complicità ideologica del Vaticano con Bin Laden? 236

martedì 3 maggio 2011 02:44

«Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace.

Osama Bin Laden, come tutti sappiamo, ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine».

questa dichiarazione ufficiale del Vaticano mi sembra un grave passo falso, non perché è una voce fuori dal coro (mi piacciono le voci fuori dal coro), ma perché è una voce stonata.

provo a spiegare le mie personali reazioni.

* * *

potremmo accontentarci di prendere questa dichiarazione come conferma del fatto che il Papa non pronuncia più e non fa eseguire, in quanto capo di stato, condanne a morte, come ha fatto fino a 140 anni fa, e questo è certamente un fatto positivo.

però potremmo anche pensare che questa affermazione sia l’espressione di un pacifismo assoluto della chiesa cattolica, eppure non è così.

cito dalla rete il nuovo Catechismo che ha delle espressioni molto chiare (e anche condivisibili razionalmente) al riguardo:

2261 La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: « Non far morire l’innocente e il giusto » (Es 23,7).

avete capito bene: non vi è un divieto assoluto di uccidere, secondo la religione cattolica: vi è un rifiuto morale di uccidere l’innocente.

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario.

2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità.

È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita.

Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

a questo punto nel catechismo segue una citazione piuttosto sorprendente:

«Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito.

Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […].

E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui».

queste frasi sono di Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c, che qui si è permesso di correggere i vangeli, in cui a Jeshu vien fatto dire di amare chi ci è vicino, chi è dei nostri (“prossimo”, mal tradotto!) come noi stessi, non un pochino di meno di noi stessi.

insomma la tradizione cristiana prima ha trasformato la frase del combattente rivoluzionario che stava all’origine della sua storia da appello alla fraternità cameratesca nella lotta a riedizione dell’etica storica della filantropia universale, poi, dopo qualche secolo, ha ridimensionato il dovere della totale identificazione nell’altro in un appello generico alla solidarietà senza mettere in discussione la prevalenza dell’egoismo individuale.

* * *

lo sviluppo di queste premesse porta alla teoria cattolica della “guerra giusta”.

2309 Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare.

Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.

Occorre contemporaneamente:

— che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;

— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;

— che ci siano fondate condizioni di successo;

— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare.

Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.

Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della « guerra giusta ».

va be’, mi lascia abbastanza sorpreso che un elemento essenziale per una decisione moralmente corretta di combattere una guerra è “che ci siano fondate condizioni di successo”.

insomma, dal punto di vista ecclesiastico le guerre perse sono sempre delle guerre immorali.

ma questo lo sapevamo già… 😉

* * *

coerentemente con queste dottrine, perfino in tempi recenti la chiesa cattolica ha appoggiato azioni militari condotte in nome della difesa del cattolicesimo – da ultimo nei Balcani.

e, considerando il caso di Bin Laden, sembra che almeno le prime due condizioni siano sicuramente esaudite; quanto alla terza l’ammazzamento delc apo dei talebani porta a propendere per una ragionevole speranza di successo; molto dubbio è invece la quarta condizione, dato che siamo sicuri che la guerra in Afghanistan ha provocato in quel paese più vittime innocenti di quante non ne abbia provocate Bin Laden in occidente con i suoi attentati.

ma questo dimostra la fragilitá concettuale di questa costruzione: in termini realistici non si può pretendere infatti che un popolo accetti il rischio di essere massacrato con attentati terroristici solo perché la sua autodifesa provocherà altrove troppe vittime.

questo, almeno, se vogliamo parlare degli esseri umani reali e costruire delle norme morali proprozionate alla loro reale natura.

e tuttavia, queste ultime considerazioni potrebbero in generale riferirsi alla guerra in Afghanistan, ma non all’intervento americano con cui è stato soppresso Bin Laden, che è stato proporzionato e, in se stesso considerato, non ha provocato “mali e disordini più gravi del male da eliminare”, anche se ha colpito altre persone oltre a lui.

* * *

quindi, nel corpo stesso della sua dottrina, la Chiesa poteva trovare gli elementi per non disapprovare con tono acido il senso di soddisfazione e di maggiore sicurezza dei suoi propri fedeli.

perché non lo ha fatto?

che senso ha questo rimprovero all’opinione pubblica occidentale di rallegrarsi per la morte di un uomo, quando invece si esprime sollievo per la diminuzione percepita di un pericolo (aldilà del fatto che poi questa percezione sia giusta oppure no).

io non mi rallegro che l’uomo Bin Laden sia morto, non mi rallegravo neppure che da vivo avesse dedicato la sua vita ad uccidere persone innocenti in nome di una religione fanatica (la sua), mi dispiace che alla fine l’unico modo per difendersi sia stato di liberarsi di lui.

non mi sento minimamente in colpa per queste misurate reazioni emotive.

e francamente che mi venga qualche prete in sottana a cercare di colpevolizzarmi, quando è a sua volta colpevole tutti i giorni di forme di fanatismo simile, mi infastidisce parecchio.

* * *

non si può fare a meno di notare che forse allora il senso segreto sta proprio di questa dichiarazione sta nella sua conclusione, dove si accusa Bin Laden di avere strumentalizzato la religione.

pensate un po’ da che pulpito, letteralmente, viene la predica.

però, proprio qui è scattato una specie di oscuro richiamo della foresta che ha condotto il Vaticano alla fine ad esprimere solo la pietà per l’uomo Obama e a tacere delle conseguenze, anche psicologiche del resto del giudizio, cioè a dire che la sua uccisione è stata una forma legittima e comprensibile di legittima difesa.

o la riserva mentale di non esasperare in questo momento il conflitto, per non precludersi future alleanze fra integralismi religiosi diversi per la lotta comune al laicismo, al razionalismo e alla democrazia.

si conclude, quasi sgomenti, che chi strumentalizza la religione in Vaticano non ha molto piacere che un altro strumentalizzatore abbia pagato le sue colpe.

sì, temo che si tratti semplicemente di complicità fra manipolatori, e quindi perdonatemi il titolo troppo duro di questo post.

3 risposte a “complicità ideologica del Vaticano con Bin Laden? 236

  1. ricevo per mail questo commento:

    Ho letto un po’ dei tuoi commenti sulla morte di Bin Laden e ho pensato “Davvero bravo ad approfondire, a spaccare il capello”
    Devo confessare che io ho avuto una reazione simile a quella del Vaticano 🙂

    Ho pensato: certo che dà un senso di liberazione, però non si può festeggiare l’uccisione di un uomo, è triste pensare che magari non c’era altra alternativa. Resta una cosa tremenda anche se per legittima difesa.

    E’ istintivo essere contenti della morte di un assassino, è vero. Però con la parte razionale dobbiamo constatare la tragicità dell’evento (o del fatto che non c’era alternativa).

    • su Bin Laden, credo che la reazione universale nell’Occidente cristiano o comunque post-cristiano (anche la mia) sia esattamente quella che ha descritto tu: sono contento che il pericolo sia diminuito, però mi dispiace che, per questo, alcune persone debbano essere state uccise (ma in altre culture che non sono caratterizzate da un simile rifiuto della vendetta come principio morale, non è così).

      la posizione del Vaticano che ho commentato a me pare diversa, e sono andato a rileggermela, stimolato da te: dice, prima, che non dobbiamo essere soddisfatti della morte di un uomo, poi che Obama aveva delle colpe.

      introduce quindi proprio quel concetto di colpa che potrebbe giustificare un condanna a morte (esiste pur sempre l’inferno nel cattolicesimo!), anziché parlare laicamente di bisogno di sicurezza dei popoli, e poi non collega i due aspetti.

      cioè, non so se mi sono spiegato: contemporanemente introduce le premesse del concetto di vendetta e poi colpevolizza chi lo prova: siamo al confine di un atteggiamento di perversione mentale.

      questo comunicato vaticano è schizogeno e border line.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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