dov’è finita la vecchia Bibbia senza Dio? 22

13 gennaio 2012 venerdì   22:22

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immaginate che la Bibbia cominci così:

Genesi 2, 4a Queste sono le origini del cielo e della terra: (…) 10 un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.

11 Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l’oro 12 e l’oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d’ònice.

13 Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d’Etiopia.

14 Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur.

Il quarto fiume è l’Eufrate.

15 Gli dei presero l’uomo e lo posero nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

3.20    L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

21   Gli dei fecero all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestirono.

5.1    Questo è il libro della discendenza di Adamo. (…)

3    Adamo aveva 130 anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set.

4    Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora 800 anni e generò figli e figlie. 5  L’intera vita di Adamo fu di 930 anni; poi morì.

6    Set aveva 105 anni quando generò Enos; 7 dopo aver generato Enos, Set visse ancora 807 anni e generò figli e figlie. 8  L’intera vita di Set fu di 912 anni; poi morì.

9    Enos aveva 90 anni quando generò Kenan; 10Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora 815 anni e generò figli e figlie. 11    L’intera vita di Enos fu di 905 anni; poi morì.

12    Kenan aveva 70 anni quando generò Maalalèl; 13 Kenan, dopo aver generato Maalalèl, visse ancora 840 anni e generò figli e figlie. 14    L’intera vita di Kenan fu di 910 anni; poi morì.
15    Maalalèl aveva 65 anni quando generò Iered; 16 Maalalèl, dopo aver generato Iered, visse ancora 830 anni e generò figli e figlie. 17  L’intera vita di Maalalèl fu di 895 anni; poi morì.
18    Iered aveva 162 anni quando generò Enoc; 19 Iered, dopo aver generato Enoc, visse ancora 800 anni e generò figli e figlie. 20  L’intera vita di Iered fu di 962 anni; poi morì.
21    Enoc aveva 65 anni quando generò Matusalemme. 22 Enoc camminò con gli dei; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per 300 anni e generò figli e figlie. 23 L’intera vita di Enoc fu di 365 anni.
25    Matusalemme aveva 187 anni quando generò Lamec; 26 Matusalemme, dopo aver generato Lamec, visse ancora 782 anni e generò figli e figlie. 27 L’intera vita di Matusalemme fu di 969 anni; poi morì.
28    Lamec aveva 182 anni quando generò (…) 29 Noè (…); 30 Lamec, dopo aver generato Noè, visse ancora 595 anni e generò figli e figlie. 31    L’intera vita di Lamec fu di 777 anni; poi morì.
32    Noè aveva 500 anni quando generò Sem, Cam e Iafet. 7.6 Noè aveva seicento anni quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 9.28 Noè visse, dopo il diluvio, 350 anni. 29 L’intera vita di Noè fu di 950; poi morì.
10.1a    Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet. (…)

11.10    Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva 100 anni quando generò Arpacsàd, due anni dopo il diluvio; 11 Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse 500 anni e generò figli e figlie.
12    Arpacsàd aveva 35 anni quando generò Selach; 13 Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse 403 anni e generò figli e figlie.
14    Selach aveva trent’anni quando generò Eber; 15 Selach, dopo aver generato Eber, visse 403 anni e generò figli e figlie.
16    Eber aveva 34 anni quando generò Peleg; 17 Eber, dopo aver generato Peleg, visse 430 anni e generò figli e figlie.
18    Peleg aveva trent’anni quando generò Reu; 19 Peleg, dopo aver generato Reu, visse 209 anni e generò figli e figlie.
20    Reu aveva 32 anni quando generò Serug; 21 Reu, dopo aver generato Serug, visse 207 anni e generò figli e figlie.
22  Serug aveva trent’anni quando generò Nacor; 23 Serug, dopo aver generato Nacor, visse 200 anni e generò figli e figlie.
24   Nacor aveva 29 anni quando generò Terach; 25 Nacor, dopo aver generato Terach, visse 119 anni e generò figli e figlie.
26    Terach aveva settant’anni quando generò Abram, Nacor e Aran. 32   La vita di Terach fu di 205 anni e morì in Haran.
12.4b    Abram aveva 75 anni quando lasciò Carran. 16.16 Abram aveva 86 anni quando Agar gli partorì Ismaele. 25.7 La durata della vita di Abramo fu di 175 anni, 8 poi Abramo (…) morì.

17    La durata della vita di Ismaele fu di 137 anni; poi spirò e si riunì ai suoi antenati

19   Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. (…)

* * *
bene, non meravigliatevi, ma la versione più antica della Bibbia iniziava davvero così; io almeno credo che sia la più antica, se la considero nei suoi aspetti ideologici; in ogni caso c’era una Bibbia che iniziava così.
ma oggi questa parte è preceduta dai frammenti di altri testi che, posti all’inizio, forniscono per così dire la chiave di lettura di quel che si leggerà dopo; risulta quindi completamente snaturata e resa irriconoscibile, anche attraverso traduzioni che sono poi artificialmente piegate e restituire il senso voluto da interpretazioni di secoli successivi.
ma, indipendentemente dal problema della datazione di questo testo, è certo che l’ultimo redattore della Bibbia, cioè Esdra, nel quinto secolo a.C. utilizzò anche questo, per creare la sua sintesi di antichi documenti e di versioni anche contraddittorie fra loro degli stessi fatti che rappresenta la Bibbia che venne poi utilizzata, come ispirata da Dio, da ebrei e cristiani.
anzi, fu proprio questo lungo elenco genealogico, con le sue 10 generazioni dalla creazione del mondo al diluvio e poi altre 10 dal diluvio ad Abramo, a costituire – una volta spezzettato in parti diverse – l’ossatura della narrazione biblica nel primo libro, segno della sua autorevolezza.
* * *
nel riprodurlo, sono stato in buona parte alla ricostruzione della prima parte fatta da Richard Elliott Friedman, Wer schrieb die Bibel?, 1989 (ed. americana 1987), dalla quale mi sono discostato per piccoli particolari, ma soprattutto per la datazione del testo, che lui vede come uno dei meno antichi nel testo globale finale, ma a me sembra invece, per il suoi contenuti, il più antico di tutti.
la lettura di questo testo è davvero sconcertante da cento punti di vista e confligge talmente con alcuni nostri pregiudizi sulla tradizione ebraica, che questo quasi ci impedisce di accettarlo e riconoscerlo; non rinuncio però a metterli in evidenza.
gli dei (nelle traduzioni ufficiali Elohim viene reso con “il Signore”, ma è pur sempre un antico plurale) non sono i creatori del mondo: il mondo preesiste agli dei (come del resto nei miti greci), gli dei agiscono in un mondo già dato e che non dipende da loro.
il mondo è generato invece, naturalisticamente, da quattro fiumi, che nascono dal giardino dell’Eden e col loro corso creano e danno vita a quattro regioni del mondo ricche ed abitabili.
fin dall’inizio è posta in evidenza la presenza dell’oro, di buona qualità, nella prima regione nominata.
qui gli dei non creano neppure l’uomo, lo collocano soltanto nel giardino dell’Eden a custodirlo.
non esiste ancora la storia del peccato originale: semplicemente gli uomini si diffondono nel mondo a partire dal giardino dell’Eden dove gli dei li avevano collocati.
per il resto la mentalità di quel popolo è strettamente genealogica e in questo si deve riconoscere l’originaria impronta razzista della religione ebraica, che fin dall’inizio appare ossessionata dal problema della discendenza autentica, in un modo che è sconosciuto ad altre culture antiche.
* * *
non è difficile riconoscere in questo testo una delle testimonianze più antiche di una mentalità assolutamente estranea a quelle problematiche che noi oggi consideriamo tipiche della  tradizione ebraico-cristiana: dal tema del dio unico al tema della creazione, da quello della colpa a quello della redenzione.
insomma, un testo materialistico e sostanzialmente quasi ateo, talmente estraneo alla elaborazione teologica ebraica successiva, da essere nascosto e mimetizzato all’interno di un contesto che finisce col dire tutt’altro, e ridotto a frammento quasi irriconoscibile, che solo una volta solo estratto e ricomposto dice la sua verità.
e cioè che la Bibbia era in origine un semplice repertorio di informazioni giudicate importanti per la sopravvivenza del suo popolo: una sintetica raccolta di notizie geografiche e genealogiche, che rappresenta di per se stessa il quadro degli interessi di un popolo rozzo e ben poco acculturato, inteso al guadagno e alla sospettosa valorizzazione di sè.
come da questi fondamenti si sia sviluppata una delle tradizioni religiose più ricche del mondo ha qualcosa di misterioso.
e altrettanto lo è che esso sia la testimonianza di un pensiero che noi oggi definiremmo profondamente irreligioso e indifferente rispetto alle domande sul senso dell’esistenza, che noi consideriamo l’essenza stessa del cristianesimo; ma chi lo legge non può riconoscervi subito questi valori, per come esso è stato disgregato e quasi nascosto,
il mistero maggiore di tutti? la santificazione cristiana di un testo che, viceversa, potremmo quasi rivendicare come attestazione prima di una visione materialistica e sostanzialmente atea del mondo.

10 risposte a “dov’è finita la vecchia Bibbia senza Dio? 22

    • molto interessante, aspetta che me lo annoto:

      nel diciannovesimo secolo, alcuni archeologici britannici hanno riportato alla luce sette tavolette contenenti miti babilonesi attribuite al 2000 avanti Cristo, diversi secoli prima della scrittura della Genesi Ebraica ma nella stessa regione geografica da cui gli antichi Ebrei furono culturalmente influenzati.
      La donna Ninhursag piantò otto alberi nel giardino. Enki, il maschio, desiderò assaggiarne i frutti e li mangiò uno dopo l’altro. Ad ogni frutto che Enki mangiava, una parte del suo corpo si ammalava, finché Enki ebbe otto parti del corpo malate. Ma Ninhursag ritornò da lui per trarlo d’impaccio. Lei venne da lui e curò il suo corpo. L’ultima delle parti malate del corpo di Enki era la costola, e la costola fu anche l’ultima parte del suo corpo che Ninhursag curò. Infatti, la parola “Ti”, per i Babilonesi, (e non per gli Ebrei), voleva dire sia “costola” sia “vita”. Infatti, solo quando l’ultima delle parti malate del corpo di Enki, la costola, fu guarita, lui smise di essere in pericolo di vita (Hooke, “Middle Eastern Mythology”, pagine 114-115).

      naturalmente questo passo conferma che la penultima versione della storia della creazione fu influenzata dalla cultura babilonese (anche se la cosa si sa già).

      inutile dire che trovo affascinante il possibile gioco di parole legato ad un errore di traduzione dal babilonese: la “costola” di Adamo era dunque invece la vita di Adamo, se i due concetti si dicevano in babilonese con la stessa parola “ti”?

      però, piuttosto, scottato più volte da te, mi chiedo: quale sarà l’attendibilità di questa notizia?

      • Io direi che in sumero o babilonese era significativo che costola e vita fossero la stessa parola. La donna è l’origine della vita, forse proprio per questo motivo viene inventata una storia in cui le viene associata la costola. In ebraico, invece, l’associazione con la costola non si capisce piu’ da dove derivi.

        Riguardo alla attendibilità, viene da qui http://www.rejectionofpascalswager.net/babylonian.html

        E il sito è attendibile perché è un riassunto di praticamente tutto quello che in ambito scientifico è stato scritto in senso scettico verso il cristianesimo fino ad oggi (lui stesso, Paul N. Tobin, pubblica oggi a pagamento per una casa editrice universitaria tedesca!!).

  1. Interessante sui 4 fiumi del giardino dell’Eden anche questo che ho trovato su wikipedia attribuito a Simone Mago.

    There is a remarkable physiological interpretation of the Garden of Eden that evinces a certain amount of anatomical knowledge on the part of Simon or his followers. Here, Paradise is the womb, and the river going out of Eden is envisioned as the umbilical cord.

    The navel [i.e., the umbilical cord], he says, is divided into four channels, for on either side of the navel two air-ducts [i.e., the umbilical arteries] are stretched to convey the breath, and two [umbilical] veins to convey blood. But when, he says, the navel going forth from the region of Eden is attached to the foetus in the epigastric regions, that which is commonly called by everyone the navel . . . and the two veins by which the blood flows and is carried from the Edenic region through what are called the gates [porta] of the liver, which nourish the foetus. And the air-ducts, which we said were channels for breath, embracing the bladder on either side in the region of the pelvis, are united at the great duct which is called the dorsal aorta. . . . The whole (of the foetus) is wrapped up in an envelope, called the amnion, and is nourished through the navel and receives the essence of the breath through the dorsal duct, as I have said.

    • capisco troppo poco l’inglese per comprendere una lingua così tecnica.

      fai il bravo, risparmiami il traduttore automatico e i suoi orrori, e traducimela tu, please…

      • Infatti a livello cosi’ tecnico ci capisco poco o nulla pure io, pero’ mi sembra di poter capire che secondo Simone Mago, da quello che su di lui dicono i suoi detrattori, unici dei quali i testi ci siano pervenuti, abbia proposto una associazione di idee secondo cui il paradiso perduto è il grembo materno e i 4 fiumi che lo delimitano si trovano all’interno del corpo materno.

        Wikipedia inizia col dirci che Simone e i suoi seguaci avevano notevoli conoscenze anatoliche, vero, per quell’epoca, certamente non tutti sapevano che cosa c’era nel grembo materno. Per l’appunto, continua dicendo che il Paradiso è il grembo, utero.

        Il cordone ombelicale è all’incrocio di 4 canali, due, una da una parte e una dall’altra, sono arterie per far passare l’aria e due, una da una parte del cordone ombelicale e due dall’altra, sono vene per far passare il sangue. Il cordone ombelicale esce dalla regione dell’Eden dove c’è il feto. Le vene vanno dai canelli, o porte, del fegato, che nutre il feto. I condotti dell’aria invece abbaracciano la vescia da entrambi i lati del bacino e sono uniti al grande condotto che è chiamato aorta dorsale. Il feto è chiuso in una busta chiamata amnio, è nutrito attraverso il cordone ombelicale e riceva aria attraverso il condotto dorsale.

        Ora non so se Simone Mago avesse una conoscenza giusta o sbagliata dell’anatomia, ma io sicuramente no. Rimane interessante la associazione di idee, che puo’ avere un senso anche a livello inconscio (per esempio, il fatto che il passato dell’umanità, da Atlantide al diluvio universale, sia associato all’acqua, e ognuno di noi inconsciamente puo’ avere questo ricordo, ma anche il fatto che la vita sul nostro pianeta è iniziata nell’acqua, e che ogni piccolo bambino rivive nei suoi primi giorni l’evoluzione degli esseri viventi precedenti a quelli umani con cui ha in comune una parte in comune di DNA, eccetera eccetera eccetera).

        Tipica invece delle teologie di quei secoli la fissazione sui numeri: che i fiumi fossero 4 non ha chiaramente alcuna rilevanza e mi sembra chiaro che Simone Mago faccia apposta a contare i canali anatomici a modo suo apposta per fare in modo che siano per forza 4!!!

        • decisamente sei il miglior segugio che io abbia conosciuto per la scoperta di notizie strane.

          ho visto il tuo post di oggi su blogs.it e mi riallaccio a questo discorso del fascino inconscio dell’acqua.

          questo rapporto stabilito da Simon Mago tra l’Eden e l’utero materno è certamente affascinante e ti prometto, ma prometto soprattutto a me, che ci tornerò su appena conclusa l’incombenza che sai.

          (passato anche il 2009, resta solo il 2010; e poi tutti gli altri blog…)

  2. @ canonicismo

    ho trascurato di commentare la prima parte del tuo post:

    “Gesù è stato un femminista, perché prima di lui la situazione delle donne era ancora peggiore, ma nel mondo ebraico. Nel mondo greco-romano, l’avvento del Cristianesimo e della Bibbia ebraica in Europa è stata la più grande catastrofe per le donne, e di conseguenza per la civiltà stessa, durante diciannove secoli. Solo nell’ultimo secolo, il Cristianesimo ha invece rivendicato per sé il merito del miglioramento della condizione femminile che nei precedenti diciannove secoli aveva impedito con tutte le sue forze”.

    sono d’accordo, anche se credo che Jeshu abbia espresso un tentativo di valorizzazione delle donne nella cultura ebraica di notevolissimo rilievo (ho affrontato questa tematica nel lungo ciclo di post di un paio d’anni fa sul “Sacro divorzio cristiano”.

    una analisi molto interessante di come la Bibbia rispecchi l’evoluzione e anche l’involuzione della condizione della donna nel mondo ebraico si trova in un libro che ho letto in tedesco: Claudia Paganini – Simone Paganini, Am Anfang erschuf Gott Eva (All’inizio Dio creò Eva), 2007

    • Ma infatti anche io dico che Gesu’ è stato un femminista, ma anche che nonostante questo il mondo greco-romano ha regredito nel ruolo attribuito alla donna dopo essersi convertito al cristianesimo!!

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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