391. XI, 13. metafora del niente a Tiruchendur.

primo abbozzo.

la pioggia al risveglio a Rameswaran come grande metafora del niente.

fare nove ore di autobus sotto il sole per i 200 km circa da Rameswaran a Tirunchendur, lo stesso tempo che occorre per un volo senza scalo da Frankfurt a Beijing, e accorgersi di avere cambiato continente, ma di essere ancora in India, arrivando in un paesotto di 20.000 abitanti, che vive del riflesso turistico di un candido enorme tempio sulla riva del mare, e trovarlo invaso da un milione di hindu in festa.

ricerca di una sistemazione e poi notte di zanzare, prurito, clacson e diarrea.

è questo che mi ha ispirato il borforisma „viaggiatori e scrittori sono una razza sola: l’unica differenza fra loro è che i primi mettono in gioco nel viaggio anche il corpo“

qui nessuno parla l’inglese, e la gente è chiusa ed ostile: battibecco sull’autobus con un passeggero del tipo di quelli che in qualunque latitudine e tipologia culturale mi prende in antipatia, grosso, squadrato, sguardo ottuso e carattere attaccabrighe, perchè passando in un paesino cerco di filmare un corteo di gente vestita di bianco con tamburi, più tardi un santone che sta venendo al tempio come me mi accenna al fatto che ci sono stati dei morti in quel paese, ma non capisco di più.

Una risposta a “391. XI, 13. metafora del niente a Tiruchendur.

  1. Pingback: da Rameswaram in bus a Tiruchendur attraversando il ponte Indira Gandhi – videoclip indiano 6, 50 – 85. | Cor-pus·

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