la rivoluzione araba e la fine di Israele. 381

11 settembre 2011 domenica  22:54

questa volta sarò telegrafico.

l’attacco da parte dei dimostranti egiziani all’ambasciata israeliana al Cairo e la fuga dell’ambasciatore dimostra quello che è chiaro agli occhi di chi non è accecato dalla propaganda occidentale.

la rivoluzione araba, proprio quanto più è rivoluzione democratica e rivendica la libertà per quelle masse oppresse dall’intreccio perverso di oscurantismo religioso e politico, tanto più è rivoluzione contro l’esistenza dello stato israeliano.

e leggere su qualche giornale ad ampia tiratura chi cerca di spargere il terrore e la confusione mentale assimilando la rivoluzione araba a quella iraniana del 1979, che si concluse con un regime integralista e teocratico, genera irrisione e sconforto.

ci sono profezie che si autoavverano e, se i democratici occidentali non riconosceranno tempestivamente la necessità storica del risentimento democratico arabo contro l’esistenza dello Stato di Israele, lo scenario di una rivoluzione democratica che si avvita su se stessa e dà vita ad un regime oscurantista diventa più probabile; anche per questo è importante che le forze democratiche occidentali recuperino il senso dei motivi di solidarietà con la lotta per il riscatto del popolo palestinese, come negli anni Settanta e Ottanta.

l’occupazione di gran parte della Palestina da parte degli ebrei in fuga dall’Europa negli anni Quaranta, per quanto avallata dall’Onu di allora nel 1947, fu una mostruosa ingiustizia storica contro il popolo arabo che, oltretutto, non aveva nessuna responsabilità da pagare nella seconda guerra mondiale: una disgustosa operazione neocoloniale.

in ogni caso è falso sostenere che lo Stato di Israele fu frutto di una risoluzione dell’Onu, perché (come ho analiticamente documentato in altro post) esso fu volutamente proclamato 24 ore prima della data fissata dall’Onu, proprio per marcare la propria autonomia dalle decisioni delle Nazioni Unite.

di conseguenza la comunità internazionale non ha alcun dovere di difendere uno stato volutamente nato in spregio della sua autorità, del resto mai riconosciuta da esso, che ha l’abitudine di violare continuamente le risoluzioni dell’Onu.

se è logico difendere il diritto degli ebrei nati in Palestina a restare nella propria terra natale, nulla quindi stabilisce che essi debbano rimanerci come cittadini di uno stato indipendente che ha ridotto a minoranza etnica la popolazione che in precedenza occupava quella regione, e niente può contestare il diritto al rientro dei profughi palestinesi generati dalle diverse occupazioni arabe, oltre che dei loro discendenti che lo desiderino.

una confederazione di due diverse unità statali palestinesi, una araba e una ebrea, sarebbe stata in linea teorica l’unica soluzione razionale possibile al dilemma palestinese e del resto veniva proposta dai movimenti democratici di resistenza palestinese negli anni Settanta.

la maggioranza degli ebrei di Palestina ha fatto fallire questi tentativi, a Rabin non è bastato essere un eroe nazionale per non finire ammazzato solo per aver voluto trattare coi palestinesi.

la responsabilità storica prevalente del clima di inimicizia mortale instaurato nel Medio Oriente è della politica israeliana: gli ebrei si sono rivelati i peggiori nemici di se stessi e appaiono incapaci di affrontare il problema della loro sopravvivenza in una terra occupata staccandosi dagli schemi ideologici della loro teoria religiosa di popolo eletto.

chi è causa del suo mal pianga se stesso: se Israele ha fatto fallire (aiutando gli integralisti) ogni ipotesi di convivenza tra i due popoli, se si è qualificato come forza militare di occupazione cieca ed arrogante, ipotesi di convivenza non appaiono più praticabili.

quindi Israele, se la rivoluzione democratica araba si sviluppa e vince, sarà destinato ad essere spazzata via.

e io, se fossi un ebreo di Palestina, oggi penserei seriamente a ritornare in Europa, dove vivevano i miei nonni o bisnonni, e rifletterei su come sia proprio la convinzione di essere il popolo eletto che mi condanna a non poterlo diventare mai.

15 risposte a “la rivoluzione araba e la fine di Israele. 381

      • vincerà israele, perché a breve l’india diventerà una potenza mondiale e come l’india non è tanto amica dei musulmani per via di kashmir e pakistan, allora sicuramente l’india impedirà ai palestinesi di avere uno stato e restituirà il tutto allo stato di israele.

        • restituiraaaaaaà?

          a parte questo verbo decisamente fuori posto, in questo caso a mio parere le hai proprio sparate grosse.

          non riusciranno a proteggere Israele gli Stati Uniti, figurarsi l’India.

          con quale flotta, con quale aviazione, con quali basi aeree, di grazia?

          e poi l’India multietnica, multiculturale, multireligiosa, tollerante per definizione, dove al Kaida ha cercato invano con ripetuti sanguinosi attentati di suscitare un sentimento di massa antiislamico che non c’è, si immergerà in una guerra di civiltà contro l’islam?

          con un quarto della propria popolazione musulmana?

          non arrivo proprio a capire da dove hai cavato fuori questa pensata.

          invece è un fatto che Israle, con la sua politica estera idiota, si è giocata anche l’unico alleato che storicamente aveva nella regione, la Turchia.

          con un futuro presidente americano di destra forse tornerà ad avere l’appoggio poltico americano, ma – a parte la lobby ebraica che vota in patria – non capisco chi glielo farà fare a un presidente americano anche di destra di giocarsi l’appoggio del mondo arabo per difendere 5 milioni di coloni ebrei fanatici della loro teocrazia.

          gli ebrei dovranno presto tornare in Europa, secondo me, ed è il meglio che gli possa capitare.

          • mah… ecco, secondo me la turchia ha fatto apposta a provocare l’incidente, perché è diventata un governo musulmano negli ultimi anni. gli ebrei possono anche tornare in europa, come hanno fatto tanti cristiani egiziani, ma prima o poi i musulmani invadranno anche l’europa, prima o poi i non musulmani si troveranno nell’impossibilità di continuare a scappare perché non ci saranno piu’ posti dove scappare, i musulmani saranno dovunque. come potrà allora l’india non intervenire? giocoforza. anche in india ci sono tanti musulmani. ma io non pensavo a un intervento militare dell’india, pensavo piu’ a un intervento economico, di investimenti, di accordi con i governi locali, che convincano presempio l’egitto e la giordania a trattare bene gli ebrei ivi residenti.

              • caro Luca,

                che succede? non c’è ombra di logica in quello che dici.

                l’India e l’Egitto hanno legami strettissimi, da millenni, dici: è vero, l’Egitto nell’antichità fu, assieme all’Etiopia, il ponte fra il Mediterraneo e l’india, per ovvi motivi geografici, dato che i commerci e i contatti avvenivano via mare.

                ma allora questo non dimostra semmai che l’india è più vicina all’Egitto, cioè al mondo arabo, che ad Israele?

                forse non lo sai, come non lo sapevo neppure io prima di viaggiare in Kerala, e ne ho parlato nelle mie cronache da blog di quel viaggio, ma c’è stata persino una modesta colonizzazione dell’India sud occidentale da parte degli ebrei, prima di Jeshu e ancora al tempo di Jeshu, in Kerala sbarcò suo fratello gemello Judas.

                ma questo non basta a stabilire nessuna connessione ptofonda fra queste due culture, nonostante le due o tre sinagoghe antiche che si possono visitare lungo quella costa.

                e poi non hai risposto all’osservazione centrale: come potrebbe l’India condurre una crociata antiislamica con un quarto della propria popolazione che lo è? si disintegrerebbe

                quanto all’invasione musulmana dell’Europa è una barzelletta.

                la storia dimostra che l’invasione fra il nord e il sud del Mediterraneo è quasi sempre avvenuta dal nord verso il sud e non viceversa (Hittiti, Fenici, Persiani, Greci, Romani, Vandali e Visigoti, Bizantini, crociati, ottomani turchi, potenze coloniali europe nell’Ottocento; c’è solo una eccezione, legata ad un momento di crisi particolare della civiltà europea, quella dell’epoca d’oro dell’islam, ma – salvo il ripetersi futuro di scenari simili – è molto difficile che l’eccezione si ripeta.

                infatti il motivo di questa prevalenza è geografico e sociale: il nord del Mediterraneo è più ricco, e quindi più potente; e nella storia sono i popoli più forti che conquistano e dominano i più deboli e non viceversa.

                • Devo stare attento a discutere con te: ogni volta che discuto con te, cambio idea e mi convinco che avevi ragione tu. Cosa che mi succede solo quando discuto con te, quando discuto con chiunque altro resto delle mie idee. Come fai???

                  • beh, mica proprio ogni volta: forse solo al secondo commento! 😉

                    non lo so come mai succeda: gigio diceva che ero bravo a voltare le frittate… 🙂

                    però, se fossi in te, non so se dovrei preoccuparmi troppo se ti faccio cambiare idea: la cosa sarebbe preoccupante solo se sostituissi idee giuste con idee infondate.

                    ma se per caso il meccanismo funziona al contrario, non è una bella opportunità, invece? 🙂

                    • Invece ho ragione io!!! Già vedo le migliaia di fachiri sfilare per le vie di Gerusalemme con la kippah mentre l’esercito palestinese tenta invano di fermarli a suon di pallottole!!! In effetti, la mia tesi è un po’ indifendibile.

  1. Non capisco come ancora oggi, un gruppo di “homo sapiens” (gli israeliani) possa continuare ad occupare un territorio altrui, con tutte le violenze e assurdità conseguenti, in nome di “verità” religiose che assomigliano sempre di più a farneticazioni fuori dal tempo e prive di qualsiasi accenno all’empatia e alla tolleranza.
    Un popolo rivelatosi involuto, che ha una visione del mondo chiusa e definisce “cani” i non affiliati..
    se questo è il popolo “eletto” (che in teoria dovrebbe dare il buon esempio agli altri).. meglio niente.

    • ho approvato questo commento perché lo condivido tutto riga per riga, fino a che non sono arrivato alla due parole finali “meglio niente”, che mi hanno lasciato molto perplesso perché le trovo gravemente ambigue, ma forse sono soltanto una espressione poco chiara.

      questo post non è stato scritto in odio agli ebrei che vivono in Palestina, anzi vorrebbe quasi provare ad aiutarli ad aprire loro la mente, perché possano difendersi meglio e conquistare una mentalità nuova, che farebbe loro del bene,

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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