il comma 29 di Alfano. 405

27 settembre 2011 martedì   21:35

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Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

questo è il testo del comma della proposta di legge Alfano (esecrabile per molti altri punti), che nella sostanza a mio parere è ragionevole, e su cui si sta scatenando la bagarre di quella sinistra che confonde la libertà con l’irresponsabilità e che protesta a mio parere decisamente a vuoto.

quella sinistra che a guardar bene è poi più berlusconiana di Berlusconi stesso, dato che rivendica per sè il diritto a gestire una qualche piccola macchina del fango casareccia senza pagare pegno.

leggo su un sito una opinione che mi sento, controcorrente, di condividere:

Sì, però questa pretesa che perché uno scrive su un disco magnetico invece che su un pezzo di carta, allora può scrivere quel cavolo che gli pare, mi pare un po’ cialtronesca.

Se uno scrive un titolo virgolettato sul Corriere “Emilio Fede: ho mangiato due bambini” e non era vero, paga.

Se lo scrive sulla sua e-zine, va tutto bene?

Solo perché la leggono quattro gatti?

E se invece la linkano in sette milioni?

Qual’e’ lo spartiacque?

Il volume, o il mezzo? o la balla/diffamazione stessa?

volete considerarmi in tutta la mia dignità di giornalista mancato, o quanto meno trasferito sul blog dopo una difficile convivenza di qualche anno in una redazione?

prego, accomodatevi, onorato.

volete impormi il diritto di rettifica? ma io non chiedo di meglio!

rettificate, rettificate.

avrò, poi, di nuovo, un diritto di replica anche io?

dov’è l’attentato alla libertà?

la libertà di chi scrive un blog (mica delle mail) e poi si dimentica oppure non ci mette più piede per due mesi dopo aver pubblicato qualcosa?

ma fatemi il piacere!

Gasparri, Brunetta, Gelmini, Bertolaso e perfino Odifreddi, vi aspetto al varco.

chi vuole scrivere un blog senza assumersi alcuna responsabilità, per me può anche uscire dal mercato, non lo rimpiango affatto.

15 risposte a “il comma 29 di Alfano. 405

  1. si… ma il diritto di chiedere la rettifica dovrebbe prima passare da un giudice… per stabilire che quel che sta scritto è falso.

    se poi la rettifica potrà essere chiesta da chiunque in qualunque momento… beh… in quel caso prepariamoci al caos più totale. Ce la farai a rettificare tutto il blog in 48 ore? :mrgreen: ovviamente non penso si applichi ai post già pubblicati…

    Io invece sono sostenitore di una libertà assoluta del web. Il web supera i confini dei singoli stati. Quel che è illegale qui… è legale altrove. Non c’è una legge mondiale…

    • no, caro afo, la legge sul diritto di rettifica nella stampa, che ora viene esteso anche alla stampa via internet (e dunque anche ai blog che, pur nel loro piccolo, secondo me rientrano nella stessa categoria) prescinde completamente dall’accertamento della verità della rettifica.

      la legge cioè consente a chi si sente leso nella sua immagine di rettificare le notizie date, indipendentemente da ogni giudizio sulla veridità di quel che dice.

      ma non inibisce neppure, a quel che vedo sui quotidiani, un ulteriore diritto di replica del giornalista, lasciando in ultima analisi al lettore di formarsi una personale opinione.

      sinceramente, a me tutto questo pare giusto: forse il limite di 24 ore può essere considerato troppo breve e potrebbe essere portato senza danno ad esempio a 7 giorni, ma alla fine questo è un dettaglio rispetto alla sostanza.

      credo che non ci siano limiti di tempo alla rettifica.

      sinceramente continuo a non vedere il problema: io sarei felicissimo che i personaggi citati nel blog intervenissero da me per chiedermi una rettifica delle malignità scritte sul loro conto: pensa che colpaccio giornalisitico.

      che poi internet sia un fenomeno mondiale è vero, tuttavia la legge italiana ha pensato anche a questo, e ha stabilito che la sede del reato commesso via internet (se ad esempio c’è una diffamazione) è il luogo dove abita chi viene leso dal reato, indipendentemente dal luogo da cui è partita la diffamazione.

      insomma l’anarchia degli impuniti premia sempre i più aggressivi e prepotenti e la legge serve appunto a limitare le prevaricazioni dei più forti.

      e con questo teniamoci le nostre libere differenti opinioni sul tema!!! 🙂

  2. Disegno di Legge N. 3176 approvato dalla Camera dei deputati il 26 ottobre 2004 Norme in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante .

    tanto x informare gli insulsi diffensori di dio silvio!

    questa legge a cosa serve scusate ?

    svegliatevi italianetti della stalla delle liberta!!!.

  3. non capisco perché bisogna essere obbligati ad ospitare (eventualità contemplata) rettifiche non veritiere a fatti veritieri.
    è proprio la logica che mi sfugge.
    il diritto di replica è generalmente già rispettato da giornali, editori e blogger; ma imporlo per legge mi pare un vero assurdo giuridico.
    che, con tutta evidenza, mira a mascherare ben altro. . . .

    • non mi pare il caso adesso di modificare la legge sul diritto di rettifica che funziona abbastanza bene da decenni.

      leggo su wikipedia:

      Nel diritto italiano l’obbligo di rettifica è previsto dall’art. 8 della legge 47 del 1948.
      Nell’ordinamento italiano, i soggetti che si ritengono offesi posso chiedere la rettifica non solo di notizie errate e contrarie a verità, ma anche quelle che essi ritengono lesive della propria dignità, anche se veritiere.

      sono andato a leggermi l’art. citato, eccolo qui:

      Art. 8 – (Risposte e rettifiche)
      Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.
      Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.
      Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce.
      Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate.
      Qualora, trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.
      La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000.
      La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata.

      la legge in questione mostra l’assoluta insensatezza del limite dei due giorni attribuito al blog per la rettifica, perché muove dal falso presupposto che il blog sia assimilabile ad un quotidiano, mentre ha una periodicità assolutamente irregolare.

      sarebbe coerente con la legislazione vigente stabilire semplicmente che un blogger deve pubblicare la rettifica – così come fissata dalla legilazione attuale per la stampa – entro il secondo post pubblicato dopo quello che è oggetto di rettifica, cioè al momento, in pratica, in cui il blogger rientra nel suo blog per scriverci.

  4. Pretendo il diritto di rettifica ad ogni edizione del TG1, del TG4 e degli altri programmi farlocchi spesso trasmessi in TV.

    Quanto al mio blog: è più o meno quotidiano, ed io concedo già di mia iniziativa il diritto a chiedere rettifiche, correzioni o integrazioni (specialmente nei mie verbali di Consigli Comunali). Insomma, è quasi un quotidiano, tranne quando vado in ferie. Ed anche quando sono al mare spesso vado all’Internet point del Bar a controllare che sia tutto a posto…. Mi potrebbero fregare solamente quando vado a fare il trekking in alta montagna, in tal caso passerebbero almeno sette giorni. Ma nell’imminenza di tale evento scrivo solo cose tranquille e innoque.

    • eh eh, caro Michele, potrai legalmente pretenderlo, il diritto di rettifica ai telegiornali, quando parleranno di te!

      più facile sarebbe per te averlo su blogs.it, suppongo, se il nostro amico comune imperversa come sempre, anche in questi tempi che devono dargli ben magre soddisfazioni!

      per il resto, vedo che nella sostanza ci incontriamo, nel corso della discussione mi è sembrato proposta sensata che il blogger rettifichi al post successivo, così gli lasciamo persino il diritto di andare a fare il trekking di 2.000 km in Nepal appena inaugurato…

      e che, ovviamente, non sia toccato il diritto di commento alla rettifica che questa proposta insensata vorrebbe in un colpo solo eliminare.

      ma alla fine chi scrive, anche su un blog, è tenuto a certe responsabilità, nelle forme dovute: mi pare ovvio, e così sembra anche a te!

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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