My first Sri Lanka 14. le rovine del monastero di Ritigala e il trionfo della giungla.

Dambulla, 23 luglio 2004

cara Marta,

stasera voglio provare internet di questo centro buddista del quale vi parlero.

vi?

probabilmente e un monologo, spero solo di non rompere. semmai fatemelo sapere che il prossimo resoconto me lo mando a me stesso… eh eh.

ieri sera nuovo rice and cary in sette portate, di dimensioni doppie del primo: praticamente sei diversi risotti, di cui uno perfino con la noce di cocco gratuggiata.

qui ormai e arrivato il monsone, nel senso che il cielo e stato coperto tutto il giorno (ancora non piove), la temperatura e scesa a trenta gradi, c e un bel vento. solo l umidita resta fortissima. praticamente su questo lato dell isola e cominciato il loro inverno. invece cento chilometri di la, sul lato est, questa e l estate.

stamattina sono andato a vedere le rovine di un monastero a 50 km da qui in tuc tuc: guidatore simpaticissimo; animali lungo il viaggio a volontà: le volpi, un elefante al bagno (incatenato per i turisti), un altro bardato con i turisti in cima (io ho resistito alla tentazione), un varano tutto naturale poco piu grande di quello di legno di casa.

le rovine in se erano poco significative; ma meravigliosa era la salita sul monte per arrivarci: il trionfo della giungla. alberi enormi, non c era un turista. si sentivano solo gli uccelli e i versi delle black monkeys, scimmie rarissime da avvistare, di cui il mio driver parlava con reverente rispetto.

gli alberi allora: inimmaginabili le radici lunghe decine di metri come serpenti aggrovigliati, le liane di trenta o quaranta metri da un albero all altro. tronchi conici, concavi cavi, intrecciati, due alberi cresciuti insieme in una lotta per la sopravvivenza finche uno ha ucciso l altro.

per pranzo avevo scelto di comprarmi con un euro due chili di banane ananans mango e papaya: il driver ha trovato anche delle bacche selvatiche che sapevano di limone. abbiamo mangiato sui bordi di una vasca di pietra e lui si e fatto una specie di canna singalese.

qui per la droga c e la pena di morte, non so se ve l ho detto, quindi non e certo il caso di pensare di farsi uno spinello.

ma lui mi spiegava che quella roba che tritava nella cartina, con una tipica forma a cannoncino, era un medicinale usato da tutti, infatti aveva il diabete.

mah!!!!

comunque il tipo era un venditore nato e alla fine mi ha portato a fare un massaggio ayurvedico.

LA PRECEDENTE MAIL E PARTITA DA SOLA NON FINITA.

per il massaggio ayurvedico deve rizzare le orecchie la Fabia, perche mica esistono solo gli hammam a questo mondo e il massaggio in questione ha bisogno di pochissimo spazio, nel retro del suo negozio si potrebbe fare benissimo, bastano due lettini e oli naturali in quantita e qualita diverse e una graziosa ma energica ragazza.

ah, dovrei anche parlarvi dell arte del batik, ma la tipa era cosi odiosa: una perfetta schiavista occidentale con la puzza sotto il naso: ci siamo odiati a vicenda a prima vista.

il seguito e stato piu deprimente: il driver mi ha portato a casa sua e mi sono venuti attacchi di depressione a vedere in che condizioni vivevano lui la moglie e i due figli: una poverta che noi neppure immaginiamo.

preso da un buon cuore eccessivo ho finito per lasciargli una mancia esagerata, e quando sono arrivato a casa mi sono accorto che la graziosa ragazza del massaggio mi aveva sfilato dei soldi dal portafoglio.

l ho sentito come un tradimento.

questi con i loro graziosi sorrisi sono piu ladruncoli degli altri in fondo.

basta saperlo.

dall innamoramento sto passando alla presa di coscienza come vedete.

* * *

il resto della mail al prossimo post.

e al prossimo video.

3 risposte a “My first Sri Lanka 14. le rovine del monastero di Ritigala e il trionfo della giungla.

  1. Voglio una vita spericolata…In realtà parte del bello dell’avventura sta nel raccontarla e nel dire a noi stessi “me la sono cavata”. Però non vorrei diventare dipendente nemmeno da questo, penso che mi accontenterò di piccole avventure quotidiane che, volendo, specie se non hai la routine incalzante del lavoro, capitano anche in città. Mi identifico nella tua preferenza a viaggiare da solo. Così ho fatto il giro del nord dell’Etiopia: da sola. E tuttavia quando ho potuto socializzare con qualcuno è stato divertente. E’ pur vero che da soli si conosce più gente. Ma l’età mi ha ridimensionato questa mia preferenza ( anche se mi piace ancora, ma preferisco l’occidente per i viaggi solitari)

    • anche tu ad insistere sulla spericolatezza di queste mie vacanze!

      ma dai, devo rivolgermi a tutti i lettori, che cosa trovate di davvero spericolato in questi normali contrattempi da viaggio?

      e poi non è molto più spericolato vivere per 5 anni interi fra Eritrea ed Etiopia come hai fatto tu?

      perché le vite spericolate sono sempre quelle degli altri??? 🙂 🙂 🙂

      condivido tutto il resto delle tue considerazioni, a partire da quella sulla solitudine del viaggiatore come lo strumento migliore per la socializzazione durante il viaggio.

      un paradosso che potremmo forse allargare anche al grande viaggio della vita?

  2. Pingback: My first Sri Lanka 15. tra i templi caverna di Dambulla. « Cor-pus·

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