dopo Fukushima Marcoule. 382

12 settembre 2011 lunedì  14:47

questo post era già predisposto da un paio di giorni, e solo la pigrizia oppure voglia di non strafare e di non stressare i sempre più improbabili lettori, oltre alla vaga sensazione di portare quasi sfiga, mi hanno indotto a rinviarlo, come per un’altra decina che sono semplicemente archiviati tra le bozze in attesa di tempi migliori, oppure del momento opportuno.

e il momento opportuno eccolo qua, con l’incidente al deposito di scorie nucleari in Francia meridionale, a 250 km da Torino.

e il post quindi deve essere rivisto (più tardi, però).

* * *

eccomi, quindi…

fino a questo momento il bilancio di un morto e di un moribondo, oltre ad altri tre feriti, per un’esplosione in un deposito di scorie nucleari, senza fughe radioattive all’esterno, non sembrerebbe giustificare i titoli sparati in prima pagina; e infatti un’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio, con sei morti, a Frosinone ha già preso il suo posto in testa alle notizie kitsch.

o siamo di fronte alla strategia della minimizzazione, tentata dai responsabili anche a Fukushima, nonostante l’evidenza dei video che facevano il giro del mondo, oppure siamo di fronte a una strategia della drammatizzazione dissennata da parte dei media.

dissennata o assennata, decidete voi, perché i giornalisti sono delle jene che corrono sulla traccia lasciata dall’odore del sangue.

“solo scorie a bassa intensità; i pericoli sono molto limitati”.

“La struttura dove si è verificato l’incidente è uno speciale forno per il trattamento dei rifiuti a bassa attività: (…) i materiali ferrosi contaminati vengono fusi e poi ridotti in barrette, mentre quelli organici sono trasformati in cenere e poi mischiati con cemento”.

e allora perché ne parlate con tanto rilievo?

e poi a me queste ceneri organiche mescolate al cemento fanno venire i brividi, non è che ricordano tanto la mafia?

* * *

in realtà, a leggere meglio, si scoprono via via altri aspetti, sconosciuti a noi comuni mortali, che aumentano la voglia di sapere.

“Marcoule è una vera e propria ‘cittadella’ del nucleare, con impianti e laboratori di vario tipo, sia civili che militari”.

ma pensa, non so perché mi viene in mente la campagna di terrore giornalistico alimentata verso l’Iran per molto meno, e poi veniamo a sapere che a 250 km da Torino, si usano pratiche meno sicure, ma più risparmiose (è scritto anche questo….), per trattare scorie di incerta origine in un impianto che è il più vecchio della Francia, perché veniva usato per produrre le sue bombe atomiche di gollista memoria e che ha tuttora fini militari.

“L’esplosione del forno ha investito il malcapitato tecnico che ne stava controllando il funzionamento uccidendolo, ma l’incendio non avrebbe squarciato l’edificio, lasciando la radioattività confinata al suo interno.

Anche nel caso peggiore, ovvero nel caso di un incendio con mancanza di contenimento, la quantità di millisievert rilasciata sarebbe stata molto esigua.

Si sarebbe probabilmente resa necessaria l’evacuazione delle persone in un certo raggio di chilometri, ma solo a scopi precauzionali”.

ma esiste qualche altro scopo che non sia precauzionale per disporre l’evacuazione delle persone dopo un incidente a un impianto radioattivo?

a meno che non si parli di evacuazione di cadaveri (pardon, di materiale organico), direi di no.

* * *

bene, avete letto bene?

rileggete per favore assieme a me, scandite la voce:

“la quantità di millisievert rilasciata sarebbe stata molto esigua” e avrebbe “resa necessaria l’evacuazione delle persone in un certo raggio di chilometri”.

qualche giorno fa, con ben più modesto rilievo la stampa informava che a Fukushima l’Agenzia giapponese per l’Energia Atomica ha rilevato che la centrale nucleare nei primi 10 giorni dell’incidente ha rilasciato una quantità complessiva di radioattività tripla di quella calcolata in precedenza dalla Tepco che la gestiva.

non 4,72, ma “15 miliardi di terabecquerel di cesio 137 e di iodio 131”.

un terabecquerel sono 1.000 miliardi di becquerel.

* * *

per capirci qualcosa, vado a rileggermi il mio post di base su Fukushima: 202-dizionarietto-di-fukushima-i-numeri-della-morte-nucleare

15 miliardi di terabecquerel significa 15 mila miliardi di miliardi di becquerel; 15 * 10 alla 21esima potenza.

il becquerel è la carica di radioattività minima che corrisponde al decadimento di un atomo al secondo.

1 sievert può causare lievi alterazioni temporanee dell’emoglobina. 2 ~ 5 sievert causano nausea, perdita dei capelli, emorragie. 4 sievert possono portano alla morte nel 50% dei casi.

come scrivevo ad aprile, “l’assunzione di 80.000 becquerel di Cesio 137 con l’alimentazione corrisponde ad una irradiazione di circa 1 millisievert”.

4 sievert possono portare alla morte nel 50% dei casi.

diciamo quindi che la morte può essere prodotta da circa 300.000 becquerel molto ben applicati ad un organismo umano.

facendo un calcolo molto grossolano, ma capace di rendere l’idea, potremmo dire che quanto finora prodotto dall’incidente nucleare di Fukushima (15 mila miliardi di miliardi di becquerel), se ben distribuito in dosi egualitarie di 300.000 becquerel per essere umano e ingerito nel modo giusto, sarebbe in grado di uccidere la metà di 50 milioni di miliardi di essere umani.

perché non succede?

perché la radioattività si concentra in loco, perché la gente viene evacuata, perché la parte di sostanze radioattive che viene ingerita con l’alimentazione è modesta e, nel caso di Fukushima, soprattutto perché è stata riversata in mare contando sull’effetto diluizione.

e in ogni caso questa dose incredibile è ancora circa un migliaio di volte inferiore alla radioattività prodotta dalla bomba atomica di Hiroshima in una frazione di secondo, mentre questa radioattività si produce nel tempo più lentamente, e cresce nel tempo.

le aree attorno alla centrale resteranno inabitabili per decenni ed ora si progetta di “costruire un muro di acciaio nel tratto di mare (…) per evitare la fuga di materiale radioattivo. Il muro, (…) che potrebbe essere operativo tra un paio di anni, sarà lungo 800 metri e formato da migliaia di tubi di acciaio di 22 metri di lunghezza e 10 centimetri di diametro”.

* * *

ora, la notizia della triplicazione degli effetti dell’incidente nucleare di Fukushima avrebbe dovuto, questa sì, campeggiare sulle prime pagine; la filonuclearista Repubblica non ne ha neppure parlato e invece è stata data dal Corriere con titoli bassi , e l’articolo ha avuto in tutto 5 commenti, a dimostrazione di quanto gliene importa agli italiani, o almeno agli italiani che leggono il Corriere.

di questi 5 commenti, quel che mi ha colpito di più e che solo merita di essere riportato, è quello a cui il Corriere dedica il titolo di “Razionalità” senza il minimo accenno di sarcasmo:

… considerato quello che è successo (30.000 morti per lo tsunami!), il nucleare è stato il male minore.

La popolazione civile ha finora ricevuto dosi trascurabili, dell’ordine al massimo di una TAC.

Chiediamoci quanti morti sicuri ci sarebbero stati se invece delle centrali nucleari ci fosse stata una diga o una centrale a carbone o a gas… del cancro generato dai combustibili fossili nessuno si scandalizza (per non parlare dell’effetto serra)…

il governo Giapponese sta lavorando per risolvere quanto prima l’emergenza perchè sa una cosa (che sa bene anche il “verde” Obama): non si può fare a meno del nucleare!

basta vedere il numero di reattori in costruzione nel mondo… (persino gli Emirati Arabi ne costruiranno 4!)

* * *

non mi disperdo a commentare: Fukushima segna la fine del nucleare nel mondo, anche se ovviamente qualche centrale già programmata e finanziata verrà pure costruita fino alla fine, e anche il Giappone – al contrario della informazione “razionale” ma totalmente infondata data in quel commento – ha deciso di abbandonare il nucleare.

ovunque è chiaro che non esiste nucleare senza rischio nucleare e che il rischio nucleare è per sua stessa natura inaccettabile.

6 risposte a “dopo Fukushima Marcoule. 382

  1. Come al solito la cronaca ti tira per i capelli e ti costringe a scrivere ciò che magari pensavi di dover scrivere fra qualche mese.
    Il nucleare è pericoloso, ma i media italiani non ne sanno nulla, questo era già noto.
    Poiché i media in Italia hanno la sola finalità pubblicitaria, credo sia il caso di fornire qualche spot informativo dai blog, anche perché in Italia ciò che non si dice non esiste, per questo ho apprezzato il tuo intervento. Non ti nascondo che negli ultimi tempi sto all’affannosa ricerca di dati poco allegri su incidenze di malattie genetiche in prossimità delle centrali. Non è facile reperirli. Non è facile verificarli. Dopo il fatto francese, quale che sia il problema, ho deciso di fornire almeno uno spot degli studi che vanno fatti per capire l’effetto grave e nefasto della radioattività, in particolare nel ciclo alimentare, argomento di cui si parla poco ma che ho particolarmente a cuore. Ho sintetizzato tutto in un post (http://machzender.blogspot.com/2011/09/il-nucleare-bocce-ferme-fukushima-e.html), nel quale ho inserito un aggiornamento sugli studi delle incidenze di malattie genetiche presso la centrale di Three Miles Island, incidente vecchio ma proprio perché tale, rilvelatore di fatti fino ad ora solo ipotizzabili.
    Ciao.

    • caro Antonio,

      ora potrebbe sembrare che ti ringrazi per il tuo post solamente perché hai avuto la cortesia di citarmi e di parlare bene di me (cosa che su questo argomento in particolare mi conforta, considerando le pesanti critiche dal fronte “amico”, che ho dovuto gestire psicologicamente in maniera non facile).

      purtroppo cercare dei dati ed emozionarsi per la loro enormità, nel quado di silenzio vuoi sventato vuoi complice vuoi disinformato, appare una stranezza.

      adesso passo da te e dal tuo post per entrare nel merito; vorrei solo sapere se posso fare qualcosa per dargli più rilievo, e sono contento arcicontento di averti spinto a questa sortita, ovviamente.

      penso anche io che gli effetti subdoli dell’enorme radioattività scaricata in mare davanti a Fukushima resteranno nascosti per quel coacervo di motivi appena detto, se molti uomini di buona volontà come te non ci lavoreranno su.

      ma dico, intuitivamente, che la radioattività che si disperde in mare viene poi nuovamente ad essere concentrata attraverso la catena alimentare, dato che le sostanze radioattive si accumulano nel corpo degli utilizzatori finali; di qui il carattere cruciale degli studi sugli effetti della radioattività sulla alimentazione (l’argomento, appunto, che stai affrontando tu).

      e comunque, grazie

      • Come si dice, dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici ci penso io … ! 😉
        Comunque ho letto qualcosina sul tuo blog. Solo una noticina: io e te non ci conosciamo se non per il blog, io apprezzo molto la passione con cui lo fai e condivido molte tue idee. Ovviamente non tutte, come tu sai, però proprio per questo è bello confrontarsi. Confrontarsi significa ascoltare, riflettere, confrontare, ribattere e riascoltare.
        Io rispetto molto le idee altrui anche quelle che non condivido, proprio per questo non tengo mai in conto le persone che nel confrontarsi tendono a prevaricare, alzare la voce ed offendere.
        Se le critiche ti sono piovute addosso in questo modo, allora quell’ “amico” è meglio che l’hai perso.
        ciao

        • sì, questo nostro dialogo è un bell’esempio di vicinanza sui problemi concreti fra una persona di fede (tu) e una persona lontana da quella che viene chiamata fede, nel senso di adesione ad un dio personale.

          non mi meraviglia, perché anche nella vita reale e concreta, dove le persone si guardano in faccia e si stringono la mano, per me avviene così.

          e anche nella vita reale da decenni ho capito che non basta condividere in astratto certe convinzioni, dato che è molto più importante condividere il MODO di sentirle.

          venni definito, senza eccessi verbali, più o meno e con termini formalmente più gentili, un ciarlatano del blog per alcune frasi giudicate eccessive su Fukushima.

          poiché la persona che formulava queste accuse la stimavo molto, la cosa mi fece molto male e fui sul punto di smettere; poi ho capito che chi ha la paura e l’infelicità dentro di sè, la esterna credendo di far del bene, e mi è sorta una grande pietà per chi vive una condizione simile, che è quella di diffondere il male, l’angoscia e la paura attorno a sè, credendo di fare il contrario.

          mi è spiaciuto soltanto non essere stato in grado di aiutare chi del resto neppure riteneva di avere bisogno di essere aiutata.

          ma, avendo capito che non c’erano cattive intenzioni, tutto è passato senza risentimento personale, e questa è una fortuna grande.

  2. Pingback: 170. allarme nucleare in una centrale francese. « Cor-pus·

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