un ritorno troppo anticipato. 16 gennaio 2011 – bortolindie 3 [X, 28 – wp s.n. My China 2, 28] – 67

wordpress, domenica 16 gennaio 2011 10:30

30 maggio 2011

il video spero trasmetta con evidenza le emozioni del pomeriggio e  della sera che in tre ore di pullman sempre moderno e pulitissimo mi porta verso Hangzhou, oramai nella direzione di Shanghai: sto tornando verso la costa orientale, scendo dalle montagne in vallate inondate di un sole che si va facendo obliquo e cede ad una notte non più fotografabile.

dentro di me ho il senso spiacevole di un ritorno troppo precoce: ancora ci sono curve della strada dentro paesini, contadini sui campi, edifici sparuti che segnalano un passato denso di civiltà, ed io ho l’impressione di lasciarmi alle spalle una Cina meravigliosamente arcaica che suggestiona con gli slittamenti di senso sottili del suo modo di essere, con la sua lingua, la sua scrittura, la sua estetica, la sua dignità.

* * *

Hangzhou appare subito immensa  e tumultuosa: è una metropoli di sei milioni di abitanti, due volte Roma, tre – quattro volte Milano, ma a giudicare dall’immensità delle strade sembrerebbe ancora più grande; sulla guida nell’arrivare mi leggo i racconti di Marco Polo su questa città: aveva già ai suoi tempi un perimetro di 100 miglia, almeno così dice lui, questo significa la superficie di un quadrato con un lato di più di 40 km.

questo mi pare incredibile, così come trovo esagerate le lodi sperticate della guida alla dolcezza straordinaria del vivere in questo posto, mi ricrederò.

dalla stazione dei bus (che certamente non sarà proprio esterna alla città) al centro del centro, dove sta l’ostello che mi sono scelto, il taxi che prendo impiega quasi un’ora: sì, certamente, se non sono 20 km, 12 o 15 ci stanno tutti.

dove sarà questa dolcezza, mi chiedo passando tra casermoni immensi, casoni popolari a volte un pochino logorati dal tempo, vialoni alberati con un traffico spedito e concentrato?

intanto potrei coglierla nel modo di parlare del taxista: il taxista che mi raccoglie per portarmi all’ostello è finalmente un cinese che parla come i cinesi da commedia, con quella tipica cantilena buffissima che è arrivata fino a noi attraverso i racconti di Marco Polo e i primi commercianti cinesi, che erano di queste parti della Cina.

sembra quasi un’altra lingua e probabilmente lo è.

poi potrei cominciare a coglierla nella gentilezza con sui affronta un mio problema, che io ritengo ingiustamente suo: il taxista non conosce l’ostello, però gli do il numero di telefono (impagabile Lonely Planet), chiama cantilenando qualcosa e finalmente si rasserena: sono km di metropoli per arrivarci, e poi ci perdiamo giusto all’arrivo.

lui gira un poco attorno al centro dell’obiettivo: siamo proprio nella strada giusta, a fianco di edifici monumentali, in una via chiusa in fondo dal lago attorno a cui si è sviluppata la città; questo è il numero che gli hanno dato al telefono; ma mica è possibile che l’ostello sia qui dentro: questa è la via Montenapoleone di Hangzhou, lussuosissima, fra hotel a sei stelle e ristoranti che espongono l’acquario con le aragoste vive da lessare…

invece, a (sua) domanda alla gente in giro sto proprio qui: è lui che mi accompagna all’interno, pago un prezzo onestissimo per la sua ora di lavoro e la sua disponibilità umana, poi entro timoroso in una reception da negozio di antiquariato, convinto di avere sbagliato: personale che parla inglese fluente e perfetto, costo 7,5 euro a notte per il letto in camerata a 4.

peccato solo che uno dei quattro abbia il raffreddore e russi terribilmente, comunque ho dormito a lungo dopo che se ne è andato alle sette, e come vedete sono vivissimo.

e la testimonianza è autentica, dato che le parti scritte in corsivo sono gli appunti che ho preso al momento stesso.

* * *

ero uscito per cercarmi la cena, intanto, è già notte avanzata: prime immagini della città notturna, affascinantissima, il rumore di lontani fuochi artificiali.

se non mi dilungo è perché già nel video potete vedere i monumenti augusti immersi nella vegetazione curatissima di un lunghissimo parco sulle rive suggestive di un lago, le luci che brillano ovunque e creano giochi intriganti di ombre che inghiottono e di figure che scattano fuori dal buio.

il dramma sta nel mangiare: esclusi i ristoranti in questione, e anche la concessionaria Porsche, i gioiellieri, i negozi di alta moda, di commestibile resta soltanto una pasticceria francese, accanto a quella che sembra la sede dell’Istituto Francese di Cultura, e chi lo avrebbe mai detto che – dopo la coscia di pollo mal arrostita e mezza cruda del mezzogiorno di Hongcun – avrei cenato a suon di dolci di Parigi?

buonissimi, tra l’altro, anche se pochissimo francesi, o almeno io di simili non ricordo di averne assaggiati in Francia – e tra poco ci ritorno: alla pasticceria francese di Huangzhou, intendo, mica in Francia.

* * *

dentro la pasticceria un ragazzo che mi fa capire perché riscuoto tanto affetto e tanta simpatia tra i giovani cinesi, che sono peraltro, almeno nelle grandi città, dei ragazzi normalissimi di una variante locale della nuova New Age globalizzata: capelli raspanti, vite tendenzialmente basse, camicie slacciate, modelli di bellezza e di comportamento trasversali, nonostante tutto.

„anche io appena posso voglio girare il mondo – mi fa -, voglio andarmene via di qui“.

io lo guardo incredulo dentro questo negozio scintillante, vestito all’ultima moda, in una delle città più belle del mondo, che cosa potresti trovare di più altrove? gli eccessi, il disordine, l’anarchia che la tua mente adolescente vuole…

„ma la Cina è bellissima“, dico debolmente, e mi riprometto di mangiare altre paste francesi, appunto.

rientrando, all’angolo che porta (ma non lo so ancora) verso la parte antica della città, un ragazzo dalla voce dolcissima suona musica quasi occidentale.

tutto si tiene nel sistema dei segni, diceva De Saussurre, e tutto attorno a me è sistema di segni stasera e mi parla di Cina e di me.

* * *

è l’alba dopo una notte serena che mi ha restituito le forze; perché scendo all’internet point dell’ostello? ho davvero bisogno di ricollegarmi al mondo esterno e a chi mi aspetta lì fuori?

30 maggio 2010 17:58

oggetto tre

Caro Mauro sono a casa di mia figlia per imparare ed esercitarmi, Almeno sono sicura che ti arriverà questa Mail .

Sarai in viaggio per Sanghai .

Aspetto notizie un abbraccio.

Hai ricevuto la mail dove ti scrivo di leggere sul sito di Grillo circa l’ ultima legge da approvare?

Un abraccio, Ciao cao,

* * *

figuratevi quanto mi interessa quell’arrogante farabutto di Grillo, uno che si è impadronito di giuste tematiche per soddisfare il suo ego magniloquente, da qui!

sono troppo distratto e disinteressato per fermarmi a riflettere; se potessi farlo capirei quel che mi è diventato chiaro nel tempo in seguito, confrontando questo comportamento con quello di un’altra più dolce persona che mi sta manifestando il suo affetto in questi mesi e che sapendolo non condiviso si trattiene, certamente soffrendo, nell’ombra.

questa alluvione di mail, così come gli altri comportamenti che mi aspettano al rientro, è prepotenza, è violenza, peraltro persino inconsapevole e scambiata con l’amore, ecco una donna fatta alla stessa amniera di mia madre, e io l’accetto solamente perché la vita non mi ha permesso di imparare a difendermi con misure ordinarie dalla violenza femminile: come con mia madre, è stata necessaria una drammatica rottura finale.

sono ancora lontano da questa rottura che diventerà possibile solo quando in me crescerá una violenza interiore parallela che alla fine porterá a un’esplosione brutale, l’unica forma che il mio imprinting mi consente per ristabilire la mia preziosa libertà.

per ora mi devo accontentare di alzare le spalle: risponderò? certamente, e in modo molto gentile, pur soffrendo di dentro; più tardi.

ora esco a respirarmi la Cina.

* * *

toh, passa nel cortile dell’ostello in questo momento il francesino rosso pittore… dell’autobus per Xidi, senza amico: se lo è perso nel viaggio e già quasi non si parlavano…

* * *

data        31 maggio 2010 04:16 oggetto          Re: tre

cara …,

sono ad Hangzhou, a poco piu’ di un’ora di treno da Shanghai, dove proprio manco vorrei rimettere piede dopo le ultime meraviglie e anche questa citta’ di 6 milioni di abitanti che lascio’ gia’ ai suoi tempi a bocca aperta Marco Polo, e’ di una bellezza assordante.

no che no ho ricevuto quella mail purtroppo, c’è stato un periodo di silenzio tuo abbastanza lungo, che pero’ non mi ha stupito ne’ preoccupato perche’ mi avevi preavvisato.

e tu? hai ricevuto i miei racconti? neppure, direi, visto che non ne accenni.

beh, ancora un poco di pazienza: ora vado a comperare il biglietto del treno per Shanghai: se potro’ cerchero’ di andare direttamente col treno e col metro’ all’aeroporto: Shanghai mi pare una città del tutto artificiale dopo questo primo assaggio della piacevolissima Hangzhou, che mi pare il cuore della Cina ricca e gaudente, senza troppe nevrosi da ipermetropoli assediata dai grattacieli.

ho l’aereo alle 10:50  mi pare e dovrei essere a Francoforte verso le 17, per ora di cena saro’ a casa, anche se immagino parecchio distrutto da una giornata che sara’ di 32 ore (come del resto dovrebbero essere tutte le giornate passate qui!).

comunque ora esco e passero’ la giornata sui traghetti che portano di isola in isola nel grande lago che sta al centro della città.

si’, perche’ questa citta’ enorme sorge attorno ad un lago almeno di due km per due, quindi largo come il lago di Iseo in certi passaggi, ed e’ circondato da colline su tre lati verdissime e costellato di isolette, pagode, monumenti, che sembra fatto apposta per la felicità del turista.

davvero questa volta la Cina sta riuscendo a farmi innamorare: che paese stupendo!

e scusami se per ora continuo a non voler pensare all’Italia, anche se pure qui mi pare che tutti l’adorino.

niente blog, neppure italiani e neppure il mio, dalla Cina, peraltro.

un abbraccio e a presto oramai.

9 risposte a “un ritorno troppo anticipato. 16 gennaio 2011 – bortolindie 3 [X, 28 – wp s.n. My China 2, 28] – 67

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