diari italiani dal Giappone. 186

venerdì 25 marzo 2011  17:00

per strane vie traverse, mi arrivano privatamente spezzoni di diario di missionari saveriani lombardi in Giappone; pubblico queste testimonianze volentieri, selezionando, per interesse personale, le parti che riguardano in particolare l’incidente nucleare di Fukushima.

* * *

Padre Claudio Codenotti (Nabo), parroco della missione di Kaizuka, nella diocesi di Osaka, è originario di Gussago.

Su Facebook, 11 marzo 2011, ore 7.25

Sono certamente distante dai luoghi così detti di massima allerta, ma foss’anche che abitassi in uno dei paesi terremotati, foss’anche fossi rifugiato, avrei sorriso e gentilmente respinto l’invito fatto dall’ambasciata italiana di lasciare il paese o di allontanarsi dai luoghi allertati. (…)

Su Facebook, 11 marzo 2011, ore 14.00

Non tutto ciò che luccica è oro, ma anche… “dal letame nascono i fiori”! (…)

Mentre ero in macchina per tornare (…) verso la missione di Kaizuka (diocesi di Osaka) dove lavoro, ho acceso la radio sul programma nazionale. Mi ha stupito una vicenda ivi testimoniata. Le recenti notizie circa la situazione della centrale nucleare, hanno certamente intaccato l’animo dei giapponesi, a volte anche facendo rasentare il panico.

Il racconto. Un negoziante narra di un individuo che ieri sera è entrato nel suo negozio, ha fatto incetta di ogni bene e lo ha caricato sulla sua macchina; naturalmente pagando il dovuto per il tutto. Inutile dire come il negoziante si sia trovato in imbarazzo e pieno di vergogna per questo atteggiamento egoista, in un momento di bisogno generale, ma nulla ha potuto fare.

La sorpresa però è quella del mattino dopo, all’ora di apertura del negozio. Il negoziante ha visto la medesima macchina parcheggiata all’esterno e il signore della sera precedente, davanti all’ingresso in attesa. Entrando, il suddetto ha chiesto al negoziante se lo aiutava a scaricare e restituire tutto quello che aveva comprato la sera precedente; si diceva vergognato per quanto aveva fatto, e faceva dono di quanto speso per i rifugiati… Inutile dire con quanta commozione il commerciante raccontasse l’episodio.

Anche questi sono fatti quotidiani che narrano vicende umane con tutte le loro debolezze ed eroismi. È come una partita di calcio ancora aperta, dove per ora (è ancora in corso il primo tempo) sembra vincere la squadra del bene, per almeno 5 a 0! Per quel che riguarda la partita del “Giusto”, ovvero la vicenda nucleare, le cose sono partite male e il risultato è in sospeso. Speriamo nei tempi di “recupero”.

Su Facebook, 13 marzo 2011, ore 5,03

Questa mattina (…) parlando con molti cristiani, tutti non nascondevano i timori, assai diffusi in tutta la popolazione, circa la possibilità della contaminazione nucleare attorno alla centrale interessata.

Tutti rilevano come siano ambigue le risposte dei responsabili e le notizie che pervengono. Se da una parte dicono che non ci son state fuoriuscite, dall’altra dicono che ci son nove contaminati…; anzi, forse addirittura 190… Questo illustra quanto di nascosto, pericoloso, ambiguo ci sia al riguardo.

Leggendo i commenti di alcuni politici italiani, mi vergogno di loro. Non si rendono conto della gravità delle loro affermazioni, usando esempi giapponesi che non reggono affatto, ma soprattutto passando sopra la sofferenza e le paure di questa gente. Non dico oltre, per non entrare nel merito di certi problemi che attraversano l’Italia.

Giappone – Kaizuka, 14 marzo 2011

Cari amici, solo ora mi decido a mettere insieme qualche notizia e riflessione dopo e “durante” i terribili momenti vissuti dalla gente di questa terra Giapponese, di cui sono chiamato a condividere le vicende. Sentimenti di dolore. Le notizie sempre più gravi…: le 2mila vittime accertate e i 15mila dispersi. La situazione dei 450mila rifugiati, tra freddo, malattie, debolezza, impotenza. L’incertezza e certamente la preoccupazione di quello che sarà in questi prossimi mesi. Personalmente poi il fatto di essere distante e non poter fare più di tanto per condividerne la sofferenza.

E-mail del 17 marzo 2011:

Ciao M., grazie della tua attenzione e delle domande precise che mi fai; mi aiutano a stare in argomento in mezzo a tanta confusione ed emozione.

Già domenica dicevo via facebook come i cristiani non si fidassero troppo delle risposte ufficiali dei politici e dei responsabili della centrale nucleare. Questo perché già in passato erano stati in parte ingannati su un precedente problema, dove due dei tre contaminati hanno già perso la vita.

Il caso vuole che dopo un primo momento di ambigue e contraddittorie risposte, dove si diceva che nulla di grave era successo, salvo dire che nove persone erano contaminate, ci sia stata l’esplosione della struttura di un reattore, vista in diretta da milioni di persone, che hanno costretto pian piano a svelare la situazione drammatica in atto.

Altro fattore è stata l’opinione, sia interna che esterna, di esperti che non lasciavano certo trasparire tranquillità. La mattina seguente, su tutte le televisioni appariva la scritta con le parole gravi del primo ministro “non possiamo permetterci di stare tranquilli!”. Nel medesimo momento la richiesta, quasi disperata, di intervento di esperti internazionali, sia per la consultazione sia per collaborazione fattiva.

La gente è certamente preoccupata. Anche se in modo ampio le TV giapponesi tengono banco su questo argomento, i giapponesi attorno a me sembrano volerne parlare poco. Per diversi motivi. Forse con noi stranieri soltanto, per pudore…; forse quasi per esorcizzare il pericolo; forse perché non abituati, come noi italiani, a esprimere in maniera fortemente politica la loro opinione (se non sbaglio, ma non do per certo, non ho memoria di alcun referendum popolare in Giappone su temi comuni sociali o politici, nemmeno a riguardo di scelte tanto importanti come quella nucleare).

Noi missionari saveriani siamo ben lontani dalla zona colpita, (…) ci fa sorridere l’invito della ambasciata italiana a far ritorno in patria. Questa è la nostra casa. In qualsiasi parte fossimo del Giappone, foss’anche il circondario della centrale colpita, non importa.

PS. – Auguri per una Italia sempre più matura.

* * *

Padre Daniele Sarzi Sartori, di Montanara (MN), 42 anni, da 4 anni in Giappone, al centro di spiritualità e dialogo di Shinmeizan, e attualmente a Tokyo.

Mio carissimo p. M., (…)

È vero, molti sono in fuga, ma ancora non ci sono livelli di radiazioni nocive. Cerco di stare all’erta il più possibile, ma ora sento di dover restare fermo al mio posto ad “accogliere qualche fratello in più del solito, che lo tsunami e il tormento della natura e dell’uomo spinge fra le nostre braccia e spinge anche noi. (…)

Carissimo, il mio cuore si unisce al tuo e a quello di tutti (…) quelli che, dopo lo scampato pericolo, se ne trovano davanti un altro, invisibile. In questo momento in cui tutto sfugge, tutto ha sete, indifesi e increduli, spaesati e dubbiosi.

* * *

p. Piergiorgio Moioli (Moyori Ganryu, il suo nome giapponese) è un saveriano bergamasco da molti anni in Giappone; attualmente è responsabile delle missioni di Kikuchi e Yamaga, nei pressi di Kumamoto (diocesi di Fukuoka).

E-mail del 17 marzo 2011

Carissimo S.,

grazie (…) della tua provocazione. Penso che altri, in particolare Daniele Sarzi Sartori che è il più vicino ai luoghi del terremoto, saprà essere più preciso. Io ti dirò che sono il più lontano, o quasi, geograficamente parlando, dai luoghi del triplice disastro: terremoto, tsunami, scoppio nucleare. (…)

Circa il “nucleare” come dici tu, anche per noi qui è difficile capire che cosa stia succedendo. Certo che i media cercano di non allarmare la gente più di tanto, ma certamente la situazione è complicata. Cinquanta tecnici volontari lavorano a turno per cercare di salvare il salvabile. Alcune persone sono state contaminate. Fanno fatica a raffreddare i reattori per mancanza di rifornimento d’acqua e così via. La centrale di Fukushima era la più grande del Giappone con sei reattori di cui quattro sono in avaria, anche se in tutto il Giappone ci sono 56 centrali. La gente si esorta a vicenda con le e-mail a risparmiare la corrente elettrica, e a essere forti e coraggiosi.

Credo di non averti detto molto ma, dal mio paesello, questo è più o meno quello che so e sento. Forse sarete più informati voi dai media italiani che riportano gli inviti dell’ambasciata italiana ad allontanarsi da Tokyo e a lasciare il Giappone…

* * *

Padre Franco Sottocornola, originario di Bergamo, è missionario in Giappone dal 1978, fondatore e direttore del centro di spiritualità e dialogo “Shinmeizan” (Kumamoto, diocesi di Fukuoka).

E-mail del 18 marzo 2011

Carissimo padre M.,

noi saveriani operiamo soprattutto nella parte centro-meridionale del Giappone, mentre il sisma ha colpito il nordest del Paese. Ma anche là ci sono missionari (uno è morto) e preti che condividono la sorte della loro gente.

Il disastro è stato grande e le conseguenze sono pesanti. (…) E il pericolo delle centrali nucleari danneggiate (destinate a produrre elettricità) costituisce l’aspetto più allarmante. (…)

Molti osservatori stranieri sono rimasti sorpresi e increduli al vedere gli operai, gli impiegati, gli addetti ai vari uffici, occuparsi prima del loro posto di lavoro, del loro servizio sociale, degli altri, e poi di se stessi… (…)

Il dramma delle centrali nucleari è ora l’elemento più preoccupante e allarmante. Certamente influirà in decisioni future sulla ricerca di fonti alternative di energia. Ma questo è un grosso problema anche per altri Paesi, non solo per il Giappone!

Il Giappone ha affrontato con successo grandi crisi anche in passato. (…) Sarà così anche per Sendai e Fukushima, ne sono certo. Ma, e questa è la cosa più importante, io sento che il popolo giapponese saprà anche riflettere e trarre conclusioni importanti da questa tragedia, e migliorare non solo le sue costruzioni e le sue precauzioni antisismiche, ma, più in profondità, saprà cercare nel suo cuore forme di vita e di modi di essere che mettano a profitto questa tremenda esperienza. Questa esperienza di morte sospingerà con forza verso la ricerca del senso della vita, verso un superamento del materialismo economico e del tecnicismo che ora imprigionano lo spirito e limitano la veduta…

* * *

Padre Claudio Codenotti (Nabo)

23 marzo 2011

Difficile esprimere quale attualmente sia la mia preoccupazione nel mandarvi queste righe di informazione e riflessione. (…) Per mesi, se non per anni, saremo immersi in modo sempre drammatico con le conseguenze del terremoto (non è come in un film dell’orrore, dove alla fine ci si alza dalla poltrona e si torna a casa o si va a letto al sicuro).(…)

Ancora problematica la lotta contro il pericolo di contaminazione nella centrale nucleare danneggiata. Drammatico l’impatto in tutti i settori dell’economia e del lavoro… Se ne sentono i riflessi a centinaia e centinaia di chilometri. Esempio, un cristiano della mia comunità che stava per essere assunto, si è ritrovato di nuovo senza speranza di lavoro perchè la ditta riceveva materiale primo dalle zone colpite. E così via.

La ricostruzione richiederà tempo (anni) e saggezza, nonchè sacrifici da parte di “tutti” i giapponesi. Questo significherà abbandonare per un pò ambizioni di prestigio internazionale nell’ambito economico, tornare alla laboriosità per una stabile serenità quotidiana di tutti i cittadini. Una sfida di non poco conto, paragonabile agli anni 50-60 del secolo scorso. (…)

E-mail del 24 marzo 2011

Kaizuka, 24 marzo 2011

“Non ne potevo più dalla sete, ma sull’acqua galleggiava liquido oleoso. Avevo assolutamente bisogno di bere, e mi bevetti quell’olio”. Questa è la dedica sulla lapide della “Fontana della preghiera” collocata all’entrata del “Parco della pace” di Nagasaki. Parco sorto proprio ai margini dell’epicentro della famosa bomba atomica del 9 agosto 1945.

Le parole scolpite nel marmo, sono tratte dal diario di una bambina che in quel giorno fu colpita dalle radiazioni della bomba. Parole che rimangono a monito.

Perché descrivo questo episodio? Semplice, solo per narrare un piccolo ma scioccante fatto accadutomi oggi, qui a Kaizuka, distante mille chilometri dalla zona colpita dal terremoto. Gli allarmi vari, le ripetute raccomandazioni che consigliavano di non bere acqua anche nella zona di Tokyo, ha fatto scattare il bisogno di procurarsi acqua naturale (imbottigliata) per l’alimentazione dei piccoli.

Un’amica venuta a trovarmi da una zona vicina a Tokyo, sperava anche di poter tornare portando in regalo a una famiglia con un bambino piccolo, qualche bottiglia di acqua… Mi sono offerto di andare a farle la spesa. Ma… in nessun supermercato dei dintorni sono riuscito a trovare una sola bottiglia d’acqua. Tutto era già sparito dagli scaffali per essere spedito (anche da privati) a coloro che ne facevano richiesta urgente nella zona a nordovest di Tokyo e dei dintorni della centrale nucleare.

Il segno positivo è quello della collaborazione di tutti per dare anche solo un piccolo aiuto a chi è nel bisogno. Ma rimane il problema di sapere fino a quando ci si troverà in questa situazione e quante saranno le cose che verranno a scarseggiare, come anche saliranno i prezzi degli alimenti, soprattutto verdure e frutta e così via.

I danni della contaminazione nucleare non si riusciranno mai a calcolare in senso economico, senza passare attraverso il danno effettivo al morale della gente. Il sacrificio, il panico, l’ansia e anche la rabbia, quando le prime vittime sono i piccoli.

Non rimarranno lapidi con frasi drammatiche al riguardo, ma il segno resterà ben impresso anche in chi non ha visto l’orrore dello tsunami. Fa più paura il pericolo invisibile che non si sa come affrontare né esorcizzare, soprattutto se colpisce a lunga scadenza.

2 risposte a “diari italiani dal Giappone. 186

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