensa alla morte del mondo.
    -Alla fin fine tutto gira intorno a poche idee che hanno sempre a che fare con il corpo, anche le invenzioni, qualunque attrezzo non è che un potenziamento, prima delle mani, poi dei piedi, adesso anche del cervello. Non sappiamo, non abbiamo la capacità di immaginare diversamente, così anche i marziani sono ometti, e di Dio non ne parliamo…
    – Come situazioni inedite non mi riferivo solo all’esplosione demografica, ma a questo maledetto concetto di sviluppo e progresso dai contenuti soprattutto quantitativi, dalla possibilità di delegare lavori fisici (ma ci pensi che sollievo la lavatrice? Chi l’ha inventata è il liberatore delle donne, altrimenti … altro che rivendicare quote rosa, saremmo ancora a scaldare la cenere per sbiancare le lenzuola. Benefattore sconosciuto, riposa in pace con la mia gratitudine). Aggiungici questa possibilità di spostarsi intorno al globo col turismo di massa, dal dopoguerra che botta di onnipotenza- passami una citazione da Severino: il viaggio come uno dei rimedi praticati e convincenti contro l’angoscia del nulla. Una frase che non riguarda certo te e me, ma i milioni di clienti Alpitour ecc che vanno in villaggi tutti uguali ovunque, con il cuoco italiano, e si sentono “all’estero”- . Potremmo elencare mille altre cose che sembrano non c’entrare invece partono tutte da uno svuotamento della qualità per moltiplicare la quantità.
    Chi ha saputo non farsi travolgere dall’offerta di tutto per tutto riesce a capire che non si può andare avanti così, certo la maggior parte non ci riesce da sola, ma da questo a dire che gli uomini non imparano niente è un po’ troppo. E noi che cosa saremmo allora, degli alieni? Degli eletti? La gente è come una scolaresca, ci sono quelli che copiano, dormono, bigiano, giocano d’astuzia e quelli che studiano, poi si ruffianano il prof (il pubblico) e diventano famosi come maitre à penser.
    – Sulla natura come regolatrice ormai non so più che dire, in astratto è quello che penso, in pratica non so, ci siamo talmente allontanati dalla Natura in noi che non abbiamo il senso della ciclicità che le è propria, forse proprio noi che dovremmo “imparare” saremmo i primi a scomparire, incapaci di riadattarci a condizioni essenziali per la sopravvivenza.
    —Su razionalismo e irrazionalismo hai ragione, si può delirare con entrambi e causare danno, qualunque sia l’’intenzione. Mi dà pensare molto questa: “ la ragione funziona quando demolisce, è pericolosa quando edifica”. Mi piace, ma non so se intendiamo la stessa cosa. Io parlavo di eccesso di razionalismo — allora sì che è pericoloso edificare escludendo ciò che non entra in schemi astrattamente considerati funzionali all’obiettivo, che in genere nel collettivo è sempre economico. Ma la “ragione” autentica dovrebbe tener conto anche di ciò che non le somiglia. Tornando, solo a titolo di esempio, al controllo delle nascite trovo iper-razionale che le nazioni ricche lo vogliano applicare a quelle povere. Trovo razionale cercare altre vie, so bene che sono più lunghe, più difficili, incerte, ma è proprio lì che si può dimostrare la superiorità dell’intelletto: trovare il possibile, stante le limitazioni. Se fossimo su una barca in mezzo al mare senza speranza certa di soccorsi, con una sola scatoletta, e l’apriscatole ovvio, decideresti “razionalmente” che il tuo interesse è prolungarti la vita nella speranza di trovare un modo per salvarti o faresti irrazionalmente a metà? Non è poi tanto diverso nel collettivo o nel personale: deve continuare il mors tua vita mea? E nel comportamento altrui trovare giustificazione del proprio? Rileggi il commento del tuo amico al post del barbiere.
    Ps. Sai che mi dai da pensare parecchio con i tuoi commenti? Io son contenta, se tu ti sei annoiato…. sei colpa del tuo mal 🙂

    • essenso d’accordo praticament4 su tutto, e trovandolo molto ben detto, sono costretto a cercarmi collaneternino i punti di marginale distinguo.

      per fortuna citi Severino, quindi non faccio fatica: la frase di Severino è proprio contro i viaggiaotri, mica contro i turisti: i quali non cercano affatto “rimedi contro l’angoscia del nulla”, anzi vanno a portare la loro angoscia (ammesso che esista) altrove, ma comodità, sole, svaago e status symbol.

      siamo io e te che cerchiamo viaggiando una alternativa al vuoto della civiltàoccidentale e nel viaggio (parlo per me soltanto a questo punto) si rafforza il nostro nichilismo o l’originalità della tua fede per te.

      d’accordo sopratutto sulla sostituzione della quantità alla qualità; mi riallaccio al ost di poco fa (in questo blog nella sua versione ultima): è questa scelta, apparentemente democratica, che pone le premesse del trionfo del popuismo: dovremmo vedere bene il rapporto traa l’economia del consumismo di massa e poi la valorizzazione del cretinismo di massa; ma la crisi economia ed ecologia mina i fondaenti della dmocrazia classica, perché ci riporta ad un mondo di consumi dichiaratamente disuguali, e la lotta fra destra e sinistra è semplicemente la battaglia per decidere a chi spetta il privilegio di consumare di più.

      sono d’accordo anche sulle tue considerazioni su controllo dele nascite: quando parlo di questo non mi riferisco a qualche metodo particolare per raggiungere il risultato, come fosse quellocinese, che credo impraticabile in altre culture più lontane dal dispostismo orientale (ma la liberalizzazione della pornografia è certamente il metododi controllo delle nascite praticato e con successo in occidente): quindi, parlo del problema e del risultato da raggiungere, giusto per apprire la discussione sui metodi migliori pper arrivarci, che poi probabilmente sono anche doversi da cultura a cultura.

      – fi gurarti se mi lamento se, dopo che ho sccagliato troppi sassi nellos tagno, tu mi rispondi anche: sarei proprio un ingrato e ti garantisco che non mi stai stancando affatto (semmai io, il bortorrente… ah ah, che bella questa definizione….)

  7. Restano in me tracce di masochismo ho scoperto. Perché citare Severino? Anzi mai citare i filosofi moderni work in progress. Questa volta credo che il dissenso sia solo formale causato da S. che è meno pistino di me: io uso “turista” solo per quelli che fanno un tour da casa a luogo tornando uguali, come lui stesso sostiene; e “viaggiatore” solo per quelli come noi. Ops mica tanto “come noi” perché a questo punto mi pare che tu e lui state dalla stessa parte (guarda cosa ti capita oggi): qualunque forma di “travelling” per sfuggire al nulla. Non ho mai sentito questo per me, cerco di più, ma non sento di provenire dal nulla (sarò del tutto inconscia? Ancora? Oh signur, non si finisce mai…) né mi capita di tornare uguale. E in assoluto radicale contrasto con lui trovo sia falsa un’affermazione secondo cui: qualunque cosa ne pensi chi lo fa, il viaggiare non è pellegrinaggio. Accipicchia se lo è per me. Anche se potessi non andrei ovunque tanto per andare, ma solo dove avverto una misteriosa affinità, finora l’Africa nella speranza di andare più a sud o magari in quell’incredibile posto dell’Etiopia che si chiama Afar, e la speranza di Capo Nord per le aurore boreali e di … Buenos Aires, magari per colpa di Borges
    Quello che scrivi qui: l’impasse in cui è finita la democrazia, sono assolutamente d’accordo. Per andare al cuore della faccenda e farne una “crisi” nel senso di vero cambiamento, però bisognerebbe credo ridimensionare il mito della democrazia ateniese. Qui mi sto avventurando in un terreno scivoloso per la mia preparazione, ma non è masochismo stavolta. Mi butto nella fossa dei leoni convinta che potrò riemergere con delle cognizioni in più.

    Ciao bortorrente, anche quando in piena travolgente mooolto meglio del vulcano. Ho visto là il tuo ultimo commento e ho sufficiente immaginazione per quando esplodi dal vivo. Suppongo che la migliore immagine sia la corsa dei tori di Pamplona 😆 elevato a potenza

    • fantalogismi????? I nonni esplicitano in forma umana la Nonnità archetipica? E allora la Nonnità vissuta è nonnitudine?
      Forse fantalogismo in coda a un’altro: singletudine che nella mia testa è più vecchio? limiti delle lingue latine?
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      Apro a caso il tomo dei fumetti di Mafalda, e trascrivo:
      -Speaker radiofonico: Stoccolma. La Svezia ha già costruito rifugi antiatomici sufficienti al ricovero di metà della popolazione , inoltre… ecc ecc
      -Mafalda : Che dilemma questi svedesi, non sai se ammirare di più l’ingegneria o il pessimismo!
      *****************************************

    • mi scuso della grafia pessima, ma questa tastierina è proprio impossibile e la mia mania di non rileggere, anche; ora me lo impongo.

      travelling per sfuggire a un certo tipo di nulla, ma nel mio caso per arrivare al Nulla, dato che i miei non sono neppure viaggi, ma appunto pellegrinaggi; questa è sempre stata la mia definizione anche prima di conoscerti.

      sono un pessimo compagno di viaggio, ho sempre litigato con tutti e alla fine ho imparato i vantaggi del viaggiare da solo, indispensabie direi nel caso dei pellegrinagg, ma alcune delle mete che citi sono anche le mie mete mentali, e credo che ci andrò se avrò vita.

      sulla troppo mitizzata democrazia mercantile ateniese sulla base del censo direi, per stringere, che ha inventato molto di più le assemblee di condominio che i parlamenti moderni, e mi pare che questo basti a rendere l’idea. 🙂

      • – Questo commento resterà storico! Siamo finiti noi due contro S. eh vai, chi se lo sarebbe aspettato visti gli inizi. No non si può attribuire lo stesso impulso a ogni tipo di .. travelling-
        -Evviva su Atene, già ho capito che siamo d’accordo, anche se quella del condominio è un po’ fortina ammetterai. Ad ogni modo, demitizzata e capita finalmente in rapporto al suo tempo, ci si potrebbe onestamente chiedere se avrebbe qualcosa da dare ad una futura concezione della rappresentatività. Mai buttare via tutto, qualcosa di utile si trova dappertutto, direbbero i barboni…
        Lunga vita al Viaggiatore.

    • i greci non hanno inventato la democrazia reppresentativa e non possedevano la capacità di leggere mentalmente: chissà se fra i due fatti c’è una relazione…

      se poi crediamo a Jaynes, avevano anche la testa piena di allucinazioni e di voci che chiamavano dei…

      grazie dell’augurio di lunga vita, particolarmente gradito in una serata piena di extrasistoli.

  8. Pingback: Dhanushkodi, più o meno alla fine del mondo – videoclip indiano 6, 49 – 78. | Cor-pus·

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