Angelo, 97. – 362

25 novembre 2011 venerdì  21:19

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viene a trovarmi Tita, il figlio del mio professore di italiano al Liceo, proprio in quell’ufficio davanti al quale passavo 50 anni fa esatti, adolescente ginnasiale, e mi sembrava un antro tenebroso del potere.

allora al Ginnasio ci stava un preside paffuto e morbidissimo, un nucleo un poco obeso di dolcezza e comprensione, che ci lasciava del tutto indifferenti, tanto l’età adulta era una cosa così strana e misteriosa che c’era da dedicare poco tempo allo sforzo vano di comprenderla; prima dovevamo conoscere e imparare, poi avremmo fatto i conti, il mondo adulto e noi.

il preside, invece di punire, vezzeggiava, e se qualcuno veniva mandato laggiù al pianterreno sotto il porticato, il massimo che gli capitava era di sentirsi dire: “Dimmi, tesoruccio…”.

il prof. Bellini era l’antitesi di quel mondo di perdonanza quasi peccaminosa: era la dritta via fatta persona; la letteratura italiana che ci insegnava era soltanto un viatico per una scuola di intransigenza morale.

come amava Dante, il professor Bellini! con la sua voce ferma e diritta, sotto le sue occhiate severissime che trapassavano delle sopracciglia cespugliose, saettava la perfezione assoluta della morale cattolica, mentre le mani – leggermente tremolanti per l’emozione e lo sforzo che costava dare un messaggio così limpidamente perfetto – levavano in alto il testo e la sua interpretazione linearmente consequenziale che non ammetteva ambivalenze di significati.

* * *

Tita, suo figlio  (Tita con una ti soltanto), non pare affatto invecchiato da come lo ricordo da quella vacanza trifamilare in Val Badia, quando io ero ancora sposato con solo due figli molto piccoli, e lui aveva ancora accanto a sè, con la bambina, la prima moglie che poi un brutto male si è portata via.

era l’anno che Eros e sua moglie, gli alpinisti, mi convinsero a salire con loro la parete di una della Cinque Torri, e io poi fui preso a mezza altezza da una crisi di panico e dovetti ridiscendere buttandomi all’indietro e sfilando verso il basso lungo la corda.

anni di freschezza quasi ancora inconsapevole, che il setaccio della vita ha raschiato via.

* * *

Tita si è risposato, io no, pur essendo rimasto diversamente vedovo, in un certo senso.

ed ora sta davanti a me con la sua seconda moglie, che sembra ancora più fresca e giovane di lui.

“e tuo padre?” domando.

“sta benissimo; sta studiando le opere latine di Dante, ma è un latino che non gli piace, dice che si sente l’impiastro medievale”.

italianista il prof. Angelo Bellini, più che latinista, e comunque ferrato e competente anche nel campo del latino.

lo ricordo anni fa a una commemorazione in Aula Magna: tenne una lezione su Montale, con piglio fermo e rigoroso.

già, quanto tempo sarà passato?

“a proposito, Tita, quanti anni ha tuo padre, ora?”

Tita sorride largamente, si vede che è una soddisfazione forte per lui rispondere, e che gli fa piacere la sorpresa e l’emozione che si allarga sul mio viso:

“97! ed è lucidissimo”.

un intervento su Dante del prof. Angelo Bellini è stato registrato al Villaggio Sereno l’anno scorso e caricato su You Tube.

“cerca il nome di mio padre su quel sito e puoi vederlo”.

* * *

eccomi qua, sgomento di ritrovarlo quasi intatto, il prof. Angelo Bellini: lucidissimo è dir poco, per nulla devastato dall’avere quasi raddoppiato gli anni che aveva quando a me già pareva vecchissimo; non si faccia caso se gli tremano un poco le mani in questo video, non è l’età, era così anche da giovane, se posso definirlo giovane quando aveva già quasi cinquant’anni.

Angelo era l’ortodossia; in classe l’altro grande professore, quello di filosofia, era la trasgressione: ragionata e altrettanto ferma; tra i due, ci sedusse la filosofia e venne il Sessantotto appena uscimmo di lì, il prof. Bellini ci sembrava ancorato ad un passato che ambivamo distruggere.

anche il professore di filosofia vive ancora, nel suo palazzo antico a pochi passi dal Liceo, ma mi si dice devastato dall’Alzheimer; mi si stringe il cuore a pensarlo, e spero che non sia vero, ma la perdita dell’amata figlia Lucia fu un colpo da cui non riuscì più a riprendersi del tutto.

* * *

qualcuno dunque è andato via del tutto da queste strade lastricate a ciottoli rotondi della vita, qualcuno è invecchiato e logorato dalle sventure che cancellano a caso amici e volti cari, qualcuno si ritrova a parti rovesciate, come se il tempo fosse solo un cannocchiale che può rendere vicine senza sforzo le cose lontanissime, qualcuno resta, come una Levi Montalcini della letteratura, scrive e lavora, predica la verità rigorosa del suo cuore; potesse, formerebbe ancora uomini integri, retti, animati da una fede senza incertezze.

come io non sono stato, o almeno non del tutto, o almeno non nelle schiere in cui sarei dovuto restare.

eccomi alunno un poco frastornato dal constatare la forma a fisarmonica del tempo, che avvicina e riallontana le cose morte assieme alle persone vive, come se questo gli servisse per farci ascoltare la musica straziata dello spaesamento e della nostalgia.

alunno che ha forse deluso il maestro, credendo di sorpassarlo, e invece lo ritrova per via internet, come una roccia che non crolla, lieto almeno di emozionarsi ancora per l’incontro, convinto che in qualcosa quell’ortodossia in apparenza rifiutata è tuttavia entrata nella sua vita e – potrebbe non sembrare – vive persino in questo blog.

16 risposte a “Angelo, 97. – 362

  1. A proposito siccome avevamo discusso, con qualche frase non gentile da parte mia, e subito dopo ho smesso di commentare, ci tenevo a dire che non era per quello, ho proprio avuto dei problemi tecnici: i ratti, il water che non scaricava piu’, la carta vetrata al posto della carta igienica, la pasta scotta… I primi due sono veri mentre gli ultimi due vengono dal film dei Blues Brothers 🙂

    • ahhahh, ecco un bell’esempio di principio di reciprocità: pensavo quasi la stessa cosa di me, che avevamo discusso con qualche frase mia che ti era parsa non gentile.

      devo ripassarmi il film, non ricordo queste due situazioni,

      e comunque ben tornato, sono contento di non averti utrtato troppo.

      • Se mi sono urtato, è stato da solo hehehe

        No, il film è quando lui ritrova la fidanzata, che le aveva dato buca il giorno del matrimonio e mai piu’ fatto vedere da quella volta, ora la incontra di nuovo e non mi ricordo neanche io perché ha un bisogno assoluto di aiuto da parte sua (lei ha le chiavi di qualcosa, non mi ricordo bene) allora comincia a cercare scuse per spiegare come mai non era potuto andare al matrimonio: tutte le scuse risultano inefficaci, comprese esplosioni atomiche, eccetera, ma quando arriva alla pasta scotta, allora la donna si commuove e lo perdona HAHAHA

      • Sempre per restare in ambito di religione, un mio grande amico di quando ero piccolo (se mi sta leggendo, salutoni!), raccontava le 10 piaghe d’Egitto lasciando uguali le prime 8 mentre le ultime due erano appunto la carta vetrata al posto della carta igienica e la pasta scotta. Alla pasta scotta, il Faraone decideva di lasciar partire il popolo ebraico!!!!!

        • non vedo come un tuo grande amico di quando eri piccolo potrebbe leggerti qui: io non ti ho conosciuto da piccolo, eh eh.

          pensi ci sia qualcun altro qui, a parte afo ed altri intimi? 🙂

            • mi spiace deluderti, ma come sai a me piace verificare, e a digitare su google quel che hai detto veniamo fuori non noi, ma Giuseppe Covatta:

              E Mose’ mando’ le piaghe. La prima piaga fu quella delle zanzare. Ma gli egiziani non furono punti perche’ tenevano il Vape. E allora Mose’ mando’ la seconda piaga. Mentre era in un campo con i suoi allievi vide in alto sulla strada delle vacche che erano in pericolo e sorseggiando un amaro Monte Sinai disse: <> E arrivo’ appena in tempo per sterminare quattro milioni di vacche: questa fu la seconda piaga. Ma il Faraone non fu turbato. Allora Mose’ mando’ la piaga della carta vetrata al posto della carta igienica. Ma il Faraone non batte’ ciglio. Allora Mose’ mando’ l’ultima piaga: la piaga della pasta scotta. E gli Egiziani si adirarono come caimani e picchiarono forte Mose’ con un grosso randello.

              quindi o Covatta ha copiato i Blues Brothers (viceversa non credo) oppure tu mi hai ingannato! 🙂

              sta battuta comunque riempie già migliaia di siti!

              • Interessante! Sono abbastanza sicuro che nel film dei Blues Brothers le 10 piaghe d’Egitto non ci fossero, ma non escluderei che i Blues Brothers in qualche show magari dal vivo, successivo al cinema, abbiano fatto l’adattamento!!!

  2. penso di avere la sua eta’ e con questo articolo mi ha risfegliato sensazioni e sentimenti che credevo sopiti.legga il bel libro “ci vediamo a settembre”….la ringrazio..edoardo

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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