come sta fallendo la Grecia (e come potrebbe fallire l’Italia). 380

10 settembre 2011 sabato  19:03

un articolo dello Spiegel on line 0,1518,785498,00.html spiega in un modo chiaro – che non ritrovo in alcun altro articolo online della stampa italiana – che cosa sta succedendo in Grecia, che rende di ora in ora più probabile il fallimento del paese.

la Grecia, come è noto, ha dovuto intraprendere fin dalla primavera dell’anno scorso la via di una rigorosa e durissima manovra economica, con l’obettivo di ridurre il deficit annuale del 12,9% nel 2010, che le violente proteste di piazza non sono riuscite a bloccare.

tre successive manovre economiche nel corso dell’anno (anche lì) con tagli per noi semplicemente inimmaginabili, non solo per la quantità assoluta (9,8 miliardi di euro + 1, 2 + 4,8, per un totale di 15,8 miliardi di euro in un anno in un paese che ha un Prodotto Interno Lordo che è circa di 350 miliardi di dollari, mentre il PIL italiano viaggia intorno ai 1.750 miliardi di dollari).

dunque, siccome l’economia italiana è circa 5 volte quella greca, è come se la Grecia avesse fatto una manovra da 75 miliardi in un anno in Italia; altro che le bricioline di manovra impostata da Berlusconi – Tremonti qui!

in Grecia i salari dei dipendenti pubblici sono stati ridotti mediamente del 20%, la tredicesima (e la quattordicesima) sono state tagliate del 30%, è stato introdotto un contributo di solidarietá pari al 90% dello stipendio dei banchieri (notate bene questo punto).

questo sforzo immane doveva produrre una riduzione del deficit annuale all’8,7%, una percentuale comunque troppo elevata per ristabilire la fiducia dei mercati, che è continuata a crollare.

tanto che l’interesse sui titoli di stato annuali greci che pochissimi giorni fa raccontavo che avevano raggiunto l’incredibile tasso dell’84% sono in poche ore saliti al 95%.

il che è come dire che il mercato è disposto a prestare 100 euro alla Grecia solo a condizione che ne restituisca immediatamente 95 (nominalmente di interessi), e che ne restituisca altri 100 fra un anno: ipotesi che chiaramente viene considerata del tutto fantasiosa, visto che di fatto l’interesse richiesto a questo punto è di 100 euro per 5 euro di prestito effettivo: un tasso reale del 2.000%!

in sostanza oramai si investe sulla Grecia come si gioca a Bingo.

* * *

bene, ma ora la Grecia è alle prese con le conseguenze di questa rigorosa politica di risparmio.

ovviamente, se il paese si è messo alla cinghia e gli stipendi sono calati e tutti (perfino i banchieri che hanno in mano solo il 10% del loro stipendio) si sono impoveriti, la conseguenza è una crisi della domanda, e la crisi della domanda provoca la crisi del mercato.

chi intende produrre per un mercato che non può comperare?

ecco una recessione pesante, un calo della produzione del 7,3% nel secondo trimestre del 2011, quindi un calo dei profitti, e anche delle tasse incassate dallo stato.

così il deficit cacciato dalla porta attraverso i risparmi, ritorna dalla finestra attraverso la diminuzione delle entrate dello  stato, e non c’è soluzione.

e poi, non basta: i greci mica comperano solo prodotti greci, comperano anche all’estero e nel suo piccolo la diminuzione della domanda greca contribuisce alla diminuzione della domanda mondiale e sparge crisi e recessione anche altrove.

* * *

sapete quale è la morale molto amara di questo post?

che, con tutto il rispetto del presidente Napolitano e degli eocnomisti che a gran voce la invocano, una politica per il rilancio dello sviluppo è assolutamente incompatibile con la politica del risanamento del bilancio.

abbiamo costruito per decenni un’economia che si fonda sul debito e, se l’indebitamento viene limitato, necessariamente anche la produzione accompagna on calo la riduzione delle risorse da spendere sul mercato.

quale potrebbe essere la soluzione? una politica roosveltiana e keynesiana di indebitamento dello stato per rilanciare la domanda con opere pubbliche?

ma vogliamo scherzare? per rilanciare il debito pubblico?

per questo non c’è nessuna soluzione possibile al dilemma della crisi e abbiamo davanti un necessario drammatico impoverimento che può assumere la forma del fallimento dello stato a scelta per eccesso di debiti o per diminuzione delle entrate provocato dal rientro dal debito.

* * *

fino a questo momento la grecia ha ricevuto aiuti dall’Unione Europea (e quindi anche dall’Italia!) per 219 miliardi, rispetto al suo debito pubblico di 518, ma non è servito a nulla.

il dilemma drammatico davanti al quale si ritrova la Banca Europea è che, se si prosegue a finanziare gli stati in crisi, come la Grecia e l’Italia (la quale ultima è peraltro lontanissima dall’affrontare una politica minimamente adeguata alla difficoltà della situazione), per salvare l’euro e le banche tedesche che detengono masse ingenti di titoli di stato ellenici, si pongono le premesse di un crollo più forte.

qualcuno in Germania sperava nella sentenza della suprema Corte di qualche giorno fa, a cui era stato posto il quesito se era costituzionale finanziare il debito pubblico di altri stati dell’Unione Europea, ma la sentenza non ha negato la possibilità, ha risposto di sì, purché lo decida il Parlamento, e non il governo con atti sottratti al controllo parlamentare.

la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe emette la sentenza sulla costituzionalità degli aiuti ai paesi dell’Unione Europea

in un paese serio, ovviamente, la sentenza è stata accolta senza fiatare e nessuno si è sognato di sbraitare che la corte è fatta di comunisti, anche se penso che Berlusconi, se vedesse il colore delle toghe di questa Corte, avrebbe un coccolone.

* * *

quindi le dimissioni del rappresentante tedesco alla Banca Europea, che hanno scatenato il panico dei mercati, sono in se stesse molto meno gravi di quello che sembrano: hanno la funzione di agguerrire lo schieramento politico dei contrari in parlamento, dove forse è difficile che i prossimi aiuti passino.

il paradosso è che il dimissionario chiede però che le istituzioni europee si rafforzino, che si pongano le premesse di una politica economica vincolante per tutti, cioè che l’Unione Europea si trasformi in una vera e propria istituzione statale sovranazionale; non esprime quindi un’opposizione assoluta (che sarebbe autodistruttiva per la stessa Germania), ma una proposta meditata di un salto di qualità comune per provare a sfuggire dal baratro.

però, sinceramente, appare difficle che anche nell’equilibrata Germania, una vera razionalità prevalga: questo appare piuttosto il momento del panico perfino a Francoforte.

Una risposta a “come sta fallendo la Grecia (e come potrebbe fallire l’Italia). 380

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