la nuova glaciazione che per i climatologi non c’è. 345

martedì 16 agosto 2011 08:01

una normale passeggiata in montagna e un blogger si ricorda di essere passato di là (siamo sulle pendici del Monviso) quattro anni prima: una piccola ricerca nel suo archivio fotografico e la coincidenza di una foto presa quasi dalla stessa posizione nel 2007.

naturalmente una foto del genere da sola non significherebbe niente: le estati occasionalmente più fredde sono sempre esistite e possono non costituire per niente la prova di un cambiamento climatico tendenziale in atto.

ad esempio il clima di questa estate fresca può trovare la sua spiegazione sul fatto che vi è un periodo anomalo di alta pressione, cioè di bel tempo sull’Artico, tanto è vero che lì lo scioglimento dei ghiacci si è intensificato.

però se l’estate più fredda coincide con vistose anomalie dell’attività solare, allora ci troviamo di fronte a due indizi concomitanti, cui poi se ne aggiungono altri.

quali sono questi indizi?

* * *

in particolare continuano le anomalie del ciclo solare attuale (denominato 24, dato che é il 24esimo che osserviamo, dopo che Galileo scopri le macchie solari): in particolare si osserva non solo la quasi completa assenza di macchie, cioè di zone di intensificata attività sotto forma di tempeste sulla superficie solare – come nel periodo chiamato di Maunder che determinò la piccola glaciazione del Seicento -, nonostante isolate eccezioni, come l’ultima all’inizio di questo mese, ma anche una anomalia ulteriore, che consiste nel fatto che le macchie questa volta hanno un comportamento diversificato nei due emisferi solari.

normalmente le macchie, via via che intensificano la loro attività durante il ciclo undecennale che alterna massimi e minimi di attività solare, si avvicinano dai due lati all’equatore solare: al momento del loro massimo avvicinamento all’equatore nel sole avviene l’inversione dei poli magnetici che dà l’avvio al nuovo ciclo successivo.

in questo momento le poche piccole macchie formatesi nell’emisfero settentrionale del sole si sono già avvicinate all’equatore solare, mentre niente di simile è ancora avvenuto nell’emisfero meridionale, dove le piccolissime macchie formatesi rimangono nella fascia mediana.

questo potrebbe determinare l’impossibilità dell’inversione magnetica che dovrebbe avviare il ciclo solare 25, e dunque bloccarlo; in questo caso ci troveremmo senza dubbio di fronte all’inizio di una attività solare molto ridotta nei prossimi anni, cioè climaticamente ad una glaciazione.

ripeto ancora una volta, contro chi dà per scontato che possa trattarsi di una replica della piccola glaciazione di Maunder, alla quale tutto sommato la civiltà umana sopravvisse nel Seicento senza danno irreparabile, che non sappiamo se poi possa trattarsi di una piccola glaciazione della durata di un secolo, come quella, oppure di una delle grandi glaciazioni della durata di 90.000 anni circa, che si alternano ogni 100.000 anni circa nella storia del nostro pianeta, lasciando fra loro un interglaciale di circa 12.000 anni (l’attuale ne è già durati 14.000), e per il resto riducendo l’umanità ad una precaria sopravvivenza tribale, con tanto di vita nelle caverne nelle zone che chiamiamo temperate (ma solo 14.000 anni fa sul Garda c’erano dei ghiacciai spessi chilometri).

* * *

la piccola glaciazione di Maunder si accompagnò ad un periodo di guerre pestilenze e carestie, a cominciare dalla Guerra dei Trent’Anni, che trovano la loro principale spiegazione nella drammatica diminuzione di risorse alimentari connessa alla glaciazione (i ghiacciai arrivarono alle porte di Aosta) e nell’Europa centrale si dovevano accendere le stufe per il riscaldamento in quell’epoca spartana già dal mese di agosto.

ovviamente gli storici di ogni forma di idealismo antropomorfo, compresa quella variante neohegeliana che fu il marxismo (in Italia nella sua variante post-crociana, per giunta) non hanno affatto l’abitudine di collegare la storia al clima e alla temperatura, ma preferiscono vedervi il segno fantastico del maestoso incedere dello Spirito umano ovverossia della storia che realizza il mondo della infinita abbondanza dove ciascuno riceverà secondo i suoi bisogni (quello stesso che prometteva Jeshu ai suoi seguaci).

e non importa se i bisogni sono determinati dal conformismo sociale, per cui oggi ad esempio un bisogno assolutamente vitale per tutti è diventato il cellulare…: la storia è impegnata dalle teorie dei filosofi a garantire la loro realizzazione lo stesso!

* * *

ma se invece pensiamo che sono state le oscillazioni del clima, e dunque le oscillazioni della disponibilità di cibo e la maggiore o minore aggressività delle malattie connessa, a determinare la storia umana, allora non sono neppure immaginabili le dimensioni di analoghi fenomeni storici attuali, se l’ipotesi della nuova glaciazione, piccola o grande, dovesse via via rivelarsi fondata (e più il tempo passa, più essa si va convalidando).

i giornali che collegano in questi giorni l’andamento della borsa alle tempeste solari provino soltanto ad immaginare il rapporto fra l’andamento della borsa ed una glaciazione!

in questa chiave l’attuale crisi economica sarebbe solo propedeutica ad una crisi globale ben più grave e priva di ogni precedente storico e con una specie di oscura consapevolezza non verbale esprimerebbe appunto la prima reazione a quell’inversione climatica che osserviamo appunto all’incirca dal 2007.

* * *

sulla questione della glaciazione dura però la congiura del silenzio da parte di tutti gli stati, e in particolare di quelli che più hanno investito economicamente sull’effetto serra, come la Germania, e di tutti gli apparati costosi e consistenti addetti allo studio e alla rilevazione del clima terrestre, che di questa ridotta attività solare non informano nessuno adeguatamente, anzi fanno trapelare che essa sarà in ogni caso irrilevante.

irrilevante? la battuta è talmente insensata da far passare immediatamente chi la pronuncia per un ciarlatano.

è ovvio che l’attività solare non interferisce direttamente con l’effetto serra, e che se l’atmosfera terrestre ha una composizione con alti tassi di anidride carbonica e di metano che tendono a conservare il calore ricevuto dal sole, questo problema permane.

ma è altrettanto ovvio che se la quantità di energia che il sole fa arrivare sulla terra diminuisce, anche l’effetto serra avrà una portata progressivamente minore, non solo trasformandosi da effetto dannoso in effetto benefico (a sorpresa), ma certamente non sarà in grado, a fronte di un fenomeno che durasse almeno qualche ciclo solare, cioè qualche decennio, di impedire un grave e drammatico raffreddamento del nostro pianeta.

* * *

se così andranno le cose la beffa della natura sarà veramente grottesca e tale ma mettere in ridicolo per sempre le presunzioni della scienza.

ma – qualcuno potrebbe dirmi – è scienza anche quella che mostra questo altro lato della realtà e solleva questi dubbi.

sì, ma questa è scienza marginale, ignorata e sbeffeggiata, trattata come New Age anche quando non lo è e conserva tutto il rigore dell’analisi necessaria: è la scienza che dubita e che non ossequia il coro conformista del potere.

avanti dunque tutti a parlare dell’effetto serra – che ovviamente esiste ed è importante, ma non giustifica affatto che i climatologi definiscano comunque irrilevante l’apporto dell’attività solare e delle sue variazioni sul clima terrestre.

si tratta di posizioni chiaramente ridicole e dovremmo tutti rendercene conto, anche se non siamo specialisti.

* * *

ma viviamo in un mondo in cui è passato il messaggio che chi non è uno specialista non può parlare nè pensare, ma deve soltanto ascoltare lo specialista, anche quando questo non si sa spiegare o divulga concetti astrusi e totalmente incomprensibili.

siamo quasi tutti succubi di questo nuovo conformismo di gruppo, che tende a mettere in ridicolo chi non lo ossequia, e in molti la paura di esporsi, di rendersi ridicoli o di essere semplicemente attaccati dal conformismo sociale di massa prevale sull’esigenza di cercare la verità e di dire, senza troppa paura del ridicolo, quel tanto di verità che riusciamo ciascuno a conquistare.

non è populismo quindi dire che quella non è scienza, ma ciarlataneria, e che ognuno di noi ha il diritto di capire gli scienziati, il modo in cui compiono le loro valutazioni e che non vi è specializzazione che non debba e non possa essere resa comprensibile anche ai non specialisti.

a meno che non si abbia qualcosa da nascondere e non si usi il prestigio dell’oscurità per scopi di potere.

* * *

se servisse a smontare agli occhi dei creduli e dei gonzi questa presunta inaccessibilità del sapere dei centri di ricerca, che intanto ci tengono all’oscuro di quel che sanno, perfino una piccola breve caduta delle temperature dell’ambiente potrebbe essere considerata benefica.

ma se il prezzo da pagare fosse troppo forte?

* * *

resta comunque il messaggio breve ed essenziale che questi fatti ci ripropongono continuamente: non credete ciecamente a nulla, cercate sempre di capire, per quanto faticoso possa essere per ciascuno di noi singolarmente, aiutatevi costruendo la rete delle vostre informazioni che vi consenta di usare le informazioni altrui, come qui ho fatto io (daltonsminima.altervista.org): dietro ogni discorso nebuloso c’è un arrogante che nasconde la propria incompetenza e che può fare danno.

che è il significato ultimo di un blog come questo, che periodicamente rinasce dalle ceneri del proprio scoraggiamento e della propria quasi solitudine, sfidando il ridicolo di chi predica al deserto: soprattutto quando l’autore si allontana dalla patria del disordine, della confusione, dell’ignoranza e della mancanza di responsabilità che è l’Italia, e torna a respirare l’aria civile e ordinata di un paese normale dove pare che il sapere e la sua fatica abbiano ancora un senso.

Una risposta a “la nuova glaciazione che per i climatologi non c’è. 345

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