che cosa cambia per gli anziani dall’1 gennaio in USA (e in Italia). 27 dicembre 2010 – wp 481 [err. 461] – 1088

wordpress, lunedì 27 dicembre 2010 18:01

dal primo gennaio 2011 negli USA, grazie alla riforma sanitaria fatta passare da Obama e alla sua applicazione, 45 milioni di americani di più di 65 anni di età riceveranno, col programma Medicare, assieme al diritto di compiere ogni anno un esame annuale delle loro condizioni di salute, anche una consulenza medica sulla «volontaria anticipata pianificazione delle cure»: in poche parole potranno rinunciare a trattamenti medici non graditi in caso di malattia o di incidente grave e decidere la rinuncia preventiva a determinate condizioni.

un testamento del genere che contiene volontà di questo tipo io l’ho steso per me ancora qualche anno fa, ma nel rientrare in Italia me lo sono dimenticato nella mia casa di Stuttgart (sta in un angolo del davanzale della finestra tra le piante grasse, che certamente non hanno difficoltà ad aspettarmi di ritorno – lo dico se dovesse servire andare a trovarlo), ma questa dimenticanza mi pare tutt’altro che casuale, tanto sai che cosa me ne facevo in Italia di un pezzo di carta del genere.

nell’Occidente civile la consapevolezza che il diritto di scegliere come morire è uno dei diritti fondamentali della persona, come quello di scegliersi con chi fare sesso, con chi passare la vita (le due cose non sempre necessarianebnte coincidono, anche se la coincidenza aiuta certamente a sopportare gli inconvenienti della convivenza), se e quando mettere al mondo un figlio: insomma, il mondo moderno ha creato un tipo di essere umano completamente nuovo che muove i propri passi nella direzione del dominio della propria vita anche biologica, pur tra le molte limitazioni che la natura esercita su di noi.

non in Italia, paese tanto cattolico da sembrare islamico, ma questo è un altro discorso…

* * *

l’estendersi di questo nuovo atteggiamento volto al controllo della propria esistenza segna le campane a morte per la religione cattolica, che fonda la sua forza sul carattere misterioso della vita e sulla paura che esso incute, perché via via che la vita appare un poco più dominabile razionalmente, diminuisce l’impulso a rivolgersi alle oscure potenze che incarnano la potenza dei nostri desideri fuori di noi.

quanto meno abbiamo paura di morire, tanto meno abbiamo bisogno del conforto della religione.

il paradosso è che il cristianesimo è nato appunto per dare risposta alla paura della morte individuale con la promessa della immortalità dell’anima, sconosciuta al mondo pagano; il mito della resurrezione, cui si deve credere con tutta l’intensità che comporta il fatto che si tratta di una assicurazione sulla vita (eterna), è l’immagine della vittoria sulla morte che il cristianesimo ha portato nel mondo.

il fatto di crederci immortali dovrebbe darci la serenità di sapere che la morte è solo apparente; ma se il cristianesimo fosse davvero creduto, il numero di coloro che affrontano sorridendo la morte dovrebbe essere numeroso almeno come quello dei fedeli che affollano le chiese a Natale, e nessuno dovrebbe piangere ai funerali, anzi si dovrebbe considerare una bella fortuna la morte, e sopratutto la morte precoce.

non è affatto così, e ci dobbiamo interrogare sulla convinzione assurda che il cristianesimo ha diffuso in occidente, che gli esseri umani sono immortali, almeno nell’anima (qualunque cosa questo voglia dire).

e il risultato anche soltanto di una rapida osservazione è che questa spavalda opinione di noi come immortali, che il cristianesimo genera come modo oscuro di pensare a noi stessi, ha esasperato la paura più subdola di morire, anziché smantellarla.

ad un occidentale cresciuto nella forma mentis del cristianesimo, la morte appare sempre una mostruosità inaccettabile; ma questa deformazione profonda della percezione della vita non si riscontra affatto in altre religioni, dove al contrario il senso della precarietà è costitutivo, e ciascuno sa di essere fin dalla comparsa sulla terra attraverso la nascita, destinato a parire, e al massimo può soltanto attendersi dopo la naturale morte la trasformazione in qualcosa di nuovo.

* * *

poter decidere di morire, con l’aiuto medico necessario a spegnere le sofferenze fino a renderle spesso evitabili, come nel programma dell’associazione svizzera Dignitas, diminuisce di molto il carattere oscuro del morire e ne fa un ultimo gesto di libertà.

quella libertà di cuore e di pensiero che mina alla radice il pensiero clericale, che deve nutrirsi della paura di chi non ha vissuto e nello stesso tempo oscuramente poco si fida delle promesse del paradiso…

d’altra parte l’introduzione di questo diritto di andarsene in punta di piedi al momento giusto, senza traumi per nessuno, corrisponde anche ad una naturale esigenza di introdurre nel mondo moderno forme di controllo della morte, dopo il controllo delle nascite, e l’antica ars moriendi dovrebbe diventare un campo educativo importante come l’educazione sessuale.

il pianeta è sovrappopolato anche come risultato dei miracolosi (pur se precari) progressi della medicina, e una parte della sovrappolazione del pianeta  è formata da malati gravi o vecchi decrepiti che nelle società precedenti si sarebbero  già spenti da un pezzo, senza sussidi medici adeguati.

occorre pure che chi di noi sta diventando anziano si ponga il problema di quale possa essere il momento giusto di lasciare il campo, senza pesare sulle generazioni future, ed è naturale che gli stati si pongano la prospettiva di agevolare il diffondersi di questo nuovo modo di pensare

(esattamente come sto facendo io, e i superstiziosi incrocino pure le dita….)

* * *

a proposito, anche in Italia il primo gennaio cambia qualcosa di fondamentale: ma siccome questo post è già stato anche troppo lungo, rinvio l’argomento al prossimo..

Una risposta a “che cosa cambia per gli anziani dall’1 gennaio in USA (e in Italia). 27 dicembre 2010 – wp 481 [err. 461] – 1088

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