ossigeno alle banche: tecniche di rianimazione bocca a bocca. 387

16 settembre 2011 giovedì  04:05 

rilanciare lo sviluppo?

la giaculatoria impossibile che risuona a sinistra, ma che, su un piano globale, non ha alcun senso (anche se non dovrebbe impedire provvedimenti di redistribuzione del reddito).

non si tratta infatti di rilanciare lo sviluppo, ma la redistribuzione – operazione sociale molto meno indolore.

il resto dell’articolo commenta la boccata d’ossigeno all’economia data ieri dalle decisioni prese dalle banche centrali dell’Occidente indebitato.

* * *

felici tutti, ovviamente, di averla scampata per un altro po’, ma questo non ci toglie la voglia di cercare di capire meglio come.

la notizia che le borse si rianimano e il differenziale (spread) fra Buoni del Tesoro italiani e corrispondenti titoli tedeschi (Bund) si è riabbassato a 360 punti è di quelle che allargano il cuore, soprattutto se arriva giusto al momento che sembrava quello del tracollo finale.

spread, l’ho tradotto ad occhio, ma che cavolo vorrà dire esattamente sta parola?: in Italia si sta diffondendo un uso bastardo dell’inglese (sconosciuto in ogni altro paese) che è come l’altro lato del berlusconismo e ce ne dovremmo preoccupare quasi altrettanto: si usa l’inglese per confermare la supponenza di discorsi fumosi, fondati sull’uso di una lingua presunta tecnica per cancellare la comprensione e ribadire le gerarchie sociali.

comunque il miracolo di avere ributtato indietro le truppe vicine alla presa della cittadella dell’euro va attribuito alle banche centrali di Svizzera, Giappone, Inghilterra e Banca Centrale Europea e Banca Federale Americana, che hanno deciso concordemente di buttare sul mercato una parte consistente delle loro riserve in dollari.

un momento, guardate come viene data la notizia in un comunicato ufficiale della BCE, la Banca Centrale Europea (e ricordatevi che la costituzione europea dice in premessa che l’Unione Europea si è costituita per avvicinare il cittadino al potere, mica per farglielo gestire come pensavano quegli ingenuotti di illuministi e rivoluzionari del Settecento, quando nacque la moderna democrazia):

«La Bce ha deciso, in coordinamento con la Fed, La Boe, la Boj e la Snb di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell’anno».

* * *

la nota si presta, da parte mia, a due diverse considerazioni.

la prima: dunque era corretta la mia analisi dei giorni scorsi, e cioè che le difficoltà di collocazione sul mercato dei titoli di stato dei paesi pigs (maiali – per indicare i più indebitati con l’acronimo delle loro iniziali) cominciava a essere non tanto il risultato di una resistenza psicologica e di una preferenza per il tenersi i soldi sotto il materasso, ma di una vera e propria mancanza di liquidità dopo settimane di cadute del valore dei titoli in borsa.

quindi, se nel loro insieme gli investitori continuano a ricavare dalle loro operazioni in borsa meno denaro di quello che ci hanno investito, è ovvio che gliene resta di meno anche per comperare titoli statali da mettere in qualche modo al sicuro (o almeno più al sicuro).

quindi si conferma che le istigazioni della grande stampa contro gli speculatori senza cuore che stanno attaccando l’euro per farlo fallire (cioè starebbe segando uno dei rami su cui si reggono) sono pura espressione di una paranoia senza senso.

se il Titanic affonda non è per volontà del capitano, anche se lui ha fatto qualche errore che è all’origine dell’affondamento, e gridare contro il capitano che vuole affondare la nave mentre questa cigola e si inabissa non aiuta a salvarsi nessuno.

dunque, ben venga la rimessa in circolazione di riserve bancarie, se serve a ricreare il circolante che manca (anche se poi non ho capito bene come concretamente avviene questo, ma forse significa semplicemente quello che si legge, e cioè che le banche centrali hanno deciso di liberare parte delle loro riserve in dollari per fare prestiti alle banche della zona dell’euro, per evitare che falliscano).

* * *

seconda considerazione: i prestiti sono (per ora?) solo a tre mesi, come mai?

forse si ritiene che fra tre mesi il momento acuto della crisi possa essere risolto?

e che cosa lo fa pensare?

oppure si pensa che fra tre mesi tutto possa crollare e si fissa quella scadenza sperando di potersi riprendere i dollari prima dei fallimenti bancari?

non so rispondere, mica sono un tecnico: butto lì solo qualche riflessione ad alta voce, per me stesso e per i miei tre o quattro amici lettori, da qualcuno dei quali aspetto qualche controbuto ulteriore…

* * *

le principali banche mondiali occidentali dunque stanno liberandosi di una parte dei dollari che hanno nelle loro riserve: li prestano a banche in difficoltà perché la caduta del valore delle azioni in Borsa mette in crisi la possibilità delle banche di avere una liquidità di riserva, e dunque le banche europee scricchiolano.

in particolare quelle tedesche,  per i loro prestiti alla Grecia; infatti, in parallelo si informa, del piano del governo tedesco per salvare le sue banche, se la Grecia dovesse fallire (ops, I am sorry; dovevo scrivere fare default, è tanto più fine; potessi anglo-gigioneggiare anche io sempre così, quanto sarebbero più autorevoli i miei post!).

ma mettere dollari in circolazione attraverso prestiti può significare altre due cose.

da un lato l’Occidente è stato sinora diviso fra due diverse politiche economiche, quella americana e da ultimo di Obama, che ha affrontato la crisi stampando dollari e alimentando inflazione, e quella europea, che da sempre considera l’inflazione il pericolo maggiore, e dunque ha mirato molto di più ad un pareggio dei conti più sostanziale e non ad un equilibrio ottenuto attraverso la stampa di carta moneta.

questo spiega come mai l’euro, nato 10 anni fa con un rapporto di 0,80 col dollaro, viaggia oggi ad un tasso di scambio di 1,40 circa: dipende dal fatto che l’euro ha cercato di mantenere il suo valore, mentre il dollaro ha accettato di perderlo senze troppe difficoltà – come del resto è chiaro se si pensa che, col dollaro moneta di riserva delle banche mondiali, per gli americani stampare carta moneta significa semplicemente trasferire i loro debiti sul resto del mondo, e questo del resto è stato il segreto della potenza economica americana dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

quindi, la decisione della Banca Centrale Europea, di partecipare a questa scelta di politica economica occidentale assieme agli altri partner significa che la principale vera istituzione europea ha deciso di abbandonare la politica del controllo dell’inflazione, e che la politica economica americana ha vinto.

anche l’Europa diventa inflazionista, non perché le piaccia l’inflazione, ma perché non le resta altro da fare.

è l’ammissione di un errore? chissà.

* * *

dietro questa scelta ci sta però anche un altro significato possibile, che non mi è del tutto chiaro, ma che certamente va aldilà delle intenzioni coscienti di chi ha preso questa decisione.

l’Europa, la Svizzera, l’Inghilterra, il Giappone (manca da tutto questo scenario il convitato di pietra, l’unico con la borsa piena, la Cina) stanno oggettivamente liberandosi di una parte delle loro riserve in dollari, sia pure solo per tre mesi in apparenza (però se fra tre mesi le banche non saranno in grado di restituire questi prestiti, che cosa faranno le banche centrali: li richiederanno indietro facendo fallire le banche che oggi hanno cercato di salvare? palesemente assurdo).

a me non sembra un buon segnale per il dollaro, anche se la stessa banca centrale americana partecipa all’operazione.

* * *

a me pare che questa boccata d’aria ai mercati contenga al suo interno pericoli e insidie e che abbia tutta l’aria di una mossa disperata.

il fatto che il suo ultimo precedente storico simile sia nel 2008 subito dopo il fallimento della banca Lehmann lo conferma.

però le borse hanno reagito con euforia, valle a capire!

evidentemente i passeggeri del Titanic che stavano già con la testa sott’acqua sono felicissimi di essere riemersi un momento e di respirare ancora tre minuti.

solo il direttore del Fondo Monetario Internazionale, che non è una banca ed una istituzione sganciata dai governi, sta dicendo la verità:

“C’è incertezza sui debiti sovrani, sulle banche in Europa e sulla famiglie negli Stati Uniti.

La crescita debole e i bilanci deboli si alimentano a vicenda, alimentando una crisi di fiducia.

Il circolo vizioso sta prendendo slancio ed è stato esacerbato dall’indecisione politica e da disfunzioni politiche.

Siamo entrati in una nuova fase pericolosa della crisi” e la strada per uscirne sta “diventando più stretta” di prima”.

intanto, per oggi, le borse festeggiano; poi si vedrà; e per fortuna che questo blog non lo legge nessuno e quindi niente di quello che scrivo diminuisce quella fiducia nel futuro che è essenziale per affrontare una crisi senza sbocchi razionali.

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la fiducia che serve per rilanciare lo sviluppo – eccoci tornati giusto all’inizio di questo post -, la giaculatoria impossibile che risuona a sinistra, ma che, su un piano globale, non ha alcun senso (anche se non dovrebbe impedire provvedimenti di redistribuzione del reddito).

non si tratta infatti di rilanciare lo sviluppo, ma la redistribuzione della ricchezza – operazione sociale molto meno indolore.

Una risposta a “ossigeno alle banche: tecniche di rianimazione bocca a bocca. 387

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