28. dov’è l’Italia vera? sulla Concordia oggi, sull’Andrea Doria cinquant’anni fa.

la Repubblica non ha dubbi: De Falco, la voce del dovere, il capitano che urla al comandante della Concordia di tornare sulla nave: “E’ lui l’Italia vera”.

bortocal neppure: l’Italia vera è Schettino, il comandante che se la squaglia cacciando balle – che intanto hanno già rimandato a casa, agli arresti domiciliari -, anche se tutti gli Schettini d’Italia fanno gli indignados e gli danno addosso per mimetizzarsi meglio.

in ogni caso, tutto è come diceva con tre giorni di anticipo questo blogger, impopolare quasi quanto l’autore in carne ed ossa, a cui ieri è stato rimproverato dal vivo di credere ai media come una casalinga di Voghera, ma poi però i media finiscono col dargli ragione.

* * *

l’affondamento della Concordia è la grande metafora dell’Italia di oggi.

una metafora di questo tipo invita un popolo a guardare in se stesso.

ma gli italiani non vogliono incubi di notte, e voltano la testa altrove.

* * *

sapete, lettori? io mi ricordo in questo momento la radio che dava l’annuncio dell’affondamento dell’Andrea Doria.

controllo in internet ed era il 26 luglio 1956; il transatlantico italiano alla sua centesima traversata verso New York si era scontrato nella nebbia la notte prima con una nave svedese Stockholm, io avevo otto anni, non tenevo ancora un blog :), ma presto avrei fondato il giornalino del mio cortile, e però mi piaceva il Giornale Radio.

i morti furono 45, più o meno come oggi.

il disastro fu determinato dal fatto che, quando il comandante dell’Andrea Doria si rese conto che nel tratto di mare che stava percorrendo c’era un’altra nave, invece di virare a dritta, cioè a destra, come fissavano le regole della tradizione marinara, improvvisò di testa sua e si portò sulla sinistra, e in questo modo, praticamente, tagliò la strada allo Stockholm.

anche se i giornali del tempo dettero la notizia in quest’altro modo:

era pur sempre una verità, come quello che scrisse – e andava in moto – “mi ha tagliato la strada un uomo di razza negra che attraversava sulle strisce senza guardare”.

del resto, la nave già al momento del varo aveva dimostrato dei difetti di costruzione: “mostrava la tendenza a rollare violentemente quando veniva urtata da onde oltre una certa altezza”, non proprio l’ideale per una nave destinata alle traversate oceaniche; e il problema si aggravava quando i serbatoi erano quasi vuoti, come al momento dell’incidente.

* * *

l’Andrea Doria era tuttavia la nave più lussuosa del mondo, era già una nave dell’Italia del miracolo economico:

“molto elegante: la linea era affusolata, con l’unico fumaiolo (colorato in verde, bianco e rosso come la bandiera italiana) e la sovrastruttura che digradava armoniosamente verso poppa”.

profetica, sta roba, sì o no?

* * *

era anche considerata sicurissima, anche se l’incidente dimostrò che con la nave inclinata di 20 gradi non si riusciva più a mettere in mare le scialuppe di salvataggio.

i 1.706 passeggeri sarebbero morti tutti annegati, tranne i 46 morti nell’urto, se non fossero arrivati i soccorsi di altre navi, straniere, che imbarcarono i superstiti.

i soccorritori però “furono un po’ sorpresi dal fatto che all’inizio del salvataggio i superstiti erano costituiti essenzialmente da membri dell’equipaggio (…) e non da donne e bambini come voleva la tradizione marinara”.

* * *

come vedete l’Italia non è molto cambiata, il berlusconismo esisteva già negli anni Cinquanta, quando Berlusconi vendeva i compiti da copiare ai suoi compagni delle medie.

quelli che sono cambiati, in questi 55 anni in Italia sono i comandanti.

quello dell’Andrea Doria si chiamava Calamai, ecco che il nome riaffiora alla mia mente:

“Calamai restò a bordo dell’Andrea Doria rifiutandosi di mettersi in salvo; fu costretto a farlo dai propri ufficiali tornati indietro appositamente”.

* * *

non occorre cambiare gli italiani, impresa impossibile; occorre cambiare i comandanti delle navi, quelli che le governano.

l’Italia lo ha fatto un paio di mesi fa, ha scacciato lo Schettino di turno e ha provato a cercare un Calamai.

ma la ciurma mormora inquieta, e la maggioranza è ciurma, chi non lo sa?

* * *

dopo alcuni mesi di vita in cui è stato cliccato ad oggi da quasi 2.000 lettori silenziosi, questo post  oggi 26 aprile (2012) ha ricevuto un commento un po’ speciale, che ha voluto dimostrare che la verità è sempre difficile perché non ha mai una parte sola.

qualcuno ricorda il mio motto, che un blog lo fanno i suoi lettori? (se commentano, naturalmente, ma perfino se non commentano).

aggiungo qui in coda al vecchio post di gennaio questo commento che apre una prospettiva diversa sull’affondamento dell’Andrea Doria, sperando che abbia molti lettori anche in futuro in questa sua versione più completa.

* * *

Mauro Tezzon, fotografo professionista, www.videoefoto.net

Purtroppo leggo solo ora questo blog.

Ho appena 34 anni e non ero ancora nei pensieri dei miei genitori la notte del 26 luglio 56 quando la Stockholm taglio la rotta all’Andrea Doria.

Però, 50anni dopo, in una libreria di Roma ho trovato un libro intitolato: Assolvete L’andrea Doria.

Che racconta una verità piuttosto diversa di come andarono i fatti quella notte.

Il libro è la sintesi dell’inchiesta italiana fatta nell’88: l’ultima inchiesta scagiona l’Andrea Doria, ridistribuendo le responsabilità.

Purtroppo però è tardi, sia per le vittime sia per il comandante Calamai che è stato abbandonato dalla compagnia navale Italia di Navigazione ed è morto di vecchiaia nel disonore.

Più tardi la nipote scriverà la sua tesi di Laurea in Economia (se non ricordo male) sulla scandalosa gestione del caso da parte delle loyd assicurative.

La Stockholm realmente tagliò la rotta che stava percorrendo l’Andrea Doria.

Il registratore di rotta della Stockholm riporta una rotta diversa da quella testimoniata dal terzo ufficiale della nave svedese al momento della collisione.

C’è da precisare fra l’altro che al comando della nave svedese da poco partita dal porto di New York c’era il terzo ufficiale e non il comandante, cosa piuttosto discutibile, visto e considerato che la nave transitava vicino all’isola di Nantucket, dove è ormeggiata una nave faro ad indicare una pericolosa secca, tratto di mare comunque spesso avvolto nella nebbia.

Mi racconta il comandante Giannini l’allora terzo ufficiale dell’Andrea Doria, che ho avuto l’onore di conoscere grazie al mio lavoro, che il comandante Calamai non aveva nessuna intenzione di morire con la sua nave, ma che preso dal suo ruolo di comandante e intento a coordinare i soccorsi non si era reso conto che era giunto il momento anche per lui di abbandonare la nave, fu così che i suoi sottoposti dovettero tornare al ponte di comando per portarlo nella scialuppa di salvataggio che lo attendeva.

Si tratta comunque di un gesto eroico, ma è giusto non romanzare.

Eroico, come non trovo le gesta del comandante De Falco, che nei giorni successivi alla collisione fra la Concordia e lo scoglio delle Scole è stato acclamato da media e connazionali come L’eroe senza macchia.

Mi rattrista vedere che in Italia si sente la necessità di acclamare la normalità, perché di questo si tratta, di normalità.

Il comandante De Falco, dal caldo della sala radio ha dato un’ordine fermo e deciso al Comandante Schettino, che invece si trovava al buio e al freddo a guardare la più grande cazzata della sua vita.

Uno è una pecora, l’altro ha fatto il suo dovere.

Questo fatto dimostra come gli italiani abbiano bisogno di falsi miti ed eroi, come a dover compensare a ciò che accade ogni giorno nel nostro paese.

La prima nave a prestare soccorso ai naufraghi dell’Andrea Doria fu proprio la Stockholm, che issò a bordo donne, bambini e uomini, ma non membri dell’equipaggio, come invece cercò di far credere per macchiare di vigliaccheria i marinai italiani.

I superstiti salvati dalla Stockholm furono fra l’altro messi sotto pressione dai marinai svedesi per associarsi e fare causa alla nave Italiana per errore di comando e inadeguatezza nella gestione del disastro.

Il mito Ikea era gia forte nel 56 visto che anche in Italia in quegli anni si riteneva impossibile che una nave italiana avesse ragione su una svedese.

Povera Italia, criticata da tutti a partire dai proprio cittadini.

* * *

ringrazio per questo commento, prezioso e articolato come un vero e proprio post, e considerando che questo mi sembra in assoluto il secondo post più cliccato del mio blog, ed è letto ancora da molte persone ogni giorno, mi sembra giusto integrarlo alla fine del mio scritto, per dargli per quel che posso la visibilità che merita.

con questo non voglio neppure dire – fino a che non l’ho letto – che quel libro abbia ragione e che il comandante dell’Andrea Doria non abbia commesso errori; anzi, ne sarei felice, considerando il carattere positivo della sua condotta dopo il disastro, evidenziata anche nel post: ma mi pare molto strana una congiura autolesionistica italiana contro di lui, tanto più che le prime notizie di stampa italiane andavano già nel senso di dargli ragione.

deve dunque essere emerso qualcosa di nuovo nella ricostruzione dei fatti che ha indebolito al sua posizione…

ancora un chiarimento importante.

quando in post come questo io critico il comportamento di qualche italiano, in particolare quando viene difeso nei suoi errori da qualche istituzione pubblica, non sto criticando l’Italia, ma qualche suo cittadino; da un certo punto di vista, anzi sto difendendo l’Italia e la sua immagine dai comportamenti inappropriati di certi italiani, che ci danneggiano tutti.

* * *

scrive ancora Mauro:

Schettino è lo specchio di quell’Italia che non si assume le proprie responsabilità e che di fronte all’evidenza cerca di negare raccontando verità distorte.

E’ lo specchio di quella parte di Italiani che è pronta a qualsiasi cosa pur di avere una briciola in più solo per sè.

Come tipicamente Italiani sono i commenti che si leggono in giro per il web relativi alla vicenda Concordia.

Nelle settimane dopo il disastro tutti erano Comandanti ed esperti tracciatori di rotta, tutti sapevano cosa vuol dire inchino e conoscevano i termini marittimi, nessuno che avesse l’umiltà di attendere l’inchiesta ufficiale prima di trarre una conclusione.

D’altronde la domenica siamo tutti CT al bar dello sport.

Mi ha fatto ridere un test fatto con un amico il giorno dopo che è stata resa pubblica la telefonta fra De Falco e Schettino.

Il termine più ricercato in internet quella notte è stato biscaggina (Comandante de Falco, si dice Biscaglina o Biscaggina non Biccaggina).

Mi scuso per la sterile polemica, ma non sopporto, la strafotenza che troppe persone hanno dimostrato in quei giorni.

concordo; spero solo di non dovermi comprendere anche io nel numero di quei hanno fatto da italiani chiacchiere da bar… ;)

Mauro

tutt’altro che da bar.

Le mie fonti sulla vicenda dell’Andrea Doria si riferiscono esclusivamente al libro: Assolvete L’andrea Doria di Fabio Pozzo.

E quelle poche ore con Giannini.

L’autore è sicuramente di parte, come tutti i partecipanti alla commissione e, in seguito, alla tavola rotonda.

Piu che complotto penso che dopo l’assorbimento della Italia di Navigazione da parte di altre società straniere abbia fatto perdere l’interesse nei confronti del Comandante e della Nave, tanto le assicurazioni stavano pagando.

mi sembra una ipotesi ragionevole; e mi sembra anche molto ragionevole e corretto che tu dica che le tue fonti possono essere di parte; tuttavia, proprio perché non si tratta di tesi palesemente irragionevoli, meritano un approfondimento.

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17 risposte a “28. dov’è l’Italia vera? sulla Concordia oggi, sull’Andrea Doria cinquant’anni fa.

  1. Cazzate: non fu colpa dell’Andrea Doria, ma degli svedesi. Leggiti la storia, non sai un cazzo, sono le assicurazioni che si accordarono per convenienza economica (Lloyd di Londra), mentre le prove, compresa la commissione d’inchiesta del ministero dell’epoca, scagiona gli ufficiali italiani compreso il comandante dell’Andrea Doria.

    • ho dato il via libera a questo commento, che non lo meritava, considerando il tono e il linguaggio, ma è bene che Lei si sputtani con nome e cognome con le sue stesse mani, visto che deve ancora imparare a concordare il predicato col soggetto, cioè in questo caso a mettere d’accordo il nome con il verbo, e però se la sente di pontificare lo stesso.

      credo che Lei non abbia neppure letto il post contro cui sbava, perché le tesi della commissione d’inchiesta sono state prese in considerazione nel finale, ma la commissione stessa è stata considerata di parte.

  2. Voglio dire solo questo: nella nostra storia marittima ci sono stati molti capitani, e molti capitani che non erano all’altezza del loro ruolo.
    Solo un Capitano ha saputo governare, ha saputo gestire aiuti nel momento del bisogno, ma soprattutto lo hanno dovuto implorare per lasciare la propria nave che stava per affondare.
    E’ il grande CAPITANO CALAMAI della nave ANDREA DORIA: onore a una grande persona, che, anche nel momento in cui i media gli si erano girati contro incolpandolo dell’accaduto, è stato sempre a testa alta davanti a tutti.
    Sono contento che in fine la verita sia uscita, e che la COLPA sia andata al capitano della STOCKOLM, ma da quello che so lui non lo ha saputo, purtroppo non c’era piu’, ma chi ti ha conosciuto sa che uomo glorioso sei stato.
    Grazie CAPITANO CALAMAI…

    • mi associo, ma siccome mi pare di capire che questo commento forse è stato scritto da qualcuno che ha conosciuto personalmente Calamai, se è così, mi piacerebbe saperne di più.

  3. tuttaltro che da Bar. Le mie fonti sulla vicenda dell’Andrea Doria si riferiscono esclusivamente al libro: Assolvete L’andrea Doria di Fabio Pozzo. E quelle poche ore con Giannini. L’autore è sicuramente di parte, come tutti i partecipanti alla commissione e in seguito alla tavola rotonda. Piu che complotto penso che dopo l’assorbimento della Italia di Navigazione da parte di altre società straniere abbia fatto perdere l’interesse nei confronti del Comandante e della Nave, tanto le assicurazioni stavano pagando.

    • mi sembra una ipotesi ragionevole; e mi sembra anche molto ragionevole e corretto che tu dica che le tue fonti possono essere di parte; tuttavia, siccome non si tratta di tesi palesemente irragionevoli, meritano un approfondimento.

  4. Schettino è lo specchio di quell’italia che non si assume le proprie responsabilità e che difronte all’evidenza cerca di negare raccontando verità distorte. E’ lo specchio di quella parte di Italiani che è pronta a qualsiasi cosa pur di avere una briciola in più solo per sè. Come tipicamente Italiani sono i commenti che si leggono in giro per l’web relativi alla vicenda Concordia. Nelle settimane dopo il disastro tutti erano Comandanti ed esperti tracciatori di rotta, tutti sapevano cosa vuol dire inchino e conoscevano i termini marittimi, nessuno che avesse l’umiltà di attendere l’inchiesta ufficiale prima di trarre una conclusione. D’altronde la domenica siamo tutti CT al bar dello sport. Mi ha fatto ridere un test fatto con un’amico il giorno dopo che è stata resa pubblica la telefonta fra De Falco e Schettino. Il termine più ricercato in internet quella notte è stato biscaggina (Comandante de Falco, si dice Biscaglina o Biscaggina non Biccaggina). Mi scuso per la sterile polemica, ma non sopporto, la strafotenza che troppe persone hanno dimostrato in quei giorni.

  5. purtroppo leggo solo ora questo blog. Ho appena 34 anni e non ero ancora nei pensieri dei miei genitori la notte del 26 luglio 56 quando la Stockholm taglio la rotta all’Andrea Doria. Pero 50anni dopo in una libreria di Roma ho trovato un libro intitolato: Assolvete L’andrea Doria. Che racconta una verità piuttosto diversa di come andarono i fatti quella notte. Il libro è la sintesi dell’inchiesta italiana fatta nell’88. La Stockholm realmente taglio la rotta che stava percorrendo l’Andrea Doria. Il registratore di rotta della Stockholm riporta una rotta diversa da quella testimoniata dal terzo ufficiale della nave svedese al momento della collisione. C’è da precisare fra l’altro che al comando della nave Svedese da poco partita dal porto di New York c’è il terzo ufficiale e non il comandante, cosa piuttosto discutibile visto e considerato che la nave transitava vicino all’isola di Nantucket, dove è ormeggiata una nave faro ad indicare una pericolosa secca, tratto di mare comunque spesso avvolto nella Nebbia. L’ultima inchiesta scagiona l’Andrea Doria, ridistribuendo le responsabilità. Purtroppo però è tardi, sia per le vittime sia per il comandante Calamai che è stato abbandonato dalla compagnia navale Italia di Navigazione ed è morto di vecchiaia nel disonore. Più tardi la nipote scriverà la sua tesi di Laurea in Economia ( se non ricordo male) sulla scandalosa gestione del caso da parte delle loyd assicurative. Mi racconta il comandante Giannini l’allora terzo ufficiale dell’Andrea Doria, che ho avuto l’onore di conoscere grazie al mio lavoro, che il comandante Calamai non aveva nessuna intenzione di morire con la sua nave, ma che preso dal suo ruolo di comandante e intento a coordinare i soccorsi non si era reso conto che era giunto il momento anche per lui di abbandonare la nave, fu cosi che i suoi sottoposti dovettero tornare al ponte di comando per portarlo nella scialuppa di salvataggio che lo attendeva. Si tratta comunque di un gesto Eroico, ma è giusto non romanzare. Eroico, come non trovo le gesta del comandante De Falco, che nei giorni successivi la collisione fra la Concordia e lo scoglio delle Scole è stato acclamato da media e connazionali come L’eroe senza macchia. Mi rattrista vedere che in Italia si sente la necessità di acclamare la normalità, perché di questo si tratta, di normalità. Il comandante De Falco, dal caldo della sala radio ha dato un’ordine fermo e deciso al Comandante Schettino che invece si trovava al buoi e al freddo a guardare la più grande cazzata della sua vita. Uno è una pecora, l’altro ha fatto il suo dovere. Questo fatto dimostra come gli italiani abbiano bisogno di Falsi miti ed Eroi, come a dover compensare a ciò che accade ogni giorno nel nostro paese. La prima nave a prestare soccorso ai naufraghi dell’Andrea Doria fu proprio la Stockholm, che isso a bordo donne, bambini e uomini, ma non membri dell’equipaggio, come invece cercò di far credere per macchiare di vigliaccheria i marinai Italiani. I superstiti salvati dalla Stockholm furono fra l’altro messi sotto pressione dei marinai svedesi per associarsi e fare causa alla nave Italiana per errore di comando e inadeguatezza nella gestione del disastro. Il mito Ikea era gia forte nel 56 visto che anche in Italia in quegli anni si riteneva impossibile che una Nave Italiana avesse ragione su una Svedese. Povera Italia, criticata da tutti a partire dai proprio cittadini.

    • ringrazio per questo commento, prezioso e articolato come un vero e proprio post, e considerando che questo mi sembra in assoluto il secondo post più letto del mio blog, ed è letto ancora da molte persone ogni giorno, mi sembra giusto integrarlo alla fine del mio scritto, per dargli per quel che posso la visibilità che merita.

      con questo non voglio neppure dire – fino a che non l’ho letto – che quel libro abbia ragione e che il comandante dell’Andrea Doria non abbia commesso errori; anzi, ne sarei felice, considerando il carattere positivo della sua condotta dopo il disatro, evidenziato anche nel post: ma mi pare molto strana una congiura autolesionistica italiana contro di lui, tanto più che le prime notizie di stampa italiane andavano già nel senso di dargli ragione.

      deve dunque essere emerso qualcosa di nuovo nella ricostruzione dei fatti che ha indebolito al sua posizione…

    • scusa, ancora un chiarimento importante.

      quando in post come questo io critico il comportamento di qualche italiano, e in particolare se viene difeso nei suoi errori da qualche istituzione pubblica, non sto criticando l’Italia, ma qualche suocittadino; da un certo punto di vista, anzi sto difendendo l’Italia e la sua immagine dai comportamenti inappropriati di certi italiani, che ci danneggiano tutti.

  6. scherziamo?? ritorno dei Savoia? ma se gli ultimi sono persino peggio dei dirigenti nazionali! No, ovviamente scherzavo.

    Ho letto di Girolamo, purtroppo più penso a questa querelle di “eroi” più mi torna in mente Brecht (“beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”…. e noi li agogniamo proprio!).
    Scrive bene Serra su l’amaca di oggi che De Falco giustamente si rifiuta e vergogna a rispondere alla domanda “lei è un eroe?”- che razza di domanda è?

    Purtroppo il testo di Leopardi mi è ignoto, recupererò!
    Inutile illudersi che i politici e dirigenti siano migliori dei governati: ne sono una accurata e rappresentativa selezione…

    • lo so bene che scherzavi sui Savoia, i migliori precursori storici del pressapochismo berlusconiano.

      e concordo anche con tutto il resto, anche se in questo momento l’Italia sia davvero quel paese sventurato di cui parlava Brecht, che ha bisogno di eroi,

      ma di eroi senza medaglie, appunto come Girolamo; e spero che il Presidente della Repubblia si ricordi di lui.

  7. putroppo devo concordare con te: l’italiano medio è più Schettino che De Falco. per quanto vorremmo tanto che fosse il contrario.
    non sapevo molti dei dettagli sull’Andrea Doria: ero rimasto convinto che fosse stato speronato dalla nave svedese… sempre se ben ricordo, dovrebbe esserci anche una sentenza che stabiliva la responsabilità della nave svedese.
    resta, comunque, la trovata geniale ed extravagante del capitano (che non so se giustificata da ragioni di maggiore opportunità…)

    non ci resta che constatare come i capitani siano peggiorati, assieme alla popolazione?
    delle due l’una: o l’Italia è sempre stata un pessimo paese ma l’aristocrazia ci preservava da pessimi governanti, oppure sono peggiorati entrambi negli ultimi decenni.
    che facciamo, richiamiamo i Savoia?

    • beh, i Savoia proprio no? la tua è una provocazione, ma vorresti Filiberto?

      in questa vicenda ci potrebbe essere un solo eroe vero, che si chiama Giuseppe Girolamo. ma ha i capelli troppo lunghi e non pare un tipo che risponde ai parametri dell’Italia di oggi: http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_17/concordia-musicista_2a99f4a8-412f-11e1-b71c-2a80ccba9858.shtml

      quanto ai difetti degli italiani, lo ha descritti benissimo Leopardi all’inizio dell’Ottocento in un’opera ovviamente poco nota anche a scuola, il Saggio sul carattere morale e civile degli italiani, e l’unico altro che ha aggiunto qualche altra verità a questo ritratto è stato Pasolini.

      parlavano entrambi, più che altro, della classe dirigente: se vogliamo parlare del popolo, e soprattutto di quello meridionale, dobbiamo leggerci Carlo Levi, e non ci tira su il morale.

  8. Caro Mauro

    l’ Italia vera di oggi è quella che ha messo Schettino a capo della nave.
    i De Falco ci sono e c’erano anche in passato, peccato che non finiscono nei posti che contano.
    L’ analogia con Berluconi c’era tutta e chiedo venia: Schettino è uno che ti porta su .glli scogli ridendo e scherzando con un sorriso stampato sulle labbra. Poi dopo il botto nega l’ evidenza dicento che va tutto bene, un piccolo guasto elettrico che sicuramete sarà stato colpa dei comunisti.
    Ciao

    Francesco

    • beh, vedo che alla fine convergiamo: col commento hai anticipato (per me che non lo avevo ancora letto) il tema del mio ultimo post di oggi sull’argomento.

      ciao, e grazie.

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