Berlusconi, il Mao Tse Tung delle pensioni e la Thatcher delle tasse. 314

domenica 3 luglio 2011 11:43

questo post è uno scoop: chi è interessato alla propria pensione se lo legga con attenzione, soprattutto ai punti 3. e 4.

* * * 1. * * *

sulle pensioni Berlusconi è diventato maoista.

l’uomo che aveva promesso che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, l’ultima promessa spudorata è ancora di ieri, si improvvisa Robin Hood, le mette e come le mani nelle tasche dei pensionati.

che evidentemente non rientrano nel suo concetto di italianità.

ma nello stesso tempo con la progettata riforma fiscale, medita di ridurre le aliquote fiscali ai più ricchi, portandole all’aliquota massima del 40%, così come nelle settimane scorse ha più che dimezzato le tasse sugli affitti ai proprietari di case, con la scusa del federalismo fiscale, che significa che da ora in poi chi affitta paga una cedolare secca del 21% anziché l’aliquota ben superiore sul reddito in se stesso.

la politica berlusconiana di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati per togliergli reddito e darlo agli altri, ai ceti produttivi ed evasori, continua.

ma saremmo veramente dei fessi se non ci accorgessimo che questa politica non è solo di Berlusconi, è la politica economia e sociale della Confindustria, del Corriere, di Repubblica, di tutta l’Italia che conta, dove è in atto una feroce e dissimulata lotta di classe fiscale, al grido di salvate il milionario Ryan.

del resto l’inventore di questo tipo di manovra economica è quel Tremonti che D’Alema voleva come successore di Berlusconi: questo vorrà pur dire qualcosa.

la classe dirigente di questo paese, cresciuta nell’ignoranza e nella prepotenza, che sono i due lati della stessa incivile medaglia, priva del senso sociale della propria funzione, abituata a gestire privilegi legali e illegali, è assolutamente concorde nel pelare vivo chi lavora onestamente, se non altro per impossibilità di fare diversamente, e a garantire a se stessa un tenore di vita rinascimentale, giusto per rispetto delle nostre radici storiche, ovviamente.

* * * 2. * * *

ed ecco Berlusconi muovere all’attacco delle pensioni “troppo alte”, col tacito accordo di chi governa davvero questo infelice paese e ne controlla l’informazione, che infatti tende a parlare d’altro.

troppo alte, poi, queste pensioni dal suo punto di vista di uomo che si è arricchito mostruosamente per trent’anni alle spalle del popolo più coglione della terra: chissà che cosa vuol dire per lui e come fa a vedere le differenze fra un reddito di 1.400 euro al mese di pensione e uno di 2.380.

comunque, diciamo che per Berlusconi e Tremonti pensioni da 1.428 euro al mese sono già più che un mezzo lusso da limare al 55% per la parte eccedente tale importo, riducendone pian piano la portata.

mentre le pensioni superiori a 2.380 euro al mese sono un lusso completo, da bloccare per sempre nel loro adeguamento all’inflazione per la parte superiore a questa cifra.

lo slogan è comunque buono per avere il consenso becero e invidioso di quella che una volta era la classe operaia delle illusioni scientifiche del comunismo marxiano e oggi è una costellazione di pensionati rancorosi verso gli immigrati che stanno sotto e verso chi sta solo un gradino al di sopra di loro.

per cui il consenso per i tagli alle pensioni dei benestanti che vivono sopra i 1.428 euro al mese non mancherà nella vastissima platea berlusconizzata di chi vive al di sotto, magari con meno di 500 euro al mese.

quindi, rassegniamoci, il provvedimento passerà, e forse anche col consenso del popolo basso, se non si chiarirà bene il legame che intercorre fra questo taglio delle pensioni medio-alte e la diminuzione delle tasse ai ricchi.

* * * 3. * * *

però i conti non tornano troppo bene:

chi mente sulle pensioni?

Il Corriere della Sera, fonte chiaramente il governo, precisa che la manovra sulle pensioni prevista dal governo “costerà ai pensionati italiani almeno 4 miliardi e mezzo di euro nei prossimi due anni”: due miliardi e 250 milioni all’anno.

immaginando un indice di rivalutazione delle pensioni, cioè grosso modo, di inflazione, dell’1,5% sia nel 2012 che nel 2013: cifra palesemente irrealistica, dato che l’inflazione attuale è al 2,5%.

Se arrivasse al 2%, il risparmio sulle pensioni, e dunque il mancato recupero del potere d’acquisto per i pensionati, salirebbe a 3 miliardi di euro l’anno, 6 miliardi nel biennio.

facendo i miei calcoli sul 2,5% di inflazione il costo a carico dei pensionati della manovra sarebbe di 4,5 miliardi di euro in un anno.

secondo “le stime del governo, un pensionato che percepisce 1.500 euro lordi mensili dovrà rinunciare a 8 euro l’anno, che salgono a 60 euro nel caso di una pensione mensile di 2.000 euro, a circa 100 se l’assegno è di 2.500 euro, oltre 150 euro su una pensione di 3.500 euro”.

i pensionati italiani sono circa 17 milioni; di questi, circa 10.000.000 vivono con la pensione minima, e non sono toccati dalla manovra; altri ancora non dovrebbero essere toccati perché la loro pensione è inferiore a € 1.428 al mese.

faccio conto, quindi, che siano circa 3 milioni i pensionati italiani con pensione di più di € 1.380 al mese, quelli su cui graverà una manovra che per il governo sarà di 2 miliardi e 250 milioni l’anno, OGNI ANNO in più rispetto al precedente.

dovrei avvicinarmi molto alla cifra esatta, perché “appena il 14,7% dei pensionati italiani supera i 1.500 euro” di pensione al mese, e sono quelli su cui grava la manovra del governo.

ma quando dovranno pagare, quanto fa a testa?

il conto è semplice: 2.250 milioni di euro per 3 milioni di pensionati è come dire 2.250 euro per 3 pensionati: sono 750 euro a testa all’anno, cioè circa 60 euro al mese, non all’anno!

Tremonti o non sa fare i conti, oppure mente sapendo di mentire.

* * * 4. * * *

a questo punto ripubblico il resto del post, che avevo precipitosamente ritirato dopo avere letto questa precisazione del governo sulla applicazione della riduzione solo alla quota eccedente.

e proseguo supponendo, come avevo fatto all’inizio, che la quota su cui verrà applicato il mancato adeguamento all’inflazione diventi l’intera pensione, magari tramite un emendamento in Parlamento, dato che è l’unico modo per far tornare i conti di Tremonti, che probabilmente sta facendo il furbetto.

leggo, del resto, sull’articolo di Scalfari di oggi su Repubblica, che per 22 miliardi della manovra economica del governo la copertura non è ancora nota, e ci vuol poco a pensare che una delle coperture potrebbe essere questa.

quindi la parte tecnica che segue in corsivo si basa sull’IPOTESI NON DOCUMENTATA AL MOMENTO che Tremonti stia mentendo e che i conteggi fatti nel suo ministero prevedano il mancato adeguamento all’inflazione di TUTTA la pensione eccedente, dato che questo è l’unico modo per far tornare i suoi conti.

mi rendo conto che è una cosa non troppo politically correct, ma non credo che i nostri governanti lo siano, e quindi ho la ragionevole presunzione che questa previsione alla fine si rivelerà corretta.

* * * 5. * * *

per la verità il provvedimento preparato dal governo, che adesso il Parlamento dovrà valutare ha esattamente questa portata:

1. nuovo punto di riferimento della politica sociale governativa diventano le pensioni sociali al minimo, che sono di 476 euro al mese.

2. per loro e per chiunque non raggiunge il triplo del loro valore, cioè fino a € 1.428 al mese, non cambia nulla, sul piano strettamente gestionale: le pensioni continueranno ad essere aggiornate annualmente sulla base dell’ISTAT.

con una inflazione del 2,5% questo significa che esse aumenteranno l’anno prossimo di quasi 12 euro al mese, arrivando alla favolosa cifra di € 487,9.

3. sul piano sostanziale però occorre dire qualcosa di fondamentale per capire l’intera situazione: che tutto l’Occidente, ai livelli di indebitamento in cui è complessivamente e in vista dei debiti che dovrà ulteriormente contrarre l’Unione Europea per provare ad evitare il crollo dell’euro, è di fronte ad una fase CERTA ed imminente di inflazione accentuata, se non di vera e propria super-inflazione.

pertanto il valore reale delle pensioni nei prossimi mesi continuerà a diminuire a ritmo progressivamente accelerato, come stanno già verificando tutti coloro che fanno la spesa settimanale al supermercato.

senza inserire questo parametro previsionale accertato nella discussione, essa risulta totalmente falsata.

4. per coloro la cui pensione si colloca fra 3 e 5 volte la pensione minima, cioè con una pensione da € 1.428 a € 2.380 al mese, la rivalutazione annuale della pensione sarà limitata al 45% dell’inflazione.

questo significa che nel 2012 la pensione del primo livello sarebbe aumentata, per mantenersi vicina al suo valore reale, da € 1.428 a € 1.464 circa, cioè di € 36 al mese, e invece aumenterà di € 16 soltanto, con una perdita di € 20 al mese.

5. una pensione invece al limite massimo di questa fascia, cioè di 2.379,99 euro al mese, invece di aumentare di € 59,5 al mese, si limiterà a crescere meno di €  27 al mese, con una perdita di un po’ più che € 32 al mese.

5. nel 2013 ovviamente tutte queste perdite si raddoppiano, nella ipotesi improbabile che l’inflazione resti al 2,5%, o peggio.

il che fa una perdita di almeno € 40 – 64 al mese nei primi due anni di applicazione di questa misura.

sempre nell’ipotesi che poi la crisi sia finita, naturalmente. e che si possa tornare alla situazione normale di un aggiornamento normale delle pensioni al costo della vita dopo il 2013.

ma prima della fine del 2013 non è difficile pensare che la situazione si sarà talmente aggravata che avremmo bisogno di ben altre misure.

6. ho lasciato fuori volutamente da questo discorso la situazione di coloro che avranno una pensione superiore al € 2.380 al mese.

forse perchè è anche il mio caso personale?

tutti noi avremo una pensione, semplicemente, che ogni anno verrà ridotta nel valore reale del tasso di inflazione.

sarà come se ogni anno a chi ha una pensione di € 1.380 vengano tolti dalla pensione reale € 60 al mese (sempre restando alla ipotesi ottimistica di una inflazione al 2,5% all’anno).

vorrà dire che il primo anno la mia pensione reale non sarà più di € 2.380, ma la cifra che mi troverò sul cedolino mi permetterà di comperare soltanto quel che l’anno prima avrei pagato € 2.320, e l’anno successivo € 2.260 e così via, con una riduzione progressiva abbastanza significativa, come si vede.

7. dovessi vivere ancora vent’anni e il provvedimento diventasse permanente, come è prevedibile, alla fine mi troverei con una pensione del valore reale di € 1.180.

mentre il mio collega di lavoro andato a riposo con una pensione di € 2.379,99 si ritroverebbe con una pensione del valore reale di € 1.739,99 al mese.

cioè con un valore reale nettamente superiore al mio, una pensione più alta della mia di più del 50%.

8. ecco finalmente realizzato il comunismo della miseria almeno nel campo pensionistico.

dire che Berlusconi è il Mao Tse Tung delle pensioni non è quindi una esagerazione polemica.

abbasserà le pensioni medioalte con un meccanismo per cui fra vent’anni la pensione dell’usciere sarà molto più alta di quella dell’impiegato.

cosa che basta da sola a dimostrare nelle mani di che incompetenti siamo, dato che neppure credo che la conseguenza sia voluta.

* * * 6. * * *

guardando le cose più da lontano, l’Europa è destinata ad impoverirsi e si impoveriranno di più coloro fra i diversi paesi dell’euro quelli che sono meno preparati e che non reggono bene la concorrenza.

a questo destino non possiamo sfuggire, è il frutto di una evoluzione storica che tutti abbiamo costruito; sullo sfondo del resto incombe la catastrofe planetaria dovuta al sovrappopolamento, per cui anche questo scenario è comunque provvisorio a fronte del probabile collasso alimentare ed energetico non troppo lontano.

* * * 7. * * *

non ritengo, parlando in generale, che ci sia da strapparsi i capelli di fronte alla prospettiva di un impoverimento complessivo della nostra società e del ritorno a qualche abitudine dell’Italia preindustriale degli Anni Cinquanta.

so di che parlo, non sarebbe di per se stessa una catastrofe, se almeno ci venisse garantito il cibo.

lo scenario sarà drammatico solamente se la combinazione perversa con tra effetto serra e possibile neoglaciazione dovesse abbattere le possibilità alimentari stesse dell’umanità.

ci sono segnali molto preoccupanti in giro per il mondo, ma quasi non se ne parla, ed è bene così: lasciamo tutti alla loro beata incoscienza.

* * * 8. * * *

ma facciamo conto che queste non siano preoccupazioni reali che gli esseri umani dovrebbero affrontare anziché distogliere lo sguardo e limitiamoci solamente alla prospettiva del ridimensionamento storico del ruolo dell’Europa nel mondo dopo 5 secoli di predominio fondati prima sull’uso della polvere da sparo e poi sulle scoperte tencologiche degli ultimi due secoli e mezzo, scoperte delle quali è finito il monopolio.

in una Europa impoverita è cruciale decidere chi debba impoverire chi.

se vogliamo che sopravviva una società simile a quella in cui viviamo, occorre che si impoveriscano i ricchi.

* * * 9. * * *

ma è molto più probabile pensare che ancora una volta saranno i già poveri ad essere impoveriti e non i ricchi.

per un motivo di psicologia sociale molto semplice: che, per ristabilire l’equilibrio, basterà impoverire le masse dei già poveri di poco, e loro non saranno disposti a battersi davvero per un impoverimento limitato, fino a che esso non arriverà a mordere la carne viva e a mettere in discussione la sopravvivenza.

invece per ristabilire l’equilibrio finanziario impoverendo l’elite dei ricchi, bisogna togliere loro dei privilegi e delle ricchezze sostanziali, scatenando tutta la loro voglia di resistere a oltranza.

quindi va bene così: ci meritiamo quel genio che nello stesso tempo il Mao Tse Tung delle pensioni e la Tatcher delle tasse.

quindi va bene così: prepariamoci alla fine della democrazia, dato che il fondamento primo di ogni democrazia è l’equitá della distribuzione del reddito, ben prima che le formule elettorali.

6 risposte a “Berlusconi, il Mao Tse Tung delle pensioni e la Thatcher delle tasse. 314

    • certo che c’erano!

      e, siccome anche allora vivevano prevalentemente nelle corti, presso i berlusconi del tempo, pardon presso i signori del tempo, si chiamavano cortigiane.

      ad esse l’Aretino dedicò persino un’opera letteraria, imitando Platone e scrivendo “I dialoghi delle cortigiane”.

      inutile ricordare che la tradizione era già antica e che Dante nella Comedìa risale al mondo latino e, tramite Terenzio (se non ricordo male) al mondo greco, citando fra gli adulatori immersi per contrappasso nello sterco infernale “Taide, la puttana, che rispose” al potente di turno di più di due millenni fa… quel che tutti sanno, moderna Gradisca felliniana.

      di spunto in spunto, come dimenticare l’affascinante Aspasia, che si accompagnava a Pericle, nel periodo in cui era di fatto il signore di Atene?

      donna peraltro di incredibile fascino intellettuale, raccontano, oltre che di straordinaria bellezza, altro che la Ruby del nostro attempato ruspante.

  1. Pingback: 316. le pagliuzze nelle pensioni degli italiani e la trave nell’occhio di De Benedetti (che è Repubblica) « Cor-pus·

  2. Commenti, commenti e commenti. Intanto “questi” fanno quello che vogliono. Le opposizioni parlano, parlano e parlano ma non hanno la capacità di fermare gli avvoltoi. Proponiamo tutti insieme di ridurre, ridurre e ridurre quanto mettono nelle tasche tutti. Forse proprio per questo alla fine si …….. parla, parla e parla senza a nulla arrivare. La colpa di chi è?
    Noi non siamo più un popolo sovrano ma un popolo di pecoroni ai quali basta dare un contentino con trasmissioni serali “rilassanti” e ci accontentano facilmente. VIVA L’ITALIA.

    • ogni commento che arriva su un post di qualche tempo fa fornisce all’autore l’occasione per rileggerlo; e dopo averlo fatto, mi faccio i complimenti da solo per questo post preveggente e così azzeccato, dato che nuovi tagli alle pensioni si preparano.

      essendo questo un blog e non un’armeria, credo di avere fatto abbastanza.

      concordo con le considerazioni fiali e anche su quelle sull’opposizione.

      in poche parole concordo sul fatto che siamo un popolo di coglioni.

      tuttavia guardiamoci pure in giro e in America mica le cose vanno meglio: prima hanno eletto Obama, poi gli hanno fatto perdere la maggioranza alla Camera, e adesso la politica econiomica nella sostanza è la stessa anche lì, e tutti stanno a lamentarsi di lui dopo averlo messo in condizioni di subire.

      gli italiani del resto si sono liberati di Prodi.

      ognuno ha quello che si merita e l’umanità non si merita molto.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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