141. zii sull’orlo di una crisi di nervi.

Te la ricordi Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano?

Buon week end.

Ti godrai la nonnità?

Dora

* * *

mi basta sentire qualcuno che usa l’espressione “centralità della famiglia” per essere sicuro che ho a che fare con un bugiardo.

la prova empirica al contrario viene dal fatto che a questo concetto si richiamano abitualmente sia il papa sia Berlusconi ogni volta che ha bisogno dell’appoggio politico del papa, che del resto non gli manca mai.

vi risulta, ad esempio, che il papa scomunichi chi vota Berlusconi oppure parla del Dio Po, come invece ha scomunicato dagli anni 50 i comunisti?

macché, il papa e Berlusconi sono dalla stessa parte contro i comunisti, e se Berlusconi è spudoratamente anticristiano nei comportamenti esibiti, beh, questo non basta a fare di lui un anticattolico, né della chiesa cattolica una istituzione antiberlusconiana.

del resto il legame fra chiesa e fascismo è troppo stretto: si potrebbe quasi dire che il fascismo è una scimmiottatura laica (e neppure sempre…) dell’autoritarismo e del cesarismo tipico della chiesa cattolica.

* * *

senilità, quanto sei propensa alle divagazioni…

torniamo al tema della crisi della famiglia e della centralità dei genitori nell’educazione dei figli.

quella centralità che insidiosi insegnanti comunisti mettono in discussione ogni giorno.

la mail con cui ho cominciato l’ha ricevuta un mio compagno di scuola, che si è confidato con me, e mi ha autorizzato a pubblicare con la sola preghiera di restare anonimo.

qui vengano tutti coloro che parlano di centralità della famiglia.

* * *

Cara Dora,

più che godermi la nonnità, che è passata di colpo in secondo piano, mi sto godendo la ziità, perché la vita è proprio strana.

Mia sorella ha mollato il figlio di 17 anni, D., figlio di un senegalese che sta in Africa, e si è dileguata nel nulla, così da un mese me lo gestisco io…

Che mi dici della buona novità?

Non fare come mio figlio che mi ha detto:

Evidentemente Dio dà i carichi a coloro che possono sopportarli!

Ciao, un caro abbraccio

Andrea

* * *

Caro Andrea,
sembra il copione di un film.
Sai quelli in cui una donna matura si dilegua per realizzarsi, cosa che non ha mai fatto da giovane, e i figli si chiedono per tutta la vita come mai.
Nel frattempo qualche genitore “putativo” capisce che la provvidenza gli ha dato questa chance per avere appunto “second chance in life” di fare meglio quello che da giovane non era pronto a fare…
In ogni caso, che problemi particolari ha il giovane D. e quale comunicazione c’è tra te e tua sorella?
Questo mi sfugge.
E anche il lato economico.
Lei è in grado di mantenerlo e di farlo studiare?
Mi mancano un sacco di particolari.
E lui ha fiducia in te?
E’ un ribelle o cosa?
Alla prossima puntata
Abbraccio
Dora

* * *

Cara Dora,

è vero: sembra un film di Almodovar, Zii sull’orlo di una crisi di nervi.

Mia sorella ha rotto i rapporti con me tre anni fa, non tollerando i suggerimenti che le davo sul modo di educare questo figlio, che era semplicemente barbarico (il metodo, non il figlio, ma dai tempo al tempo e a metodo barbarico corrisponde anche figlio barbarico).

Assolutamente impagabile la scena in cui compare a consegnarmi, dopo ripetuti solleciti, i suoi vestiti, dato che per tre settimane il ragazzo è vissuto in quello che aveva indosso al momento della sua fuga (la fuga di casa della madre, non del figlio, perché oggi si sono invertite le parti…): è scesa dalla macchina senza salutare con un cagnolino pezzato scondinzolante al guinzaglio, e non ha trovato niente altro da dirmi che questo:

Visto che sei stato preso da un attacco di buonismo, ecco i suoi vestiti; dammi il tuo conto corrente perché ti mando 500 euro al mese, di più non posso.

Poi è ripartita per l’ignota casa di montagna dove ha deciso di rinchiudersi senza più altri contatti che con asini e capre, perché “gli animali sono meglio degli uomini”, o quasi sempre.

Esilarante anche il modo in cui lei ha tagliato la corda un mese fa: gli ha detto:

Perché non vai una settimana a Roma?

E gli ha dato 450 euro.

Quando lui li ha finiti, è tornato a casa, ma lei non c’era più e aveva staccato il cellulare.

Basta per oggi?

Quasi quasi il film lo giro davvero…

Lui è stato tre anni in comunità per piccolo spaccio, poi è scappato: diciamo pure che dal punto di vista legale è anche una specie di evaso.

Diciamo che abbiamo avuto due scazzi terribili nei primi giorni e ci siamo presi le misure; mi ha giurato che non si ubriacherà più, ma quel che più conforta è che lo ha giurato anche al suo giro di amici semidelinquenti, ed effettivamente dopo quella volta non l’ho più visto ubriaco.

Gli do pochissime regole, di scuola non intende sentir parlare, vuole solo lavorare, ma non batte chiodo.

Ha una storia con una donna di Bergamo di 25 anni, quindi ai week end si dilegua perché passa la notte da lei; gli ho solo raccomandato le sue precauzioni, e lui si è messo a ridere dicendo che non vuole certo fare la fine del suo amico che si ritrova già con una figlia sul groppone.

Poi ha aggiunto che il successo con le donne è un male di famiglia, non devo preoccuparmi, e mi ha strizzato l’occhio.

A giudicare dal giro di ragazze che ha su Facebook dovrebbe avere delle capacità amatorie fuori dal comune; fra me e me penso che il suo futuro potrebbe essere questo…; però fai conto che è un pischelletto poco più alto di me, solo con un viso strasimpatico, ecco.

Che ne dici come trama?

Ma è tutta verità.

Un abbraccio

Andrea

* * *

Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l’amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…

Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l’indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…

Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d’amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu

Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida “al ladro!”, chi ha l’antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l’aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d’invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh..

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57 risposte a “141. zii sull’orlo di una crisi di nervi.

  1. Pingback: l’art. 1 della Costituzione secondo D. « Cor-pus·

  2. Ognuno ha le sue fissazioni forse? Questa mia ricorre ma non è inconscia, quindi è della categoria delle convinzioni profonde e constatate vere in pratica: l’Effetto elefante, vedasi George Lakoff.
    Dire a qualcuno “Ehi, non sei colpevole” equivale a ricordargli o peggio suggerirgli che potrebbe esserlo.

    Tutto tutto bello, ma in concreto un ragazzo che possiede solo i suoi 17 anni dal volto esotico, con quel passato e niente studi, che non ha mai visto un padre lavorare e tornare a casa stanco, che ha agganci che gli hanno battere chiodo spacciando, come fa a procurarsi un tetto suo, un lavoro? Ammesso che sia pronto ad averne voglia?
    Svincolarsi dal mondo femminile? Cioè da quella sua amica e dalle FB girl dalle quali ricava per ora i suoi unici momenti in cui nessuno lo indottrina? Si provi a dirglielo, risponderà lui in modo più efficace di me certamente.

    Suggerire a D. la sua favola? Mi sono spiegata male? BISOGNA CHIEDERE a D. quale era la sua favola preferita, per capire.

    Dar parola a lui, altrimenti lui passa ai fatti!!!!

    Andrea ieri ha creduto davvero che D. fosse sequestrato contro la sua volontà? Ahi, ahi : volerlo vedere vittima!” Così oggi che lui non si fa trovare… ancora vittima? Se lui non è vittima, quella rompiscatole di sua madre non rientrerebbe più nella parte della “cattiva”, però.

    Caro Andrea, stai calmo, ricorda quando da ragazzo manipolavi le situazioni per ottenere quello che volevi o farla franca, lo hai fatto anche tu devi solo ricordaertene, e quando D. torna non fare l’amicone comprensivo. Non funziona per lui che non ha un modello di severità con cui confrontare la tua comprensione. E non vergognarti di pensare: forse ho assunto un compito al di fuori delle possibilità di uno zio. Prova a scomporre la situazione invece di continuare a vederla nel modo in cui l’hai vista fino a ieri, vedrai che troverai delle soluzioni. Più di una 🙂

    • una delle poche cose di cui sono sicuro è che l’educazione è un processo non verbale: se un genitore dice troppo spesso di volere bene può far sorgere il dubbio che si tratti di un messaggio schizogeno come da teoria batesoniana: l’amore si mostra molto prima che se ne debba parlare.

      concordo che D. non debba assolutamente essere inibito nelle sue frequentazioni femminili, anche tramite Facebook.

      devo proprio mandare ad Andrea gli altri tuoi consigli per sentire che cosa ne pensa…

      • Perchè, invece non tieni a mente tu l’intera discussione, prendi quello che ti sembra praticabile, visto che qui nessun altro conosce realmente la situazione, e lo suggerisci ad Andrea.

        Solo una cosa: anche io sono dubbiosa sul portare il ragazzo in Senegal.. Lo chiede lui? Evviva! Ma se no, bisognerebbe proprio tirargli fuori quello che pensa, e non farsi abbagliare dalla prima risposta, che in genere vuole almeno compiacere uno zio che si prende tanti grattacapi, no?

    • Ma chi è che indottrina questo ragazzo? A me pare proprio il contrario…la mancanza totale di punti di riferimento.. ovviamente meglio che non ci siano piuttosto che siano di questa natura.
      Be’ anche io ho pensato che questa donna che lo chiudeva in casa (e lei fuori) fosse una mezza matta e che lui nelle sue attuali condizioni non facesse altro che attirare certe situazioni. Per questo sostengo che sarebbe meglio aspettare un po’… ma è un “auspicio”…appunto, rimane li’.
      Un ragazzo di 17 anni senza una lira e senza un tetto da solo non va da nessuna parte. Io partivo dal presupposto che Andrea lo aiutasse almeno nel primo periodo.
      E poi, Mcc, parlando del senso di colpa non mi riferivo ad un tipo di comunicazione cosi’ diretta!!

  3. PEL DI CAROTA, riassunto:

    “Pel di carota” può racchiudere tutta la nostra giovinezza, e non a caso esso è

    SCRITTO PER EPISODI SPESSO DISLOCATI IN MODO CASUALE E NON CRONOLOGICO, E IN FORMA SPEZZATA CON DIALOGHI CHE SEMBRANO VERI, PRESI DALLA QUOTIDIANITÀ, ALTERNATI ALL’INCALZARE DELLA STORIA. = **COR-PUS**

    “Pel di carota” racconta le avventure di un ragazzo che non è tutto zucchero e dolcezza, ma cinico, maleducato egoista, insomma pieno di difetti. ???????

    MA ALLA FINE QUEL CHE, QUEL RAGAZZINO BIZZOSO, VUOLE O VORREBBE ESSERE CONTRO TUTTI E TUTTO, IL SUO DESIDERIO ESTREMO DI AUTONOMIA E DI LIBERTÀ, NE FANNO UN SIMBOLO. !!!!

    🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉 🙂 😉

    La favola, il romanzo, il racconto che i genitori o il caso ci hanno messo fra le mani da piccoli diventa un frame della vita adulta. E se l’alta qualità di un genitore consistesse nello scegliere una storia con un protagonista che alla fine, nonostante tutto, se la cava? 😉

    • il caso, hai detto bene, 😉

      è bello essere figli del caso.

      è bello avere imparato dal caso che il “protagonista alla fine, nonostante tutto, se la cava”.

  4. Mi sfidi a rispondere, nel senso che ero finita in zona tagliatella?? Costretta a montare in testa chiedo: con che coraggio scrivi : la MIA attenzione??? dove mia sta per Bortocal’s??? Chi ha scritto il post, chi sostiene moralmente Andrea, chi snocciola le info per rilanciare la discussione, chi vuole farne un caso per allargare il discorso sulla “centralità” della famiglia, chi lo ha usato per introdurre la Giocasta, chi vuol mandare la mia “analisi” ad Andrea?

    Ti ho dato un bel pò di indizi per rispondere, suvvia 😉

    • chi ha scritto il post?

      tu, mandandomi in anticipo il post su Edipo e Jawdar, di cui questo rappresenta soltanto una variante casereccia.

      chi sostiene moralmente Andrea?

      tu, che sei l’unica che si preoccupa per lui; io penso che i due della strana coppia se la caveranno da soli; sei tu che vuoi a tutti ic osti affiancrgli un sostegno professionale.

      chi snocciola le info per rilanciare la discussione?

      basta guardare questo diluvio di commenti per rispondere: tu

      chi vuole farne un caso per allargare il discorso sulla “centralità” della famiglia?

      ah, certamente tu, dato che sei l’unica fra noi due che crede alla centralità della famiglia

      chi lo ha usato per introdurre la Giocasta?

      posso dimostrare in ogni momento che la prima che ha fatto il suo nome sei stata tu…

      chi vuol mandare la mia “analisi” ad Andrea?

      sto solo interpretando le tue intenzioni non dette…

      😉 😉 😉

      • Sono in debito di una serie di risate omeriche. 😆
        Non mi viene neanche voglia di contraddirti…
        Principe del foro, come arringheresti nemmeno il vecchio Carnelutti …
        ma l’ultima no – scherzi? Spero che Andrea non sappia che lo abbiamo messo sotto il vetrino come un reperto …

        Colpa mia il post, buona questa. Ma lo sai o no che con Jawdar non c’entra? E’ troppo presto per D., prima deve … basta così. 😉

          • ahahahah
            ciaooo!! ho riso di gusto anche io…
            è completamente inutile che aggiunga una replica alla tua risposta, Mcc. Avete detto talmente tanto voi due che qualsiasi cosa sarebbe una ripetizione e soprattutto rischierebbe d’essere una RIAPERTURA…

  5. PEL DI CAROTA!!! scrivo in testa perchè non so trovare dove sta il tuo commento che ho ricevuto in notifica- come magma verbale in questo post siamo come la solfatara di Pozzuoli.

    Devi sapere che ognuno di noi ha una favola che gli segna la vita. (analisi Transazionale) e siccome ho constatato che è vero, consiglio spesso di ricordarla e prego di non dirmela perchè molto racconta del proprio intimo sentire.

    Ora, l’hai detta! Non l’ho mai letta o non la ricordo o si chiamava in un altro modo, ma ora che lo so perchè doverei fare lo sforzo di trattenere la mia curiosità???? La cercherò. Comunque sia, ci metterei dentro un centauro con TRE teste, quel tre che ho omesso nel commento, freudianamente? 😉

    • no, non è una favola.

      è un… un romanzo? un diario? un libro di ricordi?

      Pel di carota è il soprannome che la madre dà a suo figlio, il protagonista.

      nella mia edizione lo si vedeva disegnato in copertina seduto nella gabbia dei conigli, mentre mangiava le bucce di melone destinate a loro, perché la madre aveva deciso che non gli piacevano i meloni.

      • Bortacal said:
        non è una favola. è un… un romanzo? un diario? un libro di ricordi?
        mcc thought: un BLOG?!!!!??!
        and said: t’aspetto in testa 😉

  6. “secondo te avere una cattiva madre che non svolge il ruolo di madre è diverso dal non averla neppure?”
    Non è secondo me, anche se l’ho messo come dato esperienziale da fare, è convinzione di esperti della psicologia, ma ci possiamo arrivare anche per ragionamento . Crescere è si o no arrivare all’autonomia? L’autonomia è o no superamento della dipendenza? Come scatta la separazione che dà l’autonomia se non c’è niente da cui separarsi?
    Occorrono figure sostitutive, infatti esistono non solo le adozioni ma gli affidi. Lo so, vien detto perché i bambini abbiano affetto, ma serve poi come base per quei comportamenti, quelle divergenze e ribellioni che delineano al ragazzo chi è e di quanto potere dispone nei conflitti.

    La madre tremenda che ti rovina la vita…. Vogliamo parlare delle madri criminali che sono la minoranza? Non credo.

    Tu parli di quelle donne che non capiscono una cosa fondamentale: non si deve rovesciare sui bambini e i ragazzi i propri malumori, le insoddisfazioni di coppia, né usarli come compenso delle frustrazioni esistenziali, dei propri talenti non espressi, o anche di quelle che seducono il figlio maschio, che bloccano la femminilità della figlia femmina, che fanno differenze palesi nel manifestare amore ai vari figli …. Ecc ecc.
    Bort, queste sono persone imperfette in altissimo grado, come possono esserlo i padri, i fratelli e le sorelle fra di loro, i nonni, … Non averli non elimina i modelli negativi, ci sono sempre i maestri e i professori , o quanto possono piegare il rispetto di sé che ha un ragazzo, e poi ci sono i partner che possono infliggere ferite mortali…

    Quello che si dimentica parlando delle “cattive” madri è che basta un giorno di gioco e di serenità e una carezza perché il bambino senta di contare per lei, e per quell’unico giorno, magari di una gita o di un regalo inatteso, avrà per sempre un rimpianto di “quella” madre e l’amerà lo stesso tutti i giorni, anche facendo capricci, o immaginando che muoia e che ne venga un’altra.

    Non piace questo? Peccato, è il funzionamento della psiche in formazione che aborrisce una cosa sola: il vuoto.

    Sei un po’ cattivo nel buttarmi in una discussione in termini generali e poi parlare del tuo caso personale. Sarò cattiva io adesso nel dire che ti isoli da alcune comuni esperienze infantili: quasi tutti i bambini, anche se stra-amati da persone meravigliose, almeno una volta in cui sono stati frustrati nei desideri o sgridati davanti ad altri fantasticano che quelli non siano i veri genitori.

    Tu lo hai fatto per salvarti da costanti pressioni invece, ma tua madre la amavi e nonostante tutto avevi terrore che svanisse nel nulla. Già non c’è bisogno che riveli niente perché ti sei squadernato a sufficienza nell’altro blog dove mi hai spesso mandato (mal te ne incolse eh?).

    E allora sono io che ricordo a te quella volta sotto le mani del dottore che ti ricuciva: tu ti preoccupavi per lei. Quell’attenzione per lei nel momento in cui era logico per un bambino chiederne! Lo facevi un po’ per sminuire eventuali tue colpe nell’incidente forse (non ricordo i particolari in questo momento) perché i bambini sono dei grandi manipolatori 😉 ma anche perché sapevi che in quel momento soffriva per te.
    Qualunque cosa ricordi ora, tu le volevi bene e sapevi che lei te ne voleva, tutto ciò COESISTEVA con tutte le sofferenze che ti causavano i suoi errori che poi erano – chieditelo o ammettilo – i suoi dolori non superati.
    Ho detto abbastanza, almeno per ora, ma sei stato tu a chiederlo, non puoi rimproverarmi.

    • AIUTO. trovo dei tuoi commenti che non visto prima, non trovo più quello al quale ho risposta qui sopra… ho avuto una visione perchè mi ha frullato il cervello oppure ho postato in un post sbagliato? Sono preoccupata, su un argomento così delicato…..

      • il commento a cui rispondi qui è il 2b, alcuni commenti li ho postati da poco, tentando di riportarmi in pari…

        ovviamente la discusione ha ripreso la solita disposizione caotiforme, niente paura… 🙂 la seguo benissimo lo stesso, o forse proprio per questo… 😉

    • figurati se ti rimprovero.

      giustamente tu mi rinfacci di non essere riuscito a mantenere l’argomento in termini generali, ma di avere, per così dire, giocato sporco, tirando in ballo i miei guai personali.

      veramente, considerando quel che avrei potuto tirare in ballo, ho giocato davvero soft.

      però riconosco di non potere parlare di questo argomento serenamente, nonostante l’equilibrio raggiunto negli anni.

      posso dare solo testimonianza in termini generali di questa tragica verità: i genitori più amati sono i cattivi genitori, i bravi genitori non lo richiedono e soprattutto non creano la paura di scomparire se non amati abbastanza.

      ed è facile vedere che fra un genitore buono ed uno cattivo il figlio dedicherà tutte le sue attenzioni e le sue premure al secondo, semplicemente perché dell’altro si sente sicuro.

      • “””i bravi genitori non lo richiedono e soprattutto non creano la paura di scomparire se non amati abbastanza.”””

        prendo questo come una considerazione nuova, non in risposta a nulla di quanto detto da me.
        Non ho parlato della esigenza dei genitori di essere amati, nè ho detto che se non amati creano la paura di scomparire.
        Ho parlato delle sensazioni del bambino, che con poco ama e che ha, per la natura della sua situazioone di dipendenza, la paura che i genitori svaniscano, anche quando ci fantastica su-

        • no, è una risposta indiretta dato che mi hai ricordato di avere voluto bene a mia madre da bambino.

          cosa verissima, e non solo da bambino.

          hai mai letto Pel di carota di Renard?

          (mi sono sempre chiesto come mai si metteva un testo simile nelle mani di un bambino, ma per me è stata una terapia)

  7. Credo che Andrea sappia che tieni un blog, visto che ti ha autorizzato a pubblicare le sue mail e pure le risposte della sua amica.
    E’ dalle sue parole che ci siamo fatti, noi lettori , un’idea della situazione; poi le tue notizie in progress hanno reso la storia sempre più aggrovigliata e con le ultime anche pericolosa, come purtroppo presentivo.

    Ho motivo di pensare che Andrea sia intelligente, quindi se avrà tempo di leggere la mia analisi della sua situazione forse rileverà di dover ripensare tutto da capo, visto che è ancora possibile; e da capo significa sua sorella.

    Lo so che sei contro l’importanza mitica della famiglia, ma nei fatti, nella vita vissuta non troverai nessuno dei trascurati o abbandonati che non dica: meglio una “cattiva” madre che nessuna madre.

    Ora voglio scrivere un augurio anche io, e siccome gli auguri non servono a niente, so che fa bene a me scriverlo.

    Auguro che tra qualche settimana quella donna si disaffezioni del suo uomo, che inizi a sentire la solitudine e che ricordi le volte – perché alcune ce ne sono state altrimenti D. non si sarebbe impresso questo rimpianto sulla carne – hanno riso insieme e si sono sentiti complici, e quanta forza si ricava certe volte da una giovane vita vicino. A quel punto con un sorriso o con delle lacrime ricomparirà davanti a D. e lui tornerà con lei, specie ora che gli è stato rivelato quell’antico segreto, ma anche con l’imbarazzo di quella denuncia.
    Da quel momento Andrea potrà e saprà fare meglio che in passato, senza più lasciarsi imporre “rotture di rapporti” .
    Meglio uno zio con cui la mamma ogni tanto litiga che nessuno zio, meglio un fratello con cui ci si prende a male parole che nessun fratello. Questo è il suo aiuto: esserci sempre, ma non incatenato da solo a un’impresa educativa che richiede conoscenze professionali.

    Che accada il meglio che la situazione consente, in qualunque forma. Lo spero sinceramente.

    • ho scritto “pubblicare”? lapsus freudiano, dovevo dire “divulgare”.

      se credi, io la mando ad Andrea la tua analisi della situazione, e vediamo che cosa ti risponde.

      da parte mia vorrei farti solo una domanda, che mette in gioco me stesso, invece.

      tu che dici “meglio una cattiva madre che nessuna madre” che differenza fai fra i due concetti?

      secondo te avere una cattiva madre che non svolge il ruolo di madre è diverso dal non averla neppure?

      non mi faccio prendere la mano dalla mia solita voglia di rovesciamento paradossale dei luoghi comuni, ma sei sicura che non sia meglio non avere nessuna madre che una madre cattiva che è capace di rovinarti profondamente la vita?

      almeno ti è risparmiato un modello negativo della figura materna, non credi?

      siccome qui non sto parlando più di D., ma delle lacrime e sangue della mia vita personale, mi fermo a stento sulla soglia di rivelazioni terribili, capaci di fare impallidire Edipo.

      ho impiegato decenni a farmene una ragione e non ho mai saputo rispondere a come io abbia fatto a salvarmi: la mia risposta, fin da piccolo, è stata il pensare a volte che la mia vera mamma era stata la mia balia che poi mi era stata tolta (incapace di sentire la voce del sangue, come vedi…) oppure che ero stato sostituito nella culla e consegnato ad una madre arbitraria (cosa palesemente folle).

      chi non ha avuto una madre cattiva o una cattiva madre può davvero dire qualcosa sul tema?

      ovviamente ora dico una cosa molto retrò; ma il requisito fondamentale di qualunque impresa educativa è l’affetto.

      mica dico che basti, figurati, ma dico soltanto che se l’affetto manca non c’è professionalità che tenga.

  8. Mi permetto, Firdis, di commentare il tuo commento, ed è conseguenza della mia stima. A te Bortocal chiedo scusa se arrivo prima, ma siccome vedrai che il mio dissenso con Firdis è radicale, potrai sentirti come Salomone con le due madri, il che potrebbe anche piacerti 😉

    “Renderlo scevro da qualsiasi dubbio di colpa: non ne ha nessuna.” “Come” “renderlo” scevro?
    “E’ pur vero che fino ad oggi era troppo giovane ma diciassette anni possono essere sufficienti.” Per tirarsi su le maniche— ma in una società come questa, dove guardandosi intorno c’è l’esercito dei cosiddetti bamboccioni, per scelta o per necessità.
    “scrollarsi questa madre di dosso con tutto il suo passato” La madre tatuata sul suo corpo, sì è un augurio, ma gli auguri non hanno efficacia.

    Le buone intenzioni sono un patrimonio della sinistra, le ho anche io, ma dovrebbero innestarsi su qualcosa di più efficace dell’auspicio.
    Il passato non si cancella con uno sforzo di volontà, perché il passato siamo noi. C’è chi prova a cancellar-lo con un gesto estremo come sua madre, cioè a cancellar-si.
    E Demian ha dato segno di provarci, credo. Davvero si va in comunità per spaccio, anche senza averne fatto uso? Non ci sono le carceri per chi solo spaccia? Ma anche se è “solo” allo stadio dell’alcool, direi che si devono alzare le antenne, anche quando lui fa dei giuramenti.

    A un ragazzo che scappa dalla comunità dove “deve” stare ha già identiche reazioni della madre che scappa da ciò che “deve” al figlio, anche in quanto responsabilità legali. Non so come si possa sperare che un fuggitivo dalle responsabilità possa improvvisamente invertire la rotta.

    Entrambi contano su Andrea, questo crea per lui un misto di compassione, senso del dovere e quella terribile tentazione latente nelle persone buone: essere un salvatore. Questo Andrea è umanamente meraviglioso, stimabile, e se è amico di Bortocal è certo anche una persona colta, ma ….
    A questo ribelle Andrea dà “poche regole”, gli consente di sfuggire all’ordine di stare in comunità , di rifiutare lo studio, di non avere un lavoro, di assentarsi nel week-end per frequentare una donna che è presumibile ben poco investe seriamente su un adolescente sbandato, e gli dimostra nei fatti che alle alzate materne nessuno può resistere…

    Non vede, Andrea, che questo ragazzo non ha interiorizzato alcuna figura di autorità e pertanto non potrà essere autorevole con se stesso di fronte alla prima tentazione di regredire a comportamenti del passato o prendere vie facili che gli vengano offerte per il futuro?
    E se, il cielo non voglia, il metodo di Andrea dovesse fallire, come la racconterà a se stesso, magari al figlio, alle persone per le quali egli sia eventualmente un esempio o davanti alle quali non vorrebbe fallire?

    Amici carissimi, ho detto molto in questi commenti e mi trovo ad essere in dissonanza con tutti: Andrea, Dora, Bortocal e Firdis. Spero quindi per il bene di Demian che valga la legge della maggioranza e che voi abbiate ragione. 😉

    • carissima ncc43, ho già risposto a firdis di getto senza leggerti, tanto poco mi va la parte salomonica, e temo che se legegrai la mia risposta a lei in questa chiave ci resterai male.

      spero di non dovermi “schierare” fra voi due, e neppure fra Andrea e D.

      D. ha delle colpe verso sua madre? potrebbe essere, ma un figlio minore non ne ha rispetto ai suoi genitori per definizione (secondo me), per definizione sono sempre e soltanto i genitori ad avere colpe verso i figli.

      scegliere di diventare genitori significa essere pronti ad addossarsi ogni immeritato senso di colpa, e basta pensare a quante cose abbiamo noi da rinfacciare ai nostri genitori per essere certi che il destino non regalerá a noi unasoerte diversa, per quanto siamo sempre pronti a pensarlo – a volte con assoluta certezza (ciascuno di noi diventa genitore giurando che non ripeterà gli errori dei suoi, il che – quando succede, e non è detto – non impedisce certamente dif arne di peggio: poi per fortuna il tempo sana ogni cosa.

      D. che ama assolutamente sua madre forse la ritroverà quando uscirà da questa tempeta, e tutto fa pensare che la stia già ritrovando altrove…

      tu dici che la terapia indicata da firdis (dedicarsi a se stesso, dimenticarsi di sua madre) è solo un auspicio.

      hai molte ragioni (vuoi vedere che Salomone incombe?), ma forse auspicabilmente un torto solo: che la vita è soprendentemente più creativa di tutti noi.

      D. si è costruito una storia affettiva in questi pochi giorni, con una donna decisamente più matura di lui, c’è da pensare che sia una sorta di figura materna per lui, anche se certamente c’é la componente erotica e sessuale fra loro in più.

      Andrea era spaventato oggi, perché D. gli ha telefonato stamattina all’ora in cui doveva tiornare a casa, per dirgli che questa ragazza se ne era andata al lavoro chiudendolo in casa e che gli ha chiesto di restare da lei, visto che domani è la festa della donna.

      lui non sa che cosa pensare, e teme che la donna sia una mezza squilibrata che sequestra un minorenne in casa correndo in ritardo al lavoro dopo essere stata sveglia quasi tutta la notte, sopra pensiero e senza neppure accorgersene.

      io provo a tenerlo tranquillo, per me D. è un ragazzo molto positivo e se la caverà comunque.

      D. non è finito in carcere per spaccio solo perché molto piccolino all’epoca, credo; e comunque se ne è andato, in spregio del tribunale.

      certamente D. non ha super-io; come potrebbe averlo se nessuno lo ha aiutato a costruirglielo?

      sai che mi rendo conto quanto é difficile crescere un fgilio, e come noi facciamo quasi miracolosamente un sacco di cose giuste che nessuno ci ha insegnato, e senza saopere neppure che cosa facciamo, ma solo per forza di imitazione…

      l’unica cosa che può riportare D. sulle strade della responsabuilità, comunque, è la forza dell’amore e nessun comando: lui non può capire il valore positivo dei comandi.

      Andrea mi pare molto restio ad assumersi la parte del salvatore, credi a me che ne ho una conoscenza diretta; mi ha anche raccontato che ai servizi sociali ha detto ben chiaro che vuole vederci chiaro prima di assumersi ogni tipo di impegno.

      ci sono persino delle diagnosi che per ora gli vengono tenute nascsote, ma che lui vuol vedere prima di decidere se farsi carico anche legalmente di questa situazione oppure no.

      io ho approvato questo suo comportamento, che mi pare il modo con lui non rifiuta di assumersi qualche responsabilità, ma si tiene una copertina di Linus a portata di mano per pensare che possa scapparne ogni momento che vuole…

      ah, aspetta ancora, mica ti ho detto che Andrea è andato in questura con D. e ha segnalato il comportamento della madre? no, questa è stata quasi la prima cosa che ha fatto: cercare di dimostrare a D., che alle alzate della madre si può resistere.

      ma Andrea ha anche dovuto raccontare a D. del tentato suicidio della madre di tanti anni fa, che lui ovviamente ignorava, e lo ha fatto per lascirargli questa specie di messaggio, che sua madre non era cattiva, ma stava soltanto male, e ciò nonostante si doveva provare a fare fronte ai suoi doveri.

      sembra che questo possa dare come un criterio di valutazione di quel che succede a D., e quei secondo me Andrea agisce bene, perché la comprensibilità di quelc he ci succede è la cosa più positiva.

      cara mcc43, non vorrei mai che Andrea leggesse le tue ultime righe, credo che gli metteresti addosso un’ansia grandissima, ma per fortuna non sa che tengo un blog e non ci arriverà mai.

      io credo comunque che tu non debba oensare di potere avere torto solo perché sei in minoranza, anzi, secondo me, è sempre più facile che sia la maggioranza ad avere torto.

      per nessun motivo trascendente, ma puramente statistico.

      perché la maggioranza è una sola e le minoranze molte, e dunque è stastisticamente più facile che la ragione cada fra una delle molte minoranze che proprio su quell’unica maggioranza…

    • Ci ho ripensato e ti rispondo Mcc.
      -“Come” “renderlo” scevro?
      Per esempio dicendoglielo? E’ talmente facile che un figlio si addossi le colpe dei genitori… sono spugne… Io penso che questa donna fragile che rifiuta ripetutamente negli anni il ruolo di madre, abbia cresciuto il figlio facendolo sentire colpevole di tutti i suoi mali e poi ancora COLPEVOLE di tutti quegli sbagli che lui, a quel punto e A RAGIONE, commetteva deliberatamente per avere – d a v v e r o – qualcosa da rimproverarsi.

      – Per tirarsi su le maniche— ma in una società come questa, dove guardandosi intorno c’è l’esercito dei cosiddetti bamboccioni, per scelta o per necessità.

      No.. per prendesi cura di se’ stesso. Sono sicura che chi affronta disavventure di questo tipo è costretto a crescere più rapidamente e messo alle strette puo’ fare miracoli di se stesso. Sono sicura di questo, a volte da situazioni disperate escono fuori gioiellini di persone. A me è capitato di incontrarle.

      – La madre tatuata sul suo corpo, sì è un augurio, ma gli auguri non hanno efficacia.
      Altro non posso fare per lui ed è soltanto lui con le sue esperienze e la sua voglia di indipendenza e il suo percorso che potra’ liberarsene., anzi gliene faccio un altro di augurio. Gli auguro di svincolarsi dal mondo femminile per almeno il tempo necessario a farlo stare in equilibrio e in piedi da solo.

      Invece voglio raccontarvi la trama di un libro, parla del rapporto tra un padre ed il figlio, anche lui sbandato e ribelle . Il padre alla fine decide di non imporgli altro che una regola, vedersi un film al giorno insieme. Attraverso la selezione di tutta una serie di film quest’uomo riesce a salvare il figlio e il loro rapporto.
      Certe volte quando anche io mi sento un po’ disperata (e le mie sono sciocchezze) penso a questa opzione e mi sento meglio…
      saluti

      • alla fine mi è venuto in mente che Andrea potrebbe leggergli Pel di Carota; se ha fatto così bene a me, chissà che non faccia altrettanto bene a lui?

        ma non ho fatto a tempo a chiamrlo per dirglielo che l’ho trovato agitatissimo e sconvolto: D. è sparito, sul suo cellulare c’è solo la segreteria telefonica, e lui non connette più, e si è messo in testa che è caduto in mano ai trafficanti di organi, dice che lo sente, mah!

  9. Quando un ragazzo una famiglia non ce l’ha oppure ne ha solo un pezzo che nemmeno sta su in piedi da solo (la madre), deve lui farsi famiglia. Tutte queste toppe nel tempo non fanno altro che rimandare il momento in cui lui dovra’ tirarsi su le maniche e occuparsi di se stesso, visto che solo su sè stesso puo’ contare. E’ pur vero che fino ad oggi era troppo giovane ma diciassette anni possono essere sufficienti. Quello che gli si dovrebbe garantire è un percorso pulito, un minimo di guida e di sussistenza economica. Renderlo scevro da qualsiasi dubbio di colpa: non ne ha nessuna. Quindi che affronti per quanto puo’ in maniera leggera e nuova il mondo. Se potesse avere un minimo di corrispondenza reale gli vorrei tanto augurare di scrollarsi questa madre di dosso con tutto il suo passato, vorrei dirgli di provare ad occuparsi di chi ha bisogno di aiuto piu’ di lui per dimenticare per un po’ i suoi di bisogni, e vorrei instillargli la speranza e un sereno orizzonte.

    • io mi trovo molto d’accordo con questa analisi, prima ancora di avere letto la risposta di mcc43, che ho visto che c’è, ma non ho letto ancora.

      è quasi lo stesso che ho detto io ad Andrea, che tra l’altro oggi mi ha informato agitatissimo di deliranti sviluppi che rendono davvero la storia troppo simile ad un film per essere raccontati qui, ma che vanno appunto in questa direzione.

      ho cercato di metterlo tranquillo per parte mia, anche se dubito di riuscirci.

      l’unica cosa su cui dissento lievemente da quel che dici tu è l’ipotesi che D. possa occuparsi in questo momento di aiutare gli altri, mi pare che sia e debba essere troppo impegnato ad aiutare se stesso.

      questo semmai arriverà fra molto tempo, quando si sarà sistemato, se ne avrà voglia.

      grazie del commento.

      • la mia è un po’ una fissazione, ho sempre pensato che per guarire i mali dell’animo umano fosse molto utile aiutare qualcuno che ha piu’ bisogno di te. qualche viaggio in africa in mezzo ai bambini, come volontario… secondo me sarebbe molto molto efficace…

        • firdis, perché vai proprio a cercarti delle risposte di ironia tagliente?

          tu lo sai chi mi è venuto in mente, vero, a proposito di volontariato in Africa?

          io penso che Andrea dovrebbe portare D. in Senegal, per fargli ritrovare almeno una parte delle sue radici.

  10. Pingback: mcc43, Edipo e Jawdar (contro il mammismo). « Cor-pus·

  11. Poiché hai collegato questo post a quello di Edipo e Jawdar, devo chiarire e lo faccio qui dove è fondamentale.

    D. ora non è Jawdar. Potrebbe diventarlo solo se Andrea diventasse il Mago. Per avere questo ruolo Andrea deve sapere per esperienza che l’Immagine della Madre non è la madre reale.
    Se non è stato lui un Jawdar, non saprà anticipare mentalmente i pericoli che questa ricerca del Tesoro che è l’autonomia personale porta inevitabilmente con sé.

    • certo che ho collegato i due post!

      come non accrogersi che trattano entrambi dellos tesso identico problema, solo con forme espressive differenti????

      ho pensato ad Andrea, piccolo, grassoccio, pelato, inguaribilmente ottimista prima che gli cadesse questa tegola sulla testa, e forse anche ora nonostante l’apparenza, e mi è scappato da ridere a pensarlo nelle vesti del Mago…

      a meno che tu non pensassi inconsciamente all’Apprendista stregone, perché qualcosa mi fa pensare che Andrea sia finito dentro una storia simile, solo che non è lui il Mago.

      l’immagine della mdre, tu dici, non è certamente la madre reale: nessun dubbio, penso alla mia personale esperienza e so con assoluta certezza che mia sorella ed io siamo vissuti – non di fatto, ma dal punto di vista dell’esperienza – in due famiglie completamente diverse, tanto da doversi stropicciare gli occhi e chiederci se quando parlavamo dei nostri genitori stavamo parlando delle stesse persone.

      il che conferma la soggettività estrema di ogni esperienza e la sua incomunicabilità – per riprendere uno slogan abusato e sbeffeggiatod egli esitenzialisti…

      • Forse mi sono ri-orientata conq uesto bortorrente. Dunque 1) Tu puoi anche riderne, allora significa che non hai capito: Andrea “Mago” significa uno che ha fatto i conti giusti con sua madre, che sa come era e non ne ripete più inconsapevolmente i comportamenti. In tal modo sa anticipare i risultati delle azioni del ragazzo. Temo che Andrea non sia un gran candidato al ruolo se non ha capito quello che sto ripetendo in tutte le salse perchè lo sento vero e perchè lo so vero da qualunque corrente della Psicologia. Sentire+Sapere
        2) Del complesso di Giocasta non so niente invece; se mi spieghi cosa intendi… O forse lo so e lo trovi nell’elenco delle male azioni materne nel commento che ora è in testa?
        4) Anche il fatto che un fratello e altri fratelli o sorelle abbiano della loro famiglia opinioni diverse si ascrive ad errore dei genitori. E allora? Vogliamo che a figliare siano creature perfette? Una soluzione della sovrappopolazione attraverso criteri di qualità?… C’è qualche riferimento storico che si sta insinuando, pussa via…

        • fermi tutti!

          1) mi sono espresso davvero male, e per fortuna che non te la sei presa tantissimo…

          era un sorriso, l’immagine era molto bella, efficace ma anche spiritisoa e commovente e ci ho fatto su della ironia leggera (nelle intenzioni, direi) per non farmi prendere dalla commozione.

          non so se Andrea ha fatto i conti giusti con sua madre, non gliel’ho mai chiesto nè lui me ne ha mai parlato; quando andavamo a scuola insieme era una signora di origine meridionale, incredibilmente larga, tanto da apparire molto più piccola di quel che era; lui invece era un bel ragazzo, cosa strana allora perché anche il padre era decisamente bruttino, ma chiarissima adesso, dato che lui ora è identitco a suo padre allora.

          2) il complesso di Giocasta? prima di rispondetrti che l’ho inventato io, sono andato a controllare con Google, e purtroppo, ecco quanto temevo:

          Espressione coniata da R. de Saussure per indicare l’attaccamento morboso di una madre verso il proprio figlio

          ha tutta l’aria di una bufala da internet, considerando che De Saussurre non si è mai occupato di queste cose, a meno che non ne abbia parlato incidentalmente.

          e comunque qualcuno ci è arrivato prima di me, per indicare il rapporto erotico morboso che lega una donna ad un uomo di una generazione più giovane di lei, che incidentalmente é anche suo figlio.

          3) e il 3? ti pare giusto privarmi così del numero 3???

          4) hai letto emotivamente; stavo solo confermando quello che avevi detto tu; questa colpa mi sembra troppo sciocca per aggiungerla alle colpe vere.

          ovviamente siamo tutti genitori imperfetti e altrettanto ovviamente i fgili devono aspramente rinfacciare ai genitori le loro imperfezioni come colpe per potersene staccare…

          e chi non lo fa?

          succube per sempre e bamboccione garantito a vita, probabilmente.

          • ma sì la tua Giocasta è più dibattuta in Google France, come il solito, ma che bisogno c’è di un nome: va tanto bene madre seduttiva come ho detto io. E sono quelle madri che lasciano l’impronta che diceva secoli fa mcc: chi ha in sè la predatrice la troverà. Ma mica è colpa della madre se il figlio continua anche da grande a vedere solo sedu-preda/trici 🙂

            “”ovviamente siamo tutti genitori imperfetti e altrettanto ovviamente i fgili devono aspramente rinfacciare ai genitori le loro imperfezioni come colpe per potersene staccare…”” = allora siamo d’accordo: bisogna agire perchè rinascano le condizioni perchè Demian sia ricondotto a sua madre affinchè possa finalmente staccarsene, invece di conservare lo stigma di ragazzo abbandonato.
            😉 😉

  12. “”””non riesco a capire che razza di famigliola a tre io veda in questa storia,”””

    In verità hai riportato tutto il mio discorso sulla famiglia ai classici “tre”, mentre si riferisce, come ti ho poi spiegato a quella di origine di Andrea e della sorella ; non hai detto se hanno altri fratelli e sorelle, e sappiamo per certo che Andrea ha un figlio –

    E’ questo l’edificio di cui parlavo – e un ragazzo adolescente, con quelle storie alle spalle, lasciato dalla madre non può essere solo un dovere di Andrea.
    Cioè: se Andrea non aspettava altro, se aveva sentimenti, tempo energie da dedicare una giovane vita, evviva, ce la farà da solo!!!
    Ma se gli è “capitato”, se gli cambia l’esistenza allora no, non può sentirsi l’unico responsabile. Ognuno può fare una parte; se cè un giovane cugino stringerà i rapporti con D. se ci sono degli zii lo includeranno dentro dei loro progetti. Insomma la casa di Andrea potrà essere il luogo dove Demian tiene i vestiti e passa la maggior parte del tempo, la base degli studi che tutti insieme, o il più adatto, lo aiuteranno a riprendere. Ma non deve essere “il” solo.

    Non deve per se stesso, perché il dovere, come la libertà, ha un limite. Se diventa un dovere che gli cambia la vita in modo indesiderato NON potrà portarlo avanti per il tempo necessario, e a seconda di quello che sarà il motivo, l’intero gruppo famigliare potrebbe risentirne nei rapporti o in altro modo.

    Ma soprattutto, tamponando la situazione, non agendo ANCHE sulla madre questo nucleo famigliare non farà il bene di D. né di sua madre.
    La loro mancanza di legame travaserà nel futuro di entrambi, al meglio per D. non ci sarà la capacità di crearsi un nucleo stabile, e per la madre quando gli anni saranno di più, il senso di sconfitta, probabilmente di colpa, sarà tremendo.

    Quello che sta facendo Andrea è un bene temporaneo, intanto tutto il nucleo deve muoversi, sentirsi responsabilizzato, inventarsi come creare fra i due i motivi per convivere o scegliere di comune accordo una nuova soluzione; e tutto ciò a protezione della serenità dell’intero nucleo famigliare. Mi sono ripetuta, ma è il concetto fondamentale, il test di cosa significa famiglia.

    L’elemento nuovo che hai aggiunto è che la madre ha una relazione; questo può essere uno dei motivi apparenti per volersi liberare dell’impegno di un figlio. Apparente: il problema resta che nell’animo di questa ragazza o donna manca il modello dell’appartenenza famigliare. E quando ha tentato il suicidio lo stava dicendo, non si aspettava di appartenere a nessuno…

    “””dalla successiva osservazione sembra quasi che tu pensi che la sorella ha abbandonato D. quasi sapendo che Andrea sarebbe comunque subentrato””” Non è così, da quello che sai? Se è l’unico fratello, ok- è stata una scelta obbligata, ma se ce ne sono altri… E bisogna capire che cosa era da sempre Andrea nella vita di sua sorella
    Ma devo fermarmi – altrimenti diventa una mia concione…

    • correggo ambiguità: , inventarsi come creare fra i due i motivi per convivere o scegliere di comune accordo una nuova soluzione; I DUE SONO D e la Madre

    • carissima, spero di non far venire la crisi di nervi a te, ma decisamente questo post non è nelle tue corde.

      non riesci ad accettare la situazione che D. testimonia in modo tanto indiscutibile: che si può crescere Senza Famiglia!

      ti affanni, cerchi, ti guardi attorno stupita dove diavolo sia questa famiglia che non c’è, o almeno che non c’è mai stata.

      direi che non puoi accettare mentalmente il quadro di qualcuno che cresce infischiandosene (costretto) di Freud e di tutta la psicoanalisi che si sono occupati soltanto di situazioni psicologiche diverse – e comunque sarebbero andate in crisi anche soltanto di fronte al sistema di relazioni “familiari” africane.

      non ci sono mai stati nonni, non ci sono altri fratelli o sorelle della madre, neppure c’è stato un padre, c’è solo in giro, oltre ad Andrea, un figlio di Andrea, che è comunque di un’altra generazione e ha una sua famiglia.

      si può crescere così?

      eppure c’è chi cresce così e purtroppo dissesta la psicologia classica…

      il nucleo, il nucleo, tu continui a chiamarlo all’appello: ma il nucleo non c’è.

      questo è il punto.

      • Ok ora sappiamo che non c’è.

        Ma da questo non deriva automaticamente “poter crescere senza famiglia”, soprattutto applicandolo ad un ragazzo che mentre stava con la madre, se ho capito bene, ha avuto problemi molto seri.

        Sì io penso che si meglio avercela una famiglia da cui imparare a prendere le distanze; se non c’è Andrea e D dovrebbero farsi aiutare da qualcuno che abbia conoscenze professionali adeguate.

        Non è il caso di dipingere il mio ragionamento come quello di chi si disorienta fuori da uno schema famigliare, anche perchè non sai nulla di me, credo che dipenda dal voler legare questo caso a un discorso su un altro piano: gli ipocriti che osannano la famiglia per motivi diversi.
        Io invece mi sono concentrata solo su Demian e la sua vicenda.

        • continuo a pensare che sono due problemi diversi se si possa crescere senza famiglia e se sia bene crescere senza famiglia.

          la risposta al oprimo punto è certamente sì; a proposito del secondo punto dico che crescere fuori della famiglia in se stesso non è né un bene nè un male; il bene e il male nascono semmai dal crescere dentro realtà che non sono quelle comuni nel mondo in cui si vive.

          la maggior parte degli eredi regali, i preti, i bambini africani, i monaci buddisti crescono senza famiglia: a volte bene, a volte male.

          esattamente come i bambini che crescono nella famiglia, qualche volta violentati dai genitori, e per fortuna nella maggior parte dei casi no, ma spesso picchiati, tormentati, umiliati.

          i miei genitori davano del Voi ai loro, e chissà se ci sentiremmo di definirla una famiglia, quella, noi, oggi.

          c’è confusione in giro (ma trovo il problema tipicamente italiano) tra famiglia e maternità: in Italia si estende con estrema naturalezza ed inconsapevolezza la ovvia necessità di ogni neonato e bambino piccolo di avere una donna o comunque qualcuno che si occupi intensamente di lui, con la positività di una istituzione familiare che si occupi dell’educazione del bambino fino all’adolescenza e in Italia possibilmente anche oltre, proseguendo fino a che possibile un rapporto psicologicamente di tipo giocasteo e denso di ambiguità.

          che ne dici se invece di parlare sempre del complesso di Edipo cominciassimo per una volta a parlare del Complesso di Giocasta?

          oggi in questo paese mi sembra molto più diffuso del primo!

          tu dici che io mi sforzo di tenere questa vicenda nel quadro delle mie idee di critica alla famiglia; hai certamente ragione.

          questo è il motivo principale che mi ha indotto a scriverne, tendenziosamente senza dubbio.

          poi la vicenda ha proseguito per forza narrativa propria, e forse non poteva essere diversamente.

          ma il mio principale interesse in questo post è appunto quello di suscitare la domanda se sia giusto parlare di centralità della famiglia e continuare a pensare da succubi di questo schema mentale, quando l’antropologia per prima e la sociologia moderna poi rivelano che questo schema è consumato.

        • ah, scusa, ancora una precisazione molto importante, nelle discussioni da blog.

          poiché nessuno/a di noi due conosce l’altro/a, nessuno dei giudizi che vengono espressi può riguardare la persona del nostro interlocutore, ma sempre e soltanto la forma che in quel momento soggettivamente assumono per l’ascoltatore le sue parole.

          senza tenere ferma la barra di questa rigorosa delimitazione linguistica, le considerazioni espresse con libertà e senza inibizioni proprio per la mancanza di un interlocutore fisicamente presente rischiano di diventare offensive della persona anche quando non intendono esserlo.

  13. figurati, mc: sono le dissonanze che sono preziose: che se ne farebbe Andrea di chi gli battesse sulla spalla dicendo “va bene tutto quello che fai”?

    e io, soprattutto, non sono tipo da dirglielo…

    a quanto so, Andrea non sta cercando solo il mio parere, ma anche di amici comuni; ne ho vista poco fa una con cui pure si è confidato, e quando abbiamo scoperto che lo aveva fatto con entrambi, ci siamo sentiti aiutorizzati a parlarne per chiarirci a noi stessi: è incredibile quanto interesse sa suscitare una storia come questa: sembra di stare davanti allo schermo di Paris Texas.

    non ti ho detto che Andrea attualmente è solo, a quanto ne so, anche sentimentalmente, oppure te l’ho già detto? o forse ha qualche relazione segreta che non vuole che si sappia, non so.

    la mia amica approva quello che fa, trova che lui non potrebbe fare niente di diverso, solo gli ha consigliato di essere più severo con D.

    non riesco a capire che razza di famigliola a tre io veda in questa storia, che potremmo intitolare “Senza famiglia”.

    tra l’altro è proprio per questo che mi è sembrato interessante riportarla, nel quadro di una e per una riflessione sulla famiglia di cui tutti i suoi improvvisati paladini parlano come se esistesse ancora sempre; e fra l’altro neppure deve essere casuale se nessuno dei paladini della famiglia poi ne ha una: che ne parlino tanto proprio perché loro per primi ne sentono la mancanza?

    D. non ha una famiglia, non ne ha mai avuta una: i nonni materni sono morti prima che lui nascesse; la mancanza del padre l’ha privato di tutto quell’altro lato, che comunque sarebbe stato solo senegalese, quindi lontano le mille miglia.

    l’unica parvenza simile a una possibilità di allargamento della famiglia sta in Andrea, questo zio paterno che non si è mai occupato di lui direttamente.

    a me è sembrato che tu trovassi strano che Andrea accettasse questo compito ingrato, ma poi anche prezioso che la vita gli ha posto davanti; a me pare di no, a meno di non dare per scontato che D. resti affidato al Tribunale e ai servizi sociali soltanto per i prossimi sei mesi e poi nuoti od affoghi.

    a quanto mi ha raccontato Andrea, e non ho motivo di dubitarne, mica è stato lui a cercare D., fra l’altro non sapeva neppure dove fosse e che cosa stesse facendo; è stato D. a cercare lo zio, e certamente lo ha anche fatto malvolentieri, visto che ha aspettato fino al momento in cui non poteva più farne a meno.

    tu dici che non è per “caso” che il figlio della sorella di Andrea si è “travasato” nella vita dello zio, e che sto partendo con un romanzo dal capitolo 15.

    tutto giusto, ma tutto nato non dalla volontà dei personaggi, direi.

    non ho bisogno di chiedere ad Andrea se non gli viene mai da piangere: quando ha raccontato che D. si è tatuato il nome di sua madre (sua sorella) sul braccio destro, gli sono spuntate le lacrime agli occhi, e posso dirti che la cosa non ha lasciato indifferente neppure me?

    non so se questa situazione gli piace, se lo diverte, mi sembra indelicato chiederglielo, a istinto direi di no, a meno che non ci sia qualcosa di bello per lui nell’essere posto di fronte a qualche prova dura per superarla; non so neppure se D. si sente rilassato insieme a lui; da come me l’ha descritto neppure è da escludere che D. giochi con lui a fare il gatto col topo.

    che “prima o poi uno dei due crolli” è nell’ordine delle cose possibili.

    dalla successiva osservazione sembra quasi che tu pensi che la madre ha abbandonato D. quasi sapendo che Andrea sarebbe comunque subentrato; anche io penso che la sorella era sollevata di ogni responsabilità, ma solo da piccola: dopotutto ha allevato D. da sola, e non deve essere stato facile.

    “Non ci vuole Freud per capire che questa donna è a pezzi perchè non “ha” in sè il senso di appartenere a qualcuno o che qualcuno le appartiene.

    E che la fuga in un luogo sconosciuto è la classica reazione di chi si odia”.

    eppure a quanto si sa la sorella di Andrea ha una sua storia sentimentale, anche se non si è posta il problema di metterla in crisi pur di andarsene da suo figlio e impedirsi o impedirgli di vedersi ancora.

    però trent’anni fa, tentò il suicidio: lo so perché la cosa fece molto scalpore in città.

  14. Mi è venuto alla mente l’ingegnere edile.

    Credo non avrebbe problemi a inquadrare la faccenda: una grande struttura (retaggio e rapporti famigliari) per una scossa sismica ora poggia il peso su due soli pilastri (zio e nipote) che ovviamente sotto sforzo rischiano di incrinarsi.
    Il primo a cedere farà completamente crollare l’altro e l’intera struttura verrà a pesare su altri pilastri, disordinatamente distribuendosi e forse incrinandoli con rischio di gravi lesioni al complesso.

    Probabilmente l’ingegnere adotterebbe la strategia di agire per riportare l’equilibrata disposizione agendo proprio su quei pilastri che la scossa avevo sgravato dalla loro parte di peso.

    Per applicare la prassi ingegneristica però, bisogna che gli umani abbiano il realismo dei pilastri di cemento: portare i pesi, capire di far parte di una struttura e che uno, due o pochi non possono reggere da sè l’intero complesso .

    • nah, veramente il consiglio che io ho dato a questo mio amico è completamente diverso, anzi per alcuni versi opposto.

      premetto che ritengo anche io teoricamente ovvio e naturale che i due pilastri su cui doveva fondarsi la costruzione di quell’edificio che si chiama Demian, che anche io conosco di vista, fossero il padre e la madre.

      ma cominciamo col dire subito che la madre lo ebbe da un rapporto casuale, in realtà era innamorata di un amico del padre, che morì prematuramente, proprio sei giorni dopo che lui era nato, e non aveva voluto figli, e subito dopo la madre escluse del tutto il padre dalla vita del bambino, considerandolo un poco di buono.

      così l’edifico cominciò subito sbilenco, con un solo pilastro portante al posto di due.

      il padre comparve solo quando lui aveva sei o sette anni, occasionalmente: subito dopo finì in galera e, una volta uscito, rispedito in Senegal, dove vive.

      da quel punto la madre ha cominciato a disinteressarsene, e diciamo pure a nutrire per lui una avversione completa ed incontrollabile.

      a questo punto l’edificio ha cominciato a crollare, fino ad incrinare o distruggere del tutto il pilastro residuo: rimane pericolante e incerto appoggiato su precari muretti di sostegno, oltretutto ad un livello molto più basso.

      l’unica cosa da fare è rafforzare i muretti di sostegno che ci sono, secondo me.

      quel mio amico non si deve illudere: non è lui il muretto che regge il tutto, c’è piuttosto una rete di amicizie e contatti i più diversi.

      io con questa analisi ho cercato di tranquillizzarlo, dicendogli che non dipende tutto da lui, anzi quasi più niente da lui, e l’importante è che lui almeno non faccia danno.

      onestamente, mcc443, la tua proposta – se l’ho capita bene – farebbe davvero crollare tutto, secondo me! 🙂

      la mia, quanto meno, dà qualche senso di sollievo al mio amico e gli consente di fare il muretto di sostegno con più leggerezza, e mica è poco, se mi ascolta, per uno zio in piena crisi di nervi!

      • infatti non l’hai capita o non so stata chiara; l’edificio non è Demian – E’ l’insieme famigliare cui appartengono lo zio, la madre, loro eventuali fratelli, e i nonni eventualmente vivi. Il padre di Demian in questa storia narrata è assente – le persone citate sono consanguinee, ed è il rapporto che hanno avuto e l’educazione condivisa dall’infanzia che, al momento del sisma, li ha eletti come pilastro che cede e pilastro che sopporta (insieme a Demian) . Non è un caso: troppo strano che una donna si svincoli dalla maternità e la scarichi sul fratello, che ad ogni modo la accetta, per non indicare ben altro che un episodio del presente.
        per ora mi fermo..

        • peccato che ti fermi, ma il mio dissenso dalla tua analisi cresce: proprio per questo sarebbe interessante vedere se alla fine non vi sia qualche illuminazione per ora nascosta.

          come posso immaginare che tu parli di ricostituire addirittura un contesto familiare che non è mai esistito?

          mi pare che stai di fronte ad uno tsunami con un solo superstite a dire che bisogna ricostrurgli la famiglia attorno…

          ti sembra possibile che la strada sia questa????

          in ogni caso a me non pare che la madre abbia scaricato su Andrea il ruolo materno: a 17 anni e mezzo il ruolo materno è già concluso, se le mamme (in particolare italiane) sapessero guardare in faccia la realtà: gli ha scaricato addosso più che altro il ruolo paterno, che non si sentiva in grado di svolgere e in effetti non aveva mai svolto…

          io in ogni caso ho garantito ad Andrea almeno il mio appoggio, dicendogli che quando gli serve una spalla su cui piangere passi pure qui.

          • ****come posso immaginare che tu parli di ricostituire addirittura un contesto familiare che non è mai esistito?***

            *** mi pare che stai di fronte ad uno tsunami con un solo superstite a dire che bisogna ricostrurgli la famiglia attorno… ****

            Mi sono riletta: vero parlo per metafora, ma è chiara e tu non la comprendi.
            —————-
            Continui a vedere la storia di una famigliola di tre, anche se non è mai esistita!!! E che per “caso” il figlio sia travasato nella vita dello zio.
            Ciò significa voler capire un romanzo partendo dal capitolo 15.

            Prova almeno a dire ad Andrea che ciò che sta facendo è utile e può durare nel tempo solo se non gli viene mai da piangere! Se gli piace, se lo diverte, se D. si sente rilassato insieme a lui. Altrimenti prima o poi uno dei due – e sono loro i pilastri – crolla.

            E digli di ripensare ai suoi rapporti con la sorella quando erano piccoli, su chi contavano di più i genitori, in che modo la sorella era sollevata di ogni responsabilità o caricata oltre misura (ma credo alla prima versione)

            Non ci vuole Freud per capire che questa donna è a pezzi perchè non “ha” in se il senso di appartenere a qualcuno o che qualcuno le appartiene. E che la fuga in un luogo sconosciuto è la classica reazione di chi si odia.

            Ho già detto troppo e se non fai uno sforzo che somiglia al rovesciare un guanto non capirai.

            non volermene male se sono così in dissonanza con le tue opinioni

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