My China 2, 32. perdersi a Shanghai. 18 febbraio 2011 – bortolindie 7 [X, 32 – My China 2, 32] – 214

venerdì 18 febbraio 2011 20:43

chiunque penserà che partire da Hangzhou nel pomeriggio in treno per arrivare a Shanghai verso le 7 di sera, quando è oramai buio, in vista del trasferimento all’aeroporto l’indomani mattina sul treno superveloce senza ruote che viaggia sospeso su un piano magnetico e fa 27 km in 7  minuti raggiungendo una velocità di 400 km all’ora, sia soltanto una routine burocratica e che oramai il mio secondo viaggio è finito, dato che non resta che scendere alla stazione giusta del metrò, fare i 500 metri in linea retta per arrivare all’ostello, passarci la notte e svegliarsi per tempo l’indomani alle 7.

nessuno immaginerebbe che mi aspetti invece l’avventura più strana e bislacca di tutto il viaggio, che mi costringe ad una bagno totale e sregolato nella vita quotidiana della metropoli come in racconto di Ellroy: il momento più triller di tutta questa mia avventura, e proprio per questo non documentabile con foto o filmati, e destinato a restare affidato solo alla forza evocativa della parola.

ma non anticipiamo, riavviciniamoci per l’ultima volta al mio netbook elettronico su cui, quando oramai tutto è avvenuto, digito incespicando nella sala d’aspetto dell’aeroporto di Shanghi l’indomani 2 giugno, mentre aspetto il volo per Frankfurt.

* * *

10.06.02, mercoledì (in Cina), giorno del rientro

ci sono aspetti della psicologia dei popoli che comunque troverete solo in questi miei appunti di viaggio e che li rendono insostituibili; ad esempio perché i cinesi fanno i buchi dei water decisamente più piccoli dei nostri?

mangiano di meno? (e sopravvivono benissimo lo stesso?)

oppure sono semplicemente più attaccati al denaro di noi?

* * *

a proposito: ma allora io credo nel carattere dei popoli?

certamente sì: che cos’altro è questo carattere dei popoli se non una sintesi volgarizzata, un bignamino per la gente comune, della loro cultura?

mi spiace per i vecchi professori di marxismo che  dicevano che al fondo le regole dell’economia rendevano gli uomini tutti uguali?

intanto semmai sono le leggi della biologia a farci assomigliare, perché l’economia stessa e il modo di viverla è una manifestazione culturale.

* * *

mentre il viaggio procede stancamente verso Shanghai esso sembra già finito e non riservare più altre sorprese né avventure.

e invece…

raggiungo senza nessuna difficoltà dalla stazione col metrò la fermata giusta per l’ostello dove passerò la notte (credo), ricordo bene il nome del quartiere e ho anche chiarissimo il percorso che devo compiere, ma è qui che mi incarto come un perfetto idiota.

uscita 2 oppure uscita 4?

e perché nonostante questo dubbio irrisolto esco deciso dall’uscita 2?

mi faccio guidare dall’istinto, ma questa volta l’istinto sbaglia.

e perché appena fuori, trovandomi in mezzo a un mercato, mi ostino ad immergermici, pur essendo evidente che sono nel posto sbagliato, invece di rientrare subito nella stazione del metrò ed uscire dalla parte giusta?

eppure non mi sembra abbastanza chiaro che quella non è l’uscita giusta? le case attorno, pur se sono dei palazzoni alti 20 piani fatti in serie, sono disposte in maniera diversa, la strada stessa ha qualcosa di anomalo; e non ricordo quanto abbiamo penato dieci giorni fa, con Sara che poteva chiedere la strada in cinese, a ritrovare l’orientamento?

aggiungete che il bigliettino col nome cinese dell’ostello dev’essere rimasto in fondo alla sacca e non è il caso adesso di aprirla sotto la pioggia per ritrovarlo.

ma è proprio il mercato a fregarmi: mi convinco che questa netta sensazione di essere in una strada diversa è dovuta soltanto alle bancarelle colorate che hanno invaso la strada e allontanato il traffico, e faccio quello che mi viene così bene in questi casi e nel resto della mia vita: mi ostino.

* * *

buona idea dopo avere imboccato con decisione la destra, come si dovrebbe fare se quella fosse l’uscita giusta, ed essersi allontanati tanto, da non riuscire neppure a tornare più indietro, perché l’insegna del metro è diventata invisibile, anche rivolgersi per indicazioni sull’ostello alla polizia, vero?

gentilissimi… come no?

come si affannano a cercare di capire il mio inglese immaginario rispondendomi in cinese, fra gli sguardi incantati del popolo di questo quartiere periferico dove un vecchio turista scemo sembra che si sia perso, e dove comincia ad abbozzarsi una scena da film!

ma alla fine, che cosa volete che facciano questi poveri poliziotti cinesi, non riuscendo a venire a capo di nulla?

mi caricano sull’auto della volante mentre la gente si affolla come un formicaio pigiando le facce sui finestrini dell’auto, mi spiace dirlo col rischio di diventare stucchevole, proprio mentre qualcuno comincia a spintonarsi per stare in prima fila e le leggende metropolitane cominciano a germogliare come fiori che sbocciano di colpo nel deserto dopo una pioggia imprevista…

qualcosa sembra che i poliziotti abbiano capito: la macchina comincia a percorrere quella che direi proprio la strada principale che bisognava attraversare all’incrocio su cui si affaccia la grande insegna del neon con l’aragosta disegnata del ristorante del pesce; e io comincio ansiosamente a cercarla con lo sguardo, ma invano.

piuttosto, la macchina accelera decisa, invece, mentre l’inquietudine si inmpadronisce di me, assieme alla domanda su dove mai mi staranno portando, visto che oramai avremo fatto quasi una decina di km.

al grand hotel, l’auto quasi sgomma entrando nel parco ghiaioso ed io vengo fatto discendere davanti ad una scalinata sontuosa: ma quante stelle ha questo posto: sette?

decisamente il mio abbigliamento casual e arruffato e la sacca piena di cicatrici di 5 anni di esplorazioni senza riguardi stonano tra le donne finissime e lussuose che scivolano senza rumore fra questi pavimenti perfetti con occhiate appena appena ambigue.

il ragazzo bellissimo in livrea dorata che sta dietro il bancone della reception parla finalmente un inglese paragonabile al mio: si procura una piantina della parte orientale di Shanghai, io cerco di orientarmi dicendogli dell’incrocio fra la fermata del metrò e la grande strada che porta al centro dove passa l’autobus 145.

ma mica ce ne è una sola, mi risponde, ed io precipito nel caos.

comunque il ragazzo parla con i due che mi hanno preso in consegna, gli mostra la piantina, saluto, ringrazio e si riparte.

* * *

ma la seconda esplorazione della zona, che questa volta riguarda anche stradine interne e laterali si risolve nello stesso nulla di prima.

inutilmente, con la piantina in mano, mi si chiedono lumi che io presumevo di poter dare: la mia pianta mentale della zona non coincide con quella cartacea che ho sulle ginocchia.

poi la macchina curva in un modesto cortile: scendi, mi fanno cenno: siamo alla stazione di polizia.

non è che non mi rendo conto che la mia posizione sta cambiando e che quelli stanno cominciando a farsi delle domande su di me, neppure la stanza dove mi hanno portato depone a mio favore: il sangue sul pavimento, effetto di una rissa, seduta fuori ci sta una ragazza (di vita?) che arriva piangendo, un poco stracciata, dev’essere la vittima.

peccato non sapere il cinese ed assistere a questa specie di film muto senza potere entrare nei dettagli della trama: e il colpevole, ad esempio dov’è? tutto quel sangue è il suo? in questo caso devono averlo pestato per bene.

e io che cosa ci faccio in questo contesto? di che cosa sono sospettato?

quando finalmente il poliziotto, che ha dovuto occuparsi di questa vicenda, ritorna da me, cerco di ristabilire la mia rispettabilità, gli faccio un cenno schifato a quella enorme macchia scarlatta sul pavimento che già comincia a coagulare; sobbalza e si scusa, eccomi in un locale altrettanto piccolo, ma più pulito.

il poliziotto parla piuttosto bene l’inglese, ma il dialogo prende una piega per me piuttosto inattesa, visto che vuole portarmi da un’altra parte di Shanghai in un hotel di medio livello.

l’hotel sarebbe poi nella zona del Bund, lo spettacolare quartiere storico che guarda i grattacieli al di là del fiume, vicino alla Piazza del Popolo; provo a spiegargli che domattina ho l’aereo piuttosto presto, e che non mi fido a raggiungere l’aeroporto da un luogo sconosciuto.

“non c’è nessun problema, dice lui: sarà a 5 minuti dal metrò, basterà domandare”.

mi sta venendo un attacco di panico: 5 minuti di domande mute ai cinesi che non mi capiscono neppure quando sanno l’inglese? rischio di perdermi e di perdere anche l’aereo.

e poi non ho neppure abbastanza soldi, dico.

“perché, è rimasto senza soldi? – fa lui con l’aria improvvisamente inquisitoria che mi fa dubitare che per un turista in Cina restare senza soldi possa essere un grave reato.

“ma no, guardi, e gli squaderno il portafoglio, ho denaro giusto per passare la notte e pagarmi il metrò ultraveloce domattina”.

“con quei soldi Lei non va da nessuna parte;  Lei ha calcolato male il suo budget.“

ma no, penso io, se mi porti nel posto giusto: che è poi l’ostello più economico di Shanghai, trovato da Sara.

in ogni caso ho ancora parecchi euro, e glieli mostro per tranquillizzarlo sulla mia solvibilità, ottenendo il risultato.

la conversazione riprende quindi, diventando una specie di braccio di ferro: certamente il proprietario di quella pensione è un suo amico, penso io: anche in Cina ci sarà una microsociologia informale dei rapporti di potere che permette a un poliziotto di portare un turista pagante dove vuole lui.

però io rimango sulle mie posizioni: alla fine il poliziotto mi sorride, mi saluta cortesemente, e mi riaffida a due suoi colleghi cinoparlanti e basta, che mi rificcano in macchina: dove si andrà si vedrà, mica sono preoccupato, solo un poco inquieto; del resto all’ultimo momento l’anglofono ci ha ripensato e si è ficcato in macchina anche lui per farmi da interprete ancora.

come posso non apprezzare la gentilezza di questi funzionari in divisa? parli male della polizia cinese chi vuole, sarò mica io ad accodarmi!

* * *

è già buio, le palpabili ombre dell’umida notte cinese si stanno comodamente adagiando sulle strade piovose e si lasciano solamente carezzare dai fari delle auto che non riescono a dire più nessuna descrizione accurata dei luoghi, che ritornano ad essere per la terza volta gli stessi, oppure sostanzialmente uguali ai già visti, è il bello della modernità questa ripetitività delle architetture grigie.

“ehi, stop stop stop!” mi metto a gridare: incredibile, ma vero, ecco l’insegna dell’aragosta.

arrivata a salvarmi dalla disperazione: bastano i segni delle mani per prendere la strada giusta, ancora 200 metri, anche se nell’ansia quasi mi confondo sul colore della casa, scendo con la mia sacca sulle rotelle.

il poliziotto mi segue: si direbbe che non sappia nulla di questo posto, a così poca distanza dalla sua stazione di polizia, assiste al mio dialogo col giovane ragazzo dalla voce gentilissima e sottile che gestisce quel posto; c’è un letto per la notte? sì, nella camerata a otto letti; e costa anche meno della camera a due letti con Sara, ovviamente!

il poliziotto mi guarda ammirato, mai visto un posto così chip a Shanghai; poi diventa curioso: chissà quanti amici Lei ha qui…

da sprovveduto e disorganizzato vecchiardo sull’orlo della crisi di identità, eccomi trasformato ai suoi  occhi nello scafato anche troppo, che si muove come un’anguilla negli interstizi della metropoli!

ci salutiamo, ma vedo che lui registra mentalmente questo luogo strano, forse lo considera un pericoloso luogo di incontro fra stranieri potenziali oppositori interni del governo e della stabilità cinese, gli leggo negli occhi la voglia di farmi ancora qualche domanda, ma la riflessione che è oramai troppo tardi e che doveva dare più credito a quella mia pervicace affermazione di avere un punto di riferimento, anzichè considerarla la balla di uno squattrinato; temo che passerà a dare qualche fastidio ai miei amici, e mi sento già un poco in colpa per quasta sola immaginazione.

* * *

come invece va a finire che mangio veramente il serpente (probabilmente)?

e anche le ostriche (sicuramente).

la postazione internet dell’ostello è occupata; sono ritornato nel bellissimo mercatino che ho fotografato la mia seconda mattina a Shanghai dopo avere accompagnato Sara al metrò per il rientro in aereo a Beijing.

il mercatino è ancora più affascinante nella notte, dove qualcuno lancia petardi e piccoli fuochi artificiali per una specie di festa rionale, ma la batteria della fotocamera è in ricarica dopo lo straordinario exoploit di Hangzhou: affamato mi soffermo nei banchettini profumati, sorrido, cinese fra i cinesi, veramente oramai diventato una particella della metropoli, passato al setaccio e riconosciuto uguale.

il mio passo indolente carezza per l’ultima volta le bancarelle di vestiti colorato e l’olio che frigge nei padelloni dove si getta di tutto, lo ying e lo yang, l’aspro e il dolciastro, enterambi fumanti, seduto ad un rustico tavolinetto mi guardo attorno fra tutte queste facce cinesi amiche che non mi inquietano più.

basta poco a me per sentirmi fratello.

buona notte, Cina.

* * *

2 giugno

cara …,

eccomi alzato da poco, il sole qui sorge alle 4 e mezzo di mattina, ho scoperto per l”occasione: data la sterminata ampiezza, e un solo fuso orario, evidentemente nella parte orientale della Cina vi e” l”inconveniente di un sole molto precoce, che finora mi ero perso.

ora sto aspettando che aprano la reception dell”hotel per fare il check out, riavere indietro la caparra delle chiavi e poter partire, ho l”aereo alle 10:50 e ci vorrano due ore per arrivare in aeroporto.

ieri sera ho concluso (spero) il mio viaggio con una altra avventura piuttosto grottesca, degna dell”investimento del deltaplano, che raccontero’ quando avro’ piu’ tempo, perche’ e’ un capitolo intero di questo viaggio: ti dico solo che all”uscita del metro dalla solita stazione per tornare all”ostello che conoscevo gia”, ho sbagliato uscita e in tre minuti ho perso l”orientamento, quindi, vista una volante della polizia ferma che controllava un mercato di strada, mi sono rivolto a loro per chiedere la strada: lascio a te immaginare i seguiti, per ora…

comunque e” stata altrettanto spassosa!

qui all’ostello hanno messo su musica a tutto volume!

e io che avevo una paura fottuta di non sentire la sveglia!

carissima, ricambio il tuo abbraccio, non so quanto saro’ lucido al rientro a casa, infatti ho dormito meno di 4 ore stanotte.

ti ringrazio delle tue parole, nella vita comune e anche sul lavoro non e’ che mi manchi l’entusiasmo, di solito, altrimenti come farei ad andare avanti? solo che ci sono delle difficolta’ in piu’ che ti consumano.

ho appena ricevuto una mail dalla segreteria, che mi hanno nominato a Tripoli, come avevo chiesto, quindi fra due settimane riparto!

ci risentiamo presto.

 

02 giugno 2010 21:04   oggetto           Re: unozero

arrivato, diciamo che sono un pochino distrutto.

ma già che tu non hai internet…

02 giugno 2010 21:08

oggetto           Re: unozero

cara …, ti ho chiamato al fisso, ma forse sei fuori.

lascio il computer acceso, ma credo che andro’ a dormire.

ci sentiamo domani, allora.

un abbraccio.

* * *

data     06 giugno 2010 07:41

Dear 王光华, my dear friend Guanghua,

as I have learned from You, in China the family name is before (Your family name is Wang) and the personal name comes in the second position, and Your name is Guangha.

In Europe, between friends or in the family, we use only the personal name and then I call You Guanghua, but I know now in China in the family too You use familiy name ad name.

I remember I called You “Lio” in the hostel, really (I have wrote Your name with the italian ortography)!

Oh my god, can I call You allways “Lio”?: do You remember the italian pronunciation of the vocals?

I am home now, in Stuttgart, S-W Germany, at my job, but today is holiday..

Tunxi and the region around was wunderful, the bests landshapes of my second travel in China; I have gone in the mountain to visit a very old Taoist temple in a cave: very interesting places.

I wait for You in Europe and I will be proud to going with You to visiting any town of Italy or Germany or Suisse.

I think to coming back to China in the future, this travel was very interesting for me and I have known a new China, very different from Beijing and around; now I have understood anything more about chinese language and people and I am more sure.

I am publicing any pictures of my journey in my italian blog, but You can not watch it; I send to You any pictures with mail; I hope You can see they; tell to me, please, if all is right, and I will send to You any pictures more.

See You, my friend.

first picture.

I hope You can receive it: it’s very heavy.

second picture

a detail of the second picture

8 giugno

Dear Mauro,

I have received all the pictures you sent to me, thank you so much for having taken them for me.

You may call me Lio as you like, i understand it’s much more convinient than Guanghua.^_^

I noticed that you capitalize “You” in your letter, i guess this is a respectful calling  in Italian when speaking to others, as we have such usage in Chinese as well, but since this is in English, we have no need to apply such usage, otherwise i’ll feel impolite if i don’t write “You”.

Would you send you brilliant pictures in Tunxi pls, i plan to go there several days later.

11 giugno 2010 05:37   oggetto           Re: Re: Re: Hello Maoro

Dear 王光华, my dear friend Lio,

what means in chinese Guangha?

What I know, to capitalizing “You” in english is obligatory; I have not other reason for using this “You”, but if You prefer “you”, I have not problem to do what you want. 🙂

I have problem with my home computer in using gmail with you and other friends, I don’t understand why; in this moment I am using the little notebook you have seen in Nanjing.

I can not  send you the pictures of Tunxi with this notebook; I will try to send they later with the other pc and I hope to can do it.

of course I want too to became pictures from You; please choice the bests and send to me.

See you, and see you to yours pictures… 😉

Bye.

Una risposta a “My China 2, 32. perdersi a Shanghai. 18 febbraio 2011 – bortolindie 7 [X, 32 – My China 2, 32] – 214

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