266. uomini che cambiano il mondo (e odiano le donne?).

Berlin, Humboldt Universität, 16 marzo 2007

i filosofi hanno la realtà

solo diversamente interpretato;

però questo conta, trasformarla.

Karl Marx

* * *

wordpress mica è blogs.it: aria professionale, gente che va per la sua strada: dal paesello di provincia si è passati ad una metropoli globalizzata dove nessuno conosce neppure il vicino di casa.

tuttavia qualche discussione può nascere anche qui? certo con un tono diverso, più impersonale; nessuno di noi su wordpress diventa un tipo umano e quasi una maschera dell’umana commedia dell’arte della vita, come avveniva di là.

nascono belle amicizie virtuali anche qui, ma sinora sono rimaste come sospese, perché restate nella migliore delle ipotesi relazioni a due, e non hanno trovato attorno un contesto in grado di farle interagire più ampiamente – certamente unicamente per colpa mia, dato che sinora ho agito come lo studente che ha subito nella sua classe un duro trattamento di mobbing dai compagni e si è chiuso in se stesso; questa rappresentazione è certamente unilaterale, ma non posso trasformare questo post in una seduta psicanalitica di autocoscienza, anche se indubbiamente il blog serve anche a questo.

però wordpress è il posto giusto per l’evoluzione finale della mia esperienza blogghistica, che mi ha gradualmente riportato a quello che ho fatto per una vita, cioè a scrivere per me stesso, solo che lo faccio in pubblico per qualche motivo non del tutto spiegato, anche se alla fine dei miei quasi sei anni di blog questo è servito a darmi la certezza che in fondo questa scrittura ha l’unica funzione di far passare il tempo ad una persona che non sa divertirsi come la gente comune.

chiusa questa parentesi autobiografica distruttiva, ecco un raro esempio di bortocal che commenta su wordpress un post altrui (la mia reticenza peraltro è ben giustificata dalle reazioni suscitate nel passato di blogs.it dal piacere di commentare altri: una serie di risse defatiganti e insensate, di cui peraltro vedo il rischio ben chiaro anche su wordpress, naturalmente).

* * *

qui il mio commento va a Psicofornication, post dal titolo sforzato e ad effetto per catturare lettori, ma dal contenuto interessante, pur se non del tutto persuasivo dal mio punto di vista (e anche da quelli, molto diversi dal mio, di altri lettori) #respond

maggio 21, 2011 alle 1:58 pm
bello questo passaggio, ma ci farei una piccola correzione:

Chi aumenta la propria conoscenza, aumenta infatti il proprio dolore, si rende consapevole della propria esistenza.

L’analisi è infine lo strumento più sottile: quello che costringe l’uomo a guardare dentro di sè: ma se in sè è vuoto, il suo sguardo introspettivo condurrà alla perdizione, a un continuo escatologico rivoltarsi di domande che non potranno che avere altro che una sola soluzione: la morte in vita.

consapevole della propria IN-esistenza, direi: non della propria esistenza.

se condivido quasi alla lettera l’analisi, mi dissocio invece completamente dalla soluzione:

Noi invece opponiamo l’Azione all’Analisi.

siamo nella migliore delle ipotesi al Marx giovanile che pretendeva che i filosofi cambiassero il mondo (che solenne sciocchezza!) prima ancora di averlo analizzato o compreso.

nella peggiore delle ipotesi siamo a Sorel e all’anarcosindacalismo di un secolo fa.

non so da quale universo scrivo (forse semplicemente da https://bortocal.wordpress.com/), ma se provassimo invece a sostituire la meditazione all’analisi?

e per medit-azione intendo una azione volta a mediare il nostro io col mondo di cui è una manifestazione e al quale va ricondotto.

grazie dell’attenzione.

md maggio 21, 2011 alle 2:10 pm
il Marx giovane non pensava certo che cambiare il mondo si potesse senza conoscerlo (tant’è che non ha fatto altro in tutta la sua vita), quel che criticava era semmai che non si potesse far altro che conoscerlo ed interpretarlo – critica della critica critica, senza alcun esito…
.
maggio 21, 2011 alle 3:04 pm
mi sono occupato varie volte di questo problema nel mio blog, ad esempio qui:
la traduzione italiana corrente della frase di Marx è questa:
“I filosofi hanno [finora] solo interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo.”
se risaliamo al testo tedesco originario (ce l’ho al momento a disposizione sotto forma di fotografia dell’iscrizione nell’atrio di ingresso della Humboldt Universität di Berlino, ma non credo di potere riprodurre la foto in un commento) il significato è più netto di come la frase è stata intesa generalmente in Italia.
però, prima di proseguire, notare bene come la vulgata introduca, arbitrariamente!; un “finora” che nel trsto manca; come si potrebbe, senza questo falso, ricondurre nell’ambito della filosofia un Marx che voleva starne fuori e che la criticava, quella almeno dei suoi tempi, completamente e da un punto di vista rivoluzioanrio e non filosofico?
ma ristabiliamo il significato originario del testo (per quel che si può in una traduzione):
“I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in vario modo, però questo conta: trasformarlo”.
“questo” nel testo propriamente non c’è, però la struttura della frase tedesca è un poco macchinosa e occorre pur introdurre anche nel testo italiano qualcosa che la renda meno sbrigativa che “però conta trasformarlo”.
occorre anche aggiungere che il concetto di “mondo” è femminile in tedesco, e questo ha delle implicazioni semantiche che vanno perse in italiano, per cui non troverei fuori luogo una traduzione che forzi leggermente il significato letterale pur di non perdere l’inconscia dialettica fra maschile (i filosofi) e femminile (die Welt):
“I filosofi hanno soltanto interpretato la realtà in vario modo, però questo conta:  trasformarla”.
– aggiungo ora al commento che in questa modificazione della realtà si deve vedere una chiara proiezione maschilista e al suo fondo oscuro si annida una voglia di violenza contro la donna, contro il femminile, da violentare per trasformare, cioè fecondare.
per questo ho ironicamente parlato nel titolo di Marx e di tutti i trasformatori della realtà come di uomini che odiano le donne.

hai certamente ragione ricordando che per Marx la conoscenza è uno strumento per la trasformazione della realtà.
questo però dal mio punto di vista peggiora ulteriormente la situazione: non si tratta soltanto di violentare la realtà per sottoporla ai bisogni umani, obiettivo peraltro assolutamente velleitario, se inteso come trasformazione globale della realtà stessa, ma di violentare anche la conoscenza, per farne uno strumento di dominio, in linea con la missione ebraica, assegnata al popolo eletto, di dominare il mondo.
scusa, se per concludere mi cito da quel post:
“oggi ci accorgiamo che la frase con cui Marx dichiarava la volontà di cambiare il mondo è stata una tragica profezia: l’uomo moderno, anche senza i filosofi, ha effettivamente cambiato il mondo, ma senza un programma consapevole, senza un criterio, in una proiezione confusa di voglie individuali e di voglie di gruppo proiezioni delle voglie individuali, e quindi capaci di distruggerlo.
non vi è nessuna speranza che la politica cambi natura per la massa degli uomini, e diventi scienza ragionata del possibile, indipendente dai nostri desideri.
non vi è nessuna speranza che la religione cambi natura per la massa degli uomini, e diventi consapevolezza lucida del reale, indipendente dai nostri desideri.
fede e politica sono una realtà sola: l’espressione della aggressività umana.
il pensiero è troppo debole per lottare contro i cromosomi e non c’è forza al mondo che possa cambiare il nostro modo di essere, personale e come membri della specie”.
.
md maggio 21, 2011 alle 5:20 pm
Ho ancora vivide in mente le lezioni di Emilio Agazzi, alla Statale di Milano, nel lontano inverno 1984/1985 su questa faccenda dell’XI glossa, e su come tradurla ed interpretarla correttamente (interpretazione di qualcosa che parla criticamente dell’interpretare…).
Ad ogni modo buona parte delle questioni che poni sono oggetto di riflessione e discussione da oltre quattro anni sul mio blog, e non vedo come cominciare a discuterne qui.
D’altra parte non è nemmeno corretto chiederti di venire a discuterle laggiù.
E dunque lasciamole pure aperte – ecco, io però a differenza di quanto sostieni credo invece possibile “cambiare il nostro modo di essere” – anzi ritengo sia questa l’essenza della natura umana.
Che è poi, tutto sommato, negare di avere un’essenza.
* * *
ecco una buona occasione per me di provare a fare il punto #comment-7947:
.
lo spazio dei commenti si è esaurito là dove la nostra discussione è cominciata (il post sul blog di vongole e merluzzi psicofornication), e scelgo questo post particolarmente efficace e ben riuscito del tuo blog  per provare a continuarla.
ovviamente avrei visitato il tuo blog egualmente, se non altro per conoscerti, e sono contento di essere arrivato fino a qui.
nei due anni abbondanti trascorsi su wordpress ho piuttosto trascurato di stabilire dei contatti con altri blogger, credo che fossi un po’ traumatizzato dalla violenza e spesso dalla gratuita stupidità di certe discussioni avvenute attorno alla precedente piattaforma di blogs.it.
mi capita ora di rimettere il naso fuori della porta di casa mia e di imbattermi in blog preziosi come questo, utile non solo di per se stesso e per i suoi contenuti, ma anche per la lista di blog affini, che mi risparmia un grande lavoro di ricerca, dato che posso avvalermi della selezione che hai già fatto tu.
scusa questa premessa impropria.
ho lavorato un poco ieri sulla traduzione del testo originale tedesco (ti mando il link dell’iscrizione nell’atrio della università di Berlino di cui ti parlavo, e di cui mi sono servito per risalire al testo originale: residuo della DDR che saggiamente la nuova Germania però non ha cancellato, con implicito omaggio ad uno dei suoi figli più grandi).
credo che linguisticamente la traduzione che ti ho proposto sia molto aderente al testo tedesco: la mia conoscenza del tedesco non è eccelsa, però mi sono formato in Süd Tirol e rientro in Italia dopo un soggiorno tedesco per lavoro di quasi sette anni.
questo testo ha il carattere dell’appunto rapido, la cui importanza è stata enfatizzata filosoficamente, data la sua efficacia come slogan.
la parte di discussione che è rimasta aperta fra noi due è se sia possibile “cambiare il nostro modo di essere”.
in questo modo la discussione si è per fortuna allontanata dal tema se sia possibile cambiare/modificare (verändern) il mondo.
tu affermi:
“anzi ritengo sia questa l’essenza della natura umana”, precisando poi “che è, tutto sommato, negare di avere un’essenza”.
com’è che sono d’accordo con te fino a qui (a parte l’uso del termine “essenza”, che riconduce ad un modo di fare filosofia scolastico, nel senso storico del termine)?
io avevo scritto:
“non c’è forza al mondo che possa cambiare il nostro modo di essere, personale e come membri della specie”.
non a caso non avevo voluto usare l’espressione “natura umana”: non credo infatti che esista una natura umana universale, e neppure una natura umana astorica; se esiste una caratteristica della specie umana è quella di avere affiancato alla lenta evoluzione biologica la rapidissima evoluzione culturale.
quindi, siamo d’accordo, che gli uomini evolvono sia come specie sia come singoli e che questa è la principale caratteristica della vita umana intelligente.
però il motore stesso di questa trasformazione, secondo il mio modo di vedere, sta nell’aggressività che è strettamente correlata ed intrinseca alla evoluzione culturale.
intendo dire che quanto più l’evoluzione culturale si sviluppa e si perfeziona, tanto più diventa aggressiva rispetto all’ambiente naturale, che pretende di modificare.
questa è la contraddizione mortale della nostra specie che la sta portando all’autodistruzione.
siamo in grado di alterare l’ambiente e lo abbiamo fatto massicciamente, ma non siamo davvero in grado di essere pienamente consapevoli degli effetti delle nostre azioni di trasformazione, per cui la modificazione della realtà non riesce a diventarwe qualcosa di diverso da saccheggio e distruzione.
che alla fine pagheremo su scala globale e planetaria come abbiamo già varie volte pagato nella storia su scala locale: con un ridimensionamento drammatico (Rapa Nui, Isola di Pasqua; Angkor) o con una totale autodistruzione (Petra).
infatti, per comprendere questa dinamica non occorre neppure costruire grandi analisi teoriche, basta osservare quale è la dinamica classica dello sviluppo delle civiltà umane.
mi rendo conto di essere stato invadente; se consideri questa discussione fuori posto qui, puoi continuarla anche da me al post di cui ti ho dato il link.
* * *
mi accorgo di avere completamente trascurato nel mio commento il discorso sulle possibilità di cambiamento individuale (non deve essere stato un caso ;)).
provo a rimediare subito.
anche sul piano individuale il cambiamento è la legge della nostra stessa esistenza come entità biologiche: non saremmo sottoposti alla crescita, all’invecchiamento e alla morte, se la vita stessa non fosse un continuo processo di trasformazione.
però è evidente che le leggi che regolano questa trasformazione preesistono a noi e noi non abbiamo il potere di cambiarle completamente; quanto meno non lo abbiamo sinora avuto storicamente.
l’evoluzione psicologica è parte di questa stessa trasformazione dell’organismo umano vivente, ne è un aspetto, dato che, ad esempio, il nostro modo di vedere le cose da vecchi è molto diverso da quello giovanile.
quel che certamente va stabilito come punto fermo dell’analisi è che tuttavia il caso nelle sue regole combinatorie ha la parte di gran lunga prevalente in questa trasformazione e che la parte consapevole, voluta, programmata, ne è di solito una parte quasi trascurabile.

4 risposte a “266. uomini che cambiano il mondo (e odiano le donne?).

  1. Caro Bortcal, sarò ben lieto di affrontare la discussione. Aggiungo che il tuo commento è, dal mio punto di vista, più complesso di altri, più ricco e pieno di sfaccettature, quindi mi prendo del tempo per studiare bene la questione e fare onore, nel mio piccolo, alle tue conoscenze. è proprio questa condivisione che mi consente di crescere 🙂 Grazie a te!

  2. Sono oltremodo onorato di vedere e sapere come la discussione nata nel blog di Vongole & Merluzzi, nel quale sono uno dei tre autori, sia evoluta e veicolata nel tuo blog, che provvedo ad annotare ed inserire nel blogroll.

    Per questioni strettamente legate alla tempistica e all’organizzazione non ho al momento le energie adeguate per entrare (efficacemente) nel merito del dibattito. Senza fare promesse, mi riservo tuttavia un ritorno.

    Ad maiora, Lordbad

    • suvvia, lordbad, anche a me fa piacere di essere citato dal vostro blog, che ho visto molto commentato e seguito, e che piace anche a me, visto che mi ci sono abbonato; devo anche dire che questo post ha avuto un numero di contatti decisamente supeririore alla media, evidentemente grazie al traino del tuo (o forse anche grazie al titolo un pochino furbo).

      quanto alla discussione, ti aspetto: potrebbe quasi diventare un simpatico duello senza spargimento di sangue, se ti va.

      grazie della visita.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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