le lugubri immagini della fine di una dittatura (i massacri di Sirte). – 413

25 ottobre 2011 martedì   19:38

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immagini dei massacri dei sostenitori di Gheddafi in corso a Sirte (foto Der Spiegel)

come la fine del fascismo, dopo un anno e mezzo di feroce guerra civile, anche la fine di Gheddafi dopo una lotta dura e cruenta di più di sei mesi, avviene in un fosco scenario di esecuzioni di massa, linciaggi, impiccagioni sommarie, che si concentrano in particolare a Sirte, città natale del dittatore e sua ultima roccaforte.

l’esplosione di oggi nella città di un serbatorio di carburante, che ha provocato più di cento morti, può rispondere a tre scenari diversi: il corto circuito di cui parlano le stesse fonti ufficiali che hanno cercato invano di nascondere il linciaggio di Gheddafi; un atto di sabotaggio delle ultime sacche di resistenza dei suoi sostenitori; ma perfino una messa in scena ordita dal nuovo potere per nascondere i massacri di massa.

insomma, la fine di ogni dittatura è fosca e insanguinata come la dittatura stessa, e la Libia non fa eccezione.

* * *

solo il tempo potrà dirci se la Libia cupa, chiusa e retrograda di Gheddafi era una sua creatura, oppure se viceversa era lui il prodotto del suo paese, oppure se l’uno e l’altra si alimentavano a vicenda.

certo, la Libia non è la Tunisia turistica, sbarazzina, un poco truffaldina, ma solare, dove la vittoria dell’islamismo moderato non può fare davvero paura.

la Libia è un paese che da quarant’anni, cioè praticamente da sempre, vive separato quasi completamente dal resto del mondo, se non attraverso la mediazione del denaro, che mi è sembrato il valore dominante, più che in ogni altro paese mai visitato.

la Libia è stata attraversata da tre guerre negli ultimi cent’anni, la conquista coloniale italiana di un secolo fa, la guerra mondiale del 1941-43, la guerra civile di oggi; altri dieci anni di guerriglia (sconfitta) contro gli italiani negli anni Venti, che portarono allo sterminio della metà della popolazione di allora (genocidio sconosciuto agli italiani, immemori e sempre innocenti: gli italiani “brava gente” solo perché dimenticano facilmente i loro delitti).

poi una monarchia retrograda e corrotta, abbattuta da una dittatura di quarant’anni via via rinchiusasi in un assedio contro il resto del mondo e poi in una apertura speculativa e limitata alle èlites.

tutto questo fa poco sperare nel futuro immediato di un popolo che anche gli arabi confinanti descrivono come retrivo, con un sogghigno di compatimento.

* * *

questa Libia aspra e feroce è il ritratto del territorio che la ospita e quasi la costituisce; forse Gheddafi era la sua voce più autentica e chi lo sostituirà non potrà essere, al momento, molto diverso da lui.

una nuova Libia potrebbe nascere, col tempo, da una graduale apertura al resto del mondo, a cominciare proprio dal resto del mondo arabo.

ma non è detto che questo riesca.

* * *

faccio fatica a credere di essere stato in Libia meno di un anno e mezzo fa; faccio fatica a credere di non avere più chiamato Alì, il cameriere tunisino lì immigrato che mi svelò alcuni aspetti della cultura di quel paese, anche solo per sapere che fine ha fatto; faccio fatica a credere – ma lo verifico con i miei occhi – che questo è stato l’unico mio viaggio del quale non ho lasciato resoconti sul blog, perché il paese mi ispirava questo senso di tensione profonda, che non riuscivo ad esprimere, io che nei viaggi cerco la solarità delle amicizie effimere e dei contatti interculturali.

così ecco l’unico post che la Libia mi lasciò scrivere: 218-matrimonio-fra-maschi

rileggendolo ho l’impressione che lì dentro ci fosse la Libia imminente, la Libia che stava per esplodere.

e, per il resto, le cronache di quel viaggio restano affidate a pochi brevi montaggi video, che vennero a concludersi proprio con l’inizio della guerra e qua e là finiscono col prefigurarla:

i video cominciano con le immagini di Gheddafi e del suo rapporto speciale con l’Italia, e si concludono con un aereo che sorvola il paese, quasi precorrendo i sorvoli NATO.

fra questo inizio e questa fine sta la nuova Libia, che spero possa essere rappresentata piuttosto dai due ragazzi che incontrai sui dirupi di fronte all’Isola dei Conigli, piuttosto che dalle foto di cui sopra.

3 risposte a “le lugubri immagini della fine di una dittatura (i massacri di Sirte). – 413

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